17
giu 2018
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COLPEVOLI FINO A PROVA CONTRARIA

Gli elitari la definiscono eterogenesi dei fini; i populisti dicono, più alla buona, chi la fa l’aspetti.

E’ comunque impressionante vedere gli inventori del tritacarne mediatico, dell’uso politico delle intercettazioni, del garantismo-gargarismo eccetera eccetera, diventare vittime dei marchingegni da loro stessi costruiti.

In una società normale, uno che al telefono dice “sto a ‘ffà er governo”” verrebbe preso per quello che è. Qui no, qui va in prima pagina e rischia di far cadere il suddetto governo.

Se venissero pubblicati tutti i testi delle mie telefonate, sai le grane che ne ricaverei…

“Dài, portami su la roba ma senza farti vedere”: è un dialogo tra narcotrafficanti o l’invito ad un figlio perché porti a casa il regalo a sorpresa per la festa della mamma?

Il popolo del web non avrebbe dubbi: c’è puzza di cocaina.

Il problema è che a giudicare dovrebbe essere solo il giudice, non la marea di assatanati che non sa più vivere senza scrutare nelle case e nei cellulari dei vip, siano essi politici, calciatori, cantanti, nani o ballerine.

Valeva per Craxi, Berlusconi, Renzi e la Boschi, ma vale anche per la Raggi, Casaleggio, Parnasi e Lanzalone. Giustizia sia fatta, ma la faccia chi ne ha il dovere, non il tastierista anonimo, cuor di leone e lanciator di fango.

Invece siamo tutti presunti colpevoli fino a prova contraria.

Tornando all’eterogenesi dei fini, siamo di fronte ad una rivalutazione postuma di Stasi e Ghepeù, altro che piattaforma Rousseau!

10
giu 2018
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ECCOLA QUI, L’OPPOSIZIONE!

Chi si lamenta della mancanza di una vera opposizione politica al nuovo governo si sbaglia.

L’opposizione c’è, e ha le idee chiarissime.

“I fondamentali della nostra economia sono a posto”.

“Negli ultimi 25 anni, l’Italia ha un avanzo primario (prima di pagare gli interessi, ndr) fra i più alti d’Europa. Non ci si può accusare di politiche di bilancio avventurose.”

“Vantiamo un avanzo significativo negli scambi con l’estero.”

“Non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro. Il governo è determinato a impedire in ogni modo che si materializzino condizioni di mercato che spingano all’uscita.”

“La nostra legislazione pensionistica può essere migliorata, ma con l’attenzione alla sostenibilità. ”

“I conti saranno del tutto coerenti con l’obiettivo di proseguire sulla strada della riduzione del rapporto debito/Pil.”

“Non puntiamo al rilancio della crescita tramite deficit spending.”

“In Europa si discute, non si minaccia.”

Sono tutte frasi testuali del ministro dell’Economia, professor Giovanni Tria, al Corriere della Sera.

Cercavate un oppositore serrato, duro e puro al contratto di governo di Salvillo?

Eccolo qua!

 

P.S. Sui siti di molti quotidiani l’apprezzamento di Trump per il premier (?) Conte è stato tradotto con “bravo ragazzo”. In realtà “great guy” vuol dire “un gran bel tipo”: definizione che credo tutti possiamo sinceramente condividere.

03
giu 2018
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SARA’ TRE VOLTE NATALE…

Sarà tre volte Natale, e festa tutto il giorno.

Reddito a tutti, pensioni a valanga, Ilva chiusa ma più posti di lavoro, flat tax e meno controlli fiscali.

Roma è ladrona ma un po’ di soldi per salvare l’Atac della Raggi arriveranno, avremo centinaia di migliaia di rimpatri di migranti, viva i dazi di Trump, no, abbasso i dazi di Trump. Ciò la felpa “no euro” ma non ho mai detto “no euro”.

Grillo esulta: “siamo partiti da un urlo” ricorda pudicamente, il vaffanculo è già fuori moda.

Lo Stato siamo noi, grida il principino Di Maio: volete deluderlo spiegandogli la differenza tra Stato e governo? E perchè farlo, poi?

Noi elitari assistiamo, un po’ allibiti.

Il professor Conte spiega che l’Italia non è corrotta (grillini e leghisti vengono a saperlo così di colpo, ma non reagiscono). Ma il cosiddetto premier  non potrà far nulla, perché la natura di Salvillo è questa: saltare la mediazione di qualsiasi verifica, promettere il paradiso in terra (ricordo altri che lo facevano, quand’ero giovane), e il giorno dopo promettere il contrario.

Così si prendono i voti, non solo qui ma in tutto il mondo (Tsipras vinse promettendo l’esatto contrario di quel che poi fece, faremo così anche noi).

Il terreno della verifica delle promesse è infatti quello delle istituzioni intermedie, che oggi non esistono più (pensate al vincolo di mandato e alla conseguente cancellazione del Parlamento).

E allora avanti, almeno per ora: ci sarà da mangiare, e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.

