{"id":2977,"date":"2020-04-08T11:23:06","date_gmt":"2020-04-08T09:23:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/martina-moscato\/?p=2977"},"modified":"2020-04-08T17:46:21","modified_gmt":"2020-04-08T15:46:21","slug":"la-stella-che-brillera-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.telenuovo.it\/martina-moscato\/2020\/04\/08\/la-stella-che-brillera-sempre\/","title":{"rendered":"LA &#8220;STELLA&#8221; CHE BRILLERA&#8217; SEMPRE"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Sono le 7.31 del 13 ottobre 2014. Sono in piedi da mezz\u2019ora e sto preparando mio figlio Donato per portarlo al nido. Si illumina il telefono. Il messaggio \u00e8 di Stefano Edel. \u201cFurio Stella \u00e8 morto poco dopo le 2 all\u2019ospedale di Monselice. Sono distrutto\u201d. Mi siedo. Mi manca il respiro. Non riesco nemmeno a piangere, a buttare fuori il dolore. Mi rimane tutto dentro, incastrato tra il cuore che batte come un tamburo bastonato e la bocca dello stomaco irrimediabilmente chiusa. Sapevo che non mancava molto a quel momento, sapevo che il male che ti portavi dentro non saresti riuscito a sconfiggerlo nonostante una forza d\u2019animo che pochissimi hanno, ma cosa vuoi che ti dica Furio: non si \u00e8 mai pronti al distacco senza ritorno. Mai.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Mi siedo sul divano. Guardo verso l\u2019alto. E ti vedo, Furio. Vedo i tuoi occhi azzurri e il tuo sorriso appena accennato. Poi ti sento sghignazzare. Probabilmente stavi raccontando a Dio qualcosa della tua vita. Una vita piena, intensa, mai banale, che sei riuscito a trasferire in tutta la sua originalit\u00e0 nel mestiere di giornalista, che ti apparteneva come a pochi di noi. Noi che abbiamo cercato di imparare da te ma non potevamo raggiungere le tue vette, pur provando a seguire il tuo esempio. Vogliamo parlare delle vignette che disegnavi? Ironiche quanto gli articoli che scrivevi. Una volta me ne mandasti una. Stavo intervistando Antonio Di Nardo e di me si vedevano solo gli stivaloni che erano lunghi quanto Di Nardo stesso. Era senza parole. Non servivano. Faceva ridere cos\u00ec. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>E le tue interviste? A te non fregava nulla del canovaccio tipico del calciatore: \u201cabbiamo giocato con il coltello tra i denti\u201d, \u201cdobbiamo dare il centodieci per cento\u201d, \u201cci aspetta la partita della vita\u201d. Se provavo a inserire in un mio articolo anche solo mezzo virgolettato del genere alzavi il telefono e mi dicevi: \u201cMartina, con queste notizie io mi ci pulisco il c\u2026 Riscrivi il pezzo per favore e fai in modo che i nostri lettori possano rilassarsi cinque minuti nel leggerlo. Con queste banalit\u00e0 gli facciamo venire l\u2019orchite\u201d. Per te \u201cla partita della vita\u201d era provare ad andare oltre le frasi fatte senza alcun contenuto emotivo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Gi\u00e0, le emozioni. Tu ne regalavi anche solo chiedendo a una persona come stava, mettendole la mano sulla spalla o abbracciandola. Figuriamoci quante se ne respiravano nei tuoi pezzi, quando andavi oltre l\u2019uomo in mutande che rincorre una sfera rotante. Raccontando, mai banalmente, che giochi faceva da piccolo, quanti fratelli aveva, se aveva la morosa, se gli piaceva cucinare, se suonava uno strumento, se aveva un tatuaggio e il suo significato, in un\u2019epoca in cui faceva notizia averne uno, non come adesso che fa notizia non averne, di tatuaggi. