24
apr 2019
AUTORE micheloni
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ESEGESI DEL DELIRIO

IN MINUSCOLO LE DICHIARAZIONI DI SETTI… IN MAIUSCOLO IL PENSIERO DEL TIFOSO MEDIO GIALLOBLÙ

“Scrivo queste righe per risolvere le tante ambiguità che ancora ci sono” NO PRESIDENTE LE AMBIGUITÀ RESTANO PURTROPPO QUELLE DI SEMPRE  “e far convergere tutte le nostre forze nella stessa direzione” MA SE NON PERDE OCCASIONE PER FARE L’ESATTO CONTRARIO DI QUANTO IMPONGANO LOGICA E BUON SENSO “e provare a raggiungere il nostro SOGNO”.  IL SOGNO SIGNOR PRESIDENTE È SEMMAI SOLO IL NOSTRO… IL SUO PUÓ ESSERE AL MASSIMO UN TARGET POINT AZIENDALE SUL QUALE NUTRO PER ALTRO, E NON SONO IL SOLO,  PIÙ DI QUALCHE DUBBIO.

“Non fa parte di me sollevare allenatori dopo averli scelti e non lo farò nemmeno ora”. UN GENIO… E INFATTI I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. MA NON ERA LEI A DIRE LA SCORSA ESTATE CHE FU UN SUO ERRORE NON AVER ESONERATO PECCHIA? LEI NON SOLO NON IMPARA DAI SUOI ERRORI MA PERSEVERA NEL REITERARLI… E COME RECITA IL DETTO CIÓ È BIABOLICO!

“COERENZA” = NO, SU QUESTO NIENTE DA DIRE PRESIDENTE. HA CANNATO ALLA GRANDE LO SCORSO ANNO NON ESONERANDO PECCHIA E MOLTO “COERENTEMENTE” STA CANNANDO ANCHE QUEST’ANNO NON ESONERANDO GROSSO. GLIENE DO ATTO. IN QUANTO A PERPETRARE GLI STESSI ERRORI LA SUA COERENZA NON TEME CONFRONTI.

– “Sono arrabbiato” NON LE CREDE NESSUNO PRESIDENTE LASCI PERDERE, AD ESSERE ARRABBIATI ANZI INCAZZATI SIAMO NOI E IMMAGINI CON CHI?  “e deluso da queste prestazioni”, DELUSO È POCA ROBA PRESIDENTE, DOVREBBE ESSERE DISGUSTATO, PERCHÈ DI FRONTE A QUESTO SFASCIO DI VERONA IL SOLO SENTIMENTO PLAUSIBILE È LA VERGOGNA E UN SENSO DI UMANA PIETÀ CHE PUR TUTTAVIA I TIFOSI GIALLOBLÙ NON SONO DISPOSTI A RICONOSCERLE… “ma mi auguro” NO PRESIDENTE, BISOGNA FARE… AGIRE…  NON AUGURARSI.

“che la squadra possa giocarsi le sue possibilità disputando i Playoff” TOH, ORA L’OBIETTIVO È ADDIRITTURA DISPUTARE I PLAYOFF? METTIAMOLA COSÌ PRESIDENTE, È STATA UNA SALVEZZA TRANQUILLA… OBIETTIVO CENTRATO LE STA BENE?

CONSAPEVOLEZZA DEL MOMENTO – CONSAPEVOLEZZA? NE AVESSE UN BRICIOLO AVREBBE MANDATO VIA SU DUE PIEDI SIA IL DS “CHE SI È ROTTO IL CAZZO” E  CHE IMMAGINO QUINDI CON SERI PROBLEMI A COPULARE,  SIA IL GENIO INCOMPRESO DELLA PANCHINA, LA QUALE PANCHINA STANCA DI EQUIVOCI TECNICI E GIOCATORI FUORI RUOLO,  SE SOLO POTESSE, SI SRADICHEREBBE SUICIDANDOSI NEL FOSSATO DEL PARTERRE DEL BENTEGODI,  MA IN ALTERNATIVA SI È LIMITATA A FAR CAUSA A GROSSO CHIEDENDO AL GIUDICE DI TORNARE AD OSPITARE AL PIÙ PRESTO LE SQUADRE OSPITI COME ACCADUTO PER DECENNI, (L’ALTRA PANCHINA OVVIAMENTE NON È D’ACCORDO E MINACCIA DI PORTARE SFIGA QUALORA GROSSO ARRIVI DALLE SUE PARTI).

