16
apr 2019
AUTORE micheloni
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PLAYOFF O NON PLAYOFF… QUESTO “NON” È IL PROBLEMA.

L’agonia dell’Hellas Verona continua e dopo il fallimento della mancata promozione diretta, arriva lo spettro di restare addirittura esclusi anche dai playoff.

Peggio di noi dal punto di vista psicologico può stare solo la squadra che per qualche punticino vedrà sfumare la fine la A diretta dopo averla accarezzata. Anche se la convinzione dei propri mezzi resta e conta non poco nel mini torneo finale.

Detto che il Brescia non perde un colpo e viaggia filato in vetta, la lotta per il secondo posto sarà probabilmente una corsa a due tra Palermo e Lecce, con i siciliani ora terzi ma con una partita in meno dei salentini che riposeranno infatti alla penultima giornata.

Fosse stata per il Verona una classifica meno preoccupante si poteva ipotizzare una mirata preparazione ad hoc in vista playoff,  senza rischiare magari ulteriori infortuni. Tre scontri diretti impongono invece massimo sforzo e massimo impegno per tutte le prossime 5 partite.

In questo momento, sia il Benevento e chicchessia tra Lecce e Palermo a fare i playoff,  appaiono oggettivamente più forti, con più certezze, un gioco ben preciso e un entusiasmo alle stelle.

Si sa tuttavia che nel torneo ad eliminazione, certi valori tecnici possono fare la differenza e non sempre chi ha fatto bene in campionato poi vince i playoff.

Ci aggrappiamo quindi ai nostri Silvestri, Bianchetti, Zaccagni, Matos, Lee e Pazzini (tutti “colpi” firmati D’Amico eh?), per un decorso diverso da quello visto sino ad oggi. A patto che il tecnico li impieghi, che li impieghi bene,  e che una volta in campo facciano di testa loro e se ne fottano letteralmente dei suoi ordini.  Solo loro infatti sono in grado di fare la differenza in questa serie B.

Il resto è l’accozzaglia di equivoci tecnici messi insieme da un DS promosso dal capo e non dal campo, cui va aggiunta l’imbarazzante mediocrità di un allenatore capace di tutto e di più in quanto a scelte e formazioni, tranne che di essere un vincente.

Di solito i playoff si preparano… il Verona non avrà tempo nemmeno per fare questo. Dovrà lottare per raggiungerli e sperare di arrivarci senza subire ulteriori infortuni e possibilmente poco spompato per lo sforzo finale.

C’è poco da stare allegri, ma davvero, davanti al peggior presidente della Storia Gialloblù e tanta mediocrità nello staff tecnico da lui scelto, che saranno mai dei playoff persi o non raggiunti. Bazzecole.

 

Intanto… il silenzio impera, le code tra le gambe abbondano,  le facce come il culo… pure.

10
apr 2019
AUTORE micheloni
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L’AGGUATO DI PALERMO E LA SOLITA STAMPA NEFANDA

E fu così che un gruppo di tifosi gialloblù sono stati  aggrediti in quel di Palermo. Fra questo un prete, una donna con problemi e un disabile. Va detto che queste figure sono sinceramente poco compatibili con il clima caldo e sempre teso di una trasferta calcistica, tanto più se al Sud e a Palermo. Ma nelle intenzioni, la partita era pretesto per una gita in cui scoprire il giorno successivo le bellezze del capoluogo siciliano. E invece di Palermo potranno dire di aver visto il locale Pronto Soccorso dati i pugni e calci presi da alcuni ultrà rosanero.

Leggete oggi i giornali please… un cazzo di nulla… provate ora ad immaginare se fosse accaduto a parti inverse, con un prete, una donna e un disabile palermitani aggrediti e picchiati in un agguato ultrà a Verona. Saremmo in prima pagina della Gazzetta Sportiva, del Corriere, Repubblica,  ecc. e presenti nei vari tg nazionali.

Dell’olezzo di merda  della stampa e media italiani non c’è certo bisogno dei nostri esempi ma a tutti quei giornalisti che trasformano una scorreggina dei Butei in un terremoto di proporzioni bibliche, o un coro nella più planetaria forma di razzismo, vorrei dire di andarsene gentilmente e distintamente a fare in culo e scrivere da domani su “Tutto Uncinetto” o “Ville e Casali”.

