{"id":193,"date":"2009-11-11T15:28:00","date_gmt":"2009-11-11T15:28:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=E3AEABE4-5056-8F05-E43DBD9D95AA50FB"},"modified":"2009-11-11T15:28:00","modified_gmt":"2009-11-11T15:28:00","slug":"COSA-INSEGNA-DROGBA-LINGLESE","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2009\/11\/11\/COSA-INSEGNA-DROGBA-LINGLESE\/","title":{"rendered":"COSA INSEGNA DROGBA &#8220;L&#8217;INGLESE&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Se l&#8217;ivoriano Didier Drogaba diventa &quot;inglese&quot;, dobbiamo concludere che &egrave; determinante nella formazione di ognuno&nbsp;il Paese dove vivi e non quello dove sei nato. Ammesso, e non concesso, che un Paese sappia formare le persone.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Fin&#8217;ora questo grande centravanti del Chelsea aveva atteggiamenti tipici dei calciatori latini: sceneggiate a non finire ogni volta che subiva un fallo, proteste plateali nei confronti degli arbitri (sembrava un Totti o un Inzaghi, tanto per capirci) al punto che &egrave; stato espulso anche di recente dopo l&#8217;ennesimo litigio con un direttore di gara. Ma adesso non lo far&agrave; pi&ugrave;, lo ha assicurato in un&#8217;intervista alla Gazzetta dello sport dove ha spiegato che &egrave; stato suo figlio a rimproverarlo dicendogli che non si deve mai discutere con gli arbitri!<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>E&#8217; un cardine della cultura calcistica inglese che, anche per questo, la rende profondamente diversa dalla nostra: giuste o sbagliate, le decisioni degli arbitri si accettano senza protestare e si continua a giocare invece che perdere tempo a polemizzare. Nessun calciatore inglese&nbsp;discute col direttore di gare e tanto meno lo insulta, lo manda a vaffa&#8230;, come invece&nbsp;succede ogni domenica nei nostri stadi.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Ma la cosa notevole &egrave; che questo principio, squisitamente inglese, sia stato recepito dal figlio di Drogba un bambino di soli otto anni che da cinque vive in Inghilterra. Recepito al punto che lui &egrave; diventato il maestro, l&#8217;educatore, di suo padre. Significa che in quel Paese certi principi di civilt&agrave; calcistica li respiri nell&#8217;area, permeano l&#8217;esistenza quotidiana, &ldquo;impregnano&rdquo; chiunque viva l&agrave;. E questo vale non solo per il calcio ma per tutti gli altri principi che stanno alla base di una civile convivenza: l&#8217;educazione che ti da, o non ti da, un Paese &egrave; fondamentale.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Anzitutto per questo, credo, quasi non ci si accorge dei milioni di turchi che vivono e lavorano in Germania: perch&egrave; sono diventati tedeschi. Cos&igrave; come sono diventati austriaci i membri di quella comunit&agrave; bosniaca, che ho conosciuto anni fa a Linz, i quali mi hanno portato a vedere i monumenti della citt&agrave; con lo stesso orgoglio come se si fosse trattato della loro citt&agrave; natale .Ed erano talmente inseriti da preoccuparsi di fare loro da filtro sui nuovi arrivi: per essere certi che a Linz venissero a lavorare solo bosniaci seri che non li facessero sfigurare agli occhi dei concittadini austriaci&#8230;<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>In una splendida intervista a La Stampa il regista Pupi Avati sostiene che la disgregazione della societ&agrave; italiana &egrave; cominciata dalla famiglia per poi riversarsi sulla politica, sulla scuola, sulla stessa Chiesa. Non so se tutto parta dalla famiglia.&nbsp;Ma concorso sul risultato finale:&nbsp;siamo una societ&agrave; disgregata, dove nessuno pi&ugrave; riesce ad esercitare un ruolo educativo. Trovo patetico il timore espresso ieri da Giorgio Israel sul Giornale; timore che gli insegnanti di sinistra, attraverso l&#8217;ora di educazione civica, arrivino a indottrinare gli studenti al culto dello Stato e della Costituzione. Magari arrivassero ad indottrinarli, a catechizzarli. Perch&egrave; sarebbe gi&agrave; qualcosa&#8230;Mentre oggi &egrave; peggio. Nel senso che qualunque cosa dica oggi ai nostri giovani la scuola, la famiglia, la Chiesa, l&#8217;informazione, la politica, tutto scorre su di loro come l&#8217;acqua sull&#8217;impermeabile senza lasciare traccia. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Il nostro &egrave; appunto un Paese che non sa pi&ugrave; educare. Nemmeno i propri cittadini. Figuriamoci gli stranieri. Da noi Drogba sarebbe rimasto ivoriano, continuando a mandare affa&#8230;l&#8217;arbitro proprio come un Totti qualsiasi. <\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Se l&#8217;ivoriano Didier Drogaba diventa &quot;inglese&quot;, dobbiamo concludere che &egrave; determinante nella formazione di ognuno&nbsp;il Paese dove vivi e non quello dove sei nato. Ammesso, e non concesso, che un Paese sappia formare le persone. 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