{"id":2931,"date":"2020-06-07T12:33:09","date_gmt":"2020-06-07T10:33:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/?p=2931"},"modified":"2020-06-07T19:52:19","modified_gmt":"2020-06-07T17:52:19","slug":"il-dio-dei-canestri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/2020\/06\/07\/il-dio-dei-canestri\/","title":{"rendered":"IL DIO DEI CANESTRI"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cImmaginavo quanto fosse conosciuto e rispettato anche in Europa, ma quello che ho visto oggi \u00e8 difficile da credere. Qui Dra<em>\u017e<\/em>en \u00e8 Dio\u201d. (Chris Dudley &#8211; New York Times, 11 giugno 1993 &#8211; da \u201cGli anni di Dra\u017een Petrovi\u0107, di Stefano Olivari)<\/em><\/p>\n<p>Per me, che ho sempre avuto la pallacanestro slava come punto di riferimento, per passione, determinazione e diffusione del nostro amato sport, il Dio dei canestri, non me ne vorranno tanti amici, \u00e8 un ragazzino con i ricci e la faccia da impunito, che poi \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande giocatore europeo di tutti i tempi.<br \/>\nIl pomeriggio di 27 anni fa, il 7 giugno 1993, Dra\u017een Petrovi\u0107 lasciava i comuni mortali che tanto spesso aveva sbeffeggiato sui parquet di mezzo mondo e volava a smazzare assist in mezzo alle gambe nel paradiso dei canestri.<br \/>\nNell\u2019estate del 1981 un memorabile viaggio in Vespa assieme ad un amico mi port\u00f2 fino a Sebenico, citt\u00e0 di Petrovi\u0107. Sono sincero: il reale motivo era una giovane ragazza bionda veronese che trascorreva le vacanze nel centro della Dalmazia, dove era nata la madre. Ma la passione per il basket era gi\u00e0 fortissima e quella spedizione \u201cspeciale\u201d ci fece scendere lungo tutta la costa adriatica dalmata anche per andare sulle tracce del giovane fenomeno, che all\u2019epoca aveva 17 anni ed era gi\u00e0 un predestinato. Alla fine di quell\u2019anno Boscia Tanjevi\u0107, il c.t. della nazionale jugoslava campione olimpica a Mosca e fresca di titolo europeo a Praga, convoc\u00f2 Petrovi\u0107 nella selezione sperimentale per un tour di partite contro i college americani. Per capire cosa fosse la Jugoslavia di quell\u2019epoca: le medaglie d\u2019oro erano state vinte da gente del calibro di \u0106osi\u0107, Dalipagi\u0107, Deliba\u0161i\u0107, Radovanovi\u0107, Ki\u0107anovi\u0107 (solo alle Olimpiadi).<br \/>\nAndai in pellegrinaggio al Baldekin, la mitica tana del \u0160ibenka: 1.200 posti che diventavano 3.000 per le partite di cartello. Palazzetto intitolato a Ivo Lola Ribar, eroe della Resistenza e vecchio collaboratore di Tito. Per tutti per\u00f2 Baldekin, la zona di Sebenico dov\u2019era stato costruito.<br \/>\nCampi all\u2019aperto ovunque e dappertutto ragazzi che giocavano a basket ad ogni ora del giorno e della notte. Anche per quello Petrovi\u0107 \u00e8 diventato un campione, e come lui tanti altri. Con le chiavi della palestra a disposizione per andare a tirare all\u2019alba prima di andare a scuola e un&#8217;ossessione che ricorda tanto quella di MJ.<br \/>\nL\u2019anno dopo, marzo 1982, ho potuto ammirare dal vivo il \u201cMozart dei canestri\u201d, come era stato ribattezzato da Enrico Campana sulla <em>Gazzetta dello Sport<\/em> per il suo modo irriverente di giocare. Finale di Coppa Kora\u0107 a Padova. Limoges-Sebenico. I francesi vincono in rimonta 90-84 e il 18enne fenomeno alza la maglia numero 4 per coprire le lacrime di delusione.<br \/>\nNell\u2019aprile del 1983 al Baldekin una delle pi\u00f9 grandi emozioni della mia vita: la decisiva gara-3 della finale dei playoff del campionato slavo. Un muro di maglie arancioni a sostenere Sebenico contro il Bosna Sarajevo (che 4 anni prima aveva fermato il sogno di Varese nella decima e ultima finale consecutiva di Coppa dei Campioni).