Ricordo come fosse ieri quando ai tempi del grande Verona di Bagnoli, mi capitó di incontrare all’aeroporto di Fiumicino dopo aver registrato il mio programma in Rai, alcuni giornalisti sempre Rai,  che come me stavano prendendo il volo per Verona.

Due chiacchiere e capisco che sono inviati allo stadio Bentegodi dove la domenica si sarebbe giocato Verona-Napoli. “Ma siete della redazione sportiva?”, chiedo io. “No, della cronaca” risponde uno di loro. Cronaca? E da quando la cronaca va allo stadio? “Sai”, mi risponde sorridendo l’altro, “Verona-Napoli è l’occasione per portare a casa uno scoop sicuro. Figurati se non parte qualche coro pesante nei confronti di Napoli e del Sud… sai dopo “Vesuvio vinci per noi” e la replica partenopea con “Giulietta è una zoccola” quella di domenica riserverà articoli stampa  e servizi tv che faranno rumore”.

Non ci avevano visto male. Durante la partita furono registrati cori e canti offensivi e il tg della sera fu celere a darne notizia.

Erano venuti a Verona apposta in cerca dello scoop che fa notizia Ste merde

Non è cambiato molto da allora. Siamo sempre sotto la lente di ingrandimento e una nostra scorreggia fa sempre più rumore dell’assalto al bar di Corso Cavour da parte di ultrà napoletani, l’agguato all’auto di Toni,  o per l’appunto l’aggressione ai tifosi gialloblu in quel di Palermo. Queste scorreggie fanno meno rumore ma puzzano una, dieci, centomila volte di più. Lo stesso fetore di una stampa becera e sempre più ignorante.

Ah per la cronaca. Ho rincontrato settimane dopo, sempre in aeroporto,  gli stessi inviati (altra destinazione però). Dissi loro che questo accanimento cercato e spinto contro Verona e i suoi tifosi da parte della Rai era una cosa schifosa. Si misero a ridere… uno di loro mi schernì con “Aó, certo che Giulietta è na zoccola, nnaa batte nessuno”… “Si? Sorrisi io… prova a pubblicare un bel “Pulcinella Culaton” e vediamo quale fa più rumore”… … (ciapa, tasi e porta a casa).

09
apr 2019
AUTORE micheloni
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1.366

UN COVO DI PERDENTI

ERA ORA.

Non ci crederete ma al triplice fischio di chiusura dell’arbitro Giua mi è spontaneamente uscito un sospiro di sollievo. Già, perché la speranza che ogni tifoso cova dentro di se, a dispetto di tutto quanto è accaduto e sta tragicamente accadendo  in seno al nostro Hellas Verona, altro non è che un pugnale che in un tragico valzer di risultati e prestazioni, scava nel cuore, ma senza finirci, lasciandoci così…  in preda ad una lenta agonia per dissanguamento.

Inesorabile, il pensiero razionale ha infatti da tempo emesso i propri verdetti: “siamo una squadra da playoff”, “troppe formazioni ci sono superiori”, “per quanto fatto non meritiamo assolutamente la A diretta”.

La prima sentenza è quindi arrivata e segna l’ennesima sconfitta dell’era Setti.

Grosso come si avvertiva sin dal ritiro si è dimostrato totalmente inadeguato al traguardo prefissato.

D’Amico, responsabile di aver creduto in lui, sembrerebbe (voci di corridoio) essersi recentemente ricreduto… ma è stato di fatto esautorato dalla Società nel momento in cui la stessa ha bloccato l’esonero di Grosso e l’arrivo di Cosmi.

Potremmo spendere fiumi di parole ma la sostanza non cambia. Setti è un male per il Verona e rivedremo la luce in fondo al tunnel solo quando se ne andrà.

Il campionato tuttavia prosegue. Ci sono i playoff da difendere (lo avreste mai detto lo scorso Agosto?). C’è quindi lo spettro di un’altra speranza (provare a vincerli) che aleggia dentro di noi.

COME PROVARCI?  PARTENDO DAL CAMBIARE IMMEDIATAMENTE ALLENATORE.

Grosso infatti non vincerà mai i playoff. Questo lo sa bene anche Setti. Per questo la sua conferma sulla panchina dell’Hellas sa di resa incondizionata.

