05
lug 2018
AUTORE micheloni
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1.661

HELLAS… È SMANTELLAMENTO

Non che l’Hellas Verona pullulasse di campioni, tantomeno di grandi talenti, ma certo qualche bel profilo, magari non adeguatamente valorizzato, lo avevamo anche noi. .

Nomi che non hanno reso in gialloblù quanto ci si sarebbe aspettato e forse nemmeno per colpa loro, se è vero che c’è chi ha passato anni tra terzino e ala o da centrocampista a mezzapunta e talvolta anche punta, smarrendosi in un labirinto di ruoli che non può non mandare in tilt.

Evidenti in tal senso le responsabilità degli allenatori che li hanno gestiti. Disastrosi non solo nei risultati ma evidentemente anche nella crescita tecnica di calciatori talentuosi gestiti da schifo.

Se tuttavia questi giocatori vengono oggi cercati da club di A significa che in qualche modo “altri” allenatori ne hanno individuato le potenzialità e convinti di poterli mettere al posto giusto farli rendere al meglio

Ecco allora il talento Bessa andarsene a metà stagione al Genoa dove rimarrà salutando definitivamente i gialloblù per un entrata credo di oltre 4 milioni di euro.

A seguire Fares, che frutterà alle casse dell’Hellas una plusvalenza di ben 3 milioni di euro.

Stesso destino e stessa plusvalenza se D’Amico chiuderà  per Valoti anch’egli come il marocchino quasi sicuro di tornare in A con la  Spal.

Aggiungiamo se non erro i 3 milioni di Bruno Zuculini al River e lascio a voi tirare le somme.

 

Parliamo di milioni signori, non spiccioli, che si sommano ai 20 di paracadute.

 

In entrata al momento un terzino e due centrocampisti. Uno in prestito con obbligo di riscatto, uno  svincolato e uno in prestito secco.

 

Mi perdonerà il buon D’Amico ma se fare il DS è vendere la qualità e comprare al discount lo so fare anch’io e detto tra noi non credo che farei tanto peggio.

 

Al Verona per ripartire serve aria fresca e quindi sono in linea di massima favorevole ad un ricambio sostanzioso di giocatori, molti dei quali segnati dalla dura contestazione nei loro confronti la stagione scorsa.

 

Incassare però tra oggi a un anno la bellezza di circa 13 milioni spendendo al momento per il solo futuro riscatto di Almici (e quanto sarà mai?) sa tanto di smantellamento.

 

L’idea diventata ormai certezza tra i tifosi che Setti lascerà  dopo aver spolpato il patrimonio del Verona diventa a questo punto più che credibile.

 

Mi rivolgo a coloro che amano l’Hellas, al Sindaco  Sboarina (il Verona è patrimonio della sua città non lo dimentichi e lo difenda per quel che può), a quegli imprenditori che potrebbero se solo volessero rilevare la Società, a tutti i tifosi, ultrà e non… PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI… FERMATELI!

02
lug 2018
AUTORE micheloni
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CARO BARRESI, GLI SCANDALI SONO BEN ALTRI

Gent.mo DIrettore Operativo Francesco  Barresi,

Capisco lo stato d’animo di chi dalla sera alla mattina si vede “scippare” 5 milioni di euro da sotto il naso, e di conseguenza immagino il suo e vostro essere sconcertati, ma addirittura scandalizzarsi mi sembra decisamente fuori luogo.

 

In primis perché lei sa meglio di me che anche 20 milioni sono oggi troppi per coprire i cosiddetti danni di una retrocessione annunciata.

Senza lo stipendio di Rómulo e qualora vi riuscisse di alleggerirvi, in tutto o in parte,di quelli di Pazzini e Gonzales, mi deve dire quanto il monte ingaggi del Verona si discosti da quello della maggior parte delle squadre di B, con presidenti che operano rischiando il proprio patrimonio personale e non quello ricevuto in dote dalla Lega.

 

Lei si scandalizza? La Società si scandalizza?

