03
dic 2018
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Hellas Verona

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SEMPRE PIU’ GIU’

“I campionati non si vincono a dicembre”, ha detto con poca convinzione l’allenatore del Verona Fabio Grosso. Vero. Dopo 14 giornate però è giusto fare qualche considerazione. Questo Verona ha vinto bene solo due partite, contro Carpi e Crotone, squadre in lotta per non retrocedere. Ha conquistato 3 punti a tavolino con il Cosenza e ha strappato due successi contro Spezia e Perugia senza grandi meriti. Troppo poco per una formazione che punta a vincere il torneo.

Classifica alla mano, i gialloblù oggi sono addirittura fuori dai playoff. L’ambiente è un mix di depressione e disinteresse. La clamorosa protesta dei tifosi è stata snobbata da buona parte della stampa e non credo che sia stata davvero capita dai vertici del club scaligero. Davvero Setti è con le spalle al muro? Davvero è isolato in un angolo? Ho il timore che il presidente, avvolto nella sua presunzione mista a narcisismo, abbia sottovalutato la contestazione pacata (e allo stesso tempo potente) del popolo gialloblù. Continuerà per la sua strada, fregandosene di tutto e tutti, com’è nel suo stile. E’ un signore che pensa semplicemente ai propri interessi, cercando di non affondare con la speranza di essere spinto, prima o poi, dal vento della buonasorte. Magari gli andrà bene, come accaduto già nel recente passato. Ma le prospettive per questo Verona non sono incoraggianti. I tifosi lo hanno capito e molti di loro hanno abbandonato ogni illusione, perdendo  attaccamento, passione, fede.

Tutto molto triste. Quasi un mese fa avevo scritto della necessità di cambiare guida tecnica. Setti ha preferito continuare con Grosso, aspettando il Palermo. Qualcuno ha avuto il coraggio di esaltare quel misero pareggio con i rosanero parlando di “buon punto”, “crisi fermata”, “miglior Grosso della stagione”. Miserie. Doveva essere la gara del riscatto, della svolta, della ripresa. Per mezz’ora i gialloblù sono stati in balia dell’avversario. Hanno avuto la fortuna di passare in vantaggio ma non sono stati in grado di approfittarne. Per come la vedo io, è stata un’altra partita negativa che ha semplicemente allungato l’agonia di una squadra incapace di rendere come potrebbe. Prendersela con Grosso non serve, come non serviva prendersela con Pecchia l’anno scorso.

11
nov 2018
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Hellas Verona

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10.029

INCAPACITA’ TOTALE

Ho evitato di scrivere dopo il triste pareggio con la Cremonese perché andava benissimo il post precedente dal titolo “PIATTUME”. La tentazione di togliere la seconda lettera e intitolare il nuovo post PATTUME è stata forte, lo ammetto. Ha vinto la mia parte moderata e meno volgare. Certo è che lo spettacolo offerto dal Verona con la Cremonese e a Brescia è stato indecente. Roba da impacchettare e gettare nel cassonetto delle immondizie (tanto per restare in tema).

I problemi sono molteplici. C’è un direttore sportivo inadeguato, un allenatore incapace, un presidente presuntuoso, una squadra che non rende come dovrebbe. Soluzioni? La più facile e logica è cambiare guida tecnica. Sono convinto che questa rosa, gestita diversamente può fare molto meglio. Grosso è in confusione totale. Lo vediamo noi, lo vedono i giocatori e dovrebbe vederlo anche il presidente nonostante gli occhiali scuri e il fumo del sigaro che può creare qualche problema di visibilità. Scherzi a parte, se sei convinto di aver costruito una squadra in grado di vincere il campionato, non puoi tenere un tecnico così.

Setti ha commesso tanti errori da quando è presidente del Verona. Ha sbagliato scelte, uomini, programmi, dichiarazioni e silenzi, azioni, tempi e atteggiamenti. Recuperare credibilità è impresa molto ardua. Prendere un allenatore capace, con un certo curriculum (non un’altra scommessa) potrebbe essere un piccolo punto di partenza, anche se i traguardi da centrare per riscattare i tanti fallimenti sono altri. Tornare in A è solamente il primo. Buona fortuna.

