11
nov 2019
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Hellas Verona

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MEZZO MIRACOLO

12 giornate, 15 punti, decimo posto in classifica. Un mezzo miracolo se pensiamo al Verona dell’anno scorso con Grosso in panchina o a quello della gestione Pecchia.

Non voglio ripetere quanto già scritto nei post recenti e quanto ribadito anche dai miei colleghi nei loro rispettivi blog. Il Verona sta sorprendendo tutti, me compreso. C’è ovviamente chi in maniera un po’ forzata deve cercare in ogni momento un motivo per polemizzare e criticare. Gli eterni scontenti ci sono e ci saranno sempre. Personalmente ritengo più giusto ora sottolineare i pregi di questa squadra, la bravura di Juric e il buon senso del direttore sportivo D’Amico che ha cercato di soddisfare le richieste del suo allenatore. A Setti va riconosciuto il coraggio di rischiare, di seguire le sue idee (molte volte sbagliate) e di non lasciarsi influenzare troppo dagli umori della piazza.

Sarebbe stato molto più facile far saltare l’accordo con Juric e promuovere Aglietti. Lui non ha seguito l’onda e questa volta ci ha preso. In passato la testardaggine del presidente si è rivelata in più occasioni una palla al piede.

La classifica è confortante, ma anche molto corta, soprattutto nelle zone medio-basse. Questo significa che basta pochissimo per ritrovarsi con l’acqua alla gola.

Dopo la sosta arriva la Fiorentina, che ha un solo punto in più dei gialloblù. Il test sarà indicativo per molteplici aspetti. Questo Verona ha tutto per regalare un’altra bella soddisfazione ai tifosi, compiendo un altro passo verso l’obiettivo salvezza.

31
ott 2019
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Hellas Verona

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VIVERE IL MOMENTO

Sassuolo, Parma e Brescia. Un mini ciclo alla porta del Verona, si diceva. Un trittico che era iniziato malissimo e che adesso attende il match più sentito e probabilmente più importante di questa fase. Il Brescia è in crisi, Corini a rischio, lo scontro con l’Hellas già fondamentale per tornare a respirare.

I gialloblù di Juric avrebbero meritato il pareggio con il Sassuolo. A Parma nessuno si sarebbe scandalizzato se il match fosse finito in parità. Classifica alla mano, il Verona si ritrova con un punto in più rispetto a quanto avrebbe detto il campo. Bene così.

“Pensiamo partita per partita, senza fare calcoli”. E’ uno dei ritornelli preferiti dagli allenatori, interpellati su tabelle di marcia o previsioni a medio-lungo termine. E visto che Juric non ha svelato il suo personale calcolo sul citato trittico, mi sono divertito a leggere i vostri commenti con ipotesi realistiche, ottimistiche, ma anche pessimistiche. 3, 4, 6 o 7 punti, avete scritto. Io avrei firmato per due pareggi e una vittoria, dunque cinque punti. Battendo il Brescia sarebbero sei. Niente male.

Adesso però conviene mettere da parte ogni tabella, ogni previsione che vada oltre il match con il Brescia. Meglio vivere il momento e godersi questo sorprendente Verona. Dopo aver pasteggiato per tanto tempo con brodini insipidi, una pastasciutta con un buon sugo ha l’effetto di un piatto prelibato di alta ristorazione.

Dopo allenatori scialbi, parole banali, conferenze stampa inutili e calcio da sbadigli, ci sembra di vivere in un altro mondo grazie alla schiettezza di Juric, al suo calcio pieno di intensità e logica, ad un gruppo determinato, a giocatori dallo spirito battagliero, caricati a mille dal loro condottiero in panchina.

Arriveranno momenti difficili, sconfitte e inevitabili sofferenze. L’esperienza insegna. Non è il caso di lasciarsi andare ad eccessivi entusiasmi anche perché questo campionato è difficile e molto equilibrato. Non ci sono (almeno per il momento) squadre materasso e bastano un paio di ko filati per ritrovarsi con l’acqua alla gola. Vivere il momento, pensare a tenere indietro il Brescia e chiudere nella maniera migliore il mini ciclo di tre partite ravvicinate dev’essere il diktat. Io la vedo così. E voi?