 

E noi? Crede che dovremmo anche noi scandalizzarci?

 

Le elenco alcuni motivi per cui noi tifosi oltre che scandalizzati, siamo incazzati neri.

 

- Nelle ultime tre stagioni sono entrati nelle casse della società qualcosa come circa 80 milioni di euro, (2 paracadute, uno da 25 uno da 20 e i diritti della Serie A), al netto delle molte cessioni sempre ben monetizzate e mai controbilanciate da altrettanti validi acquisti.  E quello che questa società è stata capace di fare con circa 80 milioni di euro sono state due retrocessioni vergognose e una promozione ottenuta per differenza negli scontri diretti, secondi ad una Spal che ha vinto il campionato con 3 milioni di monte ingaggi contro il nostro, quasi cinque volte tanto

- Prima i bilanci e i conti a posto. Giusto Dott Barresi. Lei mi insegna che avendo in squadra Messi e Ronaldo bisogna stare attenti a non andare sotto in banca. Su questo nulla da dire. Infatti non ci scandalizziamo ci mancherebbe.

- Proclami come: centro sportivo, consolidamento, modello Borussia, rivelatisi delle autentiche bufale se non vere e proprie prese in giro nei confronti dei tifosi che si sono visti presentare alla fine  tre miseri allenamenti all’antistadio, due squallide retrocessioni  e il modello Crotone.

- Valorizzazione dei giovani. Da squadra Primavera di tutto rispetto ai tempi di Calvetti e Pavanel, a retrocessi in B con i fuoriclasse che li hanno sostituiti e che rispondono al nome di  Margiotta e Porta. Complimenti  a chi è riuscito in tanto disastro

- Un atteggiamento societario presuntuoso e indisponente nei confronti dei tifosi con scelte che sono andate sempre e incondizionatamente nella direzione opposta da quella auspicata da questi ultimi.

- Una rottura con i tifosi e la città che non ha precedenti in 115 anni di storia dell’Hellas Verona.

- Una disaffezione tale da portare sempre più tifosi ad augurarsi un fallimento e poi ripartire dai dilettanti piuttosto che essere rappresentati ancora da questa società e da questo presidente.

 

Potrei andare avanti da riempire blog da oggi a fine estate ma visto che anche solo parlarne fa sanguinare il cuore mio e di migliaia di tifosi gialloblù, preferisco fermarmi qui.

 

Mi dica… è ancora scandalizzato Dott. Barresi?

E non mi dica che questi 5 milioni persi sarebbero stati investiti in acquisti di valore per un immediato ritorno in serie A.

Abbiamo smesso di sognare da tempo, ovvero da quando abbiamo smesso di credervi.

 

 

 

P.S.

i dati relativi alle entrate sono presi dai giornali sportivi dell’epoca e non si riferiscono in alcun modo a fonti ufficiali.

 

 

 

 

 

30
giu 2018
AUTORE micheloni
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I SOLDI CI SONO! E SONO DEL VERONA.

Anche Giugno se n’è andato e in casa Hellas molto è ancora in alto mare.

 

Da 90 giorni siamo ufficialmente senza DS e tutte le scelte fatte finora sono attribuibili al responsabile scouting gialloblù Tony D’Amico, il quale ha proseguito in modo esemplare la linea tracciata dal suo mentore Filippo Fusco: vendere e incassare, allenatore inesperto, ricerca di parametri zero e acquisti (uno per il momento) al discount delle scommesse o delle promesse non ancora sbocciate.

 

Intanto i milioni di paracadute sono scesi da 25 a 20.

Poco male. Non sarebbero certo stati spesi per la squadra, quindi sono soldi in meno a disposizione della proprietà.

 

Arriva Luglio. A metà mese partirà il ritiro. Con quale squadra ancora non si sa.

Certo ripartire da Souprayen è di per se un fallimento ancor prima di iniziare.

Al momento i nomi più interessanti accostati al Verona ritengo siano quelli di  Laribi e Ragusa.

