16
set 2019
AUTORE micheloni
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93

LA VAR IGNORANTE…

I continui complimenti del cronista Sky  e dei grandi campioni che hanno commentato il dopo partita (sempre su Sky), sono insieme agli applausi di tutto il Bentegodi, quanto porta a casa il Verona dalla superba prestazione  con il Milan.

Il match con i rossoneri è la prova che la “Legge di Murphy” è tutt’altro che ironia e retorica.

Per il Verona infatti la teoria che “se qualcosa può andar male, lo farà” si è materializzata nei molti episodi che hanno segnato la sconfitta immeritata dei gialloblù.

Orsato al Var ha infatti applicato il nuovo regolamento alla lettera: espulsione di Stepinski, fallo di mano/rigore di Gunther. Ma ha toppato clamorosamente il mancato rigore per il Verona in pieno recupero.

Ecco alcuni commenti su episodi simili a quello incriminato, tratti dal sito “arbitri.com” in cui i direttori di gara si confrontano, in particolare  sull’applicazione delle recenti nuove regole.

1) Nel caso di uno sgambetto, di un fallo di mano o, in generale, di un fallo di “contatto”, il fallo si concretizza laddove avviene il contatto, mentre la trattenuta ha una dinamica diversa: non è necessariamente “istantanea”, ma può essere “prolungata”, può cioè iniziare in un punto e proseguire, concretizzandosi, in un punto diverso da dove è iniziata. Non si tratta, quindi, di concedere un “vantaggio”, ma di attendere che il fallo si concretizzi; solo dopo, l’arbitro dovrà valutare se sussistono le condizioni per concedere il “vantaggio” o meno.

2) Se la trattenuta non prosegue dentro l’area, non ha rilevanza dove cade l’attaccante: la “concretizzazione” del fallo non ha niente a che vedere col punto di “caduta” del calciatore trattenuto, caduta che può avvenire anche successivamente alla concretizzazione del fallo (difensore trattiene l’avversario e poi molla la presa ancora fuori area, l’avversario sbilanciato entra in area e cade: il fallo non è proseguito all’interno dell’area, quindi si è concretizzato all’esterno della stessa). Laddove invece la trattenuta prosegua anche all’interno dell’area determinando la caduta del giocatore anch’essa dentro l’area di rigore, verrà meno il punto di inizio del contatto ma l’incidenza del fallo al momento della sua conclusione. Qualora il fallo si concluda in area impedendo di fatto il concretizzarsi della giocata, si deve considerare il fallo punibile con il calcio di rigore.

Il fallo su Pessina inizia effettivamente appena fuori area, ma il giocatore prosegue l’azione e viene atterrato definitivamente dentro l’area. Il vantaggio concesso ad inizio fallo non si è quindi concretizzato a causa del prolungarsi del fallo stesso dentro l’area. Andava concesso il rigore per l’Hellas, senza se e senza ma, ( tanto più se il fallo ha impedito una chiara occasione da gol sancita dall’espulsione di Romagna in quanto reo di fallo da ultimo uomo).

Si può accettare o meno la Var, non l’Ignoranza sul regolamento da parte di arbitro di campo e arbitro  Var.

ORSATO E MANGANIELLO… tornino sui banchi a studiare.

VAR BATTE VERONA 1-0

08
set 2019
AUTORE micheloni
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2.091

LEGGENDA… ma non per tutti.

(Libera interpretazione dal racconto vero di un carissimo amico)

Il campo di Garda non è certo uno stadio… i giocatori si ammirano da vicino e l’emozione è grande, poco importa se il match è l’amichevole dell’Hellas Verona contro l’Olimpija Lubiana.

A seguire la partita è anche un anziano signore, che si aggira tra le tribunette e la rete di recinzione in prossimità degli spogliatoi.