31
ott 2018
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Hellas Verona

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5.181

PIATTUME

E’ un Verona piatto, noioso, poco incisivo. Una squadra che non riesce a trasmettermi emozioni. A dirla tutta ho fatto fatica a restare sveglio durante il primo tempo del match con l’Ascoli. Più passano le giornate e più fatico a comprendere quanto questo allenatore sia in grado di dare ai gialloblù. Guardo le altre formazioni e vedo un livello davvero basso. Guardo il Verona e mi sembra una discreta rosa per la categoria. Ma sul campo fa una fatica tremenda a creare occasioni e in difesa traballa sempre troppo.

In un campionato senza vere big, pieno di mediocrità e di onesti pedalatori, mancare uno dei primi due posti sarebbe un fallimento per una società partita con l’enorme vantaggio del paracadute. Non è ancora il momento di fare processi, la strada è lunga, tutto può accadere. Di sicuro il cammino dei gialloblù in queste prime dieci giornate è deludente. Come è deludente la gestione dell’allenatore, la sua cocciutaggine nell’insistere sul tridente offensivo e nel continuare a tenere fuori Pazzini che avrà pure 34 anni (non 40!), ma che in questa tristezza di serie B qualcosa potrebbe ancora dire.

23
ott 2018
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Hellas Verona

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6.014

PREOCCUPANTE STERILITA’

Non è solo una questione di attacco. La sterilità del Verona è globale. Tanti tocchi in orizzontale, qualche discreta trama, ma nessuna capacità di aggredire l’avversario con la necessaria animosità, con il carattere da guerriero, con la cattiveria agonistica tipica delle squadre che vogliono emergere in questa serie B. La qualità di questa rosa, se confrontata con le altre formazioni, è probabilmente la migliore. Ma da sola la qualità non fa la differenza. Serve mordente, serve la garra, servono anche le palle.

Questo Verona gioca bene a sprazzi e a sprazzi si specchia. Troppo. Colombatto è bravo, ha buona visione di gioco e geometrie apprezzabili. Ma anche lui alle volte è poco concreto. Henderson è uno scozzese, dovrebbe avere grinta e determinazione nel suo DNA. Si è messo a fare colpetti di tacco, preferendo il fioretto alla sciabola.

E’ evidente che il carattere di una squadra rispecchia quello del suo allenatore. Grosso mi sembra un tecnico pacato, probabilmente molto preparato, ma non è un sanguigno e non trasmette cattiveria. Questa almeno è la mia impressione.

A Venezia i gialloblù hanno disputato un discreto primo tempo, poi si sono sciolti, mostrando limiti di tenuta più mentale che fisica. E’ stato un buon punto? Per me no. E’ stato il classico brodino. Un pareggio per tamponare l’emorragia ed evitare l’apertura ufficiale della crisi. Adesso però non ci sono alternative: il Verona deve vincere con il Perugia.

08
ott 2018
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Hellas Verona

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9.109

SPAESATO E CONFUSO

Lo sono io dopo aver visto il Verona perdere in casa contro il Lecce: spaesato e confuso. Le tre vittorie di fila (quelle conquistate sul campo) mi avevano dato segnali positivi, togliendomi una parte di scetticismo che mi aveva accompagnato in estate. Il successo sullo Spezia sembrava un segnale di buonasorte. Se vinci partite così difficili – pensiero mio e di tanti altri -, soffrendo e rischiando, vuol dire che la stagione è partita sotto una buona stella.

