{"id":1033,"date":"2015-12-04T11:41:46","date_gmt":"2015-12-04T10:41:46","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/?p=1033"},"modified":"2015-12-04T11:41:46","modified_gmt":"2015-12-04T10:41:46","slug":"pensione-piu-condanna-che-conquista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2015\/12\/04\/pensione-piu-condanna-che-conquista\/","title":{"rendered":"PENSIONE, PIU&#8217; CONDANNA CHE CONQUISTA"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;allarme lo ha lanciato il presidente dell&#8217;Inps Tito Boeri: i nati negli anni &#8217;80 (chi ha oggi 35 anni) dovranno lavorare fino a 75 anni e poi andranno in pensione con un assegno decurtato del 25%.<br \/>\nNon una bella prospettiva. Ma sarebbe ancora peggiore se in pensione ci andassero a 60 anni: avrebbero infatti davanti 15 anni in pi\u00f9 di stenti rispetto a chi lavora fino a 75 anni. Quindi, rovesciando un comune sentire e una comune battaglia sindacale, lavorare fino a tarda et\u00e0 \u00e8 preferibile all&#8217;andare in pensione prima.<br \/>\nLa pensione infatti \u00e8 un dramma, sia economico che sociale. Economico perch\u00e8 le esigenze e le spese non diminuiscono ma aumentano: e 4 pensionati su 10 hanno meno di 1000 euro al mese. Sociale, anzi socio-sanitario, perch\u00e8 il lavoro ti mantiene vivo e vitale, rallenta le terribili malattie dell&#8217;invecchiamento. Detto brutalmente: chi continua a lavorare ha meno probabilit\u00e0 di rincretinirsi rispetto a chi va \u201cai giardinetti\u201d.<br \/>\nLa prospettiva non \u00e8 triste solo per i pensionati italiani. Lo \u00e8 anche per quelli tedeschi, di una Germania che ha un&#8217;economia ed un welfare pi\u00f9 forti dei nostri. Una ricerca della societ\u00e0 di assicurazione Axa ha infatti appurato che il 73% dei pensionati tedeschi ha problemi finanziari, \u00e8 cio\u00e8 costretto a rinunciare a spese necessarie e\/o a ricorrere all&#8217;aiuto dei parenti.<br \/>\nLa stessa ricerca spiega che le necessit\u00e0 economiche salgono con il progredire dell&#8217;et\u00e0: del 39% per i pensionati fino a 69 anni, del 49% fino a 74 anni, dell&#8217;80% per gli ottantenni. Spese legate anzitutto alle crescenti esigenze di assistenza e interventi sanitari.<br \/>\n(Prendiamone atto: la famiglia \u00e8 sempre pi\u00f9 rara, il pensionato \u00e8 sempre pi\u00f9 solo)<br \/>\nQuindi il vero dramma, la vera condanna, non \u00e8 andare in pensione tardi, ma andarci troppo presto. Meglio continuare a lavorare il pi\u00f9 a lungo possibile. Anche perch\u00e8 mantieni relazioni sociali, invece che ritrovarti solo a guardarti invecchiare nello specchio.<br \/>\nTant&#8217;\u00e8 che non ce n&#8217;\u00e8 uno di libero professionista che vada in pensione. Magari finge d&#8217;andarci per incassare l&#8217;assegno, ma continua a lavorare. Tant&#8217;\u00e8 che non c&#8217;\u00e8 medico (capace e con clientela) che, una volta pensionato dal sistema sanitario pubblico, non continui a fornire prestazioni in cliniche e ambulatori privati. Tant&#8217;\u00e8 che non c&#8217;\u00e8 giornalista che, terminato il contratto di lavoro, non si metta a scrivere un libro (che magari nessuno mai legger\u00e0).<br \/>\nOltre che a guadagnare (o a provarci) serve a tenersi vivi.<br \/>\nE non vale solo per i lavori privilegiati. Meglio, molto meglio, potendo, anche starsene in fabbrica piuttosto che aspettare la morte seduto su una panchina ai giardinetti o al tavolo di un bar del tuo quartiere.<br \/>\nLa vera conquista \u00e8 dunque continuare a lavorare, non certo diventare pensionato. (Tranne per chi gi\u00e0 pensionato lo era, anche quando faceva finta di lavorare&#8230;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;allarme lo ha lanciato il presidente dell&#8217;Inps Tito Boeri: i nati negli anni &#8217;80 (chi ha oggi 35 anni) dovranno lavorare fino a 75 anni e poi andranno in pensione con un assegno decurtato del 25%. Non una bella prospettiva. 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