{"id":235,"date":"2010-04-20T15:05:00","date_gmt":"2010-04-20T15:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=1B555F2F-5056-8F05-E49E1CED1D56FCEC"},"modified":"2010-04-20T15:05:00","modified_gmt":"2010-04-20T15:05:00","slug":"ASINI-IN-CATTEDRA-A-SCUOLA","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2010\/04\/20\/ASINI-IN-CATTEDRA-A-SCUOLA\/","title":{"rendered":"ASINI IN CATTEDRA A SCUOLA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Roberto Formigoni: &ldquo;Sono stufo di vedere l&#8217;istruzione italiana agli ultimi posti di tutte le classifiche europee&rdquo;. Dire stufo &egrave; poco. E&#8217; una sciagura, soprattutto per i nostri figli che la frequentano e che sulla scuola costruiscono il loro futuro economico-lavorativo. Ma, se la nostra scuola &egrave; agli ultimi posti, dipende (anche) dal fatto che abbiano in cattedra troppi asini; non che abbiamo in cattedra troppi meridionali.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Non mi sembra dunque fondamentale introdurre il reclutamento degli insegnanti su base regionale, come ha prospettato la Gelmini accogliendo una precisa richiesta della Lega. Fondamentale &egrave; invece riuscire a mettere in cattedra docenti migliori, pi&ugrave; preparati e pi&ugrave; motivati. Quindi bisogna pagarli meglio e selezionarli in base ai loro meriti.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Oggi abbiamo troppi asini perch&egrave; l&#8217;insegnamento &egrave; diventata l&#8217;ultima spiaggia occupazionale per i laureati senza arte n&eacute; parte. Ultima spiaggia anche sotto il profilo retributivo. Quindi chi si laurea in legge e non riesce a fare l&#8217;avvocato, chi in economia e non esercita come commercialista, chi in farmacia senza avercela di propriet&agrave;, si accontenta dello stipendiuccio da sopravvivenza economica che la scuola pubblica garantisce ad un esercito di disoccupati mancati. Svolgendo cos&igrave; pi&ugrave; una funzione di assistenza sociale che di alfabetizzazione.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Queste sono le linea generali di una tendenza che poi, per fortuna, vede ancora una quota di insegnati veri: persone cio&egrave; che hanno scelto questa professione per vocazione, non ostante gli stipendi miseri e il degrado ambientale crescente.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>C&#8217;&egrave; un&#8217;esigenza di giustizia territoriale. In base alla quale ogni regione (ogni entit&agrave; federale) ha diritto di garantire ai propri residenti la quota di posti pubblici, senza vederli regolarmente occupati dai residenti in altri territori. Ma questa regola deve fare eccezione proprio nella pubblica istruzione che, avendo una funzione strategica fondamentale per il futuro dei nostri figli, non pu&ograve; accontentarsi di sostituire gli asini meridionali con gli asini veneti. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Bisogna avere insegnanti pi&ugrave; validi e qualificati, sull&#8217;esempio delle grandi universit&agrave; anglosassoni (e non solo) che non guardano alla nazionalit&agrave; dei docenti (possono perfino essere italiani&#8230;) ma al loro curriculum. Un tempo si esigevano le referenze anche per assumere una cameriera. Dopo invece abbiamo immesso nella scuola un fiume di docenti a scatola chiusa, cio&egrave; sulla base di astratte graduatorie burocratiche.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>L&#8217;alternativa &egrave; il merito. Un criterio adottabile solo se si pu&ograve; agire sia in entrata che in uscita: cio&egrave; assumendo i pi&ugrave; idonei (e pagandoli adeguatamente), ma anche lasciando a casa chi, dopo un periodo di prova, si &egrave; dimostrato inadatto all&#8217;insegnamento. Decisione che dovrebbe assumere il consiglio di amministrazione dei vari istituti scolastici (sia pubblici che privati ) dove possono sedere i rappresentati delle singole comunit&agrave; che abbiano compreso e sottoscritto un principio basilare: la scuola migliore, quella che serve, &egrave; la scuola che fa studiare di pi&ugrave; e boccia di pi&ugrave;; mentre al scuola che promuove tutti e non da compiti per casa &egrave; inutile frequentarla.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify\"><span style=\"font-size: small\"><b>Temo che non ci arriveremo mai. Di certo non ci muoviamo in questa direzione sostituendo in cattedra agli asini del Sud quelli del Nord<\/b>. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Roberto Formigoni: &ldquo;Sono stufo di vedere l&#8217;istruzione italiana agli ultimi posti di tutte le classifiche europee&rdquo;. Dire stufo &egrave; poco. 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