22
ott 2019
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Hellas Verona

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IL GOL NON E’ UN PROBLEMA

Evidenziare la sterilità del Verona dopo la trasferta di Napoli mi sembra un controsenso. Certo, la tripla occasione mancata nel primo tempo grida ancora vendetta, ma incanalare adesso la critica nella direzione del gol che non arriva rischia di mettere in secondo piano le tante buone indicazioni arrivate anche da Napoli.

La settimana scorsa l’argomento comune era la difesa che subisce poche reti (la migliore dopo quella dell’Inter). Vai a Napoli, giochi una signora partita, prendi due gol insieme a tanti complimenti, ma la prestazione passa in secondo piano. Come passa in secondo piano il fatto che l’Inter di gol ne ha presi 3 a Sassuolo. So che è quasi paradossale dirlo dopo un ko con due reti su azioni incassate, ma adesso quella del Verona è la miglior difesa della serie A (a pari merito con Juve, Inter e Cagliari).

Capitolo Stepinski. Il ragazzo ha buone qualità. Non è un cecchino, difficilmente lo diventerà, ma ha ancora ampi margini di miglioramento. La dote del killer (calcisticamente parlando) è innata. Con il lavoro puoi diventare più bravo a smarcarti, imparare movimenti, affinare il feeling con i compagni, con chi ti deve servire i palloni giusti da sparare in porta, puoi migliorare la resistenza, la corsa, la forma fisica, ma la concretezza in zona gol (si può comunque crescere anche su questo punto) è qualità rara. Ce l’hanno solo i grandi bomber. E i grandi bomber costano tanti milioni. Milik, tanto per fare un esempio, ne vale quaranta.

Stepinski è un buon attaccante e non va messo in croce adesso. L’ho visto fare cose egregie con la maglia del Chievo due anni fa (5 reti in meno di 700 minuti giocati). L’anno scorso ha giocato spesso titolare in una stagione difficile e ha faticato come tutta la squadra, ma il ragazzo ha le qualità giuste per dare una mano a questo Verona. Bollarlo come bidone dopo 8 partite è prematuro, considerando che è stato preso nell’ultimo giorno di mercato.

Se proprio vogliamo parlare dell’attacco, mi sembra piuttosto avventata la riconferma di Di Carmine, che a 31 anni ha girato sempre e solo in serie B. Salcedo è un ragazzino di grandi prospettive, però è in prestito secco. Non può essere lui la scommessa su cui puntare. E poi c’è il vecchio Pazzini. La carta ideale per i finali di partita. Purtroppo l’infortunio muscolare in allenamento lo ha messo fuori dai giochi. Pensare ad un suo impiego diverso, quando ritornerà, non è a mio avviso possibile.

07
ott 2019
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Hellas Verona

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CERVELLO E CUORE

In questo Verona completamente modificato ci sono tante belle sorprese. Quando una squadra gira bene, i meriti vanno spartiti. L’allenatore ha portato nuove idee, rispetto al recente passato. Ha puntato su un modulo diverso, ha voluto giocatori con determinate caratteristiche, ha tagliato gente ritenuta non adatta al suo calcio e alla serie A, ma c’è un elemento che ha sorpreso tutti in positivo: Sofyan Amrabat.

Quando scrivevo “la forza delle idee” mi riferivo a questo. Con disponibilità economiche limitate, bisognava scovare elementi come l’olandese-marocchino. O come Miguel Veloso, centrocampista conosciuto, dal passato glorioso, ma quasi dimenticato (svincolato e in cerca di nuovi stimoli).

Se hai determinate qualità e un allenatore che crede in te, tornare a certi livelli è più facile.

Amrabat e Veloso rappresentano il cervello e il cuore di questo Verona. Dettano i tempi, hanno qualità che si sposano alla perfezione: visione di gioco e piede vellutato il portoghese; forza fisica, progressione, dribbling da favola l’olandese che ricorda tanto il panzer dello scudetto Hans Peter Briegel.

Amrabat ha solo 23, il Verona può riscattarlo per 3,5 milioni di euro. Se continuerà su questi livelli, si potrebbero aprire importanti aste tra i grandi club per averlo con entrate milionarie nelle casse gialloblù. Ci sarà tempo per affrontare questi argomenti. Adesso godiamoci le mirabolanti prestazioni di questo ragazzo classe ’96 che ha già conquistato tutti.

Ci sono altri aspetti da esaltare in questo Verona: la solidità difensiva, la bella sorpresa Kumbulla, la grinta, la determinazione, “la panchina”, la buona condizione atletica generale. Ci sarà tempo per approfondire anche questi argomenti. La stagione è solo agli inizi, la salvezza ancora molto lontana.

