{"id":2998,"date":"2021-01-22T20:04:52","date_gmt":"2021-01-22T19:04:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/?p=2998"},"modified":"2021-01-23T10:59:10","modified_gmt":"2021-01-23T09:59:10","slug":"ciao-dado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/2021\/01\/22\/ciao-dado\/","title":{"rendered":"CIAO DADO"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cUn ce n\u2019\u00e8 pane secco\u201d (detto livornese)<\/em><\/p>\n<p>Quando Dado Lombardi arriv\u00f2 a Verona, nell&#8217;estate del 1987, forse all\u2019inizio pensava che i veronesi (cestisticamente parlando) avessero un po\u2019 l\u2019anello al naso. Lui, con il suo fare da istrione, in perfetta sintonia con il fisico imponente (da l\u00ec il soprannome Dado), pontificava ma era pur sempre un mito della pallacanestro italiana degli anni &#8217;60, per due volte miglior realizzatore del campionato. Tanto per capirci, due anni dopo di lui scrisse il proprio nome nell\u2019albo d\u2019oro un certo Radivoj Kora\u0107 e poi Bob Morse. Per rivedere un italiano sarebbero dovuti passare 25 anni, con Mario Boni. E ancora per capirci, a 19 anni venne eletto nel miglior quintetto delle Olimpiadi di Roma. Un Donci\u0107 ante litteram\u2026<br \/>\nUn vincente, un leader. Con 5 promozioni in serie A, da allenatore ha arricchito un palmar\u00e8s ingiustamente vuoto da giocatore (titolo di cannoniere a parte). I ricordi sono logicamente legati alle due stagioni alla Glaxo, sfiorando il doppio salto dalla serie B all\u2019A1, fermandosi solo all\u2019ultima partita dei playout al Palaeur di Roma. In albergo cercava di spaventare chi stava ad ascoltarlo con i racconti su Er Canaro, che a poca distanza dallo Sheraton Hotel (alla Magliana, non so se rendo l&#8217;idea) aveva compiuto un orrendo delitto.<br \/>\nI siparietti con il compianto Pino Brumatti, con il quale condivideva l\u2019appartamento accanto ai Portoni della Bra, erano esilaranti. Per lungo tempo and\u00f2 in panchina sempre con lo stesso camicione verde a quadri, convinto che contenesse dei germi \u201cforieri della vittoria\u201d. E proprio per quello non lo lavava mai. Con Brumatti e Malagoli che si accomodavano a distanza di sicurezza, turandosi platealmente il naso tra gli sghignazzi.<br \/>\nUn po\u2019 pi\u00f9 nascostamente spargeva sale sotto la panchina giallobl\u00f9 al Palaolimpia. Portava bene.<br \/>\nNon and\u00f2 mai d\u2019accordo con James Bailey e fu costretto ad abbozzare il ritorno dell\u2019americano a furor di popolo. Gestirlo in coppia con l\u2019immenso (e brontolone) Praja Dalipagi\u0107 del resto non era facile.<br \/>\nChiamato a Verona da Andrea Fadini, nella prima stagione alla Scaligera aveva una squadra illegale, con Brumatti, Claudio Malagoli, Lino Lardo, Moreno Sfiligoi, Claudio Capone, Diego Pastori, oltre a Zamberlan e Dalla Vecchia. Per\u00f2 sono convinto che nell\u2019imminenza dei playoff perse apposta per tenere la squadra sulla corda, per poi conquistare l\u2019A2 a mani basse contro Imola.<br \/>\nEppure per farsi convincere ad accettare di scendere in serie B riusc\u00ec a farsi promettere dal presidente Giuseppe Vicenzi che avrebbe avuto in regalo la sua Jaguar in caso di promozione. Vicenzi mantenne assai volentieri l&#8217;impegno e al primo allenamento della nuova stagione, in A2, Dado si present\u00f2 al volante della lussuosa auto presidenziale, con Fadini e Brumatti che lo prendevano in giro sui costi per la benzina.<br \/>\nLa saga dei livornesi sulla panchina della Scaligera sarebbe continuata, ma con te, caro Dado, non c\u2019\u00e8 stata partita&#8230;\u201cUn ce n\u2019\u00e8 pane secco\u201d. Ti sia lieve la terra, salutaci Pino e Claudio e vediamo se gli chiederai di difendere con la match-up.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUn ce n\u2019\u00e8 pane secco\u201d (detto livornese) Quando Dado Lombardi arriv\u00f2 a Verona, nell&#8217;estate del 1987, forse all\u2019inizio pensava che i veronesi (cestisticamente parlando) avessero un po\u2019 l\u2019anello al naso. 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