Del resto basta guardare bene per accorgersi che la cabina di comando è frequenta da un covo di perdenti (inteso come gente che nei rispettivi ruoli non ha mai vinto nulla)…  dal presidente che dei propri errori impara solo a ripeterli (ricordate le sue parole sul mancato esonero di Pecchia lo scorso anno?), al DS D’Amico, la cui carriera è probabilmente finita prima ancora di incominciare, per arrivare a Fabio Grosso, la cui competenza è pari solo alla sua presunzione, senza dimenticare i giocatori, rei di aver accettato del loro allenatore, una concezione di calcio assurda, errori macroscopici, scelte scellerate, la continua ricerca di soluzioni a botte di formazioni sempre diverse, e cosa ancor più grave, avergli salvato il culo con prestazioni convincenti salvo ripiombare da subito nella più totale mediocrità calcistica.

AVETE FALLITO IL PRIMO OBIETTIVO… PRONTI A FALLIRE I PLAYOFF ?

04
apr 2019
AUTORE micheloni
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LA DIFFERENZA È NEI DETTAGLI

Verona-Brescia è stata forse la miglior prestazione stagionale dei gialloblù. Vuoi per intensità, vuoi per determinazione, vuoi per qualità di gioco.

Una bella partita, giocata a viso aperto dalle due squadre e  per questo ricca di emozioni.

Si è visto soprattutto la qualità della capolista e nei tanti dettagli, i motivi per cui è meritatamente al primo posto, quanto il Verona meritatamente destinato al 90% alla roulette dei playoff.

Già, perché a parità di potenziale (e il Verona sulla carta non ne ha meno del Brescia) sono proprio i dettagli a fare la differenza.

Innanzitutto l’allenatore. Corini ha preso in corsa i biancazzurri ai quali ha dato personalità, gioco e concretezza, evitando equivoci tattici e sfruttando sempre il massimo potenziale della rosa a disposizione (col Verona ha proposto la stessa formazione che aveva giocato due giorni prima… alla faccia del turnover).

Grosso dal canto suo cambia invece sistematicamente formazione ad ogni santa partita, relegando ai margini oggi un giocatore, domani un’altro. Da qualche mese è per esempio il caso di Almici, Colombatto, Tuptà e non fosse stato per i troppi infortunati a centrocampo, dovremmo aggiungere anche Henderson. Ha perso mesi per capire che Dawidowicz non è un centrocampista  e Marrone non è un centrale di difesa. L’abbiamo capito in 10 mila da subito e  senza bisogno di patentini vari.

Il Brescia sfrutta inoltre appieno il potenziale offensivo con la coppia Torregrossa-Donnarumma. Il Verona ha Pazzini e Di Carmine, ma li impiega sempre uno alla volta.

Un gap che dovrebbe essere compensato dagli esterni del tridente, ma Di Gaudio, Lee, Laribi e Tuptà, per usare un’equazione a me cara, “stanno al gol come Malgioglio sta a Rocco Siffredi”.

Allineandomi poi alla corretta analisi di Francesco  Barana, concordo che non aver battuto le piccole è la risultanza di un gioco lento e macchinoso, di scelte spesso sbagliate e una totale fragilità caratteriale.

Dettagli, già… semplici dettagli, ma purtroppo per noi, determinanti… come il numero quasi inesistente di tiri da fuori (e pensare che a La Spezia abbiamo vinto proprio con quelli). Così come i molti, troppi gol presi da palle inattive e i miseri 3/4 fatti da palle inattive. Visto ieri il Brescia? Un calcio d’angolo, una punizione… bingo.

Il Brescia ci è stato superiore soprattutto nella precisione al tiro (San Silvestri ancora sugli altari) mentre  al contrario i vari Di Gaudio e Lee hanno sbagliato l’impossibile.

Siamo dove meritiamo. Giusto così.

La vera tristezza è invece sapere già dove finiremo… Bari di Grosso docet.

 

 

 

30
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.744

È MERDA… NON CIOCCOLATA

Perché oltre mille tifosi a Cremona dopo i dodicimila al Bentegodi per la penosa gara con l’Ascoli? Non era in atto una ferrea contestazione?.  Eh già… tre vittorie, la classifica che torna a far sognare, il miraggio della promozione diretta che riaffiora nel deserto di delusioni… ma è un miraggio ragazzi… un illusione ottica o per dirla tutta, le vittorie non sono gocce di cioccolata ma pezzetti di merda che hanno preso un certo gusto di cacao, ma merda resta

Tre vittoria di fila (di cui due in trasferta) hanno riacceso gli animi offuscando la più palese delle realtà: Il Verona  è una fuoriserie creata con un’accozzaglia di pezzi di marca assemblati da un apprendista meccanico e guidata da un neo patentato, per giunta nemmeno talentuoso. Questo ha voluto il patron della scuderia e questo è quello che ci meritiamo.