Alcune persone di una certa età, si avvicinano e lo salutano cordialmente. La maggior parte però passa dritta e di quel signore non se ne cura proprio. Sono soprattutto giovani tifosi misti a gente del posto e curiosi, venuti nella cittadina lacustre per vedere il nuovo arrivato Stepinski, il Pazzo, e i giocatori a disposizione di Juric, tolti i convocati nelle varie nazionali.

La partita scorre come deve scorrere un’amichevole. E quel signore (vecchietto mi suona quasi irrispettoso, ma dall’alto dei suoi 84 anni credo che nemmeno lui si offenderebbe) segue la partita, in silenzio, come i tanti pensionati che ai tempi dell’antistadio non mancavano mai un allenamento dei gialloblù  e sapevano dirti le condizioni degli infortunati meglio del medico sociale.

Chissà cosa pensa. Che giudizio darà ai nuovi arrivati…  Già, perché come cantava De Gregori, “è dai piccoli particolari che si giudica un giocatore”, e nessuno meglio di lui questi particolari sa coglierli… tra un passaggio e una marcatura, tra un movimento e un tiro.

Colpa dell’età si dirà. Sono giovani, come possono ricordare se a quei tempi nemmeno erano nati.

Sarò nostalgico, ma a me il solo pensiero che si passi accanto ad una leggenda come nulla fosse, sa di sacrilegio.

Tornati a casa racconteranno dell’uno e dell’altro giocatore, chi con un autografo, chi con un selfie sul cellulare. Nessuno si loro tuttavia saprà mai di essere passato accanto ad una delle figure immortali della lunga e gloriosa storia gialloblù.

Maledetto tempo. Maledetti ricordi, incapaci di scolpire la storia nella memoria come merita di essere scolpita, a prescindere dagli anni che passano, da epoche non vissute.

Sarà, ma io mi sono avvicinato a quell’anziano signore dai capelli argentati, gli ho stretto la mano emozionato… è bastata una parola per vederlo abbozzare un timido umile sorriso… “Grazie Osvaldo”.

26
ago 2019
AUTORE micheloni
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3.571

HA VINTO IL CUORE…

La partita del Verona che aveva in testa Ivan Juric è finita dopo un quarto d’ora.

La leggerezza di Dawidowicz ha dato un percorso diverso ad un match che poteva e doveva dare le giuste risposte tecnico/tattiche.

Sono arrivate invece molte risposte per ciò che riguarda il gruppo, lo spirito di sacrificio, la capacità di non disgregarsi nelle difficoltà e restare comunque sempre in partita, (complice un Bologna anch’esso non al top e che paga una preparazione complicata dalla malattia di Mihajlovic), la qualità di alcuni nuovi, le perplessità su altri e non ultimo una condizione atletica migliore di quella dimostrata una settimana prima in Coppa Italia con la Cremonese.

Le ottime analisi degli amici e colleghi di Blog, Vighini e Barana, mi permettono di non ripetermi in ordine a tecnico, necessità  di un attaccante da doppia cifra ed esuberi.

Che la partenza non proibitiva con il Bologna fosse comunque ad handicap, causa rosa incompleta, troppe pedine indietro di condizione e uno stato di forma generale non ottimale, era scontato.

Il resto è nelle mani di D’Amico e nella borsa di Setti. Lecce ci aspetta e sarà la prima vera prova di questo campionato. Bisognerà riconfermare il carattere e la determinazione dimostrate col Bologna, ma servirà molto molto di più per uscire indenni dal Via del Mare.

Verona- Bologna va in archivio con un punto meritato e sudato che fa comunque classifica e per come si era messa era più facile non arrivasse.

In archivio anche le piacevoli sorprese Kumbulla, Amrabat, Rrahmani, Veloso e Tutino (quest’ultimo per un impegno e abnegazione encomiabili) , il sempre più affidabile Silvestri, un rinato  e ritrovato Anderson… ma soprattutto per un uomo che, provato dalle tante chemio, ha voluto essere accanto ai suoi ragazzi nel giorno del loro debutto in campionato.

Sul prato del Bentegodi ha vinto il cuore… quello dei gialloblù che non si sono arresi, quello di Sinisa che ama il calcio come la sua vita.

