{"id":190,"date":"2009-11-05T16:28:00","date_gmt":"2009-11-05T16:28:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=C4FC82D1-5056-8F05-E4663B7BB81FBEFF"},"modified":"2009-11-05T16:28:00","modified_gmt":"2009-11-05T16:28:00","slug":"LA-FORMICA-ATTACCA-LELEFANTE-CIA","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2009\/11\/05\/LA-FORMICA-ATTACCA-LELEFANTE-CIA\/","title":{"rendered":"LA FORMICA ATTACCA L&#8217;ELEFANTE CIA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">&nbsp;<span style=\"font-size: small\"><b>Dunque i magistrati di Milano hanno prima messo sotto processo e poi condannato non solo gli uomini della Cia, responsabili del sequestro di Abu Omar, ma, per loro tramite, anche le modalit&agrave; di lotta al terrorismo islamico adottate dall&#8217;amministrazione Bush: rapimenti, interrogatori con tortura, carcere duro stile Guantanamo. Caspita. <\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><b>La prima cosa che colpisce in questa vicenda &egrave; la protervia della formica che pretende di mettere in riga l&#8217;elefante. Mi spiego. Quando eravamo noi padroni del mondo cosa sarebbe accaduto se un qualche procuratore della Macedonia o della Numidia ( tanto per citare due delle centodiciassette province in cui era diviso l&#8217;Impero romano ai tempi di Marco Aurelio) avessero preteso di mettere sotto accusa e condannare i funzionari imperiali e magari lo stesso Cesare? Sarebbe accaduto che a Roma da un lato avrebbero irriso alle pretese della formica ma dall&#8217;altro si sarebbero irritati per la sua protervia. Esattamente quello che oggi succede a Washington.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Come noto il procuratore Spataro voleva processare anche i nostri servizi segreti accusati di aver agito in maniera illegale. E per loro non c&#8217;&egrave; stata condanna solo perch&egrave; &egrave; scattato il &ldquo;lodo&rdquo; del segreto di Stato. Mi pare che non abbia alcun senso discutere i dettagli. Diamo pure per scontato che la verit&agrave; sia quella sostenuta dal procuratore Armando Spataro: i nostri servizi hanno tenuto bordone a quelli americani nel commettere tutta una serie di reati, a partire dal rapimento dell&#8217;ex imam di Milano. Tuttavia le questioni da discutere sono altre. E precisamente<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>1) Se accettiamo l&#8217;idea che possono e devono esistere dei servizi segreti &egrave; chiaro che questi non si comporteranno come vigili urbani. Si trattasse di agire nell&#8217;ambito della legge basterebbero le altre forze dell&#8217;ordine. Mentre se istituiamo dei servizi segreti lo facciamo accettando il principio che, in segreto, agiscano ai confini della legalit&agrave; e anche al di fuori. Mi sembra che tutto questo sia connaturato alla loro esistenza. Servono, non servono? Sono utili a garantire la sicurezza oppure dannosi per le loro trame occulte? Si pu&ograve; discutere, ma solo tenendo fermo che alla fine la decisione spetta agli unici interpreti della sovranit&agrave; popolare: cio&egrave; ai politici, e non ai magistrati che con processi come quello di Milano smantellano i nostri servizi segreti e li rendono inaffidabili agli occhi degli alleati.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>2) Che limiti poniamo alle azioni border-line dei servizi segreti: possono solo spiare o anche corrompere? Possono rapire e torturare oppure no? Fino a che punto possono agire al di fuori della legge e delle regole della civilt&agrave; democratica? Anche qui la pi&ugrave; ampia discussione, ma sempre tenendo fermo il punto che sono i politici a stabilire che reati sono concessi ai servizi e che reati no. Mai comunque i magistrato<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>3)&nbsp;Il rapimento a Milano di Abu Omar da parte di agenti Cia con la complicit&agrave; dei nostri servizi &egrave; la conferma che siamo i lacch&egrave; degli Usa, che il nostro &egrave; un Paese a sovranit&agrave; limitata? Pu&ograve; essere. E magari si pu&ograve; pretendere di ritrovare uno scatto d&#8217;orgoglio come ai tempi di Sigonella. Ma anche questo lo decidono solo i depositari della nostra sovranit&agrave; popolare. Perch&egrave; la novit&agrave; pi&ugrave; clamorosa di questo processo alla Cia &egrave; che certi magistrati, i quali da anni pretendono di determinare la politica interna del nostro Paese, per la prima volta&nbsp;han voluto&nbsp;dettare anche le linee di politica estera, la scelta delle alleanze, i termini del rapporto della provincia Italica con l&#8217;Impero Usa.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>In conclusione per&ograve; senza dimenticare mai che questa esondazione dagli argini di competenza della magistratura pu&ograve; avvenire solo perch&egrave; il potere politico dorme o &egrave; in altre faccende affaccendato oppure &egrave; preda di un attacco di panico. I paletti pu&ograve; e deve metterli la politica, invece di accusare i magistrati di aver attraversato confini inesistenti. Nella fattispecie, dopo l&#8217;11 settembre, lo scudo del segreto di Stato avrebbe dovuto essere esteso e coprire anche l&#8217;attivit&agrave; dei servizi segreti alleati, Cia in primis. Evitando cos&igrave; di essere coprotagonisti nella comica della formica che va all&#8217;assalto dell&#8217;elefante.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Dunque i magistrati di Milano hanno prima messo sotto processo e poi condannato non solo gli uomini della Cia, responsabili del sequestro di Abu Omar, ma, per loro tramite, anche le modalit&agrave; di lotta al terrorismo islamico adottate dall&#8217;amministrazione Bush: rapimenti, interrogatori con tortura, carcere duro stile Guantanamo. Caspita. 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