09
mar 2019
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Hellas Verona

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CHE SIA LA VOLTA BUONA?

Due vittorie di fila, due vittorie diverse rispetto ai successi contro Spezia e Salernitana. Il Verona nelle ultime due uscite è sembrato più squadra, dotato di una discreta solidità, idee semplici ma efficaci. Niente di sensazionale e nemmeno spettacolare, ma in questa serie B piena di mediocrità, l’Hellas ha mostrato carattere (proprio così) e compattezza. Indicazioni confortanti, non sufficienti però per esultare o per lasciarsi abbandonare a prematuri sogni di gloria.

I campionati si vincono in primavera. L’antico ritornello non tramonta mai. E la primavera del Verona dice che dopo i match con Ascoli e Cremonese (in mezzo c’è la sosta), arriveranno gli scontri diretti con Brescia, Palermo, Benevento e Pescara. Quattro partite di fuoco, inframezzate dal riposo alla giornata numero 33,  tutte in aprile, il mese della verità.

Intanto, per capire se la squadra di Grosso sia realmente scesa dall’altalena, non resta che attendere l’ennesimo crocevia pericoloso sabato prossimo quando al Bentegodi arriverà l’Ascoli, squadra che ultimamente viaggia meglio in trasferta.

27
feb 2019
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Hellas Verona

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CONTINUITA’… QUESTA SCONOSCIUTA

Su e giù, avanti e indietro, l’altalena del Verona non si ferma. Divertente? Assolutamente no. Purtroppo non siamo in un parco giochi e l’Hellas non è un bimbo che cerca emozioni dondolandosi. Per raggiungere la serie A evitando i rischi dei play-off, servirebbe continuità, fermare l’altalena e salire su un treno veloce dall’andamento costante. La squadra di Grosso invece non riesce a trovare un minimo di equilibrio, tra problemi di assenze e solite scelte scellerate del suo allenatore.

Anche in una giornata dove i tanti infortunati non avrebbero dovuto lasciare spazio a strane invenzioni, Grosso ha deciso di rispolverare Almici, che non giocava da dicembre, piazzando Faraoni più avanti e lasciando in panca centrocampisti di ruolo come Henderson (il suo accantonamento non ha spiegazioni logiche) e Colombatto. Il Verona a Lecce  non ha perso per questa mossa (Faraoni aveva giocato in mezzo al campo anche contro lo Spezia) ma senza Marrone, Zaccagni e Danzi, era proprio necessario riproporre un arrugginito Almici in difesa e rinunciare all’ex Crotone nel suo ruolo naturale?

Sui continui cambiamenti di formazioni e ruoli, sapete come la penso. Non voglio essere ripetitivo. Contro il Lecce il Verona ha gettato al vento l’occasione per rientrare realmente nella lotta per la promozione diretta. Il Benevento, salito al secondo posto, è a quattro punti, ma ha una partita in meno dei gialloblù come il Palermo. L’aspetto più preoccupante, al di là di calcoli, tabelle e speranze di rimonta, arriva dal campo, dalla prestazione piena di allucinanti errori, inammissibili per una formazione partita con l’obiettivo di vincere il campionato. A Lecce ho visto incredibili disattenzioni, mancanza di carattere, zero gioco e una preoccupante condizione atletica generale.

Dopo la trasferta positiva di La Spezia e il successo sulla Salernitana (al termine di una prova in chiaroscuro) i gialloblù sono apparsi scarichi e stanchi. Non un bel segno. Domenica prossima, ancora di sera, è in programma il derby veneto con il Venezia al Bentegodi. Sarà l’ennesimo crocevia per tentare di rimanere in scia delle prime. Per cancellare dubbi e perplessità serviranno però  altre partite e soprattutto altre vittorie.

 

23
feb 2019
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Hellas Verona

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DUE VITTORIE PER EVITARE IL TRACOLLO

Gli ottimisti sostengono che i successi con Spezia e Salernitana rappresentano la tanto auspicata svolta. L’inizio della risalita verso la serie A. Io che ottimista non sono, ritengo le due vittorie importanti soprattutto per Grosso che ha salvato la panchina e per il Verona che ha evitato il definitivo tracollo.

Contro lo Spezia ho visto una squadra determinata, finalmente grintosa e bramosa di salvare il suo allenatore. Contro la Salernitana sono riaffiorati vecchi problemi, tra assenza di gioco, banali errori e preoccupanti blackout. Il risultato però dice che il Verona ha vinto e non è un dettaglio da poco.

Perplessità in attesa di nuovi esami. Questo allenatore non mi ha mai convinto. Non mi piace la gestione della rosa, le scelte e la girandola di giocatori e ruoli. Le ultime due vittorie non hanno cancellato le mie perplessità. Per sconfiggere lo scetticismo generale che avvolge il tecnico, insieme a società e squadra, serviranno altri test e soprattutto altri successi, iniziando dall’insidiosa trasferta di Lecce nel turno infrasettimanale.