– “La società è solida”, CON QUELLO CHE HA INCASSATO  E PER QUANTO POCO HA SPESO SINO AD OGGI  CI MANCHEREBBE IL CONTRARIO “e anche se non dovessimo raggiungere il sogno” CHE FA METTE LE MANI AVANTI? LA  SERIE A, ALLA LUCE DEI MILIONI PRESI, ERA UN DOVERE PRESIDENTE NON UN OPTIONAL  “abbiamo messo le basi” LE BASI? LE BASI??? MA SE ABBIAMO SI E NO 3-4 GIOCATORI DA PLUSVALENZE E AD OGGI LEI HA PUNTUALMENTE  DIMOSTRATO UN’ INCONDIZIONATA PROPENSIONE A FARE CASSA SU CHIUNQUE VENISSE RICHIESTO. FORSE INTENDE IL CENTRO SPORTIVO? O IL CONSOLIDAMENTO IN A, O IL MODELLO BORUSSIA? (MA SI RENDE CONTO DI QUANTE NE HA SPARATE ALMENO?)

“per conquistarlo il prossimo anno” NO PRESIDENTE. NON ESISTE NESSUN  PROSSIMO ANNO. NON CON LEI. LEI NON È INFATTI IL NOSTRO PRESIDENTE E IL SUO NON È IL NOSTRO VERONA, “anche con un altro staff tecnico”… E RIDAIE… È LEI CHE DEVE ANDARSENE PRESIDENTE… INCASSARE MOLTI PIÙ SOLDI DI QUANTI NE HA SPESI PER COMPRARE IL VERONA, MA ANDARSENE.

“CHIAREZZA DI IDEE” – AH SU QUELLO NIENTE DA DIRE. SU COME DISTRUGGERE UNA PASSIONE E UNA FEDE, A SPESE DI UNA STORIA SINO A IERI NOBILE E PER UNA PROVINCIALE, ADDIRITTURA  GLORIOSA, LE IDEE LE HA CHIARISSIME. BASTA GUARDARE LA DISAFFEZIONE POPOLARE  ARRIVATA A LIVELLI INIMMAGINABILI SOTTO LA SUA GESTIONE.

QUALORA AVESSE DEI DUBBI AL PROPOSITO SI FACCIA UN GIRO PER VERONA…

 

È TUTTO… LA PENA È FINITA… CHE L’HELLAS SIA CON VOI… ANDATE IN PACE…

 

 

22
apr 2019
AUTORE micheloni
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2.715

AFFRETTIAMOCI A MORIRE… poi fuori tutti dai coglioni

Il pozzo colmo di merda in cui sguazza da tempo il nostro amato Hellas Verona, assomiglia sempre più ad un baratro profondo e senza fine.

Setti, sempre più senza vergogna,  persevera in atteggiamenti e scelte che finiscono puntualmente per rivelarsi gli ennesimi errori di una stagione fallimentare. Il ritiro di cui si parla in queste ore (l’ennesimo e inutile) è la prova che al peggio non c’è mai fine.

La conferma di Grosso è infatti l’implicita ammissione di resa da parte di chi ha accettato da tempo  l’ennesima fallimentare stagione, vissuta tra mille sciagure.

La prima di queste porta il nome di Tony D’Amico. Come possa un presidente di un club blasonato come il Verona affidare la costruzione di una squadra ad un responsabile dello scouting, Dio solo lo sa.  Una sciagura completata nella sua disastrosa strategia con l’ingaggio di Fabio Grosso, un allenatore inesperto e per quanto visto sia a Bari che a Verona, incredibilmente,  terribilmente, scarso.

La stagione attuale altro non è che la risultanza di tanta mediocrità e noi, ci sia riconosciuto, lo avevamo capito da mó.

Quello che non smette di stupire per vergogna e immoralità è semmai l’apatia e l’immobilismo che regnano da tempo in Società. Anche dopo la sconfitta casalinga col Benevento nessun virgulto di dignità e buon senso.

Che Setti creda ancora nella squadra e in Fabio Grosso lo vada a raccontare in quel di Mantova, a Verona non ci credono nemmeno i cocai appena migrati al nord dopo il freddo inverno scaligero.

Siamo ai titoli di coda del Verona di Setti (faccia ciò che vuole ma per noi questo “suo” Verona è morto e sepolto).