Le rare volte che tutto gira e il pilota non fa cazzate la macchina va anche veloce, ma vuoi mettere una fuoriserie originale, creata ad hoc per vincere, assemblata da un’equipe di ingegneri e guidata da un campione?

La sconfitta di Lecce e i pareggi interni contro le ultime in classifica  sono stati dimenticati in nome  del desiderio di tornare in Serie A… con chi, con quale progetto e quale futuro non ha importanza. E chi osa ricordarlo anche dopo le vittorie si prende pure parole, perché il sogno deve a tutti i costi oltrepassare la realtà

Siamo dei buoni, anzi ottimi, “mediocri”; ma basta poco per farcelo dimenticare. Forse perché sognare è bello?  Cazzate. Quando ti risvegli è un trauma.

Sveglia cazzo, svegliaaaa (è la seconda volta che la suono e la prima mi sono pure preso delle minacce per aver osato farlo). Il sogno è l’oppio dei perdenti. La realtà è rimasta “fuori dallo stadio”.  Aprite gli occhi. Nella partita di Cremona che doveva accendere la gara interna con la capolista Brescia e  in caso di vittoria accreditarci seriamente ad un posto per la promozione diretta,  questo è stato l risultato:

Due tiri in porta in 95 minuti di gara. Zero in tutto il secondo tempo. Solita partita in inferiorità numerica grazie ai soliti due giocatori fuori ruolo. Palleggio sfiancante tale da indurre nei tifosi casi di elefantiasi ai testicoli.

Zero tiri in tutto il secondo tempo vi rendete conto? Una squadra che ha in rosa Pazzini e Di Carmine che tira due volte nello specchio (una è il rigore). Altro che Serie A. QUESTO È ANTICALCIO.

Grosso?  parla prima e dopo gli incontri dispensando “vuoti a perdere” a gogò… Si auto-condanni al SILENZIO STAMPA…  glielo chiediamo col cuore. Stia zitto per sempre… basta la pena del suo calcio a farci deprimere, ci risparmi il nulla cosmico delle sue inutili, scontate, patetiche esternazioni.

D’Amico? Ha scelto Grosso, e tanto basta per proclamare il suo fallimento. Quanti giocatori valgono oggi più di quanto sono costati? Solo i parametri zero degli svincolati dalla sparizione del Bari. Il “suo” allenatore gli ha deprezzato una rosa intera e lui lo difende. È proprio vero: gli incapaci girano sempre in coppia.

Setti? Lui si diverte con il Mantova. Poverini… oltre alle nebbie a quintalate e le zanzare con le targhe…

Noi tifosi gialloblù? Siamo malati di Hellas Verona. Punto!

La nostra fede, immensa e smisurata, sarà la un giorno la nostra salvezza … ora purtroppo è inconsapevole complice di questa infame condanna.

 

C’è il Brescia… tutti allo stadio. Tutti a cantare. Dai diciamocelo. Il sapore della merda in fondo inizia un pó a piacerci.

21
mar 2019
AUTORE micheloni
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1.967

SLIDING DOORS… rimorsi o rimpianti

“Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti”… quante volte questa frase si è affacciata nel corso della nostra vita.

Raramente tuttavia ci si sofferma sul suo reale significato.

Il rimorso è il sentimento che accompagna ogni singolo fallimento, ogni errore, peggio se irreparabile. Ovvero quanto nel nostro vivere quotidiano avremmo potuto fare diversamente, scegliendo, consapevolmente o meno, la soluzione peggiore anzichè quella per noi migliore.

Questione di scelte. Le “Sliding Door” della nostra vita. Ne prendi una che ne apre ad altre e ogni volta è un viaggio a sè, un destino senza ritorno totalmente diverso da quello segnato nell’altra porta… in sintesi “è ciò che decidiamo della nostra vita”.  Se apriamo la porta sbagliata, l’abbiamo aperta noi. Abbiamo scelto.

Il rimpianto no, quello è ben altra cosa. Non è dover accettare uno sbaglio ma la consapevolezza di non aver scelto affatto. Di aver preferito uno status quo ad una decisione, più o meno radicale, più o meno importante e fondamentale, per indirizzare il nostro percorso umano.

