{"id":4188,"date":"2017-11-09T07:51:11","date_gmt":"2017-11-09T06:51:11","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/?p=4188"},"modified":"2017-11-09T07:51:43","modified_gmt":"2017-11-09T06:51:43","slug":"pecchia-e-quel-gioco-che-a-verona-non-piace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/gianluca-vighini\/2017\/11\/09\/pecchia-e-quel-gioco-che-a-verona-non-piace\/","title":{"rendered":"PECCHIA E QUEL GIOCO CHE A VERONA NON PIACE"},"content":{"rendered":"<p>Un giorno Cesare Prandelli mi spieg\u00f2 il segreto del suo Verona: &#8220;Sapevamo interpretare perfettamente lo spirito dello stadio e dei suoi \u00a0tifosi. E&#8217; importantissimo per un allenatore sapere che tipo di gioco piace ad una citt\u00e0. Io ho cercato di farlo. Verona ama il calcio inglese, niente fronzoli, tanto agonismo. Gioco verticale, ripartenze veloci. Se giochi cos\u00ec lo stadio si infiamma. A Firenze amavano pi\u00f9 il bello, il lato estetico. E cos\u00ec adeguai la squadra. A Venezia non ho mai capito che cosa amassero&#8230;.&#8221;.<\/p>\n<p>Tricella, intervenuto marted\u00ec al Giallobl\u00f9 Live ha aggiunto: &#8220;Il Verona dello scudetto era essenziale e cinico. Un&#8217;alchimia perfetta. Giocavamo in profondit\u00e0. Pochi fronzoli, tanta praticit\u00e0. E facevamo male. Il Verona post scudetto, per caratteristiche dei giocatori, era il contrario, tenevamo pi\u00f9 la palla, gli altri segnavano&#8221;.<\/p>\n<p>Ripenso ai pi\u00f9 bei Verona degli ultimi anni. Di Bagnoli abbiamo detto e scritto tutto. Poi c&#8217;\u00e8 stato quello di Prandelli, appunto, 4-4-2 classico che virava al 4-2-4 quando salivano Brocchi e Melis. Poi il Verona di Ficcadenti, anche quello molto verticale, con esterni come Dossena e Cassani che raddoppiavano le fasce, e interni come Behrami devastanti negli inserimenti. E poi ovviamente il primo Verona di Mandorlini in serie A. Iturbe e Romulo in stato di grazia anche perch\u00e8 inseriti perfettamente nello scacchiere. E Toni davastante. Un Verona che accendeva gli animi del Bentegodi con veloci contropiedi, capace di fare male, capace anche di soffrire con quella famosa linea a sei difensori nella quale risaliva il soldatino Gomez, imprescindibile per Mandorlini.<\/p>\n<p>E il Verona di Pecchia? Non ha mai scaldato. Al di l\u00e0 dei risultati credo sia proprio il modo di interpretare il calcio che non piace al Bentegodi. Pochissime verticalizzazioni e il possesso palla che non si sposa con la praticit\u00e0 e la concretezza del popolo giallobl\u00f9. E&#8217; una filosofia che non si adegua con il nostro vissuto e con la nostra idea di calcio che ama l&#8217;Inghilterra e i giocatori fisici.<\/p>\n<p>Ne consegue una freddezza della piazza che raramente si \u00e8 scaldata davanti alle partite del Verona. L&#8217;unica eccezione, guarda caso, il derby con il Vicenza della scorsa stagione in cui era saltata ogni logica e il Verona aveva abbandonato l&#8217;idea del calcio orizzontale. Forse non \u00e8 una questione di simpatia ma propria di filosofia di calcio. E quella di Pecchia non \u00e8 quella che vuole Verona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un giorno Cesare Prandelli mi spieg\u00f2 il segreto del suo Verona: &#8220;Sapevamo interpretare perfettamente lo spirito dello stadio e dei suoi \u00a0tifosi. E&#8217; importantissimo per un allenatore sapere che tipo di gioco piace ad una citt\u00e0. Io ho cercato di farlo. Verona ama il calcio inglese, niente fronzoli, tanto agonismo. Gioco verticale, ripartenze veloci. 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