Questo calcio mi fa letteralmente schifo. “Questo” Verona (che sia chiaro non è, né mai sarà il mio Verona) mi fa schifo. Questa Società mi fa schifo. Questo presidente mi fa schifo. Questo allenatore mi fa schifo. Questo improbabile DS mi fa schifo. Questi giocatori che hanno tirato fuori le palle solo per salvare la panchina a Grosso mi fanno schifo.

Pasqua è resurrezione. Affrettiamoci quindi a morire. Fuori subito dai playoff (o nei playoff) e poi fuori tutti dai coglioni.

A noi tifosi dell’Hellas altro che 3 giorni, senza Setti, ci bastano 3 minuti per risorgere.

 

 

 

16
apr 2019
AUTORE micheloni
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1.864

PLAYOFF O NON PLAYOFF… QUESTO “NON” È IL PROBLEMA.

L’agonia dell’Hellas Verona continua e dopo il fallimento della mancata promozione diretta, arriva lo spettro di restare addirittura esclusi anche dai playoff.

Peggio di noi dal punto di vista psicologico può stare solo la squadra che per qualche punticino vedrà sfumare la fine la A diretta dopo averla accarezzata. Anche se la convinzione dei propri mezzi resta e conta non poco nel mini torneo finale.

Detto che il Brescia non perde un colpo e viaggia filato in vetta, la lotta per il secondo posto sarà probabilmente una corsa a due tra Palermo e Lecce, con i siciliani ora terzi ma con una partita in meno dei salentini che riposeranno infatti alla penultima giornata.

Fosse stata per il Verona una classifica meno preoccupante si poteva ipotizzare una mirata preparazione ad hoc in vista playoff,  senza rischiare magari ulteriori infortuni. Tre scontri diretti impongono invece massimo sforzo e massimo impegno per tutte le prossime 5 partite.

In questo momento, sia il Benevento e chicchessia tra Lecce e Palermo a fare i playoff,  appaiono oggettivamente più forti, con più certezze, un gioco ben preciso e un entusiasmo alle stelle.

Si sa tuttavia che nel torneo ad eliminazione, certi valori tecnici possono fare la differenza e non sempre chi ha fatto bene in campionato poi vince i playoff.

Ci aggrappiamo quindi ai nostri Silvestri, Bianchetti, Zaccagni, Matos, Lee e Pazzini (tutti “colpi” firmati D’Amico eh?), per un decorso diverso da quello visto sino ad oggi. A patto che il tecnico li impieghi, che li impieghi bene,  e che una volta in campo facciano di testa loro e se ne fottano letteralmente dei suoi ordini.  Solo loro infatti sono in grado di fare la differenza in questa serie B.

Il resto è l’accozzaglia di equivoci tecnici messi insieme da un DS promosso dal capo e non dal campo, cui va aggiunta l’imbarazzante mediocrità di un allenatore capace di tutto e di più in quanto a scelte e formazioni, tranne che di essere un vincente.

Di solito i playoff si preparano… il Verona non avrà tempo nemmeno per fare questo. Dovrà lottare per raggiungerli e sperare di arrivarci senza subire ulteriori infortuni e possibilmente poco spompato per lo sforzo finale.

C’è poco da stare allegri, ma davvero, davanti al peggior presidente della Storia Gialloblù e tanta mediocrità nello staff tecnico da lui scelto, che saranno mai dei playoff persi o non raggiunti. Bazzecole.

 

Intanto… il silenzio impera, le code tra le gambe abbondano,  le facce come il culo… pure.

10
apr 2019
AUTORE micheloni
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2.122

L’AGGUATO DI PALERMO E LA SOLITA STAMPA NEFANDA

E fu così che un gruppo di tifosi gialloblù sono stati  aggrediti in quel di Palermo. Fra questo un prete, una donna con problemi e un disabile. Va detto che queste figure sono sinceramente poco compatibili con il clima caldo e sempre teso di una trasferta calcistica, tanto più se al Sud e a Palermo. Ma nelle intenzioni, la partita era pretesto per una gita in cui scoprire il giorno successivo le bellezze del capoluogo siciliano. E invece di Palermo potranno dire di aver visto il locale Pronto Soccorso dati i pugni e calci presi da alcuni ultrà rosanero.

Leggete oggi i giornali please… un cazzo di nulla… provate ora ad immaginare se fosse accaduto a parti inverse, con un prete, una donna e un disabile palermitani aggrediti e picchiati in un agguato ultrà a Verona. Saremmo in prima pagina della Gazzetta Sportiva, del Corriere, Repubblica,  ecc. e presenti nei vari tg nazionali.