Il rimpianto è null’altro che starsene a guardare le due porte con dentro i nostri destini diversi, scegliendo di lasciarle entrambe chiuse.

Se il rimorso tuttavia ti sbatte in faccia sempre e comunque il conto, spesso salato, dei nostri errori, il rimpianto, al contrario, lascia spazio all’immaginazione, per ciò che avrebbe potuto essere e non è  stato. Una serie infinita di supposizioni fini a stesse che alla lunga logorano più di qualsiasi senso di colpa conseguente ai nostri errori. Di questi infatti, prima o poi ce se ne fa una ragione… in qualche modo ci si perdona. Delle opportunità non colte, per paura o per convenienza, invece no. Restano un tarlo che ci accompagna per sempre: “Se avessi fatto… se avessi detto… se… se…”

Che c’entra tutto ciò con il nostro Verona? C’entra eccome.

Gli eventi succeduti dall’arrivo di Maurizio Setti alla guida del Verona sono un catalogo di errori interminabile. Errori che abbiamo sotto gli occhi,  che possiamo contare uno per uno.

C’è ne siamo fatti una ragione… sino a che Setti sarà presidente del Verona, ci dovremo convivere. Rappresentano tuttavia una certezza, che in quanto tale è assimilata dal nostro subconscio al fine di lenire la nostra sofferenza di tifosi e andare avanti.

Quello che fa più male sono invece i rimpianti. Di ciò che sarebbe stato se Martinelli non si fosse ammalato e avesse avuto più tempo per scegliere a chi affidare il suo e nostro Verona. Che campionati sarebbero stati se l’esonero di Mandorlini fosse arrivato alla sosta per la nazionale di Novembre. Se, sempre per la sosta della Nazionale di Novembre fossero arrivati quelli mai arrivati di Pecchia un anno fa e Grosso quest’anno. Dove saremmo ora con un Iachini, con un Malesani, Cosmi o ancora Zeman? A questo non c’è risposta. Solo dubbi.

Al termine della mia vita vorrei poter contare i miei tanti errori, ma se Dio vuole, spero pochi o nessun rimpianto.

Di sicuro “qualcun altro” conterà di certo gli errori ma state tranquilli, di sicuro non i rimpianti. Perché affinché tali siano, è implicito siano oggetti di sentimento puro e incondizionato.

Questo “qualcuno” non ha invece sentimenti per il nostro Verona, che non sia il mero “Business is business”… per questo, la porta aperta è stata, è…e sempre sarà, volutamente, fottutamente…  quella “sbagliata”.

16
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.041

NON MERITIAMO… PUNTO!

Il Verona di Grosso è questo, non dovremmo oramai stupirci di nulla. Nel momento in cui stai per rientrare, benché momentaneamente, in zona promozione diretta, ecco che la stessa si allontana. E più che per merito degli avversari, per un’inclinazione “tafazziana” da parte del Verona a martellarsi i coglioni da soli.

Del resto, Cosmi lo aveva dichiarato in un’intervista alla Gazzetta, solo pochi giorni fa: “Grosso, forse troppo integralista”. Integralista? No caro Serse… insistere con un giocatore come Marrone centrale di difesa,  che da inizio campionato di partite ne avrà azzeccate si e no due, (anche con l’Ascoli il peggiore in campo) e per farlo, arrivare a scombinare tutta la difesa mettendo ben due giocatori fuori ruolo (Bianchetti terzino, lui che è un centrale e Faraoni centrocampista, lui che è un terzino), non è essere integralisti… è essere stratosfericamente scarsi.

La verità? La scriveva il buon Barana in tempi non sospetti: “Siamo da play off”.  Punto.

Li meritiamo perché almeno 2 squadre (se non di più, giocano meglio di noi).

Li meritiamo perché almeno 2 allenatori di B (ma anche 3-4-5-6-7…) sono più preparati, capaci  e convincenti di Grosso.

Li meritiamo perché almeno 2 DS hanno allestito formazioni più equilibrate e con un “senso”, ovvero senza i tanti equivoci tattici quanti ne conta invece il Verona.

Li meritiamo perché almeno 2 presidenti di B  (solo due? ah ah ah…) hanno fatto e stanno facendo meglio di Setti e senza i 20 milioni di paracadute e altrettanti da cessioni.

