{"id":504,"date":"2013-07-02T13:52:01","date_gmt":"2013-07-02T11:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/?p=504"},"modified":"2013-07-02T13:52:01","modified_gmt":"2013-07-02T11:52:01","slug":"il-soffitto-basso-soffoca-i-talenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/mario-zwirner\/2013\/07\/02\/il-soffitto-basso-soffoca-i-talenti\/","title":{"rendered":"IL SOFFITTO BASSO SOFFOCA I TALENTI"},"content":{"rendered":"<p>Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi, nel suo ultimo editoriale parla di \u201cuna nuova emigrazione che \u00e8 perfino gioiosa\u201d. Gioiosa nel senso che non \u00e8 indotta dalla miseria, che non nasce dalla costrizione e dal dolore come avveniva fino agli anni Cinquanta del secolo scorso.<br \/>\nOggi \u2013 spiega Magnaschi \u2013 gli italiani che vanno a lavorare all&#8217;estero sono giovani e meno giovani, non i disoccupati, ma le persone preparate, spesso poliglotte, che hanno gi\u00e0 un lavoro in settori molto innovativi e che \u201cscelgono di emigare perch\u00e8 credono di trovare all&#8217;estero migliori possibilit\u00e0 di realizzazione professionale e personale\u201d.<br \/>\nFa l&#8217;esempio di una societ\u00e0 che opera nel cosiddetto quaternario a Milano, la citt\u00e0 pi\u00f9 internazionale d&#8217;Italia, dove su 60 dipendenti negli ultimi mesi due sono emigrati negli Stati Uniti, uno ad Hong Kong e uno in Australia.<br \/>\nPensano di trovare maggiori soddisfazioni professionali in quei Paesi dove ognuno \u00e8 sindacalista di se stesso, cio\u00e8 tratta la propria retribuzione in base alla competenza che offre, sapendo di essere precario a vita, cio\u00e8 di avere contratti della durata media di 18 mesi che verranno rinnovati o meno in base ai risultati.<br \/>\nUno di questi emigranti gioiosi spiega che va via perch\u00e8 l&#8217;Italia \u00e8 una nazione \u201c con il soffitto basso\u201d, che tende a soffocarti; e va all&#8217;estero perch\u00e8 vuole invece respirare a pieni polmoni (stessa sensazione che provo anch&#8217;io, da semplice padre-turista, quando vado a trovare mia figlia che vive e lavora a Londra: atterro e mi si aprono i polmoni).<br \/>\nUna nazione col soffitto basso. Sintesi perfetta del nostro Paese soffocato dalle tasse, dalla burocrazia, dai regolamenti, dalle caste dove mai entri per merito ma solo per parentela famigliare e\/o politica. Appiattito dai contratti nazionali di lavoro che umiliano il talento.<br \/>\nTasse che non sono tanto l&#8217;Irpef, ma l&#8217;iva su tutti gli acquisti, le bollette dove le imposte pesano quanto i consumi, il pieno di carburante, la previdenza, col risultato finale di uno Stato che \u201cincamera il 70%  della tua busta paga\u201d, scrive Magnaschi.<br \/>\nUn Paese dove \u00e8 vietato tutto ci\u00f2 che non \u00e8 esplicitamente consentito. E non viceversa come negli Usa, in Inghilterra, in Australia dove tutto \u00e8 consentito tranne l&#8217;esplicitamente vietato.<br \/>\nQuelli della mia et\u00e0, che hanno un avvenire dietro le spalle, un po&#8217; respirano consolandosi con la buona qualit\u00e0 della vita delle nostre citt\u00e0, della provincia veneta. Ma chi ha talento, chi ha una vita davanti, non pu\u00f2 che sentirsi soffocare dal soffitto italiano che si abbassa sempre di pi\u00f9. Per loro fortuna il mondo globalizzato offre l&#8217;emigrazione gioiosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierluigi Magnaschi, direttore di Italia Oggi, nel suo ultimo editoriale parla di \u201cuna nuova emigrazione che \u00e8 perfino gioiosa\u201d. Gioiosa nel senso che non \u00e8 indotta dalla miseria, che non nasce dalla costrizione e dal dolore come avveniva fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. 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