27
mag 2018
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SALVILLO, DAVVERO QUALCUNO E’ SORPRESO?

Sorprende che alcuni si sorprendano.

Salvillo (vedo che Il Fatto Quotidiano usa il termine Salvimaio: preferisco tenere il mio) si comporta esattamente come vogliono i suoi elettori.

Mattarella vuol fare quanto prevede per lui la Costituzione, usando il potere che la Legge gli conferisce sulle nomine (come accadde in passato per Previti, Gratteri e Maroni)?

Un Vaffa e via, cosa stiamo a perdere tempo?

C’è una maggioranza, perbacco! E i cacadubbi sono disfattisti antidemocratici.

Può darsi.

E se qualche giornale tedesco usa gli stessi toni di Salvillo, questo ovviamente lo rafforza. Inutile cercare di ragionare con la curva sud usando gli argomenti della curva sud.

Il popolo ha scelto, evviva il popolo!

Eppure…Eppure non sarebbe proprio così semplice.

Da Toqueville a Stuart Mill, i grandi ideatori delle nostre libertà ci hanno spiegato i rischi della cosiddetta “dittatura della maggioranza”.

E proprio per evitare quei rischi, tutte le democrazie moderne conoscono l’esistenza dei cosiddetti “contrappesi”: la separazione dei poteri (il legislativo diverso dall’esecutivo, ecco perché è inaccettabile il vincolo di mandato, che li farebbe coincidere); i ruoli costituzionali da osservare (il presidente dura 7 anni, il Parlamento 5: chi elegge il primo sa che potrebbe non essere più in maggioranza mentre il presidente sarà ancora lì).

Tutte questioni su cui si è ragionato per decenni, o addirittura per secoli.

Adesso arrivano due giovani muscolosi e popolarissimi, e davanti a nodi intricati, come Alessandro a Gordio, usano lo spadone.

Il popolo, in maggioranza, applaude.

Io sono in minoranza, come in quasi tutta la mia vita, non è una novità. Ma stavolta, forse come mai in passato, ho paura.

20
mag 2018
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QUI QUALCOSA VA RICONTRATTATO

Dice: aspettate a vederli in azione. Giustissimo. Ma qualcosa hanno già fatto.

C’è il contratto, perdindirindina, ratificato in mezza giornata di computer rousseauiani, e in un paio d’ore di simpatici gazebo.

Dopo di che, ci sarebbe una specie di contro-contratto, che varrebbe come e più di una legge, soprattutto per chi ha chiesto voti urlando a squarciagola “onestà-tà-tà”.

Si chiama Costituzione. E dice alcune cosa che a me sembrano semplici e chiare.

Art. 54 Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

Art. 53 Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art 67 Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68 I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Art. 81 Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

Ecco, teniamocelo a futura memoria. D’accordo?

13
mag 2018
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IO VEDIAMO COME SE LA CAVANO

Correva l’anno 2015.

Era il giorno dopo Ferragosto e per la prima volta, in questa rubrica, appariva il termine Salvillo: Salvini + Grillo.

“Passeremo l’autunno – scrivevo quel dì – a chiederci quanto manchi alla caduta di Matteo (Renzi) e all’arrivo di Salvillo”.

Son passati tre anni, ma ci siamo.

Può ancora saltare tutto (per questioni di careghe, con questa incredibile farsa della “figura terza”) ma l’intesa è chiarissima. E assolutamente logica.

Senza tirarmela troppo (ma un pochino sì) ci sarebbe da chiedersi perché l’avesse intuito un povero cronista di provincia e non tanti “maghi” nazionali.

Adesso comunque, io vediamo come se la cavano.

Partendo da una premessa: avessi a disposizione centomila miliardi, sarei capace anch’io di governare l’Italia e accontentare tutti.

Ma i centomila miliardi non ci sono. Ed il fatto che Salvillo non dica dove andrà a prendere i soldi necessari a mantenere le promesse, non è un bel punto di partenza.

06
mag 2018
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TRE IPOTESI, SALVILLO INCLUSO

Aspettiamo Mattarella.

Intanto però, prego i miei ottimi lettori (che bella, la discussione della scorsa settimana…) di prendere atto di alcune novità.

Di Maio ha detto che è pronto ad un governo con Salvini, basta che “un altro” (ossia Silvio Berlusconi), faccia un passo indietro.

Come dicevo la settimana scorsa, un ministero alla Casellati o a chi per essa, e il gioco (ipocrita al mille per mille, ma assolutamente politico) è fatto. Sarebbe un Salvillo all’ennesima potenza.E Grillo si rimangerebbe senza problemi  (c’è abituato)  il suo referendum sull’euro (che il comico ha proposto pensando che ormai fossero certe le elezioni subito).

Se non andasse in porto, Salvini alle camere troverebbe la cinquantina di voti da raccattare alla Camera? Secondo me senza problemi.

Se saltasse pure questo, un anno di Gentiloni e via.

Ne riparliamo domenica prossima.

