{"id":206,"date":"2009-12-31T13:12:00","date_gmt":"2009-12-31T13:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=E4A9E964-5056-8F05-E4204C52E0CABD6D"},"modified":"2009-12-31T13:12:00","modified_gmt":"2009-12-31T13:12:00","slug":"MA-IL-2009-NON-E-STATO-UN-29","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2009\/12\/31\/MA-IL-2009-NON-E-STATO-UN-29\/","title":{"rendered":"MA IL 2009 NON E&#8217; STATO UN &#8217;29"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Cari amici assieme agli auguri, lo zerbino di Berlusca vi propina anche l&#8217;inevitabile pensierino di fine anno. Che anno &egrave; stato questo 2009? Di sicuro non &egrave; stato un altro 1929: nel senso che la crisi ha certamente investito decine di migliaia di persone anche nel nostro Veneto, ma non &egrave; stata quella crisi epocale e finale che molti preconizzavano (e speravano fosse).<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Capisco la delusione di chi, alla Di Pietro, considera Berlusconi un diavolo, cio&egrave; l&#8217;incarnazione assoluta del male, ma il nostro Paese &ndash; pur avendo il peggior governo e il pi&ugrave; nefando presidente del consiglio della sua storia &ndash; sta uscendone meno male della Spagna e perfino della Germania. Sar&agrave; merito di chi a torso nudo ara le coline del Molise, comunque &egrave; cos&igrave;. E la stessa crisi mondiale non &egrave; lontanamente paragonabile a quella del &#8217;29.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>La cosa curiosa &egrave;, appunto, che molti nella sinistra radicale e nel sindacato sotto sotto facevano il tifo per la crisi, si auguravano e aspettavano fosse devastante come il passaggio di Attila. Ed il motivo &egrave; semplice: costoro, magari inconsciamente, sono ancora in attesa che si avveri la profezia di Marx sulla inevitabile&nbsp;fine del capitalismo. Ed infatti gioivano per i guasti prodotti dalla deregulation del mercato finanziario; senza capire che la causa principale del guasto sono le troppe pecore che &ndash; sua sponte &#8211; si offrivano alla tosatura convinte di far soldi con i soldi e con i debiti, e non con il lavoro e l&#8217;intraprendere.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>I nipotini di Marx gi&agrave; vagheggiavano&nbsp;l&#8217;imposizione salvifica&nbsp;dello statalismo a tempo pieno e in ogni settore: dal mondo del credito alla programmazione economica dei nuovi modelli produttivi. Come se uno stuolo di burocrati potesse avere l&#8217;inventiva di solo imprenditore; come se la crescita economica (in tutte le epoche) assieme ad alcun regole, che certamente ci vogliono, non richiedesse anche una forte dose di anarchia, di volont&agrave; e coraggio nell&#8217;affrontare il rischio in vista di grossi guadagni che soli possono garantire una ridistribuzione della ricchezza.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Faccio un unico esempio. Non c&#8217;&egrave; dubbio che usciremo diversi da questa crisi; non c&#8217;&egrave; dubbio che non potr&agrave; pi&ugrave; essere l&#8217;edilizia il volano della ripresa, perch&egrave; abbiamo tante di quelle case sfitte ed invendute che ci vorrebbe una rottamazione abitative&#8230;Ma &egrave; altrettanto chiaro che non sar&agrave; lo Stato con i suoi burocrati ad individuare le nuove produzioni e le nuove fonti di ricchezza.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Lo stato, la burocrazia, dovrebbe fare esattamente quello che non fa: cio&egrave; favorire chi ha cuore e capacit&agrave; di intraprendere, semplificandogli le procedure, agevolandolo fiscalmente; e non riempendolo invece di lacci e di balzelli. Da noi la ripresa rischia di essere pi&ugrave; lenta proprio per queste scorie stataliste che la ostacoleranno. Ma ci sar&agrave; comunque con l&#8217;anno nuovo. E intanto, con buona pace dei nipotini di Marx, il 2009 non &egrave; stato un &#8217;29. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari amici assieme agli auguri, lo zerbino di Berlusca vi propina anche l&#8217;inevitabile pensierino di fine anno. Che anno &egrave; stato questo 2009? 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