Dell’olezzo di merda  della stampa e media italiani non c’è certo bisogno dei nostri esempi ma a tutti quei giornalisti che trasformano una scorreggina dei Butei in un terremoto di proporzioni bibliche, o un coro nella più planetaria forma di razzismo, vorrei dire di andarsene gentilmente e distintamente a fare in culo e scrivere da domani su “Tutto Uncinetto” o “Ville e Casali”.

Ricordo come fosse ieri quando ai tempi del grande Verona di Bagnoli, mi capitó di incontrare all’aeroporto di Fiumicino dopo aver registrato il mio programma in Rai, alcuni giornalisti sempre Rai,  che come me stavano prendendo il volo per Verona.

Due chiacchiere e capisco che sono inviati allo stadio Bentegodi dove la domenica si sarebbe giocato Verona-Napoli. “Ma siete della redazione sportiva?”, chiedo io. “No, della cronaca” risponde uno di loro. Cronaca? E da quando la cronaca va allo stadio? “Sai”, mi risponde sorridendo l’altro, “Verona-Napoli è l’occasione per portare a casa uno scoop sicuro. Figurati se non parte qualche coro pesante nei confronti di Napoli e del Sud… sai dopo “Vesuvio vinci per noi” e la replica partenopea con “Giulietta è una zoccola” quella di domenica riserverà articoli stampa  e servizi tv che faranno rumore”.

Non ci avevano visto male. Durante la partita furono registrati cori e canti offensivi e il tg della sera fu celere a darne notizia.

Erano venuti a Verona apposta in cerca dello scoop che fa notizia Ste merde

Non è cambiato molto da allora. Siamo sempre sotto la lente di ingrandimento e una nostra scorreggia fa sempre più rumore dell’assalto al bar di Corso Cavour da parte di ultrà napoletani, l’agguato all’auto di Toni,  o per l’appunto l’aggressione ai tifosi gialloblu in quel di Palermo. Queste scorreggie fanno meno rumore ma puzzano una, dieci, centomila volte di più. Lo stesso fetore di una stampa becera e sempre più ignorante.

Ah per la cronaca. Ho rincontrato settimane dopo, sempre in aeroporto,  gli stessi inviati (altra destinazione però). Dissi loro che questo accanimento cercato e spinto contro Verona e i suoi tifosi da parte della Rai era una cosa schifosa. Si misero a ridere… uno di loro mi schernì con “Aó, certo che Giulietta è na zoccola, nnaa batte nessuno”… “Si? Sorrisi io… prova a pubblicare un bel “Pulcinella Culaton” e vediamo quale fa più rumore”… … (ciapa, tasi e porta a casa).

09
apr 2019
AUTORE micheloni
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1.429

UN COVO DI PERDENTI

ERA ORA.

Non ci crederete ma al triplice fischio di chiusura dell’arbitro Giua mi è spontaneamente uscito un sospiro di sollievo. Già, perché la speranza che ogni tifoso cova dentro di se, a dispetto di tutto quanto è accaduto e sta tragicamente accadendo  in seno al nostro Hellas Verona, altro non è che un pugnale che in un tragico valzer di risultati e prestazioni, scava nel cuore, ma senza finirci, lasciandoci così…  in preda ad una lenta agonia per dissanguamento.

Inesorabile, il pensiero razionale ha infatti da tempo emesso i propri verdetti: “siamo una squadra da playoff”, “troppe formazioni ci sono superiori”, “per quanto fatto non meritiamo assolutamente la A diretta”.

La prima sentenza è quindi arrivata e segna l’ennesima sconfitta dell’era Setti.

Grosso come si avvertiva sin dal ritiro si è dimostrato totalmente inadeguato al traguardo prefissato.

D’Amico, responsabile di aver creduto in lui, sembrerebbe (voci di corridoio) essersi recentemente ricreduto… ma è stato di fatto esautorato dalla Società nel momento in cui la stessa ha bloccato l’esonero di Grosso e l’arrivo di Cosmi.

Potremmo spendere fiumi di parole ma la sostanza non cambia. Setti è un male per il Verona e rivedremo la luce in fondo al tunnel solo quando se ne andrà.

Il campionato tuttavia prosegue. Ci sono i playoff da difendere (lo avreste mai detto lo scorso Agosto?). C’è quindi lo spettro di un’altra speranza (provare a vincerli) che aleggia dentro di noi.

