{"id":42,"date":"2012-05-01T12:40:46","date_gmt":"2012-05-01T10:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/?p=42"},"modified":"2012-05-01T12:40:46","modified_gmt":"2012-05-01T10:40:46","slug":"non-dimentichiamo-carlo-petrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/2012\/05\/01\/non-dimentichiamo-carlo-petrini\/","title":{"rendered":"NON DIMENTICHIAMO CARLO PETRINI"},"content":{"rendered":"<p>Perlomeno \u00e8 riuscito a risparmiarsi gli ipocriti, Carlo Petrini. E quegli odiosi e laudatori cori delle \u201cprefiche\u201d che seguono ogni morte di un personaggio pubblico. Il controverso \u201cPedro\u201d, ex attaccante di Genoa, Milan, Roma, Bologna e Verona,\u00a0 \u00e8 rimasto solo fino alla fine. Anzi, oltre. Pure al funerale\u00a0erano in pochi a ricordarlo. Delle sue ex societ\u00e0 solo la Roma, col dg\u00a0Franco Baldini (suo amico vero), era presente alla cerimonia. Nessun dirigente federale, solo due vecchi compagni di squadra, Hamrin e Fogli, la vedova dell&#8217;ex calciatore della Fiorentina\u00a0Bruno\u00a0Beatrice (morto di leucemia linfoblastica si sospetta per uso di doping) e la mamma di Denis Bergamini, il\u00a0difensore del Cosenza \u201csuicidato\u201d dalla \u2018ndrangheta calabrese nel 1989, secondo le ricostruzioni della Procura di Castrovillari, che ha riaperto l\u2019inchiesta dopo vent\u2019anni grazie anche al libro dello stesso Petrini (\u201cIl calciatore suicidato\u201d, pag. 148, Kaos ed.).<\/p>\n<p>E il resto del mondo del calcio? Silenzio tombale. Silenzio di imbarazzo, ripicca, timore. Ma non di indifferenza. Un silenzio chiassoso, che troneggia, dispiega e parla. Un trafiletto di poche righe sulla Gazzetta il giorno dopo il funerale. Una notizia flash senza servizio e senza inviati il giorno della sua morte sulle tv nazionali. E rari e generici accenni all\u2019attivit\u00e0 di denuncia dei mali del calcio (doping e scommesse) che Petrini ha compiuto negli ultimi vent&#8217;anni. Decisamente meglio spendere fiumi di inchiostro e di giaculatorie post mortem per il latitante Chinaglia. \u00a0O versare litri di retorica per il funerale \u201ccelebrato\u201d da Ligabue del povero e incolpevole Morosini (si parla quando bisognerebbe tacere, e viceversa).<\/p>\n<p>Chiariamoci, Petrini come ho ricordato sopra \u00e8 personaggio controverso. Che in quel calcio chiacchierato degli anni \u201870 ci ha navigato comodamente tra \u201csiringhe, punture e scommesse\u201d (parole sue). \u201cEro un mercenario, che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare i risultati. Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morir\u00e0 come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente\u201d, diceva il 28 dicembre scorso al Fatto Quotidiano, nella sua ultima intervista. Raccontava che lui, come molti altri, accettava volutamente quel sistema: \u201cVenivamo da famiglie poverissime e rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren, le terapie selvagge ai raggi X significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze e macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno s\u00ec e l\u2019altro pure\u201d. E anche dopo, una volta smesso col calcio, \u201cPedro\u201d \u00e8 entrato in giri finanziari con la malavita ed ha dovuto rifugiarsi in Francia per scappare alla giustizia. Spingendosi addirittura alla miseria umana di non voler andare a trovare il figlio morente, nonostante i disperati appelli di quest\u2019ultimo, pur di non tornare in Italia ed essere arrestato. E\u2019 evidente che non stiamo parlando di un monaco tibetano.<\/p>\n<p>Ma Petrini \u00e8 anche quello che ha pagato tutti gli errori fatti. Petrini si \u00e8 ammalato di tumore al rene, al cervello e al polmone. Ha sofferto di un glaucoma che lo rendeva cieco. Tutto a causa del doping, sosteneva lui. Fino a morire a 64 anni. Petrini \u00e8 stato squalificato per il calcio scommesse. Petrini ha vissuto anni nel senso di colpa per il figlio. Petrini, soprattutto, ha fatto nomi e cognomi nei suoi libri (in primis \u201cNel fango del Dio pallone\u201d pag. 168, Kaos ed.), anche importanti, e raccontato fatti circoscritti. Senza, per inciso, ricevere mai una querela. Un pentimento tardivo, certamente, forse da persona ferita e inacidita, ma reale e non sospetto.<\/p>\n<p>Voglio dire, la sua testimonianza non va accettata acriticamente. Tuttavia va colta, discussa, registrata, approfondita. Snobbarla invece significa lavarsene pilatescamente le mani, quasi si volesse dimenticare, cos\u00ec che il circo vada avanti. Facile poi che venga in mente la sibillina frase di Marcello Lippi, qualche anno fa, alla partita per Borgonovo, l\u2019ex centravanti di Milan e Fiorentina malato di SLA: \u201cA Stefano dobbiamo stargli vicini, perch\u00e9 lui non ha sparato fango sul mondo del calcio\u201d. Carit\u00e0 pelosa. Omert\u00e0 fastidiosa. Siamo tutti una grande famiglia, no?<\/p>\n<p>\u201cPedro\u201d invece ha parlato. \u201cNon insinuo. Affermo, ma non ho prove, nonostante l\u2019impegno del procuratore Guariniello hanno nascosto tutto\u201d. \u201cPedro\u201d, che non \u00e8 stato un grande uomo. Anzi. Ma \u00e8 un uomo che ci ha raccontato e lasciato qualcosa di importante. Preferiamo dimenticarlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perlomeno \u00e8 riuscito a risparmiarsi gli ipocriti, Carlo Petrini. 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