10
apr 2019
AUTORE micheloni
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L’AGGUATO DI PALERMO E LA SOLITA STAMPA NEFANDA

E fu così che un gruppo di tifosi gialloblù sono stati  aggrediti in quel di Palermo. Fra questo un prete, una donna con problemi e un disabile. Va detto che queste figure sono sinceramente poco compatibili con il clima caldo e sempre teso di una trasferta calcistica, tanto più se al Sud e a Palermo. Ma nelle intenzioni, la partita era pretesto per una gita in cui scoprire il giorno successivo le bellezze del capoluogo siciliano. E invece di Palermo potranno dire di aver visto il locale Pronto Soccorso dati i pugni e calci presi da alcuni ultrà rosanero.

Leggete oggi i giornali please… un cazzo di nulla… provate ora ad immaginare se fosse accaduto a parti inverse, con un prete, una donna e un disabile palermitani aggrediti e picchiati in un agguato ultrà a Verona. Saremmo in prima pagina della Gazzetta Sportiva, del Corriere, Repubblica,  ecc. e presenti nei vari tg nazionali.

Dell’olezzo di merda  della stampa e media italiani non c’è certo bisogno dei nostri esempi ma a tutti quei giornalisti che trasformano una scorreggina dei Butei in un terremoto di proporzioni bibliche, o un coro nella più planetaria forma di razzismo, vorrei dire di andarsene gentilmente e distintamente a fare in culo e scrivere da domani su “Tutto Uncinetto” o “Ville e Casali”.

Ricordo come fosse ieri quando ai tempi del grande Verona di Bagnoli, mi capitó di incontrare all’aeroporto di Fiumicino dopo aver registrato il mio programma in Rai, alcuni giornalisti sempre Rai,  che come me stavano prendendo il volo per Verona.

Due chiacchiere e capisco che sono inviati allo stadio Bentegodi dove la domenica si sarebbe giocato Verona-Napoli. “Ma siete della redazione sportiva?”, chiedo io. “No, della cronaca” risponde uno di loro. Cronaca? E da quando la cronaca va allo stadio? “Sai”, mi risponde sorridendo l’altro, “Verona-Napoli è l’occasione per portare a casa uno scoop sicuro. Figurati se non parte qualche coro pesante nei confronti di Napoli e del Sud… sai dopo “Vesuvio vinci per noi” e la replica partenopea con “Giulietta è una zoccola” quella di domenica riserverà articoli stampa  e servizi tv che faranno rumore”.

Non ci avevano visto male. Durante la partita furono registrati cori e canti offensivi e il tg della sera fu celere a darne notizia.

Erano venuti a Verona apposta in cerca dello scoop che fa notizia Ste merde

Non è cambiato molto da allora. Siamo sempre sotto la lente di ingrandimento e una nostra scorreggia fa sempre più rumore dell’assalto al bar di Corso Cavour da parte di ultrà napoletani, l’agguato all’auto di Toni,  o per l’appunto l’aggressione ai tifosi gialloblu in quel di Palermo. Queste scorreggie fanno meno rumore ma puzzano una, dieci, centomila volte di più. Lo stesso fetore di una stampa becera e sempre più ignorante.

Ah per la cronaca. Ho rincontrato settimane dopo, sempre in aeroporto,  gli stessi inviati (altra destinazione però). Dissi loro che questo accanimento cercato e spinto contro Verona e i suoi tifosi da parte della Rai era una cosa schifosa. Si misero a ridere… uno di loro mi schernì con “Aó, certo che Giulietta è na zoccola, nnaa batte nessuno”… “Si? Sorrisi io… prova a pubblicare un bel “Pulcinella Culaton” e vediamo quale fa più rumore”… … (ciapa, tasi e porta a casa).