25
set 2019
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Hellas Verona

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PRUDENZA E PUNTI PERSI

Aspettare, difendersi con intensità, ripartire e colpire. Una strategia studiata a tavolino da Juric per abbassare il rischio di concedere troppi spazi al contropiede dell’Udinese.

Fosse entrato il colpo di testa di Stepinski, i commenti sarebbero stati di altro tenore. Invece rimane soprattutto molto rammarico per l’occasione mancata e due punti salvezza gettati alle ortiche. Il dubbio rimane: non sarebbe stato più opportuno partire forte, togliere il fiato ad un avversario pieno di problemi, metterlo alle corde ed eventualmente gestire le energie nella seconda parte del match?

La prudenza non sempre paga anche se non mi sento di condannare in toto il piano preparato dall’allenatore del Verona. Nella ripresa c’è stata solo la squadra gialloblù in campo, sorretta da un centrocampo sempre più convincente, brava nello sfruttare anche le corsie esterne (soprattutto quella di Faraoni) e nel complesso agevolata da una buona condizione fisica generale. Altra domanda: per quanto il Verona riuscirà a tenere questi ritmi e a correre tanto?

Ho l’impressione che la preparazione atletica sia stata appositamente “bilanciata” per permettere alla squadra una partenza del campionato al top con l’obiettivo di mettere in classifica il maggior numero di punti per poi affrontare l’inevitabile calo fisico senza troppe ansie o paure. Peccato aver disputato due match a ritmi altissimi contro Milan e Juventus e non aver raccolto nulla, a parte complimenti e applausi.

Il turno infrasettimanale è sempre insidioso. Lo spreco di energie fisiche e mentali si paga molto spesso nella terza partita. Il Verona, rispetto al Cagliari prossimo avversario, ha un giorno in più di recupero.

Il test di domenica in Sardegna (inizio alle 18) sarà molto indicativo nolo solo per valutare la tenuta atletica dei gialloblù. In una serie A molto livellata in basso, non è ancora semplice individuare le tre squadre che il Verona dovrà tenere dietro per salvarsi. Di sicuro sarà una lotta lunga, equilibrata e difficile. Ma dopo la delusione mista a rassegnazione dell’anno scorso, ora la situazione appare meno drammatica. Questa squadra ha già ottenuto un piccolo successo: ha dimostrato di potersela giocare. Un punto di partenza niente male.

16
set 2019
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Hellas Verona

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LO STADIO NON E’ UN TEATRO

Ci sono commissari della Lega (Calcio) che non vedono l’ora di segnalare ululati razzisti, soprattutto quando vengono spediti al Bentegodi a seguire un match del Verona. Ci sono giornalisti che anziché preoccuparsi dei problemi del Milan o del gioco asfissiante dell’Hellas, aspettano con ansia qualche sporadico “buuuu” per poter ribadire il solito stancante motivetto, infiocchettato di falso buonismo.

C’è anche qualche imbecille che razzista lo è sul serio e non riesce a trattenersi. E ci sono tanti altri che razzisti non lo sono, ma che riversano allo stadio la loro rabbia repressa, colpendo gli avversari con svariate tipologie di “apprezzamenti” che farebbero impallidire gli scaricatori di porto più rozzi e beceri.

Ho seguito Verona-Milan dalla televisione e gli insulti a Donnarumma si sono sentiti molto chiaramente. Resta da chiarire il confine tra offese personali e sfottò. Si può dare ancora del cornuto all’arbitro? Evidentemente no, non si può. Si può mandare a quel paese un avversario? Assolutamente no, se usiamo una terminologia offensiva. Se urli buuuu a qualcuno passi per razzista, quindi conviene non farlo. Eppure una volta il buuuuu era molto differente dal verso della scimmia (uh uh uh). Potremmo disquisire a lungo sul tema senza arrivare ad una conclusione condivisibile. Per me lo stadio non è un teatro e il calcio non è il tennis. Ma è una mia idea e non vorrei passare per incivile, retrogrado o limitato (ma succederà, non ho dubbi in proposito).

