{"id":314,"date":"2014-02-01T18:16:06","date_gmt":"2014-02-01T17:16:06","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/?p=314"},"modified":"2014-02-01T21:51:09","modified_gmt":"2014-02-01T20:51:09","slug":"ciao-teo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-poli\/2014\/02\/01\/ciao-teo\/","title":{"rendered":"CIAO TEO"},"content":{"rendered":"<p>Nella lunga frequentazione che Teofilo Sanson mi ha onorato di concedermi, potrei citare mille aneddoti. Mi piace ricordarne un paio che c\u2019entrano poco o nulla con il suo grande impegno di appassionatissimo mecenate nello sport, a cominciare dal ciclismo.<br \/>\nAlla fine dei Mondiali del 1999 fui invitato a pranzo in azienda assieme a mia moglie, che aveva lavorato nello staff dei Mondiali. Alla fine, mentre stavamo per accomiatarci, scopr\u00ec che proprio quel giorno era il nostro anniversario di matrimonio.\u00a0A quel punto si gir\u00f2 verso il cameriere che si era appena seduto a tavola per mangiare dopo averci servito e lo chiam\u00f2 con la sua voce afona e unica: \u201cAnimale! Vieni qui subito!\u201d. E lo sped\u00ec in cantina a prendere due bottiglie di champagne che ci don\u00f2 per festeggiare.<br \/>\nTeo Sanson era cos\u00ec: rude, ma generoso. Poi avr\u00e0 regalato una bottiglia o una cravatta griffata anche al suo collaboratore, per rimediare ai modi un po\u2019 troppo spicci.<br \/>\nUn uomo capace di soffiare il Mondiale ad Agnelli (nell\u2019anno del centenario Fiat) e che si mise in testa di riportare il Mondiale a Verona (\u201csolo a Verona\u201d precis\u00f2) per festeggiare le nozze d\u2019oro con l\u2019adorata Giannina. E ci riusc\u00ec.<br \/>\nUn nonno che si incazz\u00f2 di brutto perch\u00e9 non volevano far salire i nipoti sull\u2019auto che girava lungo il percorso iridato.<br \/>\nUn imprenditore che metteva passione anche solo per spiegare, durante una cena, che una bottiglia di vino va trattata con cura (\u201cE\u2019 vivo!\u201d); o che cercava di convincerti fino all\u2019esaurimento che i suoi gelati industriali erano assolutamente pi\u00f9 buoni e sicuri di quelli artigianali, perch\u00e9 c\u2019erano molti controlli in pi\u00f9.<br \/>\nPer usare la nostra lingua, che era anche la sua (inframmezzata da qualche esclamazione friulana e pure torinese) bisogna proprio dire: \u201cAverghene come il Teo\u201d.<br \/>\nUn industriale che non mai lesinato quattrini per sostenere lo sport, fosse il ciclismo che tanto amava (e su tutti il mitico \u201cMoseron\u201d), il calcio con l\u2019Udinese ma anche con un po\u2019 di Hellas, il rugby che a Rovigo gli port\u00f2 due scudetti.<br \/>\nIl trittico Sanson fu la premondiale che lanci\u00f2 Bugno verso il trionfo iridato, la tappa del Giro d\u2019Italia si deve a lui e soprattutto il record di due edizioni dei Campionati del Mondo in cinque anni. Nel \u201999 si commosse vedendo Damiano Cunego vincere sulle strade di casa, novello \u201cenfant du pays\u201d. Sarebbe bello che Verona, la citt\u00e0 che luned\u00ec saluter\u00e0 Teo Sanson nella chiesa del Vescovo Moro, gli dedicasse una salita, un tornante sul percorso delle Torricelle che lui amava tanto e che sublim\u00f2 le bellezze di due Mondiali spettacolari come nessun\u2019altro.<br \/>\nTi sia lieve la terra Teo, e mi piace ricordarti lass\u00f9 con il tuo carrettino di gelati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella lunga frequentazione che Teofilo Sanson mi ha onorato di concedermi, potrei citare mille aneddoti. Mi piace ricordarne un paio che c\u2019entrano poco o nulla con il suo grande impegno di appassionatissimo mecenate nello sport, a cominciare dal ciclismo. 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