La sua battaglia è ancora lunga e dall’esito incerto… a lui il nostro affetto e sostegno affinché ne esca vincitore…

Il resto è solo e null’altro che un dannato, meraviglioso, gioco.

19
ago 2019
AUTORE micheloni
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3.438

DOVE ERAVAMO RIMASTI?…

Sono passati circa tre mesi dalla magica notte col Cittadella eppure sembra sia trascorsa una vita.

Tante facce nuove nel debutto con sconfitta del nuovo corso targato Juric.

Eppure due costanti legano tra loro i due momenti: Pazzini ancora e sempre  in panchina nonostante il forfait di Di Carmine, ( e a cui gli è preferito il giovane Tuptà), e i soliti cori contro Setti, a confermare che nessuna promozione o mercato possono più ricomporre una frattura che ha radici lontane e profonde.

Se Juric non considerava competitiva la squadra quando si parlava dell’arrivo di Balotelli non si  vede perché debba cambiare idea, ora che Balotelli è al Brescia e nessuno è ancora arrivato a rinforzare il fronte d’attacco gialloblù.

Aggiungiamo che un mercato di svincolati (no, non quelli che hanno mille richieste e decidono del proprio destino optando per il miglior tornaconto economico, parlo di quelli che sono senza una squadra e quindi a tutti gli effetti dei disoccupati) comporta che gli stessi arrivino senza una adeguata preparazione in quanto spesso già  fuori progetto dalla passata stagione e di conseguenza con una  forma fisica approssimativa, talvolta da ricostruire, sia nei muscoli che nel fiato.

Il Verona visto con la Cremonese è ancora un accrocco di tentativi da parte di Juric di trovare la quadra.

Kumbulla ed Empereur centrali (con buona pace dei 2,5 milioni per il riscatto obbligatorio di Dawidowicz e del desaparecidos “colpo di mercato”, Bocchetti) lascia alquanto perplessi. Ma anche un Lazovic palesemente indietro di preparazione al posto di Vitale, un Verre appena arrivato per Zaccagni e appunto Tutino e Tuptà con il Pazzo in panca, sono il segnale di un Verona tutto da definire, nonostante il gioco (almeno nel primo tempo) sia stato quello tutto pressing e iniziativa voluto da Mister Juric.

Sinceramente non comprendo però alcune cose di questo mercato.

Se Juric gioca ad una punta con tre immediatamente dietro, non si capisce il perché di tanti attaccanti, visto che le caratteristiche di chi opera dietro il terminale di attacco prevedono oltre che doti offensive anche una certa capacità di giostrare a centrocampo. Lavoro più adatto al ceduto “Laribi”, a Zaccagni e Lee e soprattutto a Bessa più che a Tutino e Tuptà, buoni semmai per un attacco a due punte.

Altra considerazione. Se giochi con una sola punta, va da sè che questa debba essere fisicamente strutturata e adatta al contatto continuo con i due centrali di difesa avversari, che sappia tener su palla e smistarla in caso di contropiede. Un po’ il lavoro che fu prima di Ferrari e poi di Luca Toni. Gente che sgomita e fa a botte ma che risulta funzionale al modulo tattico.

Guardando agli attaccanti in rosa non ce n’è uno con queste caratteristiche (nemmeno Pazzini che ha dimostrato di mal sopportare la solitudine in mezzo ai corazzieri difensivi avversari).

Una confusione questa che preoccupa. Se Juric non ha le idee chiare o se i giocatori non sono adatti al suo modulo è bene saperlo subito perché si sta cercando un’altro attaccante che sarebbe il quinto (salvo la cessione di qualcuno) per un solo posto e soprattutto dovrebbe avere le caratteristiche richieste da Juric (per capirci meglio Babacar che Paloschi).

Manca una settimana al debutto col Bologna e sembra ancora tutto in alto mare.

