05
nov 2019
AUTORE micheloni
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BALO CONTRO ULTRÀ

Siamo davvero il Paese delle Banane. Basta guardare al casino mediatico e giudiziario (penale e sportivo) montato da giornali, radio e tv per  15-20 imbecillì, convinti che fare buu nel 2019 sia ancora di moda.

In altri stadi in quanto a cori razzisti si assiste a spettacoli e cori, al cui confronto i 20 imbecilli veronesi sono dei “piccoli fan”.

Ad aumentare la eco mediatica del “nulla” accaduto domenica al Bentegodi, si è aggiunta l’intervista tv rilasciata da Luca Castellini, meglio conosciuto come “Il Caste”, capo della Curva Sud (lui smentisce ma chi va in curva sa bene che comanda lui).

Non entro nel merito delle sue dichiarazioni, cavalcate da radio e televisioni nell’incalzare di domande rivolte più all’esponente politico di Forza Nuova, che al leader degli ultrà gialloblù.

Ala fine a farne le spese, come sempre, Verona e i tifosi gialloblù che si son visti chiudere per una giornata il Settore Est, da cui, a detta degli ispettori federali, sembrano essere partiti i buu a Balotelli.

La speranza è che al prossimo buu,  quei tifosi che non accettano il rischio di una nuova squalifica, rifilino un bel cinque sul coppino dell’uno o più imbecilli autori del verso.

Per il resto non ci resta che ammettere che la “vendetta” di Mario nei confronti della tifoseria che più lo ha messo in crisi, è stata chirurgica quanto perfetta nei tempi e nei modi.

Tutto studiato. I buu arrivano dalla Est (benché al confine con la Sud) ed egli fa la sceneggiata rivolto ai 5000 Butei che lo avevano irriso di fischi, applausi e tanti “Mario, Mario, Mario…”.

Era loro che voleva punire. Gli è andata male, vista la squalifica del solo Settore Est, ma la gogna mediatica a città e tifosi è stata imponente. E di questo ne andrà fiero.

Se pensa tuttavia di esserne uscito vincitore, ha fatto male i conti. Non è la prima volta che gli stessi ultrà che si sono fronteggiati e spesso scontrati tra loro in nome di una fede calcistica, si coalizzano per difendere l’identità e l’orgoglio che caratterizza un po’ tutte le curve e i gruppi ultras nazionali.

Si aspetti quindi il caro Mario una contro-vendetta di proporzioni abnormi nei suoi confronti, da parte di tutti gli ultrà che nel loro stadio ospiteranno il Brescia. Non si sentiranno buu, ma difficilmente toccherà un pallone senza aver nelle orecchie bordate di fischi e cori offensivi. Chi tocca un ultrà, tocca tutti gli ultrà.

Sono quindi personalmente convinto che presto maledirà il giorno della sceneggiata al Bentegodi  e scommetto che il prossimo anno Raiola dovrà sudare non poco per piazzarlo da qualche parte all’estero.

Chi vivrà, vedrà,

04
nov 2019
AUTORE micheloni
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2.730

MARIO… LA PROVA CHE LO SPUTTANA.

Et voilà…  la vendetta di Mario Mario è servita.

Ha tenuto sul gozzo per anni quel pomeriggio di sfottò ironici (come solo la Sud sa inventare) ai tempi del Milan, per “smerdare” il Verona e Verona a livello nazionale e internazionale. “Così imparano a mettermi in crisi” si sarà detto.

La credibilità di Balotelli uomo è pari ai mille comportamenti anti sportivi e diseducativi di cui la sua carriera è costellata. La stessa credibilità dei commissari federali che in passato non hanno esitato a punire il Verona e Verona anche di fronte al nulla.

Ieri in un Bentegodi caldissimo che decideva di riservare bordate di fischi ad ogni tocco di palla del “genio decaduto”, gli unici ad aver sentito cori offensivi sono stati loro, Mario e i Commissari.

Balotelli e Commissari Federali… una bella accoppiata non c’è che dire.

Probabile che in mezzo ai fischi ci sia stato qualche idiota “buu” o “uh uh uh”, ma il fatto che nessuno li abbia uditi, nè allo stadio nè in tv, la dice lunga sulla vendetta premeditata di Balotelli.