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>E le tue pagelle? A volte brevi e spietate (La Grotteria in un Pro Patria-Padova: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>sperduto nelle pampas\u00a0<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>bustocche. Voto 5\u201d<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>; Un attaccante di cui non ricordo il nome al termine di una partita vinta per pura fortuna negli ultimi minuti: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>e dovremmo dargli 6 solo perch\u00e9 ha fatto un gol di schiena per grazia ricevuta? Pussa via. Voto 5\u201d), <\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>altre volte quasi dissacranti (Thomas Fig che rientra in campo dopo un lungo infortunio: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>Ah finalmente un po\u2019 di Fig in campo: voto 6\u201d, <\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>senza contare che Fig era entrato al posto di Seno&#8230;<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>).<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Se un calciatore ti piaceva perch\u00e9 ci vedevi un talento particolare (ricordo ad esempio il brasiliano Robert, primi anni 2000), te lo prendevi da parte e, come un pap\u00e0, provavi a dargli qualche consiglio. Di cuore. Appoggiando la penna e il blocco degli appunti per entrare dentro di lui.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Furio caro, potrei andare avanti a scrivere per ore racconti su di te. E non passa giorno in cui il grande dolore per averti perso cos\u00ec presto non sia un po\u2019 attenuato dalla consapevolezza che \u00e8 stata un\u2019immensa fortuna, umana e giornalistica, per me aver vissuto con te pi\u00f9 di 10 anni di lavoro quotidiano. Chiss\u00e0 cosa avresti detto del Coronavirus. Vorrei tanto sapere come l\u2019avresti affrontata questa pandemia. Che spiegazione ti saresti dato, nel tuo essere geniale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Mi limito qui oggi (magari l\u2019anno prossimo scriver\u00f2 un altro pezzo) ad un ultimo lato umano. Quando seppi che un male di quelli che non perdonano aveva deciso di attaccarti ti telefonai. Era fine maggio del 2012. \u201cCiao Furio come stai?\u201d. \u201cAllora Marty \u2013 mi rispondesti \u2013 bene non sto. Quindi se mi chiami d\u2019ora in poi deve essere o per darmi una buona notizia o per raccontarmi una barzelletta. Ma non chiedermi pi\u00f9 come sto. Per quelli nelle mie condizioni sentirsi chiedere \u2018come stai\u2019 non \u00e8 per nulla una gran cosa&#8221;. \u201cAspetto un bambino Furio. E\u2019 un maschio. Si chiamer\u00e0 Donato e nascer\u00e0 a dicembre\u201d. \u201cLooooooo (diminutivo di Carlotta, sua moglie, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span><em>ndr<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>) avevo ragione io: la Marty aspetta un bambino. Che bello. Marty, sono felice con te\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>Non prendevi mai l\u2019aereo, Furio. Le tantissime trasferte insieme le abbiamo fatte tutte a bordo della tua Honda civic grigia, girando principalmente Lombardia, Marche, Emilia Romagna e Toscana. Nell\u2019anno in cui il Napoli era in serie C (2004-2005) pur di non volare hai preso il treno e hai viaggiato di notte. Ora per\u00f2 so che, da quel maledetto 13 ottobre 2014, stai volando in cielo in mezzo alle nuvole. Come il falco che sei sempre stato.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span>P.S.: avresti compiuto oggi 63 anni. Eri un Ariete. Segno forte, determinato. Un abbraccio infinito a tua moglie Carlotta e a tuo figlio Lenny che il 29 febbraio ti ha reso nonno del piccolo Anthony (che, non vorrei dire, ma ti somiglia un sacchissimo!). Un abbraccio affettuoso anche a Fabio e Carla.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono le 7.31 del 13 ottobre 2014. Sono in piedi da mezz\u2019ora e sto preparando mio figlio Donato per portarlo al nido. Si illumina il telefono. Il messaggio \u00e8 di Stefano Edel. \u201cFurio Stella \u00e8 morto poco dopo le 2 all\u2019ospedale di Monselice. Sono distrutto\u201d. Mi siedo. Mi manca il respiro. 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