Restiamo in attesa, di rinforzi obbligati, di scelte logiche, di un miglioramento della forma generale della squadra, del recupero dei fuori forma, del sostituto di Badu, di una punta da doppia cifra, di chiarezza sul caso Bessa, di capire il ruolo di Pazzini, del colpo di mercato promesso da Setti e dei saldi di fine stagione. Scusate se è poco.

14
ago 2019
AUTORE micheloni
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CALCIOMERCATO… e il colpo dell’ultimo minuto.

Come previsto Mario Balotelli non arriverà a Verona. La vera notizia è tuttavia che avrebbe accettato (il condizionale è d’obbligo in attesa dell’ufficialità) un triennale da un milione più bonus a stagione, a fronte dei 10 alla firma, più 3 per 18 mesi di contratto offerti dal Flamengo. (pure l’offerta del Verona era paradossalmente più alta di quella del Brescia)… per la serie: “ci ga denti no ga pan… ci gà pan no ga denti”.

Il dubbio che Raiola abbia “giocato” col Verona per svegliare Cellino e scatenare l’umorale risentimento dei tifosi bresciani, è tutt’altro che infondato.

Comunque la si pensi sul Mario nazionale, il Brescia ne esce rafforzato, perché un attacco con Balotelli desideroso di diventare profeta in patria, non è la stessa cosa che presentarsi con Donnarumma o Torregrossa.

Anche il Lecce ci ha dato dentro di recente. Oltre allo svincolato Rispoli, in avanti arriva Farias, talento cresciuto in gialloblù ma esploso altrove.

E il Verona? Tante voci, tante fake… riconoscere le une dalle altre è il gioco dell’estate.

Passano i giorni e sul fronte uscite (a questo punto più urgenti che le entrate) nulla si muove.

Di Gaudio e Ragusa, Almici ed Empereur, Lee e Tuptà, sono sempre lì, in attesa di destinazione.

Molto si è speso per i tanti “’obblighi di acquisto in caso di promozione” stipulati un anno fa dal DS gialloblù  con diversi giocatori. Un “clamoroso” autogol di D’Amico che rischia di costare caro al Verona.

Che Marrone (ma non solo lui) valga infatti i milioni pagati è un flop gigantesco. Già in B ha fatto non pochi danni. In A è l’ultimo della lista dei difensori di Juric, e lo credo bene vista la sua inettitudine alla fase difensiva, (un giorno ci spiegherà perché si ritiene migliore in marcatura che nel suo ruolo storico di centrocampista).

Milioni che avrebbero fatto comodo eccome in questa sessione di mercato.

A tutto questo, si aggiunge il caso Bessa. Resto dell’idea che il brasiliano sia la miglior seconda punta o trequartista in organico. Ma esigenze di fare cassa e forse un atteggiamento rognoso del giocatore, restio a rimanere in gialloblù, lo spingono ora come ora  lontano da Verona.

Si riparla di uno scambio col Torino che riporterebbe a Verona Gustafson. Con tutto il rispetto, di piedi educati in rosa ce ne sono parecchi e se proprio qualcuno deve arrivare a centrocampo, dovrebbe essere un sostituto naturale di Badu… tutta corsa e contrasti. Padoin sarebbe un buon profilo, non fosse per una carta di identità che pesa sul possibile rendimento.

Il tutto in attesa della punta da doppia cifra, che non può essere sia chiaro nè Falcinelli, nè tantomeno Paloschi o Babacar.

A meno due settimane dalla gara col Bologna, il Verona resta quindi  “work in progress” .

Per i saldi di fine mercato è infatti ancora troppo presto.

Certo pensare che un DS ex Talent Scout, non abbia avuto in due stagioni uno straccio di intuizione felice, è davvero triste. Sopratutto pensando che solo qualche anno fa arrivava a Verona uno sconosciuto  Iturbe, un Rómulo scartato dalla Fiorentina e un ex calciatore (come fu allora definito) Luca Toni. Sappiamo bene come andò a finire. Ma l’allora DS era un tale Sean Sogliano che qualche errore lo ha certamente commesso, regalandoci però più di qualche bella sorpresa.

