14
ott 2018
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L'Indiscreto

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IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

Le parole sono pietre. Bisognerebbe stare attenti, nell’usarle. E se si usano male, poi si dovrebbe chiedere scusa, specialmente se si è al governo di una Nazione.

Ilaria Cucchi, da 9 anni, difende la memoria del fratello, pestato a sangue in una caserma dei carabinieri, fino a morirne.

Matteo Salvini disse, commentando un post su Internet: «Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello ma mi fa schifo, è un post che fa schifo».

Poi aggiunse che il carabiniere (quello stesso carabiniere che adesso, dopo 9 anni, ha confessato il pestaggio) faceva bene a querelarla, mentre Ilaria doveva vergognarsi e scusarsi.

Adesso, anche in tribunale, emerge che Ilaria Cucchi aveva ragione.

“Ogni volta che ci sarà un pubblico ufficiale che si comporterà male e verrà meno ai suoi doveri io chiederò scusa per conto dello Stato”, ha detto il (pare) presidente del Consiglio.

E Salvini?

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11 risposte a “IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA”

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  1. bardamu scrive:

    Lascia basiti che di tutta questa triste e vergognosa vicenda l’aspetto che più ha colpito e indignato il padrone di casa sia il commento che a suo tempo aveva fatto un politico di opposizione.
    L’unica spiegazione è che il politico in questione rappresenti una sorta di ossessione per la sinistra in generale, visto che ha sfondato nell’elettorato di riferimento.
    Transeat.
    Purtroppo che le forze dell’ordine si accaniscano contro i deboli non è certo una novità.
    Chi scrive ricorda, tanto per fare un esempio che riguarda la parte politica in cui militava ( ma se ne poterebbero fare molti altri, anteriori e posteriori, e riguardanti un po’ tutti ), che nel 1978 un capitano dei carabinieri uccise con la pistola d’ordinanza Stefano Recchioni poche ore dopo che i terroristi di sinistra avevano ucciso altri due ragazzi di destra sotto la sede del MSI di via Acca Larentia a Roma. Non credo venne nemmeno indagato. Di sicuro non fu processato. Ma nessuno si indignò, eccetto,ovviamente, i militanti del MSI che all’epoca erano considerati meno dei paria in India.
    L’anno successivo Alberto Giaquinto, un giovane militante di destra, venne ucciso da un poliziotto in borghese durante una manifestazione in ricordo dell’eccidio dell’anno prima.
    Fu colpito alla nuca da un colpo della pistola d’ordinanza dell’agente, in forza alla DIGOS, sceso da una Fiat 127. Anche in questo caso nessuno , all’infuori dei missini, ebbe alcunché da ridire.
    Ora poniamo il caso che 10 anni anni dopo questi fatti la giustizia avesse finalmente fatto il proprio corso e i colpevoli fossero stati riconosciuti tali e condannati, secondo voi sarebbe stato normale rimarcare il fatto che qualche politico della parte avversa non avesse chiesto scusa ai genitori dei due poveri ragazzi uccisi?

    • Maxhellas scrive:

      Caro bardamu, sai bene come me che in quegli anni c’erano morti e morti. E che i sedicenti “intellettuali” di sinistra, oggi come ieri, hanno sempre avuto 2 pesi e 2 misure.

    1. Norberto scrive:

      In questa vicenda non mi ha stupito tanto l’arroganza del potere, che si manifesta sempre uguale a se stessa ma l’assenza, ancora una volta di ogni principio di responsabilità, che rappresenta uno dei vizi capitali della nostra cultura e del nostro sistema istituzionale. La discussione si è incentrata sul grado di colpevolezza dell’arma dei carabinieri con le solite fazioni dei colpevolisti e degli innocentisti. Neanche l’ultima precisazione di Ilaria Cucchi che ha dichiarato di aver accusato i singoli e non l’intera arma è servita allo scopo o l’assicurazione del generale dei carabinieri che ha assicurato che i colpevoli saranno colpiti.
      Ciò che è totalmente mancato e che tuttora latita è l’assunzione di responsabilità dei capi per le colpe commesse dai loro sottoposti. Sembra che il ritardo di nove anni e tutte le manovre di copertura adottate dai responsabili dell’omicidio di Stefano Cucchi possano essere avvenute all’insaputa o nel disinteresse dei massimi responsabili dell’arma. L’idea che esista una responsabilità oggettiva per la quale qualche testa avrebbe dovuto o dovrebbe cadere non sfiora nessuno.
      Una vergogna insomma della quale dovremmo prima o poi liberarci.

