{"id":414,"date":"2011-03-23T09:40:00","date_gmt":"2011-03-23T09:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=E1E136A5-5056-8F05-E46833745AC55BC1"},"modified":"2011-03-23T09:40:00","modified_gmt":"2011-03-23T09:40:00","slug":"LA-VITA-E-FATTA-A-SCALE","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/2011\/03\/23\/LA-VITA-E-FATTA-A-SCALE\/","title":{"rendered":"LA VITA E&#8217; FATTA A SCALE&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Parlare di legittimit&agrave; &egrave; fuori luogo. Ridurre il tutto ad un trademark, ad un marchio registrato &egrave; pura strumentalizzazione. Nessuno pu&ograve; e potr&agrave; mai contestare al Chievo la &ldquo;legittimit&agrave;&rdquo; di un marchio. Certo il Chievo fa parte di Verona, non c&#8217;&egrave; dubbio. Ma quando si parla di Chievo e di questa splendida realt&agrave; sportiva, si parla di un quartiere che &egrave; arrivato in serie A. Non di una citt&agrave;. Il &ldquo;miracolo&rdquo; sta qui. La notizia &egrave; questa. Quando la Cnn va a visitare Chievo non fa vedere l&#8217;Arena. Fa vedere la Diga e quel quartiere. Il bar dalla Pantalona. Un quartiere di Verona, certo. Famoso per essere arrivato in serie A. Appunto. Quello che stupisce, in giorni in cui &egrave; deflagrata la querelle sui simboli e sui colori, &egrave; proprio la mancanza di coraggio e orgoglio che c&#8217;&egrave; nell&#8217;ambiente Chievo ad affrontare questa sua storia. Che non &egrave; piccola storia. E&#8217; in realt&agrave; una storia fantastica, bellissima. La questione della Scala &egrave; una questione di lana caprina. Poco importa che ci fosse in una maglietta del 1931 o del 1932. Non fa parte della tradizione del Chievo. Non &egrave; un simbolo che s&#8217;interseca con quella storia. E&#8217; solo una copia di un simbolo che appartiene ad un&#8217;altra societ&agrave;. Il Chievo &egrave; famoso nel mondo, perch&egrave; &egrave; un quartiere di Verona. Chelsea non rappresenta Londra. E&#8217; Chelsea e basta. Il Chievo &egrave; il Chievo perch&egrave; &egrave; partito dai dilettanti ed &egrave; arrivato in serie A, dove, con merito vi sta da nove anni. La rincorsa di Campedelli a creare una sbiadita fotocopia del Verona &egrave; un harakiri folle. Sappiamo perfettamente qual era l&#8217;obiettivo di Gigi Campedelli e perch&egrave; il Chievo assunse la denominazione Verona ad un certo punto della propria storia. Ma quando Matarrese e poi il tribunale di Verona decisero che Campedelli con il suo Chievo Verona non potesse partecipare all&#8217;asta fallimentare per l&#8217;acquisizione dell&#8217;Hellas Verona Ac (di cui Campedelli era socio&#8230;) e del suo titolo sportivo, la storia si divise. Per sempre. Da una parte il Chievo, la fantastica squadra del sobborgo cittadino, dall&#8217;altra il glorioso Hellas Verona, l&#8217;unica provinciale che ha vinto uno scudetto. Questa &egrave; la storia. Il resto sono stupide provocazioni che altro non fanno che rafforzare l&#8217;orgoglio di chi, bastonato e ferito dagli eventi sportivi, si sente anche defraudato del suo bene pi&ugrave; prezioso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare di legittimit&agrave; &egrave; fuori luogo. Ridurre il tutto ad un trademark, ad un marchio registrato &egrave; pura strumentalizzazione. Nessuno pu&ograve; e potr&agrave; mai contestare al Chievo la &ldquo;legittimit&agrave;&rdquo; di un marchio. Certo il Chievo fa parte di Verona, non c&#8217;&egrave; dubbio. 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