I calciatori giocano anche per soldi lo sappiamo. Noi ne abbiamo più di chiunque altro di B e anche di molte di A.

Si Signori. I soldi ci sono e sono del Verona in quanto dati da una Lega Nazionale ad una Società professionistica di calcio e in quanto del Verona, per il Verona vanno spesi.

Si paghino dunque e si prendano presto entrambi. Senza se e senza ma, (chiaro DS Fantasma?)

 

Con una stima di oltre 30 milioni di entrate tra paracadute e cessioni varie, di “scommesse” a Verona non ne vogliamo più sentir parlare. (Grosso per quest’anno basta e avanza)

 

I conti a posto? E basta con sta presa per il culo.

 

I conti dell’Hellas Verona “sono” a posto… e per la maggior parte dei tifosi, non solo quelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22
giu 2018
AUTORE micheloni
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ALCHIMIE DEL CALCIO MODERNO e il mistero De Zerbi.

Più invecchio e più mi convinco che il calcio risponde spesso a logiche di imponderabilità che smontano qualsiasi discorso in ordine a programmazione, valorizzazione, consolidamento e così via.

 

Il mondiale di Russia ne è la prova, con squadre pregne di fuoriclasse che stentano a vincere (quand’anche non pareggiano o perdono) contro formazioni di emeriti sconosciuti.

 

Il calcio è passione, tifo, fede, tecnica individuale, collettivo, condizione atletica, tatticismo tecnico, carattere, orgoglio, spirito di sacrificio, unità di intenti, programmazione, organizzazione, struttura Societaria, mentalità, disponibilità economica e ultimo ma non ultimo, una buona dose di “Fattore C”… che a seconda dei casi diventa “culo” o sfiga”, capace tuttavia di far crollare tutta la complicata torre di Bebele su cui fonda questo gioco meraviglioso, ahimè sempre più business e sempre meno sport.

 

L’insieme di queste componenti (o anche solo una parte di esse) altro non è che “alchimia”.

 

E proprio l’alchimia tra gli elementi, riesce a spostare in modo significativo l’andamento di un campionato o il rendimento di una squadra.

 

Se resta tuttavia una leggenda la figura dell’alchimista, capace di trasformare il metallo povero in oro, anche nel calcio moderno un qualche mistero rimane inspiegabile.

 

Mi si dica ad esempio secondo quale logica meritocratica un allenatore come Roberto De Zerbi viene scelto da una squadra come il Sassuolo, non una big, ma da anni presenza fissa del calcio che conta.

 

Allenatore dal 2012 (tutt’altro che esperto quindi) inizia in Serie D con il Darfo Boario che al termine della stagione retrocede in Eccellenza. Non male come inizio.

 

L’anno successivo primo contratto da professionista con il Foggia in Lega Pro, dove forte di un contratto triennale, vince una Coppa Italia di C e porta i pugliesi ai play off come secondi in campionato. Playoff persi poi in finale con il Pisa.

 

Rimane al Foggia firmando un’altro triennale, ma prima ancora di cominciare il torneo la Società ufficializza il suo esonero a causa di divergenze di vedute.

 

Poco male. Zamparini esonera Ballardini e lo chiama al debutto in serie A alla guida del Palermo.

Una sola vittoria (in trasferta con l’Atalanta) non basta e dopo la settima sconfitta consecutiva in casa (record negativo nella storia del club siciliano in Serie A), viene a sua volta esonerato. E siamo a 2.

 

Il ruolo di subentrante evidentemente gli calza bene se nell’ottobre dello scorso anno viene chiamato a sostituire Marco Baroni alla guida del Benevento, ultimo in classifica.

E da ultimo in classifica retrocede con i campani in B con la miseria di 21 punti in classifica.

 

Perché scrivo di Roberto De Zerbi all’indomani dell’annuncio di Fabio Grosso sulla panchina del Verona?