A quando un “colpo” (se mai ci sarà) alla Tony D’Amico?  Come? Alle 19,59 di Lunedì 2 Settembre? Ah ok, allora siamo tranquilli.

 

13
ago 2019
AUTORE micheloni
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1.269

LA VITA È UNA FIGATA

Lo so, non c’entra nulla con lo sport, con il calcio, con il mercato… ma spero mi perdonerete se voglio utilizzare una volta tanto questo mio spazio per parlare di vita… o nel caso di Nadia Toffa, di morte.

Chi di noi non ha perso una persona cara… o carissima come un genitore, un fratello o una sorella, un parente stretto, un grande amico o peggio ancora, ciò che é contro natura, un figlio, per colpa di questo cazzo di cancro.

Per non parlare di chi ha accanto, o nel cuore, qualcuno che quotidianamente lotta per sconfiggerlo… e per fortuna spesso ciò avviene.

Nadia era una guerriera, come tanti di noi (io per primo) temo non saremmo capaci di essere di fronte all’idea che a breve potremmo morire.

Il suo sorriso era benzina per i tanti che lottano e spesso si abbattono, soffrendo lacrime silenziose per non far soffrire chi sta loro accanto.

Di fronte al cancro non esistono prepotenza o forza fisica, ma solo la forza interiore di chi non vuol mollare e dice a tutti di stare tranquilli perché ce la farà, pur sapendo che potrebbe non essere affatto così.

Penso alle cattiverie scritte sui social contro Nadia all’annunciò della sua malattia. Troppo bestiale e umanamente schifoso leggere frasi del tipo: “ridi, ridi, che tra poco da morta non sorriderai più”, e vi assicuro che hanno scritto pure di peggio.

Eppure lei, Nadia,  continuava a sorridere, dal letto di ospedale o dallo studio delle “Iene” dove appariva con una parrucca per nascondere gli effetti della chemio.

Voleva essere un esempio per le tante persone malate che non avevano magari conforto alcuno o la sua stessa determinazione. Ebbene lo è stato un esempio, eccome… e che alla fine abbia perso la sua battaglia, è solo un dettaglio che nulla toglie alla sua grandezza come persona.

Era una “iena” ma l’Italia intera faceva il tifo per lei… e oggi ne piange la scomparsa… perché inaspettata… perché un’altra, ennesima sconfitta della scienza sulla malattia… o più semplicemente… “perché non è giusto” morire a quarant’anni con tanta e tale gioia di vivere.

Se n’è andata in silenzio, senza cercare commiserazione nemmeno quando dentro di lei avrà certamente capito che stava perdendo la sua battaglia e la fine era vicina.

Ha preferito non dare nulla in pasto alle merde umane del web… e  discretamente ha scelto di non rattristare le vacanze di chi, grazie alla tv, le voleva bene.

In silenzio… come fanno solo i grandi uomini e le grandi donne.

Ci ha lasciato tante frasi oltre al suo sorriso… su tutte “LA VITA È UNA FIGATA”.

Se solo ci credessimo veramente molleremo tutto e inizieremmo davvero a vivere.

REST IN PEACE NADIA…

 

 

(Omaggio anche ai tanti Butei che hanno lottano contro malattie incurabili… sempre con una parola di speranza e di conforto per tutti… e un po’ di gialloblù attorno a colorare le loro ultime ore di vita)

 

 

09
ago 2019
AUTORE micheloni
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2.070

SIAMO O NO TIFOSI RAZZISTI?

www.areanapoli.it/varie/tutino-al-verona-i-tifosi-dell-hellas-attaccano-non-vogliamo-napoletani-in-squadra_

Questo il post che sta girando in rete diffuso da “areanapoli.it” e che sono certo sarà da stimolo di discussione ai  lettori mi seguono.

Il tema è il seguente: i tifosi dell’Hellas Verona sono davvero razzisti?