Mario Balotelli è null’altro che un povero ragazzo arricchitosi oltre i suoi stessi meriti.

La sua bassezza umana mi è apparsa ieri sul mio televisore.

È fissata nelle immagini di Sky che invito gentilmente l’amico Vighini a recuperare quanto prima.

L’episodio in questione è l’infortunio di Kumbulla che si ferma dolorante ad un metro da Balotelli, che sta per rimettere in gioco con le mani il fallo laterale.

Le immagini di Sky sull’infortunio sono riproposte addirittura in rallenty. Il top per cogliere la sua bassezza umana.

Il difensore gialloblù  piegato in avanti si tocca la coscia infortunata, Balotelli lo guarda, una, due volte. Capisce che è roba muscolare e quindi seria. L’istinto di qualsiasi giocatore sarebbe quello di fermarsi, ma il Mario Nazionale, se ne strafotte e dopo l’ennesimo sguardo all’avversario dolorante, rimette in gioco.

Mi sono rotto il cazzo di lezioni di vita da parte di “omuncoli” patentati.

DIFFONDIAMO QUESTE IMMAGINI. FACCIAMO VEDERE A TUTTI CHI È MARIO BALOTELLI, CAMPIONE DI ANTI SPORTIVITÀ.

DIMOSTRIAMO CHE IL BALOTELLI RISSAIOLO IN CAMPO CHE MEZZA EUROPA CONOSCE È NULLA RISPETTO ALLA SUA VILTÀ E BASSEZZA SPORTIVA.

IL WEB FA MIRACOLI CARO AMICO VIGO. ORA TOCCA A TE E ALLA TUA REDAZIONE.

PRENDI QUEL RALLENTY, GLI SGUARDI D BALOTELLI A KUMBULLA PIEGATO A UN METRO DA LUI  PER L’INFORTUNIO E LA SUA RIMESSA IN GIOCO DELLA PALLA.

FACCIAMOLO DIVENTARE VIRALE PER DIMOSTRARE CHI È REALMENTE MARIO BALOTELLI… UN SUBDOLO, MESCHINO, EX PROTAGONISTA DEL CALCIO CHE CONTA, FRUSTRATO DAL LENTO DECLINO CHE INESORABILMENTE COLPISCE CHI AL TALENTO DEI PIEDI NON HA MAI SAPUTO ABBINARE IL MINIMO SINDACALE DEL CERVELLO.

 

27
ott 2019
AUTORE micheloni
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1.410

SLARGÀR LE PORTE NO EH?

Quando eravamo buteleti, il campo di erba era un sogno e il pallone intriso di acqua e fango pesava così tanto che in barriera “te pregavi dentro che no i te centrasse”… e dopo un colpo di testa sul rilancio alto del portiere, “te restavi insemenìo” per almeno un quarto d’ora.

E quando il campo non c’era, bastavano due pietre a far da pali, con la traversa immaginaria che si alzava e abbassava a seconda della convenienza.

Anche la larghezza delle porte era dimensionata più che al campo, alla stazza dei portieri.

A 6-7-8 anni, tre metri potevano andar bene, a 10 si allargava di un metro circa (e di conseguenza si alzava anche la traversa immaginaria).

Portieri che, non esistendo al tempo le porte ridotte, sembravano nanetti a difesa di porte gigantesche e il dogma tra gli attaccanti era “tirela alta che el portier l’è picinìn”.

Ricordi di infanzia a parte, a pensarci bene, le misure del campo e relative porte, sono dimensionate all’età e di conseguenza alla stazza, dei giocatori.

Nel calcio di oggi i portieri sono tutt’altro che nanetti. Tutti sugli 1,90 se non più, di altezza, a cui basta un braccio alzato per accarezzare con la mano la traversa. Quelli di vent’anni fa dovevano saltare per arrivarci.

Anche la copertura dello specchio è diventata più facile. Basta infatti un allungo laterale per arrivare ad uno dei due pali.

Perché quindi nonostante questo cambiamento fisico-generazionale della figura dell’estremo difensore, la misura delle porte è la stessa da oltre mezzo secolo?