 

Semplice… perché De Zerbi era uno degli allenatori da molti auspicati alla guida dell’Hellas.

 

Se il Sassuolo ha scelto lui e non ha rinnovato la fiducia a Iachini (nome top nei desideri del popolo gialloblù) un qualche motivo deve senz’altro esserci.

 

Tuttavia i numeri ci raccontano di un Fabio Grosso che al primo anno da allenatore ha centrato i playoff (e non concordo con chi asserisce avesse a Bari una corazzata ammazza campionato) e di un De Zerbi che ad oggi vanta due retrocessioni e due esoneri con una finale Playoff persa e all’attivo solo una Coppa Italia Pro.

 

Mi chiedo allora: e se Setti avesse scelto De Zerbi cosa avremmo detto?

Che è esperto? Che è un vincente?

 

Qualcosa del calcio e delle sue strane alchimie decisamente mi sfugge, ma ancor più l’onda spesso indecifrabile dei tifosi e delle loro inspiegabili inclinazioni a simpatie-antipatie preconcette.

 

Anche qui evidentemente questione di segrete “alchimie”.

18
giu 2018
AUTORE micheloni
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3.489

MA GROSSO LO SA?

 

Gentile Fabio Grosso,

Mi permette alcune domande? No nulla di sconveniente e nemmeno di tecnico, ci sarà tempo per quello… no, quello che vorrei sapere è se qualcuno (magari lo stesso Tony D’Amico) le ha detto la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, sul clima e sulle tensioni che si respirano  in seno all’Hellas Verona.

Lo sa tanto per cominciare di essere già inviso alla tifoseria per il solo fatto di essere amico e prima scelta di Tony D’Amico, pupillo di quel Filippo Fusco,  artefice con Pecchia e Setti  di un disastro sportivo dalle proporzioni abnormi? (no, non tanto la retrocessione a cui siamo da sempre più o meno abituati ma per il mondo indegno in cui è arrivata e la prepotenza con cui la dirigenza  l’ha perseguita)

Le hanno raccontato del clima di tensione che troverà a Verona?

No perché se le appariva pesante da sostenere quello di Bari, non ha davvero idea di ciò che la aspetta a Verona.

E se pensa che qualche vittoria cambierà lo stato delle cose si sbaglia… “e di grosso”

Avrà dai tifosi verso la squadra (previo sacrificio, sudore e onore) passione e tifo, sempre e comunque,  ma anche contestazione societaria: dura, sempre e comunque.

È conscio che in ritiro vedrà in maggior parte famiglie in gita o peggio, tifosi incazzati pronti a prendere in giro tutto e tutti?

Le hanno detto che da subito sarà “solo contro tutti” e se non arriveranno i risultati e gioco avrà   “tutti contro di lei” che di riconferma in riconferma resterà sempre più solo? (chieda a Pecchia).

Lo sa che tantissimi tifosi non faranno l’abbonamento per protesta nei confronti di una Società che non li rappresenta più? Sono già tanti mi creda e crescono di giorni in giorno (perchè tutto si puó accettare ma non la prepotenza).

Disfattismo? No, gentile Fabio Grosso, semplice realtà dei fatti… e questi fatti, o meglio misfatti, non li ho certo creati io.

 

Che dire Mister Fabio Grosso, per quanto mi riguarda, “Benvenuto al Verona e buon lavoro”.

Non amando i processi alle intenzioni la valuterò per il suo operato, senza pregiudizio alcuno.

 

Una sola cosa le chiedo e con me tutto il popolo dell’Hellas Verona: ONESTÀ E SINCERITÀ, sia con i suoi nuovi tifosi che in particolare con se stesso.

Che tradotto significa: se le consegneranno una rosa non all’altezza, poco attrezzata per tornare direttamente in A, lasci subito, non accetti nessuna “scommessa”, perché a perderla sarà solo lei e i tifosi.

L’umiltà è dote di per se già rara e intorno a se non ne troverà traccia.

Per cui, creda a me: NON SI FIDI NESSUNO.