COME PROVARCI?  PARTENDO DAL CAMBIARE IMMEDIATAMENTE ALLENATORE.

Grosso infatti non vincerà mai i playoff. Questo lo sa bene anche Setti. Per questo la sua conferma sulla panchina dell’Hellas sa di resa incondizionata.

Del resto basta guardare bene per accorgersi che la cabina di comando è frequenta da un covo di perdenti (inteso come gente che nei rispettivi ruoli non ha mai vinto nulla)…  dal presidente che dei propri errori impara solo a ripeterli (ricordate le sue parole sul mancato esonero di Pecchia lo scorso anno?), al DS D’Amico, la cui carriera è probabilmente finita prima ancora di incominciare, per arrivare a Fabio Grosso, la cui competenza è pari solo alla sua presunzione, senza dimenticare i giocatori, rei di aver accettato del loro allenatore, una concezione di calcio assurda, errori macroscopici, scelte scellerate, la continua ricerca di soluzioni a botte di formazioni sempre diverse, e cosa ancor più grave, avergli salvato il culo con prestazioni convincenti salvo ripiombare da subito nella più totale mediocrità calcistica.

AVETE FALLITO IL PRIMO OBIETTIVO… PRONTI A FALLIRE I PLAYOFF ?

04
apr 2019
AUTORE micheloni
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1.935

LA DIFFERENZA È NEI DETTAGLI

Verona-Brescia è stata forse la miglior prestazione stagionale dei gialloblù. Vuoi per intensità, vuoi per determinazione, vuoi per qualità di gioco.

Una bella partita, giocata a viso aperto dalle due squadre e  per questo ricca di emozioni.

Si è visto soprattutto la qualità della capolista e nei tanti dettagli, i motivi per cui è meritatamente al primo posto, quanto il Verona meritatamente destinato al 90% alla roulette dei playoff.

Già, perché a parità di potenziale (e il Verona sulla carta non ne ha meno del Brescia) sono proprio i dettagli a fare la differenza.

Innanzitutto l’allenatore. Corini ha preso in corsa i biancazzurri ai quali ha dato personalità, gioco e concretezza, evitando equivoci tattici e sfruttando sempre il massimo potenziale della rosa a disposizione (col Verona ha proposto la stessa formazione che aveva giocato due giorni prima… alla faccia del turnover).

Grosso dal canto suo cambia invece sistematicamente formazione ad ogni santa partita, relegando ai margini oggi un giocatore, domani un’altro. Da qualche mese è per esempio il caso di Almici, Colombatto, Tuptà e non fosse stato per i troppi infortunati a centrocampo, dovremmo aggiungere anche Henderson. Ha perso mesi per capire che Dawidowicz non è un centrocampista  e Marrone non è un centrale di difesa. L’abbiamo capito in 10 mila da subito e  senza bisogno di patentini vari.

Il Brescia sfrutta inoltre appieno il potenziale offensivo con la coppia Torregrossa-Donnarumma. Il Verona ha Pazzini e Di Carmine, ma li impiega sempre uno alla volta.

Un gap che dovrebbe essere compensato dagli esterni del tridente, ma Di Gaudio, Lee, Laribi e Tuptà, per usare un’equazione a me cara, “stanno al gol come Malgioglio sta a Rocco Siffredi”.

Allineandomi poi alla corretta analisi di Francesco  Barana, concordo che non aver battuto le piccole è la risultanza di un gioco lento e macchinoso, di scelte spesso sbagliate e una totale fragilità caratteriale.

Dettagli, già… semplici dettagli, ma purtroppo per noi, determinanti… come il numero quasi inesistente di tiri da fuori (e pensare che a La Spezia abbiamo vinto proprio con quelli). Così come i molti, troppi gol presi da palle inattive e i miseri 3/4 fatti da palle inattive. Visto ieri il Brescia? Un calcio d’angolo, una punizione… bingo.

Il Brescia ci è stato superiore soprattutto nella precisione al tiro (San Silvestri ancora sugli altari) mentre  al contrario i vari Di Gaudio e Lee hanno sbagliato l’impossibile.

Siamo dove meritiamo. Giusto così.

La vera tristezza è invece sapere già dove finiremo… Bari di Grosso docet.