 

29
apr 2018
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VABBE’, SFOTTETEMI. PERO’…

Scrivo prima dei risultati del Friuli. Possibile, come dice Salvini, che dopo quel voto l’atmosfera cambi completamente.

Sarà giusto sfottermi, alla fine, ma resto più che mai convinto che l’unica logica politica esistente in Italia resti quella di Salvillo.

Come hanno confermato i sondaggi, la maggioranza dei grillini si dice molto più vicina alla Lega che al Pd (pidiota, mafioso e ladro). E la Lega è sorella dei grillini su tutti i temi che contano (Fornero, jobs act, immigrazione).

Sempre i sondaggi dicono che la folle  trattativa Pd-M5S (folle per un Pd più tafazziano di Spalletti e dell’Inter) ha fatto ulteriormente crescere la Lega.

Dopo di che, i programmi servono solo se si ha un tavolo con una gamba più corta delle altre.

E motivazioni e logiche possono essere molte e diverse: la proprietà del marchio leghista, i finanziamenti, la voglia di Palazzo Chigi, i proclami “sbianchettati” (perché la campagna elettorale è una cosa e l’amministrazione concreta è un’altra).

Tutte questioni che non vanno demonizzate, anzi.

Ma se parliamo di politica, a mio avviso, la logica resta una sola, e l’unico governo omogeneo e coerente sarebbe quello grillin-leghista, con l’inclusione di Fratelli d’Italia e magari un paio di ministeri forti alla Casellati di turno.

Ne riparliamo tra 7 giorni, accettando comunque sportivamente i vostri sfottò futuri (cui rispondo solo ricordando, come diceva Gianni Brera, che non sbaglia i pronostici solo chi non li fa).

22
apr 2018
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DAI, TENETE DURO UN’ALTRA SETTIMANA

I programmi sono libroni, molto utili se avete un tavolo con un gamba più corta delle altre.

Chi l‘ha detto esagerava. Ma non del tutto.

Da quanto tempo non sentiamo Salvini e Grillo parlare di programmi?

E invece Di Maio ci spiega che “con Salvini si può fare un ottimo lavoro assieme”. E i legisti rispondono che «al momento non c’è un accordo con Di Maio che preveda la fine della nostra alleanza con Berlusconi». Al momento.

Credo che avremo un’altra settimana di chiacchiericcio di questo tipo. Il voto in Molise (meno elettori che a Verona!) sarà fatto pesare a dovere. Quello in Friuli, tra una settimana, ancora di più. E a quel punto, continuo a pensare che niente potrà più fermare Salvillo.

Magari sarà una delle mille previsioni sbagliate della mia vita professionale. Ma non credo al governissimo (i grillini si suiciderebbero), non credo a Berlusconi (geneticamente), non credo che il Pd, per quanto male in arnese, voglia fare l’ultimo harakiri, appoggiando chi considera Pdioti i suoi elettori.

Cosa resta?

15
apr 2018
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QUANTO PESERANNO QUEI MISSILI

Quanto peseranno i missili sulla formazione del nuovo governo?

Dipenderà molto da Mattarella.

La crisi siriana è seria ma, spiegano i russi, resta “sotto controllo”. Tocchiamo ferro. Ma guardando le cose con ottica da provinciali quali siamo, su quei missili c’è stata la prima, seria frattura tra Salvini e Grillo, col primo che giudica “pazzesco” l’attacco di Trump e con Di Maio che spiega invece di essere fedele alla Nato (anche se un anno fa aveva chiesto di “rivedere l’impegno dell’Italia nella Nato”).

Su questa frattura Mattarella potrà decidere come (e quanto) infilarsi. Forse per giocare la arta del “governissimo”: tutti dentro in nome dell’emergenza mondiale.

Una soluzione che a mio parere non risolverebbe la questione, visto che le due forze politiche maggiori resterebbero divise sulla questione.

Se tali resteranno, il governissimo sarà debolissimo sul piano internazionale. Se invece troveranno una mediazione, perché si dovrebbe fare il governissimo e non un “normale” governo formato dai vincitori delle elezioni?

Credo quindi che conterà molto l’indirizzo che Mattarella vorrà dare alla sua presidenza: notarile o interventista?

Non saprei prevederlo, ma da questo dipende, secondo me, anche la road map dei prossimi giorni.

Un Mattarella notarile accetterebbe quel che Salvini e Grillo vogliono: aspettare le regionali,  (facendo finta di litigare, nel frattempo) e poi (rafforzati entrambi) formare il governo.

Un Mattarella interventista direbbe di no a questa strategia, stringendo i tempi (e gli strumenti, volendo, li ha tutti).

La parola al Colle.

 

P.S. Un lettore mi chiede simpaticamente come definirei un governo Salvini-Renzi (Salvenzi), ed ipotizza che lo definirei un atto di responsabilità.

Devo deluderlo: sarebbe un tradimento totale del voto, una scelta inconcepibile ed antidemocratica. Come avrebbe detto il mitico Enzo Tortora: orroreeee!

Sono stato abbastanza chiaro?