30
dic 2018
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L'Indiscreto

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AI TEMPI CHE GIANNI SEGNAVA

Correva l’anno 1968. Già, il mitico ’68.

Facevo molte cose, alcune di cui vantarsi, altre forse meno. Ma trovavo il tempo per essere un tifoso abbastanza sfegatato del Verona.

Andavo in tribuna laterale (non so come si chiami oggi). Partita contro la Juventus. Accanto a me, due tifosi bianconeri, piuttosto accesi.

Ci si parla, si discute, partono gli sfottò reciproci.

Io la butto anche in politica (“siete la squadra dei padroni…”), loro cercano l’ironia stile Avvocato.

Poi segna il Verona (sono quasi sicuro che fosse Gianni Bui). E a me scatta il gesto da cafone, quello dell’ombrello. Loro diventano serissimi, per un po’ non mi rivolgono la parola. Ma alla fine, strette di mano e auguri di buon viaggio.

Ecco, c’è stato (ve lo giuro) un tempo così, sui campi di calcio.

Adesso (non vado allo stadio da anni) leggo di buu, banane, sprangate, razzismo e gente che muore convinta di farlo per “Sangue e Onore” (così si chiama il gruppo del ragazzo ucciso a Milano).

Posso sbagliare, ma credo che c’entri qualcosa, anzi molto, col cambiamento del nostro modo di far politica, del nostro modo di votare, del nostro modo di vivere.

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3 risposte a “AI TEMPI CHE GIANNI SEGNAVA”

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  1. bardamu scrive:

    Eh, sì. Ai bei tempi della prima repubblica quando tutto si svolgeva in modo più educato, non venivano ammazzati giovani sotto casa, in piazza, davanti e persino dentro alle sedi di partito, non venivano uccisi magistrati, sindacalisti, capireparto, giornalisti… Allo stadio, poi, il massimo dell’ineleganza era il gesto dell’ombrello. Non si usavano spranghe, molotov, pistole lanciarazzi, coltelli, catene… Il povero Paparelli dev’essere morto d’infarto quando vide arrivare quel simpatico bengala dalla curva opposta.
    Nostalgia o memoria canaglia?

    1. Norberto scrive:

      Si può sempre discutere se quella del dott.Aldegheri sia una forma di nostalgia per un’età che non c’è più e che in tal caso accomunerebbe anche me. E si può considerare che i sentimenti di insicurezza e di aggressività che predominano ormai nei nostri rapporti sociali siano talmente radicati da non poter essere sradicati per lungo tempo.
      Ciononostante non possiamo abituarci all’idea che ogni contrasto, ogni conflitto, ogni offesa siano composti solo dalla forza , verbale o fisica, dell’individuo. Perché lo stato non esiste o esiste solo come sovrastruttura burocratica che ci chiede sempre nuovi balzelli.
      La violenza negli stadi, per esempio, può e deve essere sconfitta come è già successo d decenni in altri Paesi europei. E’ una questione di volontà politica e di perseveranza. Che in Italia, purtroppo, non sono mai esistite. Solo per colpa nostra.

      1. Attilio scrive:

        Elementare Lillotson
        50 anni fa non c’erano tanti migranti

      Rispondi a Norberto

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