E un ultimo consiglio: non si lasci mai scappare dopo una sconfitta la frase “siamo in crescita”, lo pensi se crede, ma non lo dica… potrebbe avere un effetto devastante.

 

Detto questo: FORZA VERONA, SEMPRE!

15
giu 2018
AUTORE micheloni
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3.214

ARRENDERSI MAI

No ragazzi, non ci siamo… così non va…

 

Lentamente quanto inesorabilmente i tifosi dell’Hellas Verona si stanno dividendo, quasi sfaldando.

Tra accuse di immobilismo e tastierismo si avvertono toni insolitamente duri e strategie diametralmente opposte.

Abbonamento si, abbonamento no.

Trasferte si, Bentegodi no.

Cortei e marce di protesta si… o magari anche no.

Capi ultrà nel mirino…

Butei de adeso contro quei de na olta…

Curva sotto accusa… che si difende e contrattacca

 

Potrei andare avanti, ma mi fermo qui.

 

No Butei. Questo è fare il gioco di chi vuol male al Verona.

Come scritto da qualcuno l’Hellas Verona è nei suoi tifosi, e un tifoso dell’Hellas non alzerà mai bandiera bianca. MAI!!!

Possono farci fallire se credono, ma sulle ceneri risorgeremo.

Esisterà un Hellas Verona senza Setti statene certi, ma senza tifosi l’Hellas ha il destino segnato.

Opinione personale: chiunque si allontana dall’Hellas per non aver nulla a che fare con Setti, finisce per fare il suo gioco.

 

Siamo esausti, incazzati neri, delusi, disillusi, e quanto di peggio si possa provare e quando i veri colpevoli non ci “cagano”, come purtroppo accade da qualche anno, scatta la rabbia e per assurdo finiamo per scannarci tra noi.

 

No vi prego.

Trovatevi, parlatevi, urlatevi contro se volete ma senza mai dimenticare che state tutti dalla stessa parte ed è la parte giusta, quella di chi ama la propria squadra del cuore.

 

Mai come ora i tifosi gialloblù devono restare uniti.

Una sola voce,  forte, potente che deve far vibrare il cuore e i vetri di Via Belgio.

RESTIAMO UNITI

 

Lo dobbiamo a 115 anni di Storia

Lo dobbiamo ai Campioni d’Italia

Lo dobbiamo alla dignità e l’orgoglio mostrato in Lega Pro.

Lo dobbiamo ai nostri figli che stanno smettendo di crederci.

Lo dobbiamo soprattutto a tutti i Butei che sta Su In Ciel

 

SIAMO I TIFOSI DELL’HELLAS?   DIMOSTRIAMOLO!

 

 

13
giu 2018
AUTORE micheloni
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MARCHETTI E LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA MEDIOCRITÀ.

Le parole di Marchetti DG del Cittadella,  mettono il cartello fine (ammesso ci sia mai stato un inizio) alla sua possibile candidatura come futuro DS del Verona.

 

Riferendosi al Cittadella: “… credo che certi valori che ci sono qua è difficile trovarli…”.

Grazie tante, ha scoperto l’acqua calda… realtà come il Cittadella, con una proprietà forte, che dispone di un patrimonio importante sono il top per chi fa calcio, ma si contano sulle dita di una mano nel panorama professionistico nazionale.

 

Come non essere d’accordo con Marchetti (e precedentemente Venturato) che valori come rispetto, dignità, onestà, trasparenza, condivisione, progettualità, siano tanto vicini al Cittadella quanto oggi lontani dal Verona.

 

In questi ultimi tre anni in casa Hellas abbiamo visto di tutto e di più in quanto a disvalori e il braccio di ferro sempre più contrapposto tra tifosi e Società è la prova che di condivisone in casa Verona non c’è proprio nulla, di trasparenza men che meno e la progettualità insieme al consolidamento è la più grande bufala che ci sia stata propinata in questi anni.