      • Maxhellas scrive:

        Concordo al 100% con te, Norberto.
        Sarebbe da appurare fino a che grado erano al corrente dei depistaggi e dei tentativi di copertura. Fino a che livello, magari anche ministeriale. Scopriremmo così, magari, che altri ministri della Repubblica potrebbero dover chiedere scusa, magari davanti a una Corte di Giustizia….

      1. Gatón scrive:

        Vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa c’entra Salvini.
        All’epoca dei fatti contestati ai carabinieri non era nessuno.
        Nel 2016 non aveva alcuna carica istituzionale, quindi le sue esternazioni sui social valgono quanto quelle di chiunque altro.
        I Carabinieri appartengono ad un’arma dell’esercito, fanno capo quindi al Ministero della Difesa.

        • Attilio scrive:

          Bah polemichetta proprio di bassa “lega”
          Prova ne è che l’eroe ha invitato la sorella al Viminale

          • Gatón scrive:

            Prova di che cosa ?
            Se hai argomenti li puoi esporre, ne potremo discutere.

            • Maxhellas scrive:

              Vedi Gaton, qui ci sono persone che ritengono Salvini responsabile di ogni cosa, a patto che si tratti di disgrazie, crimini e malefatte varie.
              Il post del 2016 era sbagliato.
              Fino a ieri non aveva chiesto scusa ed era sbagliato.
              Adesso invita la famiglia Cucchi al Viminale, ma è comunque sbagliato.
              E’ sempre tutto sbagliato, a prescindere.
              Non sfiora nemmeno da lontano queste menti eccelse che un invito al Viminale equivalga a, pur tardivamente, chiedere scusa.
              Tra l’altro, non ho notizia di grandi profusioni alla ricerca della verità da parte dei ministri degli interni e della difesa dei governi precedenti. Ma questi, si sa, hanno ragione a priori, per dogma.

        1. Attilio scrive:

          da non credere, il conduttore per una volta che parla di migranti invece dei soliti argomenti per attaccare salvini

          1. Stefano scrive:

            Raccontala almeno completa . Per una volta

            1. Stefano scrive:

              Francesco Tedesco, il carabiniere che al processo Cucchi bis ha accusato i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro di essere gli autori del pestaggio che ha portato alla morte del giovane, a gennaio del 2016 è stato al centro di una violenta polemica in Rete con la sorella della vittima, Ilaria, che ha coinvolto anche l'attuale ministro degli Interni Matteo Salvini. Tutto ebbe inizio quando la sorella di Cucchi decise di pubblicare online una foto di Francesco Tedesco in costume da bagno, foto pubblicata sul profilo Facebook del carabiniere. «Volevo farmi del male – spiegava Ilaria – volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene».

              Cucchi Foto Carabiniere Ilaria
              Subito dopo la pubblicazione della foto, il post di Ilaria Cucchi aveva suscitato centinaia di commenti e condivisioni. In alcuni casi con contenuti molto violenti nei confronti del carabiniere, tanto che più tardi Ilaria era intervenuta chiedendo di moderare i toni: «Non tollero la violenza, sotto qualunque forma. Ho pubblicato questa foto solo per far capire la fisicità e la mentalità di chi gli ha fatto del male ma se volete bene a Stefano vi prego di non usare gli stessi toni che sono stati usati per lui. Noi crediamo nella giustizia e non rispondiamo alla violenza con la violenza. Grazie a tutti». E, tuttavia, questa parziale correzione di rotta non aveva placato Tedesco il cui avvocato dichiarava: «Il mio assistito dopo il post su Facebook di Ilaria Cucchi è stato sommerso da minacce di morte rivolte a lui e ai suoi familiari. Per questo, oltre a denunciare Ilaria Cucchi per diffamazione, denunceremo anche gli autori di queste minacce».

              QUANDO SALVINI DISSE: «IL POST DELLA SORELLLA FA SCHIFO»
              La vicenda aveva però avuto anche altri strascichi. Uno in particolare, che ha coinvolto Matteo Salvini. Intervistato dalla Zanzara, aveva detto: «Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo. È un post che fa schifo», per poi aggiungere: «Mi sembra difficile pensare che in questo, come in altri casi, ci siano stati poliziotti e carabinieri che abbiano pestato Cucchi per il gusto di pestare. Se così fosse, chi l’ha fatto, dovrebbe pagare. Ma bisogna aspettare la sentenza, anche se della giustizia italiana onestamente non ho molta fiducia. Comunque, onore ai carabinieri e alla polizia».

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