Chiudo con una triste annotazione. Questo calcio spezzatino, con partite di sera, tra anticipi, posticipi, spostamenti di orari e giorni, oltre alla pochezza tecnica generale di questo campionato e alla quasi totale assenza di spettacolo, stanno allontanando i tifosi e svuotando gli stadi. Una desolazione vedere il Bentegodi venerdì sera così poco frequentato, riscaldato solo dai cori dei fedelissimi della Curva Sud e del Primo Febbraio.

Riaccendere la passione dei tifosi dovrebbe essere una priorità di chi guida il movimento. Invece l’unica preoccupazione è vendere i diritti TV e web a prezzi sempre più alti per ottenere grandi introiti da distribuire alle società. Un sistema che, senza l’entusiasmo della gente, può reggere ancora per qualche anno. I tifosi si stanno stancando, anche quelli “da divano”. Arriveranno sempre più disdette di abbonamenti a pay-tv e piattaforme web. A quel punto forse si cercheranno nuove soluzioni per superare la crisi. Senza spettatori ogni evento sportivo perde interesse e valore.

11
feb 2019
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Hellas Verona

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FIGURACCIA

Un direttore sportivo con il prosciutto sugli occhi, un allenatore in confusione, una società-barzelletta e una squadra che rimedia l’ennesima figuraccia. Oggi il Verona è tutto questo. Sostenere che i gialloblù hanno giocato una grande partita contro il volenteroso Crotone vuol dire non vedere le cose con lucidità. Una formazione che vuole vincere il campionato non può accontentarsi di una palla gol sbagliata ad inizio partita e di un colpo di testa sballato a fine primo tempo. Una formazione che vuole vincere il campionato dovrebbe giocare con ben altra intensità, creare molto di più, dare segnali diversi contro una squadra che lotta per salvarsi.

Invece il Verona ha mostrato limiti enormi, ha lasciato per lunghi tratti il pallino del gioco agli avversari, ha fatto una fatica tremenda a creare azioni decenti e si è svegliato solo nel secondo tempo, dopo essere andato sotto e soprattutto dopo l’espulsione di Rodhèn. Troppo poco. Il diesse D’Amico, anziché ammettere tutto questo, ha preferito spostare il tiro su Telenuovo, come se il problema principale fossero Vighini, Vitacchio e qualche articolo giustamente critico nei confronti di una società al limite del ridicolo.

I toni usati dal signor D’Amico si qualificano da soli, non servono altri commenti. E intanto le altre, che prima balbettavano, ora parlano in maniera più sciolta. La serie A diretta è lontana otto punti, il primo posto nove. Lo Spezia, prossimo avversario, è balzato al sesto posto davanti al Verona.

02
feb 2019
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Hellas Verona

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6.006

AGONIA

Grosso si dice tranquillo, ottimista e positivo. Vede sempre la luce anche nei momenti più bui. Contento lui. Io vedo un Verona senz’anima, poco propenso alla lotta, molto lezioso, poco incisivo, troppo traballante dietro. Insistere su questo allenatore mi sembra una follia. Sta ripetendo quanto mostrato a Bari  l’anno scorso con un andamento sempre altalenante, tra formazioni rivoluzionate partita dopo partita, scelte discutibili, palleggio esasperato e spesso sterile. La squadra sta resistendo in zona play-off più per demerito altrui che per proprie capacità.

Setti fuma il suo sigaro e aspetta. Per il livello di questa serie B la squadra allestita dal suo direttore sportivo non è male, ma se poi la dai in mano ad un tecnico non adatto, evitare critiche e contestazioni diventa impresa impossibile. Il primo responsabile di questo Verona tanto mediocre resta il presidente, soprattutto se consideriamo i soldi piovuti con il paracadute. Grosso ci sta mettendo del suo. I giocatori? Sono i meno colpevoli secondo me, anche se un pizzico di personalità in più non guasterebbe.

Seguire Carpi-Verona è stata un’agonia. In ambito medico agonia è lo stadio che precede la fine della vita. In senso figurato (ed è il mio caso, visto che di salute non me la passo male) significa tormento prolungato. Il Carpi ha poca qualità, eppure ha preso una traversa, ha creato occasioni, ha concesso anche molto (gol regalato). Soffermarsi sulle palle gol del Verona, parlando di “buona prestazione” significa non essere obiettivi. Una squadra che vuole vincere il campionato non può andare a Carpi e subire 12 tiri. Come non può affrontare in casa il Cosenza, segnare due gol e smettere di giocare pensando di avere già vinto, salvo rivitalizzarsi solo dopo essere stata raggiunta.