 

Tuttavia, proprio perché nel precedente post ho auspicato un loro arrivo in gialloblù, mi sento in dovere di dire una cosa al Sig. Marchetti (e in seconda battuta a Venturato).

 

Fatto salvo l’amore per il Cittadella e le remore (non espresse) sul Verona, c’è una cosa che mi ha profondamente deluso da parte sua: la scelta (per altro legittima) di non voler mettersi in gioco.

 

Da anni il Cittadella fa la sua parte in B ma da anni non arriva oltre la prima fase dei playoff (quando ci arriva poi).

 

Comodo quando hai una piazza che considera la B al pari della Champions e quando se vai ai playoff è considerato un successo ma se non ci vai per la piazza sei comunque un grande.

Sapere che l’asticella da superare è il consolidamento in B non deve comportare chissà quali ansie e pressioni.

 

Al netto dei dubbi sull’Hellas Verona Società, il club gialloblù ha una storia, una tifoseria unica e stupenda, uno stadio come il Bentegodi al cui confronto il Tombolato sembra un campo sportivo di periferia.

Con tutto il rispetto, calcisticamente parlando non c’è proprio confronto.

 

Premesso che io per primo in “questo” Verona avrei mille perplessità ad entrare, qualora Marchetti non scelga altre piazze più o parimenti importanti alla nostra ma resti al Cittadella, col senno di poi dico “per fortuna non è venuto all’Hellas”.

 

Sogno uomini che sognano non amanti della pur comoda mediocrità.

 

Non faccio come la volpe e l’uva tranquilli… è che di persone, anche se valide, che non conoscono la parola “ambizione”,  scusate ma nella mia squadra del cuore ne faccio volentieri a meno.

 

(Dopo di che, di quanto sta accadendo in casa Hellas non approvo nulla… ma questo è altro discorso).

08
giu 2018
AUTORE micheloni
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2.842

ATTENDO… QUEI 2

Diciamolo subito: se Setti decide per D’Amico DS e l’amico di questi, Grosso, come allenatore, per quanto entrambi invisi alla tifoseria, lui li prende e se ne frega dei malumori e mugugni della piazza… anzi poco ci manca che ci goda.

Se però ha la possibilità di arrivare al medesimo risultato con altri nomi a lui graditi ma graditi anche ai tifosi, non me lo vedo il presidente uno alla Tafazzi che si martella i maroni in preda ad attacchi masochistici.

Ecco perché penso (e spero) che tanta attesa nel nominare le due figure chiave a cui affidare l’ennesimo immediato ritorno in serie A, sia dovuta al protrarsi dei playoff di serie B, dove guarda caso è impegnato quel Cittadella che annovera nei quadri un DG e un allenatore che in una piccola provincia della provincia veneta, compiono da diversi anni un miracolo dietro l’altro: Il Direttore Generale Marchetti e l’allenatore Venturato.

Visti i chiari di luna e messi da parte i sogni di gloria (ovvero i nomi di prima fascia), lo dico sinceramente non mi dispiacerebbe arrivassero entrambi a Verona, portando con loro, capacità, competenza, valorizzazione dei giovani, un feeling consolidato e un’ambizione comune: la serie A.

Un desiderio che dovesse per loro svanire anche quest’anno ai playoff, potrebbe davvero spingerli entrambi a puntare su una squadra blasonata e (diciamolo sottovoce) con le possibilità economiche per allestire una rosa molto competitiva, quale l’Hellas Verona.

Ho voglia di vedere a Verona gente seria, decisa, umile e pragmatica. Chi si è distinto in un contesto di grandi lavoratori come Cittadella, non può non avere questi requisiti.

E per quanto mi riguarda, ciò basta e avanza per auspicare che l’attesa del presidente porti in dono proprio l’accoppiata Marchetti-Venturato.

E a questo punta vada pure per D’Amico DS che con un DG come Marchetti avrebbe solo da imparare e a lui dovrebbe riferirsi piuttosto che al suo vecchio mentore Fusco che più sostiene di non aver più nulla a che fare con l’Hellas e meno ci crediamo.