Ora l’effetto di quelle piccole iniezioni di fiducia è svanito, lasciandomi pieno di nuovi e vecchi dubbi. Perché Grosso continua a ruotare uomini e ruoli? Perché la difesa mostra enormi titubanze e poca solidità? Questione di giocatori, di atteggiamento o di lavoro? E’ piuttosto evidente che l’impostazione dell’allenatore porta la squadra a cercare di fare gioco con una manovra ragionata per poi affondare il colpo, sfruttando lo spazio concesso dall’avversario. In quest’ottica il Verona ha giocatore più votati all’attacco che al contenimento. Ci può stare, ma se davanti non concretizzi, tutto diventa molto difficile e rischi sempre di essere bucato in contropiede.

Il problema del Verona non è Marrone difensore centrale. Il problema del Verona è più ampio, di squadra. La solidità difensiva passa dal centrocampo e dal sacrificio delle punte. Certo, se poi hai giocatori che sbagliano una diagonale o si addormentano anziché mordere le caviglie altrui, tutto si complica. Possiamo dilungarci in analisi, considerazioni, processi (i vostri commenti competenti sono sempre graditi), ma preferisco soffermarmi su un concetto a me caro. Le grandi stagioni, le grandi vittorie, si costruiscono su un’ossatura di squadra ben precisa, senza troppe variazioni di uomini e ruoli. I giovani allenatori invece tendono a cambiare, modificare, ruotare titolari e riserve in continuazione per sfruttare la rosa e – dicono – tenere tutti sulla corda. Forse è una tattica che viene studiata nei corsi per allenatori, forse sono io retrogrado. Fatto sta che questo modo di gestire una squadra non mi convince proprio.

30
set 2018
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Hellas Verona

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7.061

L’AUTOGOL DI GROSSO

In questo avvio di stagione ho volutamente tralasciato la diatriba Di Carmine/Pazzini. Non avevo elementi per prendere posizione e non mi sembrava una bestemmia pensare che uno potesse essere l’alternativa dell’altro. Lo stop forzato dell’ex Perugia avrebbe dovuto agevolare le scelte di Grosso. Ed è andata bene fino al match con la Salernitana (Pazzini decisivo con il Carpi, poi ko per un problemino muscolare a Crotone, di nuovo titolare con lo Spezia). All’Arechi l’allenatore gialloblù ha pensato di ripresentare Tupta, sperando di rivedere il Verona brillante di Crotone. Questa volta però Pazzini c’era e si è accomodato in panchina, aspettando pazientemente il suo momento, che è arrivato a minuto 85. Un autogol.

Il Verona ha battuto in testa, ha giocato una partita anonima, senza mordente, senza coraggio, senza carattere. Con Pazzini dal primo minuto, probabilmente, sarebbe cambiato poco. Con Pazzini al centro dell’attacco per una mezz’oretta sono convinto che avremmo visto un finale di match diverso. Grosso ha preferito giocarsi due cambi in contemporanea al 59′ sullo 0-0 (dentro Laribi e Zaccagni per Cissè e Colombatto) posticipando oltre ogni logica l’ingresso di Pazzini. Ripassando cifre, numero di tiri, possesso palla, il Verona avrebbe meritato il pareggio. Non è andata bene, nessun dramma. Spero solo che l’allenatore abbia capito l’errore e imparato per il futuro.

Tupta è giovane, deve crescere, va gestito e inserito piano piano. Giusto puntare su di lui in assenza di Di Carmine e Pazzini e con Cissè ancora lontano da una condizione accettabile. Ma se hai Giampaolo disponibile, anche per non minare la stabilità dello spogliatoio, non puoi tenerlo in panca per 85 minuti.

27
set 2018
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Hellas Verona

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4.680

PARTENZA DA GRANDE SQUADRA

La strada è ancora lunghissima e non conviene farsi troppe illusioni in questo momento. Ma le ultime tre partite del Verona, tutte diverse, tutte vinte, hanno dato segnali incoraggianti. Sarà pure una serie B mediocre (un ritornello che sento da almeno un lustro), sarà anche un campionato con squadre poco qualitative, una categoria troppo lontana dalla nostra serie A, resta il fatto che la formazione gialloblù è scattata più veloce di tutte le concorrenti, piazzandosi là in vetta con tre punti di vantaggio sulla terza, il Benevento.