 

 

 

30
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.787

È MERDA… NON CIOCCOLATA

Perché oltre mille tifosi a Cremona dopo i dodicimila al Bentegodi per la penosa gara con l’Ascoli? Non era in atto una ferrea contestazione?.  Eh già… tre vittorie, la classifica che torna a far sognare, il miraggio della promozione diretta che riaffiora nel deserto di delusioni… ma è un miraggio ragazzi… un illusione ottica o per dirla tutta, le vittorie non sono gocce di cioccolata ma pezzetti di merda che hanno preso un certo gusto di cacao, ma merda resta

Tre vittoria di fila (di cui due in trasferta) hanno riacceso gli animi offuscando la più palese delle realtà: Il Verona  è una fuoriserie creata con un’accozzaglia di pezzi di marca assemblati da un apprendista meccanico e guidata da un neo patentato, per giunta nemmeno talentuoso. Questo ha voluto il patron della scuderia e questo è quello che ci meritiamo.

Le rare volte che tutto gira e il pilota non fa cazzate la macchina va anche veloce, ma vuoi mettere una fuoriserie originale, creata ad hoc per vincere, assemblata da un’equipe di ingegneri e guidata da un campione?

La sconfitta di Lecce e i pareggi interni contro le ultime in classifica  sono stati dimenticati in nome  del desiderio di tornare in Serie A… con chi, con quale progetto e quale futuro non ha importanza. E chi osa ricordarlo anche dopo le vittorie si prende pure parole, perché il sogno deve a tutti i costi oltrepassare la realtà

Siamo dei buoni, anzi ottimi, “mediocri”; ma basta poco per farcelo dimenticare. Forse perché sognare è bello?  Cazzate. Quando ti risvegli è un trauma.

Sveglia cazzo, svegliaaaa (è la seconda volta che la suono e la prima mi sono pure preso delle minacce per aver osato farlo). Il sogno è l’oppio dei perdenti. La realtà è rimasta “fuori dallo stadio”.  Aprite gli occhi. Nella partita di Cremona che doveva accendere la gara interna con la capolista Brescia e  in caso di vittoria accreditarci seriamente ad un posto per la promozione diretta,  questo è stato l risultato:

Due tiri in porta in 95 minuti di gara. Zero in tutto il secondo tempo. Solita partita in inferiorità numerica grazie ai soliti due giocatori fuori ruolo. Palleggio sfiancante tale da indurre nei tifosi casi di elefantiasi ai testicoli.

Zero tiri in tutto il secondo tempo vi rendete conto? Una squadra che ha in rosa Pazzini e Di Carmine che tira due volte nello specchio (una è il rigore). Altro che Serie A. QUESTO È ANTICALCIO.

Grosso?  parla prima e dopo gli incontri dispensando “vuoti a perdere” a gogò… Si auto-condanni al SILENZIO STAMPA…  glielo chiediamo col cuore. Stia zitto per sempre… basta la pena del suo calcio a farci deprimere, ci risparmi il nulla cosmico delle sue inutili, scontate, patetiche esternazioni.

D’Amico? Ha scelto Grosso, e tanto basta per proclamare il suo fallimento. Quanti giocatori valgono oggi più di quanto sono costati? Solo i parametri zero degli svincolati dalla sparizione del Bari. Il “suo” allenatore gli ha deprezzato una rosa intera e lui lo difende. È proprio vero: gli incapaci girano sempre in coppia.

Setti? Lui si diverte con il Mantova. Poverini… oltre alle nebbie a quintalate e le zanzare con le targhe…

Noi tifosi gialloblù? Siamo malati di Hellas Verona. Punto!

La nostra fede, immensa e smisurata, sarà la un giorno la nostra salvezza … ora purtroppo è inconsapevole complice di questa infame condanna.

 

C’è il Brescia… tutti allo stadio. Tutti a cantare. Dai diciamocelo. Il sapore della merda in fondo inizia un pó a piacerci.

21
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.005

SLIDING DOORS… rimorsi o rimpianti

“Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti”… quante volte questa frase si è affacciata nel corso della nostra vita.

Raramente tuttavia ci si sofferma sul suo reale significato.

Il rimorso è il sentimento che accompagna ogni singolo fallimento, ogni errore, peggio se irreparabile. Ovvero quanto nel nostro vivere quotidiano avremmo potuto fare diversamente, scegliendo, consapevolmente o meno, la soluzione peggiore anzichè quella per noi migliore.

Questione di scelte. Le “Sliding Door” della nostra vita. Ne prendi una che ne apre ad altre e ogni volta è un viaggio a sè, un destino senza ritorno totalmente diverso da quello segnato nell’altra porta… in sintesi “è ciò che decidiamo della nostra vita”.  Se apriamo la porta sbagliata, l’abbiamo aperta noi. Abbiamo scelto.

