{"id":3192,"date":"2017-03-14T12:49:57","date_gmt":"2017-03-14T11:49:57","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/?p=3192"},"modified":"2017-03-14T16:11:40","modified_gmt":"2017-03-14T15:11:40","slug":"ce-pressione-perche-ce-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/2017\/03\/14\/ce-pressione-perche-ce-amore\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00c8 PRESSIONE PERCH\u00c9 C&#8217;\u00c8 AMORE"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">Lo stadio era deserto. La stampa non esisteva. Quello era un \u201cnon luogo\u201d, alienato dal resto, dove regnava il silenzio. Non c&#8217;erano giornalisti, lecchini o rompicoglioni che fossero, non erano ammessi i tifosi, troppo rischiosa e ingestibile la loro passionalit\u00e0. Non un coro, dunque, non un articolo, non un&#8217;intervista, niente di niente, il nulla, solo echi di vuoto e sorda indifferenza. I giocatori giocavano per se stessi, circolo autoreferenziale, onanismo imperituro, baci e abbracci, silenzio. Il poeta John Donne nel 1600 aveva toppato, lui che scrisse che \u201cnessun uomo \u00e8 un&#8217;isola appartenente interamente a se stesso\u201d. E pensate l&#8217;ottusit\u00e0 del buon vecchio Hemingway, cos\u00ec ingenuo nel riprendere il concetto di Donne nel suo \u201cPer chi suona la campana\u201d. Quella citt\u00e0 invece era un&#8217;isola, altroch\u00e9, in quella squadra la campana suonava sempre per gli \u201caltri\u201d, distinti da s\u00e9, e le responsabilit\u00e0 erano sempre &#8220;altrove&#8221;, guai a cercarle in se stessi. In quel \u201cnon luogo\u201d anche quel giocatore con il cognome da cantautore era contento, perch\u00e9 sapeva che non avrebbe mai dovuto pronunciare frasi tipo \u201ctroppe pressioni inutili su di noi, la piazza non ci sta aiutando\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La stadio anche quella sera contava migliaia di tifosi appassionati, fedeli e sempre presenti. C&#8217;erano anche i giornalisti, rompicoglioni o lecchini che fossero, presenti anche loro per vedere, raccontare, rispondere a un seguito di pubblico interessato alle vicende di quella squadra. C&#8217;era pressione s\u00ec, ma perch\u00e9 c&#8217;era amore. \u201cLa tragedia dell&#8217;amore \u00e8 l&#8217;indifferenza\u201d scriveva Maugham<span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: 'Open Sans', Arial, sans-serif;\"><span>.<\/span><\/span><\/span> Quella sera lo avrebbe spiegato, in modo pi\u00f9 prosaico ma altrettanto efficace, un grande ex di quella squadra: \u201cPer giocare qui ci vuole responsabilit\u00e0, bisogna essere pronti a livello psicologico\u201d. Quel club era l&#8217;Hellas Verona, che non era un&#8217;isola, ma espressione di una citt\u00e0 e di una comunit\u00e0 di tifosi appassionati, a cui rendere conto. Quell&#8217;ex era Daniele Cacia. Per questo quella stessa sera suonarono stonate e fuori luogo le parole di quel giocatore con il cognome da cantautore: \u201cTroppe pressioni inutili su di noi, la piazza non ci sta aiutando\u201d. Non aveva mai letto Donne probabilmente e non sapeva nulla di Hemingway o Maugham, ma ne siamo certi di l\u00ec a poco si sarebbe fatto perdonare&#8230;in campo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">P.S. Marco Fossati \u00e8 un giocatore forte, fondamentale per il Verona. Per colpa di un infortunio non \u00e8 ancora al top. Voglio pensare che certe dichiarazioni le abbia fatte per questo umanissimo e comprensibile senso di frustrazione. Gli auguro di tornare presto il giocatore che \u00e8 perch\u00e9 ne abbiamo bisogno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stadio era deserto. La stampa non esisteva. Quello era un \u201cnon luogo\u201d, alienato dal resto, dove regnava il silenzio. Non c&#8217;erano giornalisti, lecchini o rompicoglioni che fossero, non erano ammessi i tifosi, troppo rischiosa e ingestibile la loro passionalit\u00e0. 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