{"id":5115,"date":"2019-03-09T01:15:55","date_gmt":"2019-03-09T00:15:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/?p=5115"},"modified":"2019-03-09T09:01:01","modified_gmt":"2019-03-09T08:01:01","slug":"la-speranza-e-che-non-sia-tardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/francesco-barana\/2019\/03\/09\/la-speranza-e-che-non-sia-tardi\/","title":{"rendered":"LA SPERANZA \u00c8 CHE NON SIA TARDI"},"content":{"rendered":"<p>Era una pagina bianca il Verona. Nessun afflato. Nessuna emozione. Nessuna parola. Lo spartito era sempre quello: mediocrit\u00e0 in serie, la solita melina sull&#8217;allenatore (resta-va-resta con dietrofront e Cosmi gi\u00e0 tecnico in pectore), e la consueta vittoria scaccia-crisi al bivio decisivo. A creare un po&#8217; di divertissement ci si \u00e8 messo , per parafrasare Battisti, &#8220;quel gran genio del D&#8217;Amico&#8221;, con una conferenza stampa su cui per carit\u00e0 di patria (e pure cristiana) era meglio maliconicamente tacere.<\/p>\n<p>Ho voluto fare un esperimento sociale: non scrivere nulla finch\u00e9 nulla era da scrivere. Compresa la vittoria con il Venezia che &#8211; come ha giustamente detto\u00a0 Vighini &#8211; \u00e8 stata una piccola luce. Ma non mi sembrava ancora abbastanza, troppo discontinuo questo Verona, che a mio avviso aveva trovato da tempo la sua giusta dimensione e la sua esatta collocazione (5\u00b0-6\u00b0 posto). Il mio era anche un esperimento simbolico, utile a registrare il gigantesco solco che si \u00e8 scavato tra societ\u00e0 e ambiente. Il mio silenzio era lo stesso dei tanti vuoti allo stadio Bentegodi nelle ultime partite casalinghe. Il mio non dire era lo smarrimento verso qualcosa (il Verona squadra e societ\u00e0) che, per una serie di motivi pi\u00f9 volte sviscerati, non \u00e8 pi\u00f9 il &#8220;nostro&#8221; Verona da tempo.<\/p>\n<p>La (convincente) vittoria di Perugia &#8211; esame probante per una serie di motivi &#8211; cambia le carte in tavola? Non lo so. Tecnicamente, se analizziamo il calcio nella sua essenza, potremmo pensare di s\u00ec. Oggi pare di vedere un&#8217;altra squadra: pi\u00f9 centrata e dinamica. Rimango per\u00f2 ancora perplesso: non vorrei che fossimo un po&#8217; in ritardo. Nove partite da giocare sono tante, ma anche poche. Tante, se l&#8217;Hellas ingrana la quinta e fa un filotto di vittorie in modo da poter riagganciare almeno il secondo posto. Poche, se ci sar\u00e0 ancora qualche incidente di percorso, che sarebbe pure fisiologico (nel qual caso il fallimento sar\u00e0 da imputare al ritardo accumulato nei mesi precedenti) con Brescia, Palermo, Benevento e Pescara da affrontare.<\/p>\n<p>Una parola su Grosso. Non lo ammetter\u00e0 mai, ma credo che l&#8217;essere stato messo concretamente in discussione gli abbia fatto bene. La precariet\u00e0 ha dato a un allenatore accademico, professorale, pregno di teoria e troppo mite, quel qualcosa in pi\u00f9 in termini di concretezza, nervo e motivazioni. Ma ancora non basta. Lui e il Verona hanno tanto da farsi perdonare. L&#8217;allenatore e i suoi ragazzi meritano una tregua, ma la chiusura del cerchio della pace pu\u00f2 essere solo la serie A. Per Setti ovviamente non basta solo il risultato sportivo:\u00a0 il presidente dovrebbe spiegare cosa vuole fare del Verona in futuro e con quali risorse. Ma su questo ci torneremo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era una pagina bianca il Verona. Nessun afflato. Nessuna emozione. Nessuna parola. Lo spartito era sempre quello: mediocrit\u00e0 in serie, la solita melina sull&#8217;allenatore (resta-va-resta con dietrofront e Cosmi gi\u00e0 tecnico in pectore), e la consueta vittoria scaccia-crisi al bivio decisivo. 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