Gli unici a non meritarli i playoff, sono i  12000 tifosi accorsi allo stadio nella speranza che nonostante presidente, allenatore e DS, i giocatori potessero fare il miracolo.

Miracolo che è invece arrivato per noi da un arbitro scarso come pochi, che non ha espulso Marrone per un fallo da “rosso porpora” che avrebbe giustamente lasciato i gialloblù in 10. E chissà che partita diversa sarebbe stata.

Appena Palermo e Lecce recupereranno la partita in meno (e i siciliani hanno pure già riposato) e noi ci fermeremo per la sosta, ritorneremo dove meritiamo di essere: quinti, sesti o addirittura settimi.

Fidatevi di me. Queste galoppate verso la vetta, foriere di immediate quanto immancabili delusioni,  fanno solo male al cuore.

 

 

 

 

 

 

09
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.441

FINCHÈ LA BARCA VA… …

Se siamo fuori dal tunnel, lo scopriremo solo vivendo. Troppe volte abbiamo pensato in positivo salvo ricrederci alla prima occasione.

Al Renato Curi, a fare il verso al modello “Verona” dei quasi zero tiri in porta per tre quarti di partita, confusionario, senza idee, fragile mentalmente, stavolta è  stata la formazione di Alessandro Nesta, troppo impacciata e timida per quasi l’intero incontro.

Merito certamente anche dei gialloblù che hanno finalmente giocato con “consapevolezza dei  propri mezzi” anziché “dei propri limiti”.

E a conferma che quando le cose sono fatte bene non c’è da parte mia  alcun preconcetto nei confronti di nessuno, anche le scelte di Grosso va riconosciuto, si sono rivelate non solo vincenti,  ma soprattutto convincenti.

Resta il dubbio se mai e quando, Henderson avrebbe rivisto il campo con la continuità che permette di ritrovare il ritmo partita, se il tecnico avesse avuto a disposizione molti dei centrocampisti infortunati. Idem per Bianchetti e aggiungo anche per Lee, inizialmente considerato da Grosso, rincalzo prima di Laribi, poi di Ragusa e diventato oggi essenziale dopo i tanti flop sulla fascia del primo e l’infortunio del secondo.

La domanda chiave su Fabio Grosso è semmai: “avrà imparato qualcosa dai suoi (molti) errori?”

Dopo aver capito (meglio tardi che mai) che Dawidowicz è tutto tranne che un centrocampista, varrà lo stesso anche per Marrone centrale di difesa? Avrà realizzato che il polacco, Bianchetti ed Empereur (ma a mio avviso anche Kumbulla) sono una spanna sopra all’ex Juve ed ex di un sacco di squadre? O ce lo ritroveremo al centro della difesa appena tornato a disposizione?

Con il Perugia giravano alla grande anche giocatori che avevamo in qualche modo deluso e parecchio, come ad esempio Balkovec.

Resta a mio avviso un grande equivoco la contemporanea presenza di Pazzini e Di Carmine come terminali offensivi (mai in coppia) del tridente gialloblù. L’ex Perugia non è una prima punta e soffre le marcature arcigne dei due centrali. Il Pazzo qualcosa di meglio sa fare come protezione palla, ma anche per lui vale il discorso che da solo non fa reparto.

Il vento sembra soffiare in poppa, è quindi il momento di cavalcare l’onda e prendere velocità.

Non mancheranno momenti di vento contrario di fronte ai quali il Verona dovrà dimostrare di saper  viaggiare spedito anche di bolina.

Qualcosa dopo Lecce è cambiato (merito dei 16 che hanno atteso tecnico e giocatori all’aeroporto di Brindisi?), e lo si è visto nei dettagli che vanno oltre il bel gioco e il risultato. I segnali positivi sono le molte ammonizioni “sensate” e frutto di una grinta che Grosso in primis ha finalmente espresso in panchina.

Finché la barca va, lasciala andare… cantava Orietta Berti.

Cazzate (tirate) la randa quindi, stringete il vento e rotta verso il traguardo, ovvero la Serie A.

“Cazzate” (intese stavolta come errori) di Skipper Grosso permettendo.

01
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.940

FANTADIALOGO TONDO E QUADRATO

QUADRATO: giocherò col 4-3-3 mi serviranno quindi terzini bravi in entrambe le fasi, esterni veloci e disposti ai rientri in copertura e una punta centrale abile nel tener su palla e segnare tanto.