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12 risposte a “L’AGGUATO DI PALERMO E LA SOLITA STAMPA NEFANDA”

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  1. Maxhellas scrive:

    Non c’entra col topic, ma visto che Vighini non mi lascia “partecipare” (ci siamo un pochino piccati quando difendevo Mandorlini anni fa), lo appiccico qua, che mi sembra un pezzo interessante e soprattutto neutro.
    L’ho già postato anche da Betteghella.

    Chievo Verona in Serie B con sei giornate d’anticipo: la “favola” è finita, ma era già morta col caso plusvalenze
    di Lorenzo Vendemiale – Il Fatto Quotidiano 15.04.2019

    C’era una volta la “favola Chievo”. Chi ama il calcio se la ricorda bene: era l’inizio degli Anni Duemila, c’erano Marazzina e Corradi in attacco, mister Del Neri in panchina, una banda di semi sconosciuti partita dalla terza categoria per conquistare l’Europa. Un piccolo miracolo calcistico. Quasi due decenni dopo, è tutto finito. E non tanto per la retrocessione in Serie B, in fondo era già successo nel 2007. Stavolta è diverso. Quella squadra che aveva fatto innamorare l’Italia del pallone non esiste più. Questo che oggi retrocede è un altro Chievo. Il Chievo Verona scende in Serie B con 6 giornate d’anticipo, venti sconfitte e appena una vittoria, la miseria di 11 punti in classifica (che sul campo sarebbero in realtà 14, senza la penalizzazione).

    Già, la penalizzazione. Il naufragio si concretizza oggi con la matematica retrocessione, ma in realtà era già cominciato la scorsa estate, con il caso delle “plusvalenze fittizie” col Cesena, l’inchiesta della Procura Figc, il doppio processo e infine una sanzione molto soft: solo tre punti, quasi un buffetto, ma è come se per il Chievo avessero pesato dieci volte tanto. Sarà per la sensazione di partire a handicap, per l’onta dello scandalo o forse soltanto per il disimpegno della società assorbita dalle vicende giudiziarie, ma quella appena conclusa è stata davvero una stagione maledetta: iniziata sotto i peggiori auspici, proseguita in farsa con l’assurda parentesi del ritorno di Giampiero Ventura, finita come tutti si aspettavano. È come se il campo sia riuscito dove la giustizia federale aveva fallito: punire il Chievo e mandarlo in Serie B. Una specie di karma pallonaro.

    Qualcuno, infatti, pensa che la società del presidente Campedelli non avrebbe proprio dovuto disputarlo questo campionato. In realtà non è proprio così, visto che il tribunale federale ha ammesso che non c’era prova del fatto che le operazioni contestate fossero state decisive ai fini dell’iscrizione. Di certo, però, la “sistematica operazione volta a sopravvalutare i dati del bilancio mediante le cosiddette plusvalenze” – certificata nella sentenza – dice tutto di cos’è diventato il Chievo Verona e cancella ogni dispiacere per la sua retrocessione. Non facciamo i moralisti. Troppo facile prendersela col Chievo, che ha fatto quello che ormai fanno più o meno tutti, dalla Juventus all’Inter, per tenere in piedi i bilanci. Proprio il caso del Chievo, infatti, ha scoperchiato il vaso di Pandora, e proprio quel processo ci ha anche fatto capire che la Figc non sarà mai in grado di intervenire sulle cosiddette “plusvalenze fittizie”, dal momento che – come scrivono i giudici – “non esistono uniformi e oggettivi criteri di valutazione dell’effettivo valore del calciatore” e non sarà mai possibile dimostrare che un club ha gonfiato la quotazione di un ragazzino per aggiustare i bilanci.

    È tutto rimesso al buon senso delle società (se poi i soldi veri finiscono, c’è il fallimento) e alla responsabilità dei revisori dei conti. L’unica colpa dei veronesi è stato esagerare, fare in maniera più smaccata e meno furba ciò che fanno tutti. Ma in fondo è proprio questo il punto. Della “favola Chievo” non rimaneva più nulla già da un pezzo: solo una squadra di provincia come tante, che vivacchia con i soldi dei diritti tv, sta in piedi grazie ad artifici contabili e adesso ha pure il presidente indagato. Insomma, praticamente una società modello della nostra Serie A: possiamo tranquillamente farne a meno.