Il rimpianto no, quello è ben altra cosa. Non è dover accettare uno sbaglio ma la consapevolezza di non aver scelto affatto. Di aver preferito uno status quo ad una decisione, più o meno radicale, più o meno importante e fondamentale, per indirizzare il nostro percorso umano.

Il rimpianto è null’altro che starsene a guardare le due porte con dentro i nostri destini diversi, scegliendo di lasciarle entrambe chiuse.

Se il rimorso tuttavia ti sbatte in faccia sempre e comunque il conto, spesso salato, dei nostri errori, il rimpianto, al contrario, lascia spazio all’immaginazione, per ciò che avrebbe potuto essere e non è  stato. Una serie infinita di supposizioni fini a stesse che alla lunga logorano più di qualsiasi senso di colpa conseguente ai nostri errori. Di questi infatti, prima o poi ce se ne fa una ragione… in qualche modo ci si perdona. Delle opportunità non colte, per paura o per convenienza, invece no. Restano un tarlo che ci accompagna per sempre: “Se avessi fatto… se avessi detto… se… se…”

Che c’entra tutto ciò con il nostro Verona? C’entra eccome.

Gli eventi succeduti dall’arrivo di Maurizio Setti alla guida del Verona sono un catalogo di errori interminabile. Errori che abbiamo sotto gli occhi,  che possiamo contare uno per uno.

C’è ne siamo fatti una ragione… sino a che Setti sarà presidente del Verona, ci dovremo convivere. Rappresentano tuttavia una certezza, che in quanto tale è assimilata dal nostro subconscio al fine di lenire la nostra sofferenza di tifosi e andare avanti.

Quello che fa più male sono invece i rimpianti. Di ciò che sarebbe stato se Martinelli non si fosse ammalato e avesse avuto più tempo per scegliere a chi affidare il suo e nostro Verona. Che campionati sarebbero stati se l’esonero di Mandorlini fosse arrivato alla sosta per la nazionale di Novembre. Se, sempre per la sosta della Nazionale di Novembre fossero arrivati quelli mai arrivati di Pecchia un anno fa e Grosso quest’anno. Dove saremmo ora con un Iachini, con un Malesani, Cosmi o ancora Zeman? A questo non c’è risposta. Solo dubbi.

Al termine della mia vita vorrei poter contare i miei tanti errori, ma se Dio vuole, spero pochi o nessun rimpianto.

Di sicuro “qualcun altro” conterà di certo gli errori ma state tranquilli, di sicuro non i rimpianti. Perché affinché tali siano, è implicito siano oggetti di sentimento puro e incondizionato.

Questo “qualcuno” non ha invece sentimenti per il nostro Verona, che non sia il mero “Business is business”… per questo, la porta aperta è stata, è…e sempre sarà, volutamente, fottutamente…  quella “sbagliata”.

16
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.083

NON MERITIAMO… PUNTO!

Il Verona di Grosso è questo, non dovremmo oramai stupirci di nulla. Nel momento in cui stai per rientrare, benché momentaneamente, in zona promozione diretta, ecco che la stessa si allontana. E più che per merito degli avversari, per un’inclinazione “tafazziana” da parte del Verona a martellarsi i coglioni da soli.

Del resto, Cosmi lo aveva dichiarato in un’intervista alla Gazzetta, solo pochi giorni fa: “Grosso, forse troppo integralista”. Integralista? No caro Serse… insistere con un giocatore come Marrone centrale di difesa,  che da inizio campionato di partite ne avrà azzeccate si e no due, (anche con l’Ascoli il peggiore in campo) e per farlo, arrivare a scombinare tutta la difesa mettendo ben due giocatori fuori ruolo (Bianchetti terzino, lui che è un centrale e Faraoni centrocampista, lui che è un terzino), non è essere integralisti… è essere stratosfericamente scarsi.

La verità? La scriveva il buon Barana in tempi non sospetti: “Siamo da play off”.  Punto.

Li meritiamo perché almeno 2 squadre (se non di più, giocano meglio di noi).

Li meritiamo perché almeno 2 allenatori di B (ma anche 3-4-5-6-7…) sono più preparati, capaci  e convincenti di Grosso.

Li meritiamo perché almeno 2 DS hanno allestito formazioni più equilibrate e con un “senso”, ovvero senza i tanti equivoci tattici quanti ne conta invece il Verona.

