{"id":299,"date":"2011-03-14T15:54:00","date_gmt":"2011-03-14T15:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/tnvblog.demo.metiswebdev.com\/?page_id=B4E0418F-5056-8F05-E4C8DC193FC9C51C"},"modified":"2011-03-14T15:54:00","modified_gmt":"2011-03-14T15:54:00","slug":"MA-NON-LI-HA-UCCISI-LATOMO","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2011\/03\/14\/MA-NON-LI-HA-UCCISI-LATOMO\/","title":{"rendered":"MA NON LI HA UCCISI L&#8217;ATOMO"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Non sono morti per colpa dell&#8217;atomo, li ha uccisi lo tsunami. Sembrerebbe una precisazione superflua, se i nostri giornali e tg non continuassero a parlare di &ldquo;paura nucleare&rdquo;, &ldquo;emergenza nucleare&rdquo;, centrali a rischio. Quasi che fosse stata &ndash; appunto &ndash; una serie di esplosioni nucleari ad ammazzare 5 mila giapponesi, a disperderne altrettanti. Quando invece &egrave; stata l&#8217;onda anomala dell&#8217;Oceano Pacifico a spazzarli via.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Un evento naturale catastrofico ha messo a rischio anche alcune centrali nucleari (nei prossimi giorni capiremo fino a che punto) cos&igrave; come ha messo senz&#8217;altro a rischio i trasporti navali, su strada e su ferrovia: ammazzando migliaia di persone che viaggiavano su nave, in treno, sui pulman e nelle auto. Dato che lo tsunami pu&ograve; ripetersi, vogliamo forse abolire per sempre questi trasporti, dimostratisi mortali, cos&igrave; come vogliamo rinunciare al nucleare?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Se ricavassimo una conclusione razionale, dovremmo prendere atto che le centrali nucleari giapponesi hanno resistito perfino ad un terremoto 30 mila volte pi&ugrave; forte di quello dell&#8217;Aquila (come tutti gli altri edifici civili) e sono state messe in crisi solo dall&#8217;impatto devastante dell&#8217;onda anomala. Quindi &ndash; dal momento che nemmeno il principe degli eco-catastrofisti arriva a sostenere che questo laghetto interno e poco fondo, che &egrave; il Mare nostrum, pu&ograve; generare uno tsunami &ndash; dovremmo appunto concludere che centrali nucleari con tecnologia giapponese possono essere tranquillamente allocate non solo in zone a rischio sismico zero, come il Polesine o il Salento, ma perfino all&#8217;Aquila o a Gemona&#8230;<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Se non fossimo travolti dallo tsunami emotivo, all&#8217;indomani della catastrofe Giapponese, avremmo dovuto domandarci se abbiamo edifici antisismici nelle zone a rischio. Invece abbiamo riaperto il dibattito sul nucleare. E non sui costi, sui tempi, sullo smaltimento delle scorie (casa di cui ha senso discutere) ma sulla sicurezza che, per noi Italia, &egrave; del tutto garantita.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Perch&egrave; lo abbiamo fatto? Si pu&ograve; pensare che la destabilizzazione del mondo arabo, dal quale dipendiamo per gas e petrolio, portasse acqua alla scelta nucleare. E che si sia quindi voluto controbilanciare enfatizzando il rischio nucleare che arriverebbe dal Giappone. Fatto sta che noi italiani, che abbiano conosciuto solo una modesta ricaduta di Carenobyl e non abbiamo nemmeno una centrale attiva, siamo qui a farcela sotto solo all&#8217;idea. Mentre i giapponesi &#8211; unico Paese ad avere conosciuto da devastazione delle bombe atomiche! &#8211; di centrali ne hanno oltre 50 e non si sognano di doverle chiudere per i danni subiti da tre di loro.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>La paura del nucleare investe noi molto, ma molto, pi&ugrave; di loro.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Qui entrano in ballo gli opposti caratteri nazionali. I giapponesi rimangono calmi e composti anche quando il mondo crolla: utilizzano cio&egrave; tutte le pi&ugrave; moderne tecnologie, e tutte le precauzioni, per difendersi; ma poi sanno che &egrave; impossibile opporsi alla natura e per questo sono preparati a guardare in faccia anche alla morte. Come spiega mirabilmente Vittorio Zucconi su Repubblica,  hanno &ldquo;il terrore della vergogna, non della morte&rdquo;.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Noi invece abbiamo rimosso la morte, ci spaventa troppo per ricordare che ci aspetta e prepararci ad affrontarla. Ci nutriamo di banalit&agrave; salutiste e ambientaliste nella speranza che possano garantirci la vita eterna terrena. E, proprio perch&egrave; l&#8217;abbiamo rimossa, siamo terrorizzati dalla morte e ci pare di intravvederla anche dove non c&#8217;&egrave;: dietro un termovalizzatore, una centrale, una polvere sottile, un&#8217;antenna di telefonino.   <\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Non sono morti per colpa dell&#8217;atomo, li ha uccisi lo tsunami. 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