    1. gian scrive:

      In un mondo migliore faremo gite e non trasferte. Nel frattempo su con le recie quando se spostemo…… Se prenoti un b&b a palermo il giorno della partita dopo 5 minuti lo sa tutta la sicilia. Quello che è successo a Palermo in coppa italia l’avemo visto tutti. Si parte tutti insieme e si torna tutti insieme…..in attesa di un mondo migliore

      • Cesare Settore Superiore scrive:

        Tantissimi anni fa’ un certo Tuffi mi insegno’ il motto che era il fiore all’occhiello delle Brigate Gialloblu.
        E che diceva “Non si lascia indietro nessuno”.
        Pero’ tantissimi anni fa nessuno andava in trasferta a Palermo per passare la notte in un B&B e il giorno dopo fare il turista.
        A Palermo ci si andava, ma tutti insieme con pulman, tutti insieme e e senza la scorta degli sbirri. Cosi’ quando si subiva un attacco si era e si restava tutti insieme, avendo cura di infilarsi preventivamente la pezza o la bandiera dentro i jeans attillati. Cosi’ che in caso di tafferuglio, ti dovena denudare prima di fotterti le insegne.
        Oggi probabilmente certi accorgimenti non vanno piu’ di moda.
        Peccato…

        • Hellas Milano scrive:

          Grandissimo Tufi…..amico di famiglia e presente su moltissimi libri dedicati alle brigate e al glorioso Hellas…Paolo sempre nel mio cuore

        • Simone scrive:

          Il pezzo di Mauro, con tutto rispetto, c’entra relativamente il punto. Siamo a Verona e sappiamo come funziona, non c’è bisogno di ribadire certe dinamiche ”giornalistiche” tra noi. Sarebbe più interessante ed avvincente se qualche giornalista locale (o anche non locale) lo facesse a livello nazionale, ma vabbé. Comunque noi su questo possiamo fare poco, e piangerci addosso su una cosa che è così da sempre mi sembra un esercizio inutile e fuorviante. Quello che possiamo fare invece è, per l’appunto, fare un’analisi di cosa significa oggi tifare, fare trasferte rischiose e soprattutto come comportarsi in quei casi. C’è una scena del film “Green Street Hooligans” che riassume molto bene il concetto espresso da Gian e Cesare qui sopra. Eccola: https://www.youtube.com/watch?v=mIuAygy3Ko4 (scusate, ma l’ho trovata solo in inglese, comunque si dovrebbe capirne il senso). Credo vadano fatte comunque delle analisi un po’ complesse per capire la faccenda. Il sistema sta tentando (e ci sta riuscendo piano piano) di debellare la violenza nel calcio. Secondo me è un errore, perché storicamente ogni sistema ha trovato un modo per incanalare la violenza e l’aggressività, che, piaccia o no, è insita nell’animo umano. Volerla eliminare significa rischiare di farla fuoriuscire da quel contesto e quindi farla comparire in altre sedi in maniera più pericolosa perché imprevedibile e più difficilmente controllabile. Con le debite proporzioni, un certo tipo di tifo per come si era inteso, specialmente dopo gli anni sessanta, è una simulazione di guerra. Ma come ogni buona guerra (concetto ahimè perso da tempo), ci sono delle regole comuni che si dovrebbero rispettare ed osservare, da una parte e dall’altra (https://it.wikipedia.org/wiki/Elogio_della_guerra). I palermitani in questo caso hanno a mio avviso infranto una di queste regole, ovvero attaccare un gruppo di tifosi che evidentemente non potevano difendersi (se non erro c’era una donna, un prete e un disabile tra quegli otto). C’è scritto su un sito di Palermo, parecchio critico (giustamente) coi 15 palermitani che hanno fatto l’agguato: “Il prete era in trasferta con alcuni amici. Si sono fermati a dormire lì e prima di entrare nel B&B si sono trovati davanti quelle bestie: li aspettavano per menarli. Che vigliacchi prendersela con un sacerdote, con una donna con problemi di salute e con un altro che ha difficoltà a camminare, sembra ci fossero anche dei bambini, che gente infame è quella che colpisce chi non può difendersi? Che prova di forza, che coraggio, bravi!”. Ecco, quando c’è un’evidente disparità di condizioni è davvero vigliacco muoversi in questo modo, non c’è alcun onore. Sul fronte veronese però è stata a mio avviso violata un’altra regola, non meno importante. Muoversi fuori dal proprio gruppo di tifo in una trasferta a rischio con delle sciarpe al collo non va bene, e se si fa si deve accettare il rischio. Un mio amico leccese che vive a Milano, in occasione di Verona-Lecce, quest’anno è venuto al Bentegodi per assistere alla partita. Conoscitore di calcio ma non tifoso da stadio. Era insieme ad un gruppo di amici salentini, e hanno avuto la non brillante ed involontaria idea di passeggiare prima della partita in mezzo ai tifosi del Verona dietro la curva. Non avevano sciarpe, ma devono aver insospettito qualcuno che probabilmente li ha sentiti parlare con accento ”diverso”. Risultato: un gruppo dei nostri si è avvicinato a loro chiedendogli l’ora (ma l’orologio uno dei nostri l’aveva al polso…). Per fortuna in mezzo ai salentini c’era un veronese che ha risposto e la situazione si è bloccata lì. Ma il mio amico leccese, quando me ne ha parlato ha ammesso l’ingenuità più che il comportamento dei nostri, con un laconico “In effetti siamo stati dei veri coglioni”.. Credo gli servirà da lezione.