Gli sfottò tra tifoserie mi hanno sempre fatto sorridere, mai arrabbiare. Coloriti epiteti verso i giocatori idem. Tutto però dovrebbe chiudersi al fischio finale, senza rancori o incidenti. Come avviene quasi sempre tra le squadre in campo. Ci si arrabbia, alle volte ci si insulta, ma a fine partita tutto passa (o dovrebbe passare).

Capisco che non è facile e capisco anche che se esistono delle regole, bisogna rispettarle. E’ stato deciso che non si può più dare del cornuto all’arbitro? (è un esempio). Ok, non sono d’accordo, ma devo rispettare la norma. E chi sgarra va punito. Multare le società non serve a niente. Colpire un’intera tifoseria o addirittura una città è sbagliato. Mi fermo qui perché ho già speso troppe parole sull’argomento.

Avrei preferito parlare di calcio, delle buone indicazioni arrivate dal Verona di Juric, ma ho visto che i colleghi Barana e Vighini hanno espresso molto bene concetti in linea con il mio pensiero.

03
set 2019
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Hellas Verona

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IL PIEDE GIUSTO

Partire con il piede giusto è fondamentale. Non è sinonimo di successo, ma è un buon inizio. Quattro punti in due partite, senza una prima punta, è già qualcosa. La strada verso la salvezza è lunghissima e piena di ostacoli, però l’avvio della nuova stagione è confortante, aspettando Milan e Juventus. Juric mi piace. Ha carattere, parla con schiettezza, ha idee e su multi aspetti mi sembra l’opposto dei suoi due predecessori.

Due partite in agosto dicono poco. Eppure qualche buona indicazione è già arrivata. Il modulo adottato è frutto di una logica che mi pare sensata, i nuovi hanno già dato segnali positivi, l’impegno in prima persona di Juric nel mercato è confortante, come è confortante il taglio di tanti giocatori dell’anno scorso, ritenuti non adatti alla serie A e al calcio dell’attuale tecnico.

I fatti dicono che il presidente Setti, al di là di strampalate dichiarazioni ufficiali, sembra aver capito gli errori del recente passato. Non è arrivato un top player, ma Stepinski è un potenziale crack. Il polacco ha buoni numeri, è costato tanto, può essere rivenduto al doppio, se le cose andranno come si augurano Setti, D’Amico e compagnia.

Non dimentico gli errori e le sofferenze delle ultime stagioni, ma mi sento in dovere di sottolineare questa sorta di nuovo inizio. La classifica al momento sorride, l’allenatore non è uno sprovveduto, il presidente ha sempre tanti difetti, però una piccola speranza adesso c’è. Ripeto per non essere frainteso: PICCOLA SPERANZA. Se un mese e mezzo fa ero pronto a scommettere sulla retrocessione del Verona e su un campionato disastroso dei gialloblù, ora vedo una flebile fiammella. Un fuocherello più facile da spegnere che alimentare, ma almeno ora c’è. Ripensando alle recenti delusioni e alla generale disaffezione del popolo scaligero verso la loro squadra, questo lumicino mi sembra già un mezzo miracolo.

19
lug 2019
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LA FORZA DELLE IDEE

La chiusura del calciomercato è lontana. Da qui al 2 settembre l’attuale rosa del Verona subirà svariati cambiamenti tra giocatori in uscita e qualche innesto che nei piani di D’Amico e Juric dovrebbe essere sinonimo di rinforzo.

Le risicate disponibilità economiche del presidente Setti sono note. Impossibile arrivare a giocatori di qualità già affermati (troppo costosi). Per evitare di recitare il ruolo della piccola comparsa con destino già scritto (retrocessione) c’è solo una strada da percorrere: idee giuste in base al progetto di gioco dell’allenatore.

E’ troppo presto per esprimere giudizi sul Verona di adesso, su quanto visto (e non visto) in ritiro, sulle presunte qualità di gente che ha fatto una fatica tremenda a competere nella passata stagione in B.

Il taglio prematuro di Aglietti ha di fatto azzerato ogni cosa, compreso il fattore entusiasmo-gruppo unito che spesso aiuta le neopromosse a reggere il confronto con squadroni sulla carta molto più forti.

Tardivamente Setti ha capito che il progetto Grosso era fallito e che bisognava ripartire da un profilo diverso, da un allenatore con personalità e con idee diverse rispetto ai suoi predecessori incapaci di fare breccia tra i tifosi.