Basterebbero 10 cm in più in altezza e larghezza per veder aumentare i gol in modo esponenziale… e il nostro Verona, per quanti legni ha colpito quest’anno, si ritroverebbe oggi come minimo nella parte sinistra della classifica.

In attesa che “se slarga le porte”… consiglio a Juric & Co. un salutare pellegrinaggio a Madonna Corona… “proàr no costa niente”.

 

21
ott 2019
AUTORE micheloni
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JURIC E LA CADUTA SUL PLURALE

Ahi ahi ahi Mister Juric… dopo tanti complimenti mi sento in dovere di riprenderla. Non tanto da un punto di vista tecnico-tattico quanto invece lessicale.

“Gli attaccanti si devono svegliare” è decisamente forte come messaggio e trasmette tutta la sua (e nostra) insoddisfazione per il reparto offensivo.

È quel “plurale” che stona. “Gli attaccanti” non corrisponde infatti alla realtà, visto che il terminale offensivo è rappresentato sempre e solo da una punta (per altro con caratteristiche ben lontane da chi deve fare reparto da solo), coadiuvata da due mezze punte (che pur con propensioni offensive, attaccanti non sono) con chiari compiti di contenimento, pressing e fase difensiva che tolgono loro lucidità e rapidità di azione in zona gol. Insomma, tolte le volte in cui dovevamo recuperare nel punteggio e la partita con la Samp, mai si è realmente giocato con due punte.

Sia chiaro, il Verona targato Juric è tanta roba rispetto al nulla degli ultimi 4 campionati tra A e B. C’è la sua mano, la sua idea di gioco, il suo pragmatismo e non ultima la sua grinta.

Dopo anni di difesa colabrodo siamo ad oggi tra le migliori del torneo in quel reparto, dopo anni di intere frazioni senza un tiro in porta, le molte occasioni gol sono la prova che anche la fase offensiva è notevolmente migliorata. Peccato però che i pochi gol siano arrivati ad opera di difensori e centrocampisti… con gli attaccanti ancora a quota zero.

L’attacco del Verona per rendere al meglio avrebbe bisogno di due punte e un trequartista alle loro spalle. Temo tuttavia che contenimento e difesa arriverebbero a soffrirne. E l’ermetismo sin qui garantito sarebbe a forte rischio.

Capisco il monito lanciato da Juric per stimolare gli avanti gialloblù, ritengo tuttavia che il problema stia altrove.

Stepinski e Di Carmine sono sue prime punte che necessitano di una seconda punta per non averne sempre due addosso. Tutino, Tuptà e Salcedo sono promesse che difficilmente incideranno in serie A, Zaccagni e Verre due trequartisti più adatti alla fase offensiva che di contenimento. Manca loro il fiato per fare bene entrambe le fasi.

Questo ha a disposizione Juric e con questo al momento deve lavorare. Non è un granché lo sappiamo. Per caratteristiche al Verona serviva più un Cornelius (tripletta di ieri a parte sa tener palla, fa salire la squadra e segna) che un pur promettente Stepinski.

Al Mister il compito di risolvere la questione.

Non sarà facile, ma ha dimostrato talento e serietà e  per questo merita tutta la nostra fiducia.

Buon lavoro Mister

19
ott 2019
AUTORE micheloni
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1.203

AMRABAT… CICCÌ, COCCÓ…

Dopo la Juventus, anche il Napoli supera i gialloblù grazie a giocate di campioni che risolvono una partita “rognosa” in cui se c’era una squadra al termine dei primi 45 minuti che meritava di essere in vantaggio, questa era il Verona.

Non riusciamo proprio a buttarla dentro. Un limite che non è una novità, ma che sarà meglio tener presente in sede di mercato autunnale.

E pensare che per un tempo è stato un ottimo Hellas, nonostante mancasse la grinta, la foga e il dinamismo di Amrabat, l’uomo che insieme a Rrahmani e Veloso, ha rappresentato il valore aggiunto per Juric, in questa fase iniziale di torneo.

L’impegno con la Nazionale marocchina lo ha evidentemente provato, e una prova opaca come quella del San Paolo ci può stare, anche perché la pesante carretta del centrocampo gialloblù, sino ad ora l’ha tirata soprattutto lui.

