{"id":1787,"date":"2014-09-01T22:34:52","date_gmt":"2014-09-01T20:34:52","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/?p=1787"},"modified":"2014-09-01T22:53:56","modified_gmt":"2014-09-01T20:53:56","slug":"se-quattro-anni-fa-vi-avessero-detto-che-nel-verona-avremmo-visto-toni-marquez-e-saviola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/2014\/09\/01\/se-quattro-anni-fa-vi-avessero-detto-che-nel-verona-avremmo-visto-toni-marquez-e-saviola\/","title":{"rendered":"SE QUATTRO ANNI FA VI AVESSERO DETTO CHE NEL VERONA AVREMMO VISTO TONI, MARQUEZ E SAVIOLA&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Quattro anni fa, era il 2010, il Verona perdeva la finale play-off di Lega Pro contro il Pescara. Giovanni Martinelli era deluso, arrabbiato, spaesato a fine gara. Brancolava nello stadio abruzzese guardando nel vuoto. Il Verona aveva perso in maniera incredibile quel campionato, dopo essere stato primo tutto l&#8217;anno, perdendo la testa all&#8217;ultima giornata al Bentegodi, contro il Portogruaro.<\/p>\n<p>I giallobl\u00f9 non riuscivano pi\u00f9 ad uscire dalle paludi di quella maledetta categoria. Sembrava un incubo. In quel momento la serie A era lontana anni luce. Il vecchio Verona lottava per la sopravvivenza, affidandosi come sempre alla passione dei suoi tifosi che anche a Pescara avevano seguito quella squadra cos\u00ec sfigata. Da l\u00ec a qualche giorno il ds che Martinelli aveva scelto come suo braccio destro, a coronamento del suo fallimento, lasci\u00f2 il Verona, tornandosene nel calduccio del suo posto a Sassuolo.<\/p>\n<p>Il Verona era una barchetta che navigava in mare aperto. Senza vele. Con un timone precario. E imbarcava acqua. Ce n&#8217;era tanta, perch\u00e8 quella piccola e sgangherata imbarcazione perdeva soldi, cio\u00e8 milioni di euro. Martinelli era prostrato, ma si rimbocc\u00f2 le maniche. Benito Siciliano il suo braccio destro, us\u00f2 una cura da cavallo per contenere i costi. Poi venne Parentela. Un mistero sottoforma di faccendiere che fece capire tutta la distanza che Martinelli aveva di quel Verona e da Verona. Era stanco e ammalato il presidente, era vicino a mollare tutto. Invece non se ne and\u00f2. Parentela non consegn\u00f2 le garanzie necessarie, non si seppe mai, ma si pot\u00e8 comunque capire, che l&#8217;assegno da 400 mila euro messo a garanzia, non aveva la necessaria copertura. Parentela per\u00f2 port\u00f2 Mandorlini. E Mandorlini port\u00f2 la serie B. E la serie B port\u00f2 al quasi miracolo della A. E poi venne Setti. Martinelli se ne and\u00f2 in cielo, non prima di aver garantito per quell&#8217;imprenditore di Carpi appassionato di calcio.<\/p>\n<p>Quattro anni dopo siamo qui a raccontare di un nuovo Verona che, dopo il pi\u00f9 brillante campionato dall&#8217;epoca Bagnoli, ha riunito tre campioni del calibro di Luca Toni, Marquez e Saviola. Chi l&#8217;avrebbe detto quattro anni fa? Ma quanto \u00e8 meraviglioso il calcio? Ora, l&#8217;insegnamento che questa storia ci porta, non deve mai essere dimenticato. Arriviamo da l\u00e0, non dimentichiamolo mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quattro anni fa, era il 2010, il Verona perdeva la finale play-off di Lega Pro contro il Pescara. Giovanni Martinelli era deluso, arrabbiato, spaesato a fine gara. Brancolava nello stadio abruzzese guardando nel vuoto. 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