{"id":2311,"date":"2021-02-02T11:09:40","date_gmt":"2021-02-02T10:09:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/?p=2311"},"modified":"2021-02-02T11:09:40","modified_gmt":"2021-02-02T10:09:40","slug":"aver-paura-dei-propri-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2021\/02\/02\/aver-paura-dei-propri-figli\/","title":{"rendered":"AVER PAURA DEI PROPRI FIGLI"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pandemia ha prodotto qualcosa che mai (ma proprio mai) avremmo immaginato di dover vivere: aver paura dei propri figli.<\/p>\n<p>Lo spiega in un articolo su Repubblica \u2013 con osservazioni inconfutabili \u2013 lo scrittore-sceneggiatore Francesco Piccolo.<\/p>\n<p>Questo il quadro di partenza: il Covid infetta a tutte le et\u00e0, anche i giovani; ma per loro non \u00e8 un problema grave, nel senso che \u2013 di solo Covid \u2013 non \u00e8 morto nessuno (i pochi ragazzi deceduti avevano altre patologie molto gravi). Ma il problema \u00e8 che i giovani contagiano gli altri, i pi\u00f9 anziani, quelli in et\u00e0 critica.<\/p>\n<p>Piccolo, genitore di una certa et\u00e0 spiega che, quando suo figlio minore che ha sempre frequentato le medie inferiori a Roma, torna a casa lui ha paura: gli dice di lavarsi le mani, di non abbracciarlo perch\u00e9 teme appunto di essere contagiato.<\/p>\n<p>Il che rovescia completamente il discorso sulle scuole: non si tratta di garantire la sicurezza in aula o sui bus, ma di capire cosa succede quando i ragazzi tornano a casa con genitori, appunto, di una certa et\u00e0 o addirittura a contatto con i nonni. Incontestabile \u2013 sottolinea Piccolo \u2013 che i contagi si diffondono anzitutto il famiglia.<\/p>\n<p>Lo scrittore \u2013 paradossalmente \u2013 invoca un decreto in base al quale \u201ctutti i giovani studenti dovrebbero vivere e studiare in una citt\u00e0 sufficientemente lontana. Dovrebbero stare in un\u2019altra regione e dovrebbero prendere la residenza, in modo che non possano tornare pi\u00f9, fino alla fine della pandemia, tornare a casa e infettare i loro genitori\u201d.<\/p>\n<p>Ovviamente soluzione impraticabile. Come lo \u00e8 immaginare una sorta di muro di Berlino che divida in due il Paese: da una parte vivono tutti i giovani, dall\u2019altra quelli con l\u2019et\u00e0 a rischio morte da Covid.<\/p>\n<p>Altra osservazione: Piccolo ha la figlia pi\u00f9 grande che studia all\u2019universit\u00e0 di Bologna e non vuole assolutamente che torni a Roma a trovarlo. Perch\u00e9, spiega, se anche la portasse a fare il tampone in farmacia e risultasse negativo, poi lei potrebbe infettarsi nel percorso dalla farmacia a casa e quindi contagiarlo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec viene chiarita definitivamente anche la funzione del tampone: certifica che sei in salute nel momento che lo fai, ma un minuto dopo tutto torna in ballo e puoi beccarti il contagio.<\/p>\n<p>Francesco Piccolo ci delinea un quadro che mai, appunto, avremmo pensato di vivere. Potevamo aspettarci di tutto: la carestia, la perdita del lavoro, perfino un\u2019altra guerra mondiale; ma mai e poi mai di arrivare ad aver paura dei propri figli. E invece \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p>\u201cIl nuovo groviglio \u2013 scrive lo scrittore \u2013 contorto e innaturale di sentimenti che ha creato il coronavirus: aver paura dei propri figli pi\u00f9 che di ogni altro essere al mondo, sentirsi sicuri solo se i propri figli sono lontani\u2026\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La pandemia ha prodotto qualcosa che mai (ma proprio mai) avremmo immaginato di dover vivere: aver paura dei propri figli. Lo spiega in un articolo su Repubblica \u2013 con osservazioni inconfutabili \u2013 lo scrittore-sceneggiatore Francesco Piccolo. 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