Un passaggio a vuoto di tanto in tanto è quindi da mettere in preventivo.

Nel rito della “conta” per vedere “a chi toccava”, si recitava da bambini la filastrocca “ambarabà ciccì coccó…”, nel gioco di parole che il cognome del giocatore marocchino simpaticamente ci ispira, speriamo solo che, dopo averlo saltato nella sfida al Napoli, il dito puntato torni su di lui già a partire dalla prossima sfida col Sassuolo.

A Juric, capire come gestire un giocatore che da sempre il 100%, che non si risparmia  mai. Che ha entusiasmato certo per il grande cuore che mette in campo, ma anche per doti tecniche oltre che agonistiche, che hanno stupito tutti.

Una gestione intelligente affinché Amrabat sia al massimo nelle partite decisive per la salvezza… che mi si permetta, non sono certo nè quelle allo Juventus Stadium nè quella al San Paolo.

11
ott 2019
AUTORE micheloni
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GIULIETTA VS PULCINELLA

Al di là delle due vittorie e tre pareggi che valgono oggi il decimo posto in classifica, la cosa che ha stupito tutti, addetti ai lavori e tifosi, è stato l’aver messo in difficoltà le big sino ad oggi incontrate, ovvero Milan e Juventus.

Il termine coniato per l’Hellas di Juric è “rognoso”, che sa di fastidioso e tosto nell’atteggiamento.

Questo aggredire alti, pressare con tempi e intelligenza, ripartire in contropiede, ha reso il Verona una squadra tra le più ostiche, o se preferite “rognose” del campionato.

Ne sa qualcosa Sarri che al fischio finale ha festeggiato la vittoria di misura sui gialloblù come avesse battuto il Barcellona.  Ammettiamolo, ripensando alle asfaltate subite negli anni scorsi a Torino, mica male come soddisfazione.

D’altronde quando vinci grazie ad un rigore (netto ok) ma hai rischiato il pari in diverse occasioni e devi ringraziare palo e traversa colpiti in sequenza sul rigore di Di Carmine, non puoi non lasciarti andare ad entusiasmi reali.

Idem con il Milan dove il mancato rigore su atterramento di Verre grida ancora vendetta.

Ora si va a Napoli. Squadra fortissima allenata da uno dei più grandi tecnici al mondo. Il risultato a favore degli azzurri parrebbe scontato. Ma con questo Verona, scontato non lo è.

Magari i campioni nell’arco dei 90’ trovano sempre la giocata perfetta, il tocco di classe che determina la partita. Ma quel che è sicuro è che non sarà affatto facile per i partenopei.

Abbiamo ancora quel famoso sfottò “Giulietta è na zoccola” da vendicare. Sarebbe bello farlo con un risultato positivo al San Paolo… qualora tuttavia così non fosse, mi si permetta l’espressione poco oxfordiana, ci resta sempre un altrettanto goliardico e provocatorio: “Pulicinella… culatón”

30
set 2019
AUTORE micheloni
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UN PIANO B PER RESTARE IN A

ESTRATTO DALL’ARTICOLO DELLA GDS SULLA PARTITA CAGLIARI-HELLAS VERONA.

“… Invece gioisce il Verona (1-1), che Juric ha costruito, con poco talento e poca qualità, alla perfezione. Lottare sempre, arrendersi mai.”

 

Come non essere d’accordo. Detto che alcuni acquisti si stanno rivelando vincenti (Rrahmani, Veloso, Amrabat) il resto della truppa a disposizione di Ivan Juric non è catalogabile come “di categoria“, nel senso che altrove molto difficilmente sarebbero nella lista degli 11 titolari.

Ecco perché il lavoro del tecnico croato è da considerarsi straordinario.

I miracoli nel calcio non esistono e tutto risponde a logiche, prima di mercato e poi tecnico tattiche, laddove a fare la differenza è alla fine soprattutto la qualità.

Inutile imputare a Juric la pochezza offensiva, al Verona di oggi non manca un centravanti ma le due mezze punte chiamate a supportarlo, garantendo al contempo,  un certo numero di gol.

Zaccagni e Verre sono entrambi di belle speranze ma nessuno dei due si è finora imposto come ci si aspettava. Bessa è forse il valore aggiunto in rosa ma l’infortunio subìto lo ha messo ai margini.

