{"id":464,"date":"2013-10-15T18:34:55","date_gmt":"2013-10-15T16:34:55","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/?p=464"},"modified":"2013-10-15T18:44:29","modified_gmt":"2013-10-15T16:44:29","slug":"latto-damore-di-martinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/2013\/10\/15\/latto-damore-di-martinelli\/","title":{"rendered":"L&#8217;ATTO D&#8217;AMORE DI MARTINELLI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">La storia di Giovanni Martinelli al Verona nasce il 30 gennaio del 2009 da un atto d&#8217;amore. Quello per suo figlio Diego, morto dieci anni prima in un incidente stradale e tifoso dell&#8217;Hellas. Giovanni Martinelli compr\u00f2 il Verona, dopo una lunga rincorsa (ci prov\u00f2 gi\u00e0 ai tempi di Pastorello), proprio in omaggio al figlio scomparso. Parto da qui, perch\u00e9 questo spiega molte cose avvenute poi. Spiega la tenacia e la costanza con cui Martinelli tir\u00f2 fuori dalle secche (finanziarie e sportive) il club. L&#8217;irrazionalit\u00e0 per cui un imprenditore cos\u00ec oculato potesse sborsare fior di quattrini per una societ\u00e0 di calcio dissestata e di cui, sino ad allora, non era stato neppure granch\u00e9 tifoso. La ribellione alla fusione col Chievo, che in un primo momento avall\u00f2, salvo poi far saltare il tavolo a cose (praticamente) fatte.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">C&#8217;\u00e8 un emozionante contrasto nella storia di Martinelli al Verona.\u00a0L&#8217;amore per il club che di giorno in giorno cresceva man mano che la malattia debilitava e rimpiccioliva il suo corpo. Una storia di presenza e di coraggio. Il coraggio di mostrarsi in pubblico nonostante il visibile male: un gesto\u00a0non banale\u00a0per uno come lui, abituato a comandare e non certo a\u00a0farsi compatire. Un gesto che nella sua essenza spiega tutto del personaggio: la missione, lo scopo erano pi\u00f9 importanti di qualsiasi narcistica vanit\u00e0. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Martinelli (forse) \u00e8 stato il presidente pi\u00f9 importante della storia del Verona. (Forse) pi\u00f9 di Giorgio Mondadori, il patron della prima serie A. (Forse) pi\u00f9 del mitico Saverio Garonzi, l&#8217;uomo che lanci\u00f2 il Verona stabilmente ai massimi livelli. (Forse) addirittura pi\u00f9 di Tino Guidotti, il presidente dello scudetto (ma il proprietario era Nando Chiampan). Certo, l&#8217;uomo di Sandr\u00e0 &#8211; tanto minuto nel fisico e bonario nei modi, quanto deciso e determinato nella tempra &#8211; il Verona non l&#8217;ha portato al tricolore e neppure in serie A, ha &#8220;solo&#8221; (si fa per dire) compiuto un miracolo che non risulter\u00e0 mai in nessun albo d&#8217;oro: l&#8217;ha salvato da morte certa. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Quando nel gennaio del 2009 Martinelli acquist\u00f2 il Verona dal povero Arvedi, infatti, il club era praticamente in bancarotta, privo di liquidit\u00e0 in cassa, spogliato nel patrimonio (i giocatori erano quasi tutti in prestito) e sommerso dai debiti. Martinelli tentato inizialmente dalle sirene della fusione (un desiderio pi\u00f9 sub\u00ecto che voluto a onor del vero), si fece perdonare cogli interessi: azzer\u00f2 i debiti e spese fior di quattrini per farci uscire dall&#8217;inferno della serie C. Ci riusc\u00ec al secondo tentativo (dopo che il fallimento del primo avrebbe ammazzato un toro), coadiuvato dalla bravura di Mauro Gibellini (subentrato al borioso Bonato) e soprattutto dal carisma e dalla &#8220;follia&#8221; incazzata di un Andrea Mandorlini all&#8217;epoca con le stimmate del Savonarola.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Martinelli stabilizz\u00f2 il Verona in cadetteria, gettando le basi societarie e tecniche (blind\u00f2 Rafael, Maietta, Jorginho, Gomez, Hallfredsson e lo stesso Mandorlini) per il salto in A, poi avvenuto grazie a Setti e Sogliano. Come tutti i grandi, quelli autentici (Lucio Battisti, Mina, Edberg, Platini, Prost), Martinelli ha saputo fermarsi al momento giusto, ne prima ne dopo. Un po&#8217; la malattia che gi\u00e0 avanzava, un po&#8217; l&#8217;orizzonte di nuovi investimenti per lui insostenibili, cap\u00ec che non poteva dare di pi\u00f9 a una piazza che agognava la serie A. L&#8217;ultimo suo capolavoro \u00e8 stato\u00a0il congedo, cio\u00e8\u00a0scegliere a <em>chi<\/em> cedere (Setti) e <em>come <\/em>(tenendosi il 10% delle quote per qualche mese, come garanzia morale).\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Times New Roman;\">Si \u00e8 guadagnato la posterit\u00e0 in eterno, Martinelli. Riposi in pace e felice, ha vissuto per lasciare il segno.\u00a0Non lo dimenticheremo. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia di Giovanni Martinelli al Verona nasce il 30 gennaio del 2009 da un atto d&#8217;amore. Quello per suo figlio Diego, morto dieci anni prima in un incidente stradale e tifoso dell&#8217;Hellas. 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