Non possono bastare due o tre partite per cancellare dubbi e perplessità. Condizionato dal disastro dell’anno scorso, servono altre controprove per farmi tornare un briciolo di serenità e fiducia. Preferisco attenermi ai fatti. E i fatti dicono che questo Verona c’è, ha qualità, una rosa ampia, un allenatore con le idee chiare e quella dose di fortuna indispensabile per raggiungere determinati traguardi. Nel calcio tutto può cambiare in un istante. Bastano un paio di passi falsi per stravolgere giudizi e sensazioni. Il Carpi era stato annientato, il Crotone messo alle corde con facilità disarmante, lo Spezia colpito ed affondato al termine di un match duro, sofferto. E se vinci una gara così, significa che il momento è positivo. Quante gare la Juventus ha strappato pur giocando male e soffrendo?

Ripeto, è presto per definire questo Verona la Juve della serie B. Eppure martedì sera ho notato qualche affinità tra la prestazione dei gialloblù e alcune gare che i pluricampioni d’Italia hanno strappato in rimonta, soffrendo, giocando maluccio contro avversari più scarsi, ma ben piazzati in campo, sempre pronti a pungerti con veloci ripartenze e tanta abnegazione.

24
set 2018
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Hellas Verona

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6.046

CAPOLISTA A SORPRESA

Dopo l’avvio pieno di ombre contro il Padova, i dubbi sul valore della rosa, le polemiche sull’impiego di Pazzini, la trasferta a vuoto di Cosenza, mai mi sarei aspettato di vedere il Verona primo da solo in classifica dopo 4 giornate. Una piacevole sorpresa arrivata dopo una prestazione convincente sul campo del Crotone. Era un test difficile, pieno di insidie, dove la tecnica e le idee di gioco dovevano essere supportate da coraggio e carattere. I gialloblù hanno mostrato tutto questo: hanno giocato con personalità, nonostante le assenze in contemporanea di Pazzini e Di Carmine. Hanno condotto il match senza timori, facendo gioco, creando occasioni, segnando due reti e soffrendo un po’ negli ultimi minuti.

Mi è piaciuto Grosso, che ha lanciato dal primo minuto Tupta, un ragazzo con buone qualità e ampi margini di miglioramento. E’ un giovane attaccane, fa parte del gruppo, era giusto scegliere lui, visto che Cissè è ancora lontano da una condizione accettabile. Ma quando una squadra gira bene, come accaduto al Verona contro il Carpi e a Crotone, la chiave è sempre in mezzo, a centrocampo, settore strategico per ogni formazione. Henderson, Colombatto e Dawidovicz mi hanno impressionato positivamente. In questa serie B hanno tutto per fare la differenza, senza contare che in rosa ci sono alternative altrettanto valide, fondamentali in un’ottica di turnover o in caso di infortuni e qualifiche. Giocatori come Gustafson, Zaccagni e Calvano consentono sonni tranquilli a mister Big.

Archiviato Crotone, sotto con lo Spezia. Altro test molto insidioso perché arriva a tre giorni da una trasferta lunga, dopo un match che ha tolto energie fisiche e mentali. Quando aumentano le aspettative, quando si arriva da una prestazione positiva e, classifica alla mano, si è la squadra da battere, tutto diventa più difficile. Lo Spezia ha fermato l’entusiasmo del sorprendente Cittadella. Adesso ci riproverà con l’Hellas. Un altro bel banco di prova per le ambizioni scaligere.

17
set 2018
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Hellas Verona

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7.059

BUONA LA SECONDA

Dopo due partite giocate, siamo sempre nel campo delle prime impressioni. Con il Padova è stato un Verona anonimo. Con il Carpi una squadra completamente diversa, più organizzata, più convinta, padrona del campo, di qualità superiore rispetto all’avversario, convincente, nonostante una leggera flessione ad inizio ripresa.