Per fortuna anche le altre balbettano.

20
gen 2019
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Hellas Verona

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NIENTE DI NUOVO ALL’ORIZZONTE

La striscia positiva del Verona prima della sosta mi aveva lasciato molti dubbi. Mi sembrava obiettivamente presto per affermare che la squadra fosse scesa dall’altalena per salire sul treno giusto, dall’andamento più o meno costante, diretto verso la vetta della classifica. A Padova sono riaffiorati tanti problemi che hanno portato al successo meritatissimo degli avversari. Ma soffermarsi su quanto visto in campo sarebbe riduttivo.

In un momento cruciale della stagione, la rosa di Grosso doveva ripresentarsi rinforzata e in grande condizione. Invece la società non è riuscita a sostituire Ragusa, sapeva della partenza di Lee per la Coppa d’Asia, ma non ha fatto nulla. Le cessioni dei giocatori in esubero o fuori dai piani non sono state accompagnate dai necessari acquisti. Tutto questo è sinonimo di debolezza societaria. Il presidente preferisce giocare con il fuoco, prendersi rischi altissimi, sperando in qualche bel colpo di fortuna. Alle volte ti può andare bene, spesso la storia finisce in dramma.

Adesso qualcuno dirà che c’è ancora tempo, che tutte le pretendenti alla promozione fanno fatica, che il tempo per risalire c’è ecc… A mio avviso un club forte, che vuole davvero tornare in A per restarci, agisce in altro modo. Qui invece si naviga a vista, sperando e pregando. Una strategia (se così possiamo definirla) che mette a nudo la pochezza di questa società e del suo presidente. E quando non ci saranno i soldi del paracadute cosa dobbiamo aspettarci?

17
dic 2018
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Hellas Verona

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L’ALTALENA DI GROSSO E DEL VERONA

Non me la sento di decretare la guarigione del Verona. Contro il Pescara i gialloblù di Grosso hanno vinto con merito, dopo qualche sofferenza iniziale, ma ho l’impressione che la strada verso la vetta e la promozione diretta sia ancora lunga e piena di ostacoli. Rispetto a Benevento l’Hellas ha compiuto un passo in avanti, giocando a tratti con autorevolezza e sicurezza, ora serve continuità (di prestazioni e risultati).

Inevitabilmente ogni giudizio è condizionato dal risultato. Contro il Benevento avevo visto una squadra ancora convalescente. Contro il Pescara, alla lettura della formazione, ho pensato: “Solita girandola, soliti problemi”. Mi sono dovuto ricredere con il passare dei minuti. Danzi ha trovato il gol, Gustafson ha fatto un buon filtro e ha dato discrete geometrie da play basso. Zaccagni ha confermato le sue qualità. Il centrocampo insomma ha superato brillantemente la prova e lo stesso si può dire della difesa. Certo, Ragusa da terzino ha concesso qualcosa in fase di contenimento, ma è risultato utile nelle ripartenze, quando c’era da spingere (quello che ha sempre fatto Crescenzi). L’arretramento dell’ex Sassuolo poteva sembrare un azzardo, si è rivelata una mossa azzeccata.

Resta da chiedersi perché Grosso ci abbia messo così tanto per capire che Dawidowicz è un difensore centrale e che in mezzo al campo conviene schierare gente con i piedi buoni. Ma il mio dubbio più grande è un altro. L’allenatore ha trovato l’assetto più adatto o continuerà nella sua girandola di giocatori e formazioni? L’altalenante andamento del Verona è legato anche e soprattutto alla condotta del suo tecnico. Variare giocatori, ruoli, posizioni, titolari e riserve, porta più problemi che vantaggi. Temo che Grosso non la pensi così. In ogni caso c’è solo un modo per mettere tutti d’accordo: vincere sul campo e centrare l’obiettivo fissato ad inizio stagione.

Le ultime due vittorie hanno solo rimesso in corsa il Verona, ma l’obiettivo è ancora lontano.

03
dic 2018
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Hellas Verona

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SEMPRE PIU’ GIU’

“I campionati non si vincono a dicembre”, ha detto con poca convinzione l’allenatore del Verona Fabio Grosso. Vero. Dopo 14 giornate però è giusto fare qualche considerazione. Questo Verona ha vinto bene solo due partite, contro Carpi e Crotone, squadre in lotta per non retrocedere. Ha conquistato 3 punti a tavolino con il Cosenza e ha strappato due successi contro Spezia e Perugia senza grandi meriti. Troppo poco per una formazione che punta a vincere il torneo.