TONDO: ah ok. Allora prendiamo Laribi che è un trequartista.

QUADRATO: cazzo c’entra Laribi con gli esterni di difesa e attacco? E poi scusa ma nel mio modulo non è previsto un trequartista.

TONDO: quindi è perfetto… lo prendiamo e gli facciamo fare o l’esterno offensivo o il centrocampista puro. Vedrai non ne azzeccherà una.

QUADRATO: mi serve anche un buon centrale difensivo… prendi Marrone

TONDO: ma Marrone non è un centrocampista?

QUADRATO: lo reinvento alla Bonucci

TONDO: ma li sa fermare gli attaccanti avversari?

QUADRATO: No, ma è un dettaglio irrilevante.

TONDO: e per il centrocampo che ne dici di un po’ di fisicità con Dawidovicz?

QUADRATO: ma non è un centrale difensivo?

TONDO: si ma, cosa vuoi, se resta, basso più o meno, la zona di campo è quella. Si adatterà e sarai tu a reinventarlo.

QUADRATO: senti e di sto Pazzini che ne facciamo? Questo segna ed è un bel problema

TONDO: Tranqui… ho preso Di Carmine, segnerà una valanga di gol, lo oscurerà e così il vecchietto imparerà ad accettare certi contratti milionari.

TONDO: ah sai che il Bari è fallito? Ci sono un sacco di svincolati buoni da prendere.

QUADRATO: mi dicono che è molto forte Petriccione

TONDO: ma và, lo vuole il Lecce che stava in Lega Pro figurati se quello è buono. Meglio Cissè, Balkovec e Henderson… vedrai che crack.

QUADRATO: si,  Henderson mi piace, penso che lo sbatterò in panchina distruggendogli l’auto stima.

TONDO: senti ma per gennaio un terzino come Faraoni potrebbe andar bene?

QUADRATO: ma scherzi? come centrocampista è perfetto

TONDO: e Vitale come l’altro terzino? Che ne dici?

QUADRATO: oddio è più forte nella fase difensiva che di spinta ma ci penso io a migliorarlo

TONDO: ma Almici e Crescenzi che gli facciamo fare se prendiamo sti due?

QUADRATO: tranquillo, Almici lo lascio fuori un paio di mesi e lo ripropongo dal 1 minuto contro una squadra forte e in forma, così fa una bella figura di merda e giustifichiamo la lunga panchina. Il secondo vuoi che non sfruttiamo il bonus “infortunio lungo e misterioso”?

TONDO: perfetto, direi che per confondere le idee potresti anche far giocare Empereur che è un centrale sulla fascia… no?

QUADRATO: ti dirò di più… io sulla fascia ci sbatto non solo Empereur ma pure Bianchetti

TONDO: grande… due centrali sulla fascia. Sei davvero lo Steve Jobs della panchina. Sei un visionario.

QUADRATO: puoi scommetterci. Come sogno io la promozione non la sogna nessuno. Pensa, tutti la vogliono.  Nessuno però la vuole ma fa di tutto per non ottenerla. Questo è distinguersi dal gregge, essere un vero tecnico anticonformista

TONDO: abbiamo dimenticato qualcosa o qualcuno?

QUADRATO: vediamo… valorizziamo i prestiti secchi come Colombatto e Gustafson e deprezziamo i nostri centrocampisti, togliamo autostima a Di Carmine che non segna o segna poco, Pazzini che segna va in panca, Caracciolo voleva giocare nel suo ruolo ed essere promossi e l’abbiamo venduto… no, direi che per rimanere in B c’è tutto.

TONDO: si concordo. Il ROMBO sarà fiero di noi. Gli abbiamo fatto spendere un cazzo e intascherà i 10 milioni del secondo paracadute.

QUADRATO: si ma i tifosi? Questi si incazzano. Non capiscono che facciamo tutto per il bene del Verona.

TONDO: “lasciali fare” come ha detto ROMBO tempo fa. I giornalisti non lecchini invece li sistemo io con un bel “avete rotto il cazzo”. No, tutto sotto controllo. Tranquillo.

QUADRATO: bene bene. Ah dimenticavo… ma che cazzo hai detto ai giocatori per arrivare a salvarmi il culo con due vittorie di fila?

TONDO: che con un nuovo tecnico avrebbero dovuto sudare e correre.

QUADRATO: sei un grande, TONDO

TONDO: anche tu QUADRATO.