La mia risposta è: “SI! … nè più nè meno di quanto lo sono i tifosi di tutte le squadre italiane, che negli stadi “odiano per motivi territoriali” e sfottono con cori, canti e striscioni messi recentemente al bando della Lega Calcio e di conseguenza puniti con multe salatissime, diffide, squalifiche di settori, sino alla chiusura totale dello stadio e relative partire a porte chiuse o in campo neutro.

La campagna diffamatoria nei confronti del tifo gialloblù ha origini antiche. Ricordo a metà degli anni ‘80 (erano i tempi del mio trascorso televisivo),  l’incontro a Fiumicino, con una troupe della redazione sportiva Rai, come me in procinto di imbarcarsi per Verona Villafranca.

“Andate a Verona per la partita?” Fu la mia domanda. “No… per quello c’è  già la squadra Rai di Venezia. No, noi andiamo per beccare cori, striscioni o altro di razzista per farne un servizio per i tg e i programmi sportivi” fu la loro risposta. La partita in questione era Hellas Verona – Napoli.

Che merde… non tanto loro che in quanto dipendenti, stavano rispettando delle consegne,  quanto i capo-redattori che ce li avevano mandati.

Ogni occasione era allora ed è buona oggi per dar contro al tifo gialloblù… (non che il tifo faccia tuttavia  mancare materiale al riguardo), ma chissà perché gli stessi cori in altri stadi non hanno mai avuto la stessa risonanza mediatica di quelli fatti al Bentegodi.

Quel “soli contro tutti” è d’altronde emblematico di come siamo restii ad apparentamenti di alcun genere. E se Fiorentina, Samp e Triestina a parte, sportivamente parlando  “noi odiamo tutti”, vorrà ben dire qualcosa no?

Quindi sì, noi siamo “razzisti” nei confronti dei napoletani esattamente quanto i napoletani lo sono nei nostri. Un “odio sportivo” che per me finisce con la partita… per altri vive anche al di fuori dello sport. Ognuno d’altronde risponde per sè.

Il tema del razzismo è argomento delicato, quello all’interno degli stadi ancor di più, perché intriso di quell’ironia, offese e sfottò che arriva ai peggiori livelli, da parte di tutti nei confronti di tutti.

Ma è in gran parte un razzismo di facciata, se  pensiamo che quegli stessi tifosi definiti “razzisti”, amano, se meritevoli sul campo per impegno e dedizione, i loro giocatori a prescindere dal luogo di nascita. Prova ne sono alcuni indimenticabili gialloblù, quali Galderisi o Sacchetti, o per andare a tempi più recenti, Mimmo Maietta. Tutti “terroni” amati oggi e per sempre dai tifosi gialloblù.

Stia quindi tranquillo Tutino, napoletano doc. Onori l’impegno, sputi sangue e sudore per la gloriosa maglia che indossa e sarà rispettato, incitato e osannato quando (ci contiamo) la metterà dentro la porta avversaria.

Sono certo che al pari dei tanti “terroni” o “negri” che hanno vestito in passato i colori gialloblù, se rispetterà maglia e tifosi, non potrà che dire, quando lascerà Verona, ciò che tutta l’Italia sportiva ci riconosce, ovvero l’essere una tra le tifoserie più calde, più belle e più “uniche” d’Europa.

P.S.  Qualora qualcuno trovi offensivo il termine “negri”, consiglio un approfondito studio sulle razze umane. Scoprirà che solo le società “politically correct” considerano questa parola un’ingiuria.

Nei paesi e continenti dove invece i “negri” vivono a milioni, questi non si incazzano se li definisci negri ma se li chiami “neri” o peggio ancora “di colore”.

Nel rispetto della verità “io sono e sempre sarò, tanto rispettoso di tutto e di tutti… quanto “politicamente scorretto”

04
ago 2019
AUTORE micheloni
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UNA PALLOTTOLA SPUNTATA

Mentre tiene banco tra i tifosi la (fake?) news dell’interesse del Verona per Mario Balotelli, i gialloblù di Juric portano a casa contro la Spal, l’ennesimo pareggio a reti inviolate.

