{"id":469,"date":"2013-04-09T11:59:02","date_gmt":"2013-04-09T09:59:02","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/?p=469"},"modified":"2013-04-09T11:59:02","modified_gmt":"2013-04-09T09:59:02","slug":"un-vinitaly-da-lady-di-ferro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2013\/04\/09\/un-vinitaly-da-lady-di-ferro\/","title":{"rendered":"UN VINITALY DA LADY DI FERRO"},"content":{"rendered":"<p>Non sono solo i giornali locali a celebrare il Vinitaly come esempio di un mondo produttivo che sfida e batte la pesantissima crisi economica. Lo fa anche Dario Di Vico sul Corriere osservando che \u201cpiccoli e medi industriali sfidano la recessione in campo aperto, esportano il 50% del prodotto e pensano addirittura di conquistare i mercati emergenti\u201d come quello cinese<br \/>\n\u201cDimostrano alla fine \u2013 prosegue Di Vico \u2013 un modo di fare politica industriale dal basso\u201d. Dal basso, non all&#8217;alto cio\u00e8 senza l&#8217;intervento dello Stato. Direi grazie alla mancanza di intervento dello Stato. Dato che l&#8217;Istituto del commercio estero \u00e8 defunto e le Camere di commercio sono carrozzoni che, per vie pi\u00f9 o meno traverse, distribuiscono fondi per mantenere gli apparati delle associazioni di categoria invece che destinarli alla promozione.<br \/>\nGli imprenditori del vino fanno tutto da soli, con l&#8217;inventiva con l&#8217;impegno e la passione: sono l&#8217;incarnazione delle politiche liberali di Margaret Thatcher. L&#8217;esaltazione delle capacit\u00e0 individuali che tanto pi\u00f9 sono stimolate quanto meno ricevono aiutini pubblici. \u201cI privati \u2013 diceva la Lady di Ferro \u2013 hanno diritto di vivere le loro vite e condurre i propri affari senza che lo Stato ci metta becco\u201d.<br \/>\nPer fortuna il vino non \u00e8 considerato un &#8220;settore strategico&#8221;. Cos\u00ec lo Stato non ci mette becco (anche se la burocrazia non molla l&#8217;osso) e cos\u00ec prospera.<br \/>\nPotremmo poi aggiungere che il vino, gli imprenditori di questo settore hanno realizzato la vera unit\u00e0 d&#8217;Italia. Perch\u00e8 se un tempo trovavi prodotti di alta qualit\u00e0 solo in Veneto (Verona e Treviso) in Friuli, in Piemonte e in Toscana, oggi non c&#8217;\u00e8 regione italiana \u2013 dalla Sicilia alla Puglia alle Marche al Trentino Alto Adige \u2013 che non li garantisca.<br \/>\nIl vino come altri settori dell&#8217;agroalimentare (penso all&#8217;olio) confermano inoltre l&#8217;assunto: dove non c&#8217;\u00e8 l&#8217;aiuto pubblico trovi la qualit\u00e0 e il profitto; dove c&#8217;\u00e8 proliferano invece, i sottoprodotti, il deficit e le truffe.<br \/>\nIn chiusura un pensiero della Lady di Ferro che solo lei poteva permettersi di esprimere con tanta chiara brutalit\u00e0: \u201cPensare a quanto lavorava mio padre, sempre senza sosta, mi riempiva di disprezzo non solo per gli operai che scioperavano inutilmente, ma anche per gli impiegati e i manager statali che si alzavano, spensierati, dalla scrivania alle cinque\u201d.<br \/>\nDi certo gli imprenditori del Vinitaly non lavorano come gli impiegati e i manager statali. Senza aggiungere che quelli italiani mica sono inglesi e dunque dalla scrivania si alzano, spensierati, alle due del pomeriggio&#8230; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono solo i giornali locali a celebrare il Vinitaly come esempio di un mondo produttivo che sfida e batte la pesantissima crisi economica. 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