 

DIAMOCI IL CINQUE… COMUNQUE VADA SARÀ UN FALLIMENTO.

 

27
feb 2019
AUTORE micheloni
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105

Stadio Via del Mare, Lecce… ore 20,40

Arrivo in compagnia di mio figlio e un caro amico di Verona.

Dentro I 105 tifosi dell’Hellas Verona, quasi tutti partiti, chi nella notte, chi alle 4,30 del mattino… chi in macchina e chi in pullman (solo 6 in aereo). 14/16 ore di viaggio lungo lo Stivale sino al Tacco d’Italia per sostenere la propria squadra del cuore. Mi sento in colpa, io che c’ho messo solo 10 minuti per arrivare.

Aspettavo da tempo questa partita, vivendo parte dell’anno in Salento, era l’occasione per rivedere il mio Verona e respirare il tifo unico dei Butei.

Qualche coro e vari sfottò di riscaldamento e alle 21 inizia la partita e con essa un interminabile sequenza di canti e cori, incalzanti, incessanti, senza soluzione di continuità. Uno dopo l’altro, senza fermarsi mai, perché il Verona ha bisogno in ogni istante del sostegno dei Butei, e loro sono lì per questo, oltre la stanchezza, oltre la razio che imporrebbe di fronte a codesta indegna Società, di fottersene altamente, altro che 2000 km tra andata e ritorno in 24 ore.

Solito Verona, solita formazione inventata, solite trame complicate, soliti giocatori in campo dopo mesi di panchina e tanto per non smentirci, soliti calciatori fuori ruolo. È imbarazzante la capacità di Grosso di dimostrare ad ogni partita la sua totale incapacità. Ci vuole talento a sbagliarle tutte, sempre. Un pó come un tempo che fu, riuscire a fare zero al totocalcio. Non ci riuscivi mai. Grosso si!

Nello spicchio di stadio sferzato da un gelido vento di tramontana però si canta… si canta sempre.

Lecce in vantaggio (dopo due paratone di Silvestri). Tra i tifosi, non un gesto, non una parola per il gol subito. Si canta. Si canta e basta.

Secondo tempo: il Verona attacca dalla nostra parte. Grosso è stato espulso ma non se n’è accorto nessuno. Perché si canta e si incita. Sempre e senza un minuto di sosta. Anzi, se il tono delle 100 voci sempre più rauche , tende a calare poco poco, ci pensano i capi (per tutta la partita spalle al campo) a sferzare gli animi e far tornare lo spicchio gialloblù protagonista del tifo al Via del Mare.

Raddoppio del Lecce. Qualche moccolo qua e là ma si canta, come e più forte di prima.

Lezione di tifo alla curva leccese. Chapeau!

Sul prato verde però i nostri fanno pena. Non tirano mai da fuori (eppure a Spezia ha funzionato). Si perdono palloni a iosa. C’è tanta confusione e non ne esce nulla di buono. Ma si canta. Cazzo se si canta.

Quando in pieno recupero il forte vento devia il cross di Laribi (destinato sul fondo) all’incrocio della porta leccese, per l’unitile quanto “culoso” gol del 2-1, i 105 cuori gialloblù volano giù dai gradini per una goliardica gioia, dal sapore non amaro, amarissimo. Roba da matti vien da pensare.

Si da matti. Perché bisogna essere davvero matti per essere a Lecce di martedì sera, assistere all’ennesima partita del cazzo, e tornarsene immediatamente a casa nella notte con la rabbia dentro ma anche la consapevolezza di non aver nemmeno stavolta tradito i colori gialloblù. Il Verona è un essere colpito a morte  e tenuto in vita solo grazie al suo tifo.

È quasi mezzanotte. I pullman partono… arriveranno a Verona il mattino seguente, dopo una notte che potete bene immaginare.

105 persone, sono scese a Lecce, esempio dei tanti tifosi che ad ogni trasferta hanno scelto di tenere vivo il tifo ultrà dell’Hellas Verona. Ultimo baluardo di uno sfascio che giorno dopo giorno dilaga come un cancro nel cuore del tifo gialloblù.

Onore a loro. Uno per uno. Ringraziamoli.

Perché  Setti ha saputo distruggere la passione di tanti, ma statene certi, soccomberà sotto la fede di questi 105  Butei e di tutti i “veri“tifosi gialloblù.

“You’ll never walk alone”.