Li meritiamo perché almeno 2 presidenti di B  (solo due? ah ah ah…) hanno fatto e stanno facendo meglio di Setti e senza i 20 milioni di paracadute e altrettanti da cessioni.

Gli unici a non meritarli i playoff, sono i  12000 tifosi accorsi allo stadio nella speranza che nonostante presidente, allenatore e DS, i giocatori potessero fare il miracolo.

Miracolo che è invece arrivato per noi da un arbitro scarso come pochi, che non ha espulso Marrone per un fallo da “rosso porpora” che avrebbe giustamente lasciato i gialloblù in 10. E chissà che partita diversa sarebbe stata.

Appena Palermo e Lecce recupereranno la partita in meno (e i siciliani hanno pure già riposato) e noi ci fermeremo per la sosta, ritorneremo dove meritiamo di essere: quinti, sesti o addirittura settimi.

Fidatevi di me. Queste galoppate verso la vetta, foriere di immediate quanto immancabili delusioni,  fanno solo male al cuore.

 

 

 

 

 

 

09
mar 2019
AUTORE micheloni
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2.480

FINCHÈ LA BARCA VA… …

Se siamo fuori dal tunnel, lo scopriremo solo vivendo. Troppe volte abbiamo pensato in positivo salvo ricrederci alla prima occasione.

Al Renato Curi, a fare il verso al modello “Verona” dei quasi zero tiri in porta per tre quarti di partita, confusionario, senza idee, fragile mentalmente, stavolta è  stata la formazione di Alessandro Nesta, troppo impacciata e timida per quasi l’intero incontro.

Merito certamente anche dei gialloblù che hanno finalmente giocato con “consapevolezza dei  propri mezzi” anziché “dei propri limiti”.

E a conferma che quando le cose sono fatte bene non c’è da parte mia  alcun preconcetto nei confronti di nessuno, anche le scelte di Grosso va riconosciuto, si sono rivelate non solo vincenti,  ma soprattutto convincenti.

Resta il dubbio se mai e quando, Henderson avrebbe rivisto il campo con la continuità che permette di ritrovare il ritmo partita, se il tecnico avesse avuto a disposizione molti dei centrocampisti infortunati. Idem per Bianchetti e aggiungo anche per Lee, inizialmente considerato da Grosso, rincalzo prima di Laribi, poi di Ragusa e diventato oggi essenziale dopo i tanti flop sulla fascia del primo e l’infortunio del secondo.

La domanda chiave su Fabio Grosso è semmai: “avrà imparato qualcosa dai suoi (molti) errori?”

Dopo aver capito (meglio tardi che mai) che Dawidowicz è tutto tranne che un centrocampista, varrà lo stesso anche per Marrone centrale di difesa? Avrà realizzato che il polacco, Bianchetti ed Empereur (ma a mio avviso anche Kumbulla) sono una spanna sopra all’ex Juve ed ex di un sacco di squadre? O ce lo ritroveremo al centro della difesa appena tornato a disposizione?

Con il Perugia giravano alla grande anche giocatori che avevamo in qualche modo deluso e parecchio, come ad esempio Balkovec.

Resta a mio avviso un grande equivoco la contemporanea presenza di Pazzini e Di Carmine come terminali offensivi (mai in coppia) del tridente gialloblù. L’ex Perugia non è una prima punta e soffre le marcature arcigne dei due centrali. Il Pazzo qualcosa di meglio sa fare come protezione palla, ma anche per lui vale il discorso che da solo non fa reparto.

Il vento sembra soffiare in poppa, è quindi il momento di cavalcare l’onda e prendere velocità.

Non mancheranno momenti di vento contrario di fronte ai quali il Verona dovrà dimostrare di saper  viaggiare spedito anche di bolina.

Qualcosa dopo Lecce è cambiato (merito dei 16 che hanno atteso tecnico e giocatori all’aeroporto di Brindisi?), e lo si è visto nei dettagli che vanno oltre il bel gioco e il risultato. I segnali positivi sono le molte ammonizioni “sensate” e frutto di una grinta che Grosso in primis ha finalmente espresso in panchina.

Finché la barca va, lasciala andare… cantava Orietta Berti.

Cazzate (tirate) la randa quindi, stringete il vento e rotta verso il traguardo, ovvero la Serie A.

“Cazzate” (intese stavolta come errori) di Skipper Grosso permettendo.