      1. schetch scrive:

        Oggi cosa a quale esercizio commerciale toccherà essere distrutto?

        1. Cesare Settore Superiore scrive:

          http://hellaslive.it/news/sei-abbonato-dal-13-aprile-vai-allhellas-store-a-ritirare-il-tuo-omaggio/

          Cosa non si farebbe per smaltire i residuati e fondi invenduti di magazzino…

          1. claudio scrive:

            Mauro sei un GRANDE !!!!!……Purtroppo non cambierà mai nulla!
            FORZA HELLAS !

            1. Davide scrive:

              “La c’è la giustizia!”… Avanti i Blu, sempre!!Grande Mauro!!! /=\

              1. stefano 50/60 scrive:

                beh Mauro si potrebbe chiedere durante la diretta su telearena di raccontare le cose successe a trinacria a due persone di un equilibrio totale….una è la vaccari che fustiga ad ogni occasione la Sud e ora è ospite fissa e tifa diga…l altro è guarientuccio guarientucci che tifa diga e ha sempre stampato un sorriso ironico verso il prossimo nel più puro style SO TUTO MI E VOIALTRI VE SOPORTO E RINGRAZIATEMI….dicerto saprebbero raccontare che la colpa è nostra e chi semina vento etcetc…….iè sodisfasioni ah……per quanto concerne le trasferte , specialmente in africa settentrionale, bisogna andare come quando noi si va a berghem a wc ensa etc…tutti compatti e nessuno azzarda a rompere il cazzo….ps, pulcinella ? emblema italico non certo Veronese…giornalisti vesuviani ? mi ghè mandarea basettoni sancho pansa taelino…….la el starea da Dio…..ri ps, pecà che quela olta a avelino nò ì abbia centrà el padano…pecà, nò iè gnanca boni de far el so dover….

                1. Venus scrive:

                  "pulcinella…culaton" è un'idea.

                  1. California scrive:

                    Grande Mauro…

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