{"id":264,"date":"2010-09-06T17:01:00","date_gmt":"2010-09-06T17:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=E79913B2-5056-8F05-E429C8E9784B409C"},"modified":"2010-09-06T17:01:00","modified_gmt":"2010-09-06T17:01:00","slug":"FINI-LA-VOLPE-E-LARTE-DI-GOVERNO","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2010\/09\/06\/FINI-LA-VOLPE-E-LARTE-DI-GOVERNO\/","title":{"rendered":"FINI LA VOLPE E L&#8217;ARTE DI GOVERNO"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Ad ascoltare ieri Fini a Mirabello veniva da pensare che uscisse pi&ugrave; dalle Acli che dal Fronte della Giovent&ugrave;. Nel senso che ha fatto un discorso da vecchia volpe democristiana, ripassando il cerino, cio&egrave; la responsabilit&agrave; della rottura definitiva, in mano a Berlusconi.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Piaccia o meno la strategia di Fini ha un senso e lui sta portandola avanti con astuzia e capacit&agrave; politica: sa di non avere alcun interesse ad andare subito ad elezioni, perch&egrave; rischia di essere spazzato via con l&#8217;accusa di traditore; punta dunque a logorare il Cavaliere, a tenerlo sulle braci di un governo sotto scacco che non governa; convinto, a ragione, che il tempo giochi a suo favore e contro il Cavaliere.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Vedremo se e come il Cav. sapr&agrave; uscire dalla morsa. Intanto restando ai tanti temi toccati dal presidente della Camera nel suo lungo discorso, dissento in particolare dalla sua affermazione che governare si pu&ograve; e si deve, ma che questo non significa comandare. Credo sia esattamente il contrario: si deve comandare perch&eacute;, se non sai comandare cio&egrave; farti ubbidire senza sfibranti mediazioni, non riesci nemmeno a governare.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Possiamo capirlo se riusciamo ad uscire (Evor) dall&#8217;ossessione berlusconiana, cio&egrave; a prescindere da ci&ograve; che giova o che danneggia Berlusconi, concentrandoci invece su ci&ograve; che funziona o non funziona.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Pensiamo ai nostri sindaci, sia a Flavio Zanonato che a Flavio Tosi; sindaci di opposta appartenza politica, a dimostrazione che non &egrave; il colore quello che conta, ma accomunati da un simile attitudine al comando. Il primo direi pi&ugrave; ancora del secondo. Zanonato che non ha esitato a &ldquo;processare&rdquo; in giunta l&#8217;assessore Colasio che tendeva a fare troppo &ldquo;il finiano&rdquo;, cio&egrave; a distinguersi criticando sui media l&#8217;operato dell&#8217;amministrazione.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Magari un po&#8217; pi&ugrave; felpato nei rapporti coi suoi assessori, ma anche Tosi decide, comanda, agisce. Ed ha un consenso crescente: manca poco che a Verona comincino a costruirgli i monumenti in piazza&#8230; Zanonato &egrave; ormai sindaco da vent&#8217;anni in una Padova che pure, ad ogni elezione politica, &egrave; pi&ugrave; orientata sul centrodestra. Perch&eacute; i cittadini apprezzano e vogliono sindaci decisionisti.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Loro, i sindaci, possono comandare e decidere perch&egrave; hanno uno strumento che non possedevano i loro predecessori prima della riforma elettorale degli enti locali: possono mandare tutti a casa. Oggi se il sindaco non ha pi&ugrave; una maggioranza, si torna a votare. Una volta invece si andava a cercare una diversa maggioranza in consiglio. <\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>La differenza &egrave; enorme: una volta si poteva cambiare sindaco ogni momento, anche due-tre-quattro nel quinquennio, ed il sindaco era sempre ostaggio del consiglio comunale. Oggi invece il pallino l&#8217;ha in mano lui, se lo mettono in minoranza sanno di andare tutti a casa, ed il risultato &egrave; che il sindaco comanda, decide e si assume le sue responsabilit&agrave; elettorali, e quasi sempre resta in carica per tutto il mandato.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>Riuscissimo a prescindere dall&#8217;ossessione berlusconiana, capiremmo subito che esiste l&#8217;identica esigenza a maggior ragione per i governi nazionali: per dar loro stabilit&agrave;, per garantire la governabilit&agrave;, bisogna che sia il capo del governo ad avere il potere (se volete il ricatto) di sciogliere le Camere.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b>La Costituzione affida invece questa facolt&agrave; al presidente della Repubblica perch&eacute; &egrave; figlia del suo tempo: fresca cio&egrave; del Ventennio fascista mirava anzitutto ad imbrigliare il potere dell&#8217;esecutivo, ad evitare la concentrazione delle funzioni su una sola figura. Un pericolo che era stato reale, che si comprende pensando al 1946. Ma che oggi solo gli ossessionati da Berlusconi continuano a brandire, impedendo cos&igrave; di avere quei governi stabili e incisivi che hanno (quasi) tutti gli altri Paesi.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Ad ascoltare ieri Fini a Mirabello veniva da pensare che uscisse pi&ugrave; dalle Acli che dal Fronte della Giovent&ugrave;. Nel senso che ha fatto un discorso da vecchia volpe democristiana, ripassando il cerino, cio&egrave; la responsabilit&agrave; della rottura definitiva, in mano a Berlusconi. 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