{"id":200,"date":"2009-12-03T13:48:00","date_gmt":"2009-12-03T13:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=5497290E-5056-8F05-E4529C2279C71DE3"},"modified":"2009-12-03T13:48:00","modified_gmt":"2009-12-03T13:48:00","slug":"FIGLIO-MIO-VA-VIA-DA-QUESTA-ITALIA","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2009\/12\/03\/FIGLIO-MIO-VA-VIA-DA-QUESTA-ITALIA\/","title":{"rendered":"FIGLIO MIO, VA VIA DA QUESTA ITALIA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>&ldquo;Non andatevene&rdquo;, &ldquo;possiamo crescere&rdquo;, &ldquo;dobbiamo avere fiducia nelle potenzialit&agrave; del nostro Paese&rdquo;. Con queste parole il presidente Napolitano ha lanciato oggi ai giovani un appello contrario a quello dell&#8217;ex direttore generale Rai, Pier Luigi Celli, che nei giorni scorsi aveva invitato suo figlio ad andarsene via dall&#8217;Italia, a costruirsi altrove il suo futuro.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>L&#8217;esortazione del presidente della Repubblica, mi ricordano quelle ricorrenti a &ldquo;comprare italiano&rdquo; per aiutare le nostre industrie. Della serie: compratevi una Fiat perch&egrave; &egrave; un&#8217;auto italiana. Col cavolo. Compro la Fiat solo se nel rapporto qualit&agrave; prezzo &egrave; pi&ugrave; vantaggiosa della Volkswagen; altrimenti mi prendo la Golf, e non mi sento certo un traditore della Patria perch&egrave; ho scelto un auto tedesca.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Mi sembra inevitabile, oltre che giusto, che oggi i giovani nell&#8217;era della globalizzazione scelgano in quale Paese del mondo andare a vivere e lavorare. Che scelgano in base a tutta una serie di variabili: l&#8217;opportunit&agrave; di reddito, la qualit&agrave; del welfare, il clima, l&#8217;ordine o la trasgressione che regnano in un certo Paese. E mi sembra logico che lo facciano non solo i giovani laureandi, come il figlio di Celli, ma anche i giovani artigiani, operai, ragionieri; chiunque abbia una vita davanti. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Si potr&agrave; obiettare che noi anziani siamo pi&ugrave; maturi, e magari compiremmo una scelta pi&ugrave; oculata; purtroppo per&ograve; abbiamo un&#8217;et&agrave; in cui ci resta da scegliere solo il cimitero&#8230;(oppure i Caraibi, dove vivere decentemente anche con la pensione sociale&#8230;). Ma un giovane perch&egrave; mai dovrebbe chiudersi in partenza l&#8217;orizzonte delle opportunit&agrave; invece che aprirlo? Dovrebbe farlo in omaggio alla sua Patria? A questa Patria italiana che per prima li ha traditi: nel senso che non ha trasmesso loro nemmeno un&#8217;idea comune, un sistema di valori condivisi. Ed invece &ndash; proprio come ha sottolineato Celli &ndash; continua quotidianamente a proporre una lezione di scontri e divisioni. Noi italiani perennemente in guerra civile: cinquant&#8217;anni fa divisi tra fascisti e antifascisti, cinquant&#8217;anni dopo tra berlusconiani e antiberlusconiani&#8230;Come si fa a dire ad un giovane che ha il dovere di restare qui, di impegnarsi a migliorare quel Paese che gi&agrave; Mussolini aveva compreso e proclamato essere ingovernabile? (&ldquo;Non &egrave; difficile, &egrave; inutile provare a governare gli italiani&rdquo;). Con che coscienza il presidente Napolitano li imbroglia fingendo di credere a ci&ograve; che lui per primo non crede, cio&egrave; che si possa riformare l&#8217;Italia?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>L&#8217;Italia vera &egrave; quella che ha dipinto Celli nella pubblica lettera scritta a suo figlio (sulle pagine di Repubblica): un Paese dove non esiste il merito, soffocato dalle corporazioni; dove fa agio il nepotismo, l&#8217;affiliazione politica e di clan; dove non sai nemmeno se potrai prendere un aereo perch&egrave; sei in balia delle bizze dei dipendenti Alitalia. E non si venga a dire che Pier Luigi Celli non ha titolo a parlare perch&egrave;, lui per primo, &egrave; arrivato dove e arrivato solo grazie all&#8217;appartenenza politica. Che obiezione &egrave; mai questa? Significa che solo un santo pu&ograve; parlare di santit&agrave;? Manzoni e Dostoevskij ci hanno insegnato l&#8217;esatto contrario: cio&egrave; che proprio il grande peccatore, appunto perch&eacute; ha sperimentato sulla propria pelle il male del mondo, ha molte pi&ugrave; probabilit&agrave; di redimersi e redimere il prossimo. Appunto come ha tentato di fare Celli con suo figlio. Mentre Napolitano tenta di perpetrare l&#8217;inganno. <\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &ldquo;Non andatevene&rdquo;, &ldquo;possiamo crescere&rdquo;, &ldquo;dobbiamo avere fiducia nelle potenzialit&agrave; del nostro Paese&rdquo;. 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