Buona la seconda, in attesa di altri e più probanti test. Troppo facile ora sostenere che l’Hellas aveva di fronte il nulla, dando più demeriti all’avversario che meriti ai gialloblù. Vincere non è mai facile, soprattutto quando affronti squadre che si chiudono, che giocano in contropiede e che cercano di soffocarti.

Capitolo Pazzini. La tripletta del Capitano dice tante cose. Il Pazzo c’è, lo ha dimostrato con i fatti, evitando intelligentemente di innescare polemiche a fine gara, intervistato solo a bordo campo dall’inviato di Dazn. La società ha poi deciso di tappargli la bocca, portando in zona mista per le interviste post partita solo Crescenzi e Laribi. Scelta assurda, ma ormai non mi sorprendo più di nulla dopo quello che ho visto negli ultimi tempi.

Pazzini adesso non può tornarsene in panchina. Il calcio è questo. Devi essere bravo a sfruttare l’occasione e lui c’è riuscito alla grande. Di Carmine può guarire con calma e tranquillità.

Bene il centrocampo, con l’innesto di Zaccagni e i passi in avanti di Colombatto e Henderson. Molto bene Laribi, arma decisiva nel successo gialloblù. Qualche incertezza di troppo dietro che non va sottovalutata. I meccanismi difensivi vanno registrati meglio e analizzati con lucidità anche dopo una schiacciante vittoria.

Ripeto, siamo agli inizi. Sbilanciarsi ora in giudizi o previsioni (catastrofiche o ottimistiche non importa) è operazione inutile e rischiosa. Vi ricordate il Verona di Pecchia in serie B? Fece un inizio di campionato strepitoso e poi si inceppò, perdendo punti, gioco e tante altre cose.

Il Verona di Grosso ha disputato solo due gare. Non serve aggiungere altro.

27
ago 2018
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Hellas Verona

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9.118

PRIME IMPRESSIONI: HELLAS ANONIMO

Il paracadute, il mercato da big (definizione Gazzetta e non solo), le aspettative, le dichiarazioni della vigilia: il Verona ha fallito. la squadra di Grosso ha incontrato tante difficoltà, ha rischiato il ko, non ha meritato la vittoria, non ha impressionato positivamente.

Ho seguito la prima dei gialloblù su Dazn, dalla località balneare in cui mi trovo, rinunciando ad un paio di ore di vacanza. L’ho fatto con piacere perché anche se in ferie i ”doveri” professionali non dovrebbero esistere. E siccome queste pagine sono sempre molto frequentate, sono felice di aggiornalle anche ora, tramite smartphone mentre mio figlio gioca in riva al mare e mia moglie è assorta in una lettura di un libro.

Il Verona non mi è piaciuto. Ha mostrato limiti enormi, ha faticato, ha rischiato di soccombere, ha avuto anche la possibilità di piazzare il colpo del ko, ha chiuso con un pareggio tutto sommato positivo, se consideriamo le palle gol del Padova è una rete che poteva essere convalidata. Insomma, se c’è una squadra che deve recriminare è senza dubbio quella patavina.

Non me la sento di buttare adesso la croce addosso all’allenatore. Prendersela con Grosso sarebbe un po’ come prendersela con Pecchia per la passata disastrosa stagione. La mia impressione è che questa squadra abbia tanti, troppi limiti. Onesti pedalatori adatti alla categoria, ma poca qualità. Spero vivamente di sbagliarmi, ma non ho visto questi grandi talenti, giocatori di livello superiore.

Difesa ballerina, centrocampo lezioso e poco dinamico, attacco leggero. Pazzini? Non è questo il problema primario. Ci fosse stato lui al posto di Di Carmine non sarebbe cambiato nulla. Fosse entrato Di Carmine negli ultimi minuti, sarebbe accaduta la stessa cosa. Il Padova era stremato e il Verona in pressione. I problemi sono altri, anche se è chiaro che tenere il Pazzo fuori, quando non vinci, è operazione autolesionistica.

Questo Verona al momento ha troppe lacune, troppi lati oscuri. Prevedo un campionato pieno di sofferenze.