Strano però che di lui non si parli più. Nè situazione, nè tempi di recupero, nè speranze di vederlo in campo. L’ennesimo infortunio senza fine che si perde nei meandri del silenzio più assoluto, salvo  vederlo risolto come per magia, alla riapertura della prossima sezione invernale del calciomercato.

Peccato. I suoi inserimenti, i suoi tiri da fuori sarebbero stati molto utili alla causa gialloblù.

Una domanda che invece mi pongo è in ordine alla qualità delle riserve in rosa.

Impensabile che Veloso e Amrabat non accusino presto battute di arresto dovute a stanchezza fisica e mentale.

Che Verona sarà senza coloro tra i pochi ad essere considerati di categoria?

Serve quindi pensare ad un piano B prima che se ne presenti la necessità.  Magari con uomini diversi e moduli diversi,  ma qualcosa deve essere pensata per tempo. Perché è impensabile arrivare in fondo alla stagione con gli stessi pochi giocatori di qualità e un modulo anche redditizio ma molto dispendioso.

È questa la nuova sfida di Ivan Juric: “un piano B per restare in A”.

 

 

 

 

27
set 2019
AUTORE micheloni
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1.612

BRAVO JURIC, MA… …

Mano a mano che il campionato entra nel vivo iniziano ad emergere le prime verità. Temporanee sin che si vuole ma comunque indicative di un momento che pur non cruciale, regala una prima fotografia delle forze in campo.

Il Verona c’è, sia in termini di gioco, di prestazione che di classifica (manca qualche punto ma rispetto al fanalino di coda che siamo stati negli ultimi tornei di A non ci si può lamentare).

La debolezza offensiva è palese, ma quando c’è il gioco il gol può sempre arrivare. Avere un bomber e giocare male sarebbe peggio statene certi. Le caterve di reti subite gli anni scorsi sembrano lontane e la salvezza si costruisce innanzitutto con una buona difesa.

Juric ha fatto un ottimo lavoro e su questa strada bisogna continuare.

Se proprio devo fare un appunto al tecnico croato è sulla gestione di Pazzini. Vada per le due partite affrontate per tre quarti in inferiorità numerica, vada per la vittoria di Lecce dove difendere il vantaggio era la priorità, ma nell’arrembaggio casalingo con l’Udinese, Pazzini era il solo a poter spostare gli equilibri a nostro favore.

Il calcio si gioca anche su sottili equilibri psicologici e nel secondo tempo, con i friulani alle corde, bisognava metterli all’angolo e sperare sino all’ultimo di buttar dentro il gol vittoria.

Il cambio di un Lazovic assolutamente insufficiente (rispetto ma non condivido i 6 in pagella a fronte di errori a ripetizione e zero ripartenze) con Vitale ha prodotto invece negli uomini di Tudor l’effetto del gong suonato ad un colpo dal KO.

L’Udinese è infatti uscita dall’angolo e ha pure finito l’incontro in attacco.

Che il Pazzo non sia ancora pronto, come ha affermato lo stesso Juric, ci sta.

Che ci si rifiuti di capire che è in certi casi egli è il solo ad avere i numeri per spostare gli equilibri, non ci sta invece per niente.

23
set 2019
AUTORE micheloni
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1.653

INGENUITÀ, VAR E SFIGA… ORA BASTA.

Alla vigilia del delicato scontro casalingo con l’Udinese, sento il dovere di richiamare all’ordine alcune componenti che hanno pesato sino ad oggi in termini di punti in classifica.