La buona notizia è che la porta di Silvestri, rispetto al passato, sembra un po’ più protetta dal nuovo modulo, e considerando che ancora non si sono visti Bocchetti e Gunter, il reparto difensivo non dovrebbe che migliorare.

La brutta è che non facciamo gol, nè diamo l’impressione di poterlo fare.

Le occasioni non sono molte d’accordo e qui, il feeling tra centrocampo e attacco, fra trequartisti e attaccanti, deve essere migliorato e di molto.

La sensazione tuttavia è che il Verona abbia in carica una pallottola spuntata.

Pazzini alla soglia dei 35, Di Carmine e Tutino (dato ormai per certo il suo arrivo) debuttanti in Serie A, non sembrano infatti dare le giuste garanzie in zona gol, senza le quali è impensabile pensare alla salvezza.

La boutade Balotelli si sgonfierà probabilmente con la stessa velocità con cui è apparsa, ma il rammarico di non poter puntare su un bomber di razza inizia a preoccupare.

Aspettiamo ancora quindi. Qualcosa di meglio rispetto al passato sembra essere stato fatto, sappiamo però che un’incompiuta difficilmente raggiunge la meta… e Balotelli o non Balotelli, qualcosa in più di Tutino andava fatto e va fatto.

01
ago 2019
AUTORE micheloni
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1.412

FARE PRESTO, PER PARTIRE BENE.

Partire bene in campionato per chi ha come obiettivo la salvezza è spesso determinante, vuoi per creare nell’ambiente entusiasmo ed autostima, vuoi per non trovarsi da subito a inseguire.

Sulle partenze brucianti ha ad esempio costruito moltissime salvezze il Chievo, che metteva in classifica punti preziosi, salvo rilassarsi e regalare gironi di ritorno alquanto discutibili per impegno e determinazione.

Partire bene per una neopromossa tuttavia non è semplice, anche per i calendari che propongono  spesso e volentieri alle prime giornate, scontri contro le big del campionato.

Capita a volte che ciò si riveli paradossalmente un vantaggio, laddove alcune di queste big siano ancora in fase di rodaggio.

Ebbene, il destino ha voluto che per il prossimo torneo 2019-20,  il Verona iniziasse con un trittico tutt’altro che proibitivo.

Bologna e Milan in casa, con in mezzo la trasferta a Lecce, sono infatti match non facilissimi ma non certo da barattare con Juve, Napoli, Inter, Roma e Lazio per intenderci.

Il Bologna si è rinforzato, ma è pur sempre formazione di classifica medio bassa, che  ha vissuto per altro un ritiro precampionato molto travagliato a causa della grave malattia che ha colpito il tecnico rossoblù Mihailovic.

La trasferta di Lecce è subito match salvezza, importante in chiave “scontri diretti” nel caso di arrivo a pari punti. Lo scorso anno son stati dolori, d’obbligo provarci

La gara più complicata è certamente la terza con il Milan, laddove il fattore Bentegodi e una tradizione da “ammazza-diavolo” possono tuttavia giocare a nostro favore.

Per ben sperare occorre tuttavia che il Verona arrivi al debutto con il Bologna già in palla fisicamente e con un organico competitivo. Cosa questa che cozza con la filosofia del duo Setti-D’Amico per cui i migliori affari si fanno in chiusura di mercato.

Sono dati per certi gli arrivi di Lazovic (ennesimo svincolato) e Verre (ennesimo prestito). Manca ancora un terzo attaccane e qualcuno che possa garantire un certo numero di gol in stagione giocando da seconda punta piuttosto che da esterno offensivo. Senza contare il “colpo” che dovrebbe far sognare i tifosi, promesso da Setti.