<br \/>\nUltima azione. Bosna avanti 81-82. Ljubojevi\u0107 serve Dra\u017een che attacca Radovanovi\u0107 ma non segna. Sirena. La panchina del Bosna si fionda in campo per festeggiare, nella bolgia l\u2019arbitro Had\u017ei\u0107 s\u2019inventa un fallo di Radovanovi\u0107 su Petrovi\u0107. Due tiri liberi: Dra\u017een fa 2\/2 e tocca quota 40 punti (a 19 anni). Vittoria 83-82 \u0160ibenka che diventa campione di Jugoslavia.<br \/>\nIl risveglio per la citt\u00e0 di Sebenico per\u00f2 non \u00e8 cos\u00ec trionfale. Il Bosna ha presentato reclamo sostenendo che il fallo \u00e8 stato commesso a tempo scaduto. Ed entra in ballo la politica. La Federazione \u00e8 presieduta da un macedone, a Sarajevo (Repubblica di Bosnia-Erzegovina) sostengono che l\u2019altro arbitro, un croato, abbia voluto favorire Sebenico, che \u00e8 in Croazia.<br \/>\nGi\u00e0 allora (Tito era morto solo 3 anni prima) i venti del nazionalismo si fanno sentire. La Federazione squalifica incredibilmente l\u2019arbitro che ha fischiato il fallo decisivo e decide che la partita deve essere ripetuta, addirittura in campo neutro, a Novi Sad, capitale della Voivod\u00edna\u00a0molto lontana da Sebenico e assai pi\u00f9 vicina a Sarajevo. Tutto questo nonostante le immagini televisive dimostrino in modo inequivocabile che il fallo su Petrovi\u0107 \u00e8 stato commesso prima della sirena.<br \/>\nDra\u017een \u00e8 il pi\u00f9 determinato a non rigiocare la partita: &#8220;Non regaler\u00f2 la mia vittoria\u201d. Cos\u00ec il \u0160ibenka non si presenta a Novi Sad dove in un clima surreale la ripetizione della \u201cbella\u201d della finale comincia con la palla a due, ma una sola squadra in campo e finisce subito dopo. 2-0 a tavolino, Bosna Sarajevo campione di Jugoslavia.<br \/>\nIn quell\u2019estate del 1983 Dra\u017een Petrovi\u0107 approder\u00e0 nella nazionale \u201cvera\u201d, eliminata in semifinale agli europei dell\u2019Italia dopo una furibonda rissa, scoppiata proprio per una reazione di Dra\u017een a Gilardi e che coinvolge, tra gli altri, Ki\u0107anovi\u0107, Meo Sacchetti (attuale c.t. azzurro), Moka Slavni\u0107, Dino Meneghin. Pugni, calci, le forbici impugnate che diventano il simbolo di quel memorabile parapiglia. L\u2019Italia poi diventer\u00e0 campione d\u2019Europa battendo la Spagna in finale.<br \/>\nDopo il passaggio al Cibona Zagabria, con due Coppe dei Campioni (a 37 punti di media), due Coppe delle Coppe, Dra\u017een vince altre due volte (4 di fila) lo stesso trofeo con il Real Madrid e la finale del 1989 ad Atene contro Caserta \u00e8 in manifesto del dominio europeo di Petrovi\u0107. 60-57 all\u2019intervallo. 102-102 pari al 40\u2019, con Rigas che deruba Gentile e la squadra di Marcelletti negando i due liberi decisivi. Alla fine 117-113 Real. 62 punti di Petrovi\u0107 con 11 punti su 15 nell\u2019overtime.<br \/>\nPoi sono arrivati la NBA, Portland (perdendo la finale del \u201990 con Detroit), i Nets, il Mondiale vinto in Argentina sempre nel 1990, lo strappo con Divac raccontato in Once Brothers, la guerra in Jugoslavia e quel maledetto viaggio verso la Croazia passando per la Germania. La fidanzata che guidava l\u2019auto, Klara Szalantzy, poi si \u00e8 sposata con Oliver Bierhoff. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cImmaginavo quanto fosse conosciuto e rispettato anche in Europa, ma quello che ho visto oggi \u00e8 difficile da credere. Qui Dra\u017een \u00e8 Dio\u201d. 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