  • ingenuità: serve calarsi al più presto nel nuovo regolamento che non lascia scampo a tocchi di mano e giochi pericolosi. Il gioco di Juric è tutto “garra” e intensità e due volte su tre capita che i nostri arrivino in ritardo sul pallone. I cartellini fioccano facili e quando non è rosso sul campo arrivano le squalifiche per somma di ammonizioni. Spiace dirlo ma ingenuità come quelle di Dawidowicz col Bologna, Stepinski col Milan e Gunther con la Juve, sono costati punti in meno in classifica. Più attenzione quindi.
  • Var. Oramai anche gli addetti al Var fanno un po’ quel che gli pare, sostituendosi spesso al direttore di gara. Dovrebbero correggere i suoi errori e invece si assumono scelte che spetterebbero solo a lui (vedi rosso a Stepinski dopo che l’arbitro aveva optato per il giallo). L’errore più grave il mancato penalty su Pessina col Milan. Per le nuove regole era rigore. Orsato non aveva ripassato la lezione. Ora basta però.
  • La sfiga. Palo e traversa sul rigore di Di Carmine sono da Guinness della sfortuna. La deviazione di Gunther sull’autogol del pareggio bianconero, pure. Senza dimenticare il palo col Milan (vero ne hanno preso uno pure loro ma la sfiga non conosce compensazione).

Sotto con l’Udinese quindi… ma attenzione ai falli da rigore. Mani dietro la schiena. Var “onesta” e la sfiga vada gentilmente dove deve andare… afc!

16
set 2019
AUTORE micheloni
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2.804

LA VAR IGNORANTE…

I continui complimenti del cronista Sky  e dei grandi campioni che hanno commentato il dopo partita (sempre su Sky), sono insieme agli applausi di tutto il Bentegodi, quanto porta a casa il Verona dalla superba prestazione  con il Milan.

Il match con i rossoneri è la prova che la “Legge di Murphy” è tutt’altro che ironia e retorica.

Per il Verona infatti la teoria che “se qualcosa può andar male, lo farà” si è materializzata nei molti episodi che hanno segnato la sconfitta immeritata dei gialloblù.

Orsato al Var ha infatti applicato il nuovo regolamento alla lettera: espulsione di Stepinski, fallo di mano/rigore di Gunther. Ma ha toppato clamorosamente il mancato rigore per il Verona in pieno recupero.

Ecco alcuni commenti su episodi simili a quello incriminato, tratti dal sito “arbitri.com” in cui i direttori di gara si confrontano, in particolare  sull’applicazione delle recenti nuove regole.

1) Nel caso di uno sgambetto, di un fallo di mano o, in generale, di un fallo di “contatto”, il fallo si concretizza laddove avviene il contatto, mentre la trattenuta ha una dinamica diversa: non è necessariamente “istantanea”, ma può essere “prolungata”, può cioè iniziare in un punto e proseguire, concretizzandosi, in un punto diverso da dove è iniziata. Non si tratta, quindi, di concedere un “vantaggio”, ma di attendere che il fallo si concretizzi; solo dopo, l’arbitro dovrà valutare se sussistono le condizioni per concedere il “vantaggio” o meno.

2) Se la trattenuta non prosegue dentro l’area, non ha rilevanza dove cade l’attaccante: la “concretizzazione” del fallo non ha niente a che vedere col punto di “caduta” del calciatore trattenuto, caduta che può avvenire anche successivamente alla concretizzazione del fallo (difensore trattiene l’avversario e poi molla la presa ancora fuori area, l’avversario sbilanciato entra in area e cade: il fallo non è proseguito all’interno dell’area, quindi si è concretizzato all’esterno della stessa). Laddove invece la trattenuta prosegua anche all’interno dell’area determinando la caduta del giocatore anch’essa dentro l’area di rigore, verrà meno il punto di inizio del contatto ma l’incidenza del fallo al momento della sua conclusione. Qualora il fallo si concluda in area impedendo di fatto il concretizzarsi della giocata, si deve considerare il fallo punibile con il calcio di rigore.

Il fallo su Pessina inizia effettivamente appena fuori area, ma il giocatore prosegue l’azione e viene atterrato definitivamente dentro l’area. Il vantaggio concesso ad inizio fallo non si è quindi concretizzato a causa del prolungarsi del fallo stesso dentro l’area. Andava concesso il rigore per l’Hellas, senza se e senza ma, ( tanto più se il fallo ha impedito una chiara occasione da gol sancita dall’espulsione di Calabria in quanto reo di fallo da ultimo uomo).

Si può accettare o meno la Var, non l’Ignoranza sul regolamento da parte di arbitro di campo e arbitro  Var.

ORSATO E MANGANIELLO… tornino sui banchi a studiare.

VAR BATTE VERONA 1-0