Quello che preoccupa maggiormente è che quei giocatori zavorra, ovvero a busta paga dell’Hellas ma inadeguati alla Serie A, sono ancora tutti qua ed è palese che prima di comprare sia necessario sfoltire la rosa ed alleggerire  il monte ingaggi

Siamo ad agosto… il 25 è vicino… Juric sta aspettando. Tutti stiamo aspettando.

 

30
lug 2019
AUTORE micheloni
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1.426

TONI,BEPI E L’ARTE DE MANDARSE IN MONA

B: Toni eto savùo che è morta la Carla?

T: Ci? La magasiniera storica del Verona?

B: Tasi alà, me dispiasesto da morir.

T: Na bràa dona dal bon. Sinquant’ani a lavar majete, braghete e calseti dei zugadori gialloblù… ghe un mestier più belo de questo?

B: pensa Toni… l’ha sentì el sudór dei Pissaballa, Nani, Sirena, Batistoni, Bui, Traspedini, Sega, Clerici, Zigo-gol e anca de Garela, Fontolan, Preben, Briegel e el Nanu.

T: eh si… na vita in gialo-blu… RIP CARLA.

 

B: ghè ciàcole de novi arivi dai to informatori, Toni ?

T: Tutino

B: Ostión tuti no?… gnanca uno che gavesse na bona nova?

T: Tutino t’ho dito… Bepi

B: no sta a rabiarte Toni, ghe credo… se i t’ha dito “tuti no” me fido.

T: ma va in mona Bepi.

B: ma elo vera che el Verona l’ha tolto un nero?

T: Si, Badu

B: ma come casso parlito Toni… come i africani?

T: No… lu l’è Badu

B: Sacranon Toni te me preocupi… elo el caldo? Eto tolto la pastiglieta dela presión?

T: Parchè?

B: Sibàdu… Nolulèbàdu. te pararà mia de parlar ciàro era?

T: Bepi…

B: ho capìo… vó in mona!

 

T: èto leto Bepi, el Capo de la Comunicassión del Verona l’è nda via.

B: ma se i l’ha assunto un par de giorni fa…

T: se te si del mestier basta un par de ore par capir ndó te si nà a finir…

 

B: ma elo vera Toni che Setti l’ha parlà con Balotelli par portarlo al Verona?

T: così i ha scritto… però lu l’ha dito de no.

B: bastava darghe un fraco de schei e magari el vegnèa

T: ma se no ghemo gnanca i schei par Ciano.

B: pecà… me ricordo  col Milan al debutto in A de l’era Setti come tuto el Binti el sigava  el so nome prima de la partìa… Mario, Mario, Mario..: e dopo emo vinto con du gol del sgiandón…come se ciamaelo?

T: Toni

B: no come te te ciami ti, come se ciamàa el sgiandón

T: Toni

B: bisogna che ghè lo diga a to mojèr che te scominsi a non sentir un casso e  che la te fassa metar i afarini nele recie par sentir meio.

T: Ciao Bepi se vendemo doman alà.. e comunque el sgiandón el se ciamàva Toni

B: dal bon? Toni proprio come ti?

T: ohhh l’eto capìo finalmente.

B: e scolteme… e de cognome come faseelo?

T: el cognome l’era Toni… insemenìo.

B: Toni Insemenìo? Mah sito sicuro che l’ha segnà lu i du gol al Milan? Mi me ricordo che tuto el Binti ala fine el sigàva “Luca, Luca…” quindi el sarà stà casomai Toni Luca ma mi Toni Insemenìo dal bon nol me dise gnente…

T: te ghe resón… l’era Toni Luca… l’era l’altro che el se chiamava Bepi Insemenìo…

B: Bepi? Proprio come mi el se ciamava? Bepi Insemenìo e Toni Luca… ma pensa ti se i avesse zugà insieme che deghèio che i metèa su.

T: Note Bepi

B: Note Toni… e ricordete che te voi ben anca se te capissi na roba par nantra.

T: anca mi te voi ben Bepi, ma no sta dismentegarte

B: De far che?

T: De nar in mona.