Classifica alla mano, i gialloblù oggi sono addirittura fuori dai playoff. L’ambiente è un mix di depressione e disinteresse. La clamorosa protesta dei tifosi è stata snobbata da buona parte della stampa e non credo che sia stata davvero capita dai vertici del club scaligero. Davvero Setti è con le spalle al muro? Davvero è isolato in un angolo? Ho il timore che il presidente, avvolto nella sua presunzione mista a narcisismo, abbia sottovalutato la contestazione pacata (e allo stesso tempo potente) del popolo gialloblù. Continuerà per la sua strada, fregandosene di tutto e tutti, com’è nel suo stile. E’ un signore che pensa semplicemente ai propri interessi, cercando di non affondare con la speranza di essere spinto, prima o poi, dal vento della buonasorte. Magari gli andrà bene, come accaduto già nel recente passato. Ma le prospettive per questo Verona non sono incoraggianti. I tifosi lo hanno capito e molti di loro hanno abbandonato ogni illusione, perdendo  attaccamento, passione, fede.

Tutto molto triste. Quasi un mese fa avevo scritto della necessità di cambiare guida tecnica. Setti ha preferito continuare con Grosso, aspettando il Palermo. Qualcuno ha avuto il coraggio di esaltare quel misero pareggio con i rosanero parlando di “buon punto”, “crisi fermata”, “miglior Grosso della stagione”. Miserie. Doveva essere la gara del riscatto, della svolta, della ripresa. Per mezz’ora i gialloblù sono stati in balia dell’avversario. Hanno avuto la fortuna di passare in vantaggio ma non sono stati in grado di approfittarne. Per come la vedo io, è stata un’altra partita negativa che ha semplicemente allungato l’agonia di una squadra incapace di rendere come potrebbe. Prendersela con Grosso non serve, come non serviva prendersela con Pecchia l’anno scorso.

11
nov 2018
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Hellas Verona

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INCAPACITA’ TOTALE

Ho evitato di scrivere dopo il triste pareggio con la Cremonese perché andava benissimo il post precedente dal titolo “PIATTUME”. La tentazione di togliere la seconda lettera e intitolare il nuovo post PATTUME è stata forte, lo ammetto. Ha vinto la mia parte moderata e meno volgare. Certo è che lo spettacolo offerto dal Verona con la Cremonese e a Brescia è stato indecente. Roba da impacchettare e gettare nel cassonetto delle immondizie (tanto per restare in tema).

I problemi sono molteplici. C’è un direttore sportivo inadeguato, un allenatore incapace, un presidente presuntuoso, una squadra che non rende come dovrebbe. Soluzioni? La più facile e logica è cambiare guida tecnica. Sono convinto che questa rosa, gestita diversamente può fare molto meglio. Grosso è in confusione totale. Lo vediamo noi, lo vedono i giocatori e dovrebbe vederlo anche il presidente nonostante gli occhiali scuri e il fumo del sigaro che può creare qualche problema di visibilità. Scherzi a parte, se sei convinto di aver costruito una squadra in grado di vincere il campionato, non puoi tenere un tecnico così.

Setti ha commesso tanti errori da quando è presidente del Verona. Ha sbagliato scelte, uomini, programmi, dichiarazioni e silenzi, azioni, tempi e atteggiamenti. Recuperare credibilità è impresa molto ardua. Prendere un allenatore capace, con un certo curriculum (non un’altra scommessa) potrebbe essere un piccolo punto di partenza, anche se i traguardi da centrare per riscattare i tanti fallimenti sono altri. Tornare in A è solamente il primo. Buona fortuna.

31
ott 2018
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Hellas Verona

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PIATTUME

E’ un Verona piatto, noioso, poco incisivo. Una squadra che non riesce a trasmettermi emozioni. A dirla tutta ho fatto fatica a restare sveglio durante il primo tempo del match con l’Ascoli. Più passano le giornate e più fatico a comprendere quanto questo allenatore sia in grado di dare ai gialloblù. Guardo le altre formazioni e vedo un livello davvero basso. Guardo il Verona e mi sembra una discreta rosa per la categoria. Ma sul campo fa una fatica tremenda a creare occasioni e in difesa traballa sempre troppo.

In un campionato senza vere big, pieno di mediocrità e di onesti pedalatori, mancare uno dei primi due posti sarebbe un fallimento per una società partita con l’enorme vantaggio del paracadute. Non è ancora il momento di fare processi, la strada è lunga, tutto può accadere. Di sicuro il cammino dei gialloblù in queste prime dieci giornate è deludente. Come è deludente la gestione dell’allenatore, la sua cocciutaggine nell’insistere sul tridente offensivo e nel continuare a tenere fuori Pazzini che avrà pure 34 anni (non 40!), ma che in questa tristezza di serie B qualcosa potrebbe ancora dire.