{"id":1018,"date":"2013-02-19T00:39:10","date_gmt":"2013-02-18T23:39:10","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/?p=1018"},"modified":"2013-02-19T00:44:09","modified_gmt":"2013-02-18T23:44:09","slug":"crederci-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/2013\/02\/19\/crederci-sempre\/","title":{"rendered":"CREDERCI SEMPRE"},"content":{"rendered":"<p>Ogni volta che vado a pisciare vicino alla tazza c&#8217;\u00e9 un giornale che qualcuno dei miei figli ha portato dallo stadio. Sulla copertina c&#8217;\u00e9 Rafael proteso in tuffo e il titolo che campeggia dice: Crederci sempre. Ogni volta che vado in bagno leggo distrattamente quel titolo vuoto che mi suona di vana retorica. Crederci sempre&#8230; Quante volte in questi anni in cui faccio il giornalista ho letto e sentito queste parole&#8230; Crederci sempre&#8230; Furono le prime parole che mi disse Giovanni Galli, assieme all&#8217;altra parola, altrettanto abusata, che starebbe benissimo anch&#8217;essa vicino alla tazza del mio cesso: progetto. Il conte Arvedi aveva un progetto. Un giorno nella sua camera da letto me lo fece vedere. Il progetto. Un foglio due per due per costruire uno stadio in un&#8217;area vicino ad una cava, che&#8230; gliel&#8217;aveva detto l&#8217;amico Pavesi, mi pare fosse la Speziala, e di mezzo c&#8217;erano pure i preti, forse il vescovo&#8230; Povero Piero&#8230;<br \/>\nAlmeno Pastorello aveva il buongusto di non usare la parola &#8220;progetto&#8221;. Ma lui fu il primo a dire di &#8220;crederci sempre&#8221;. In B, dopo la retrocessione, il giorno dopo che vendette anche Frick e Seric.<br \/>\nPoi venne Cannella. Cacci\u00f2 Ficcadenti e disse che bisognava crederci. Me lo disse anche Ventura, una sera, chiamandomi a casa, quando aveva capito che le speranze di salvezza erano ormai al lumicino. Lui non ci credeva pi\u00f9, eppure noi dovevamo crederci sempre.<br \/>\nE poi Bonato. Altro giro, altro progetto. Anche lui ci impose di crederci. Sempre, naturalmente. E vennero Siciliano, Gibellini e Giannini. E noi sempre che dovevamo crederci.<br \/>\nA ripensarci bene, uno che non mi ha mai chiesto di crederci \u00e9 quello che alla fine ha ottenuto l&#8217;unico risultato in questi anni. Uno, che lo dico per davvero, all&#8217;inizio manco mi stava simpatico. Venuto a Verona per caso, forse per riannodare i fili di una carriera che stava per finire. Uno che era stato portato da un broker calabrese e un ds disoccupato. Uno che non mi pareva che fregasse qualcosa di Verona e del Verona. Uno che i miei colleghi di Padova amavano. E siccome penso che a Padova non capiscano nulla di calcio, credevo fosse l&#8217;ennesima volta in cui da l\u00ed a poco mi avrebbero chiesto di crederci. Invece nulla. Non me lo chiesero. E dopo tanti anni di promesse vuote e inutili atti di fede, andammo in serie B. Contro tutti. Contro tutto. Quell&#8217;uomo era Andrea Mandorlini.<br \/>\nQuesto lo dico per la storia che non serve a nulla nel calcio. Il calcio \u00e9 presente e oggi il Verona non mi piace. Il Verona di Novara men che meno. Per\u00f3 rilevo che ancora una volta Mandorlini non mi ha chiesto di crederci. Ha detto solo: non sono e non sar\u00f2 mai un problema per il Verona. Almeno ci ha risparmiato della vuota retorica. Posso tirare l&#8217;acqua pi\u00f9 sollevato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni volta che vado a pisciare vicino alla tazza c&#8217;\u00e9 un giornale che qualcuno dei miei figli ha portato dallo stadio. 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