Nei piani del presidente, Juric avrebbe dovuto rappresentare una svolta decisa, un nuovo corso con l’obiettivo di vincere il campionato di B, riacquistare credibilità tra il popolo gialloblù e quell’entusiasmo di piazza indispensabile per reggere la serie A.

Non è andata così e paradossalmente aver anticipato di un anno i programmi ha di fatto complicato un po’ tutto. Mai come in questo caso servono giusti agganci e buone idee. Offrire qualche birra ai tifosi in ritiro non basterà per far dimenticare errori e spettacoli indecenti degli ultimi anni.

03
giu 2019
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CARO PRESIDENTE, GIOCARE CON IL FUOCO E’ PERICOLOSO

Diciamolo chiaramente: Setti ha avuto un gran colpo di fortuna. Ha consegnato il Verona ad Aglietti, sperando per l’ennesima volta in un miracolo. Ha poi tentato, con i soliti messaggi/comunicati stampa, di avviare un processo di riconciliazione con il popolo gialloblù. Processo ancora molto lungo e difficile. Aver riportato la squadra in serie A è solo il primo piccolo passo, ma per ritrovare pace e credibilità serve molto altro.

Da alcuni anni Setti sta giocando con il fuoco, fa scommesse azzardate, si prende rischi enormi, affidandosi a gente dalle scadenti capacità,  poca propensa a recitare il mea-culpa. Qualche volta ti può andare bene, spesso arrivano mazzate. E se, come nel caso di questa promozione acciuffata per i capelli, pretendi magari di essere esaltato o addirittura sei convinto di dover ricevere delle scuse, significa che non hai ancora capito molte cose.

Sono rimasto basito quando ho letto il post di tal Emanuele Righi, stretto collaboratore del presidente: “Vi saluta il Buffone…  che hA ragione anche sto giro”. Evito di elencare tutte le promesse non mantenute da Setti, gli obiettivi mancati e le sue giustificazioni. Per cercare di riavvicinarsi ai sostenitori scaligeri il presidente dovrebbe fare una sola cosa: ammettere pubblicamente i suoi errori (affidare la squadra a Grosso, ad esempio), mostrando reale pentimento. E poi cambiare rotta con i fatti, costruendo una squadra competitiva per la salvezza. Nessuno gli ha puntato la pistola alla tempia obbligandolo a prendere il Verona. E se non si ha la forza economica necessaria per reggere ad alti livelli, si può anche fare un passo indietro, meglio ancora di lato, ed uscire di scena.

26
mag 2019
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IL BUON SENSO DI AGLIETTI

Ho sempre sostenuto che una delle colpe più grandi di Grosso è stata non essere riuscito a formare una squadra, tra continui cambi di formazione e ruoli. Una gestione scellerata di una rosa tutto sommato competitiva per questa serie B. Non è riuscito a far rendere al massimo buona parte dei suoi giocatori, ha insistito sul gioco orizzontale e su un possesso palla molto spesso sterile, non ha dato solidità alla difesa e ha fallito anche sul piano caratteriale. Il suo Verona si è spesso sciolto tra rassegnazione e mancanza di reazione.

Aglietti ha usato il buon senso, dando una logica alla squadra, dopo un esordio da brividi a Cittadella. Ci ha impiegato molto poco per rilanciare Laribi, per capire che Marrone al centro della difesa fa troppa fatica, che Faraoni è un terzino destro  (un controsenso farlo girare come una trottola tra centrocampo e attacco, soprattutto se in rosa ci sono svariate alternative) che Di Carmine aveva bisogna di fiducia e che Colombatto qualcosa poteva ancora dare.

L’allenatore toscano ha cambiato tante cose, anche se ha bocciato, dopo un solo tentativo, la convivenza dall’inizio tra Di Carmine e Pazzini. Ha optato per un gioco più verticale, ha dato certezze e trasmesso una buona dose di grinta e determinazione ai suoi ragazzi. E’ un Verona molto diverso rispetto a quello marchiato Fabio Grosso. Un Verona che ora è ad un passo dall’obiettivo di inizio stagione. Dispiace solo che il presidente non sia stato capace di vedere tutti i difetti dell’ex tecnico del Bari e gli abbia rinnovato la fiducia tanto a lungo. Ma ci sarà tempo per analizzare meglio gli errori di Setti e compagnia.

Ora c’è la doppia sfida con il Cittadella, un ostacolo difficile da superare, ma questo Verona, eliminati Perugia e Pescara, ha tutto per centrare l’obiettivo.