Dal modello Borussia Dortmund al modello Crotone… e chissà  al modello Cittadella, inteso come cultura del lavoro, serietà, pan al pan e vin (bon) al vin.

 

È chiedere troppo? Beh, con 35 milioni tra paracadute e cessioni varie, si, in effetti, forse è pretendere troppo… “la parola gratis (o quasi gratis) infatti, solletica la pancia mai sazia dei padroni”.

06
giu 2018
AUTORE micheloni
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BASTA DISPETTI… PIÙ RISPETTO

Su una cosa Setti ha ragione: “Il Verona è suo, i soldi li mette lui e quindi decide lui”.

Una cosa però Setti dimentica: “i soldi del Verona di oggi sono quelli della Lega (paracadute) e a breve delle cessioni di Vivani, Bessa, (a cui aggiungiamo quello recente di B.Zuculini e quello probabile di Fares).

Non che questo cambi il suo diritto a fare e decidere come vuole.
Egli infatti è e rimane il proprietario e presidente dell’Hellas Verona, ma oggi più che mai, venuto meno il rischio per il suo patrimonio personale, sale di importanza il diritto del tifoso, di fatto il solo e unico, vero patrimonio dal valore inestimabile e quel che più conta, mai in vendita.

Eh già, perché se i soldi uno li caccia dal suo conto corrente personale, una qualche pretesa a far di testa propria la può anche avanzare, quando invece i soldi sono il frutto di un paracadute offerto dalla Lega e di cessioni varie, la pretesa va necessariamente accompagnata da un preciso ed etico “senso del rispetto”, che sia chiaro, non è solo avere i conti in regola, o accontentare la tifoseria, quanto il provare a dimostrare che si è imparato dai propri errori e non si intende ripeterli.

L’atteggiamento societario in questo confronto a muso duro con i tifosi gialloblù (e in generale la piazza di Verona) ha sempre più il sapore del dispetto fine a se stesso.

Vi aspettate un nome? e io apposta non lo prendo!
Volete un DS esperto? E io prendo un neofita che di questo mestiere ha tutto da imparare (e per imparare ovviamente da sbagliare).
Chiedete un allenatore vincente (alla Iachini per capirci)? e io punto sull’ennesimo emergente, ovvero sull’ennesima scommessa.
Volete che investa buona parte degli introiti? E io vado al risparmio (come da qualche anno a questa parte del resto).

Detto che la storia sportiva recente (ultimi tre anni) di Setti non lo vede particolarmenge vincente in quanto a scommesse tecniche, personalmente con credo che Iachini sia un mister fuori mercato per l’Hellas Verona, semmai lo sarebbero le giuste richieste di una rosa competitiva quale al momento quella gialloblù non è.
Nemmeno un Luca Toni DS sarebbe economicamente proibitivo e apprendistato per apprendistato almeno avrebbe, al contrario di D’Amico, il favore della piazza.

Questo significherebbe però un chiaro segno di rottura con Filippo Fusco di cui D’Amico ne è fido seguace.
Ed è proprio questo che tutti temiamo.
Che l’ex DS Fusco, di “ex” nella fattispecie abbia proprio poco, e operi in sinergia con Setti in modo defilato ma ancora decisivo nell’organigramma societario gialloblù.
È un timore lo ribadisco, sul quale speriamo vivamente di essere in torto.

Sia chiaro, nulla ad oggi è definitivo. Nè Grosso, nè Brocchi (altro scommessone pieno di incognite), nè D’Amico.

Potremmo stare a parlare del nulla, se solo domani Setti decidesse di regalarci dopo infinite umiliazioni, un barlume di luce in fondo al tunnel invece del solito dispetto.
La speranza c’è, ma è basata più sul nostro amore per l’Hellas che su concrete aspettative.

Di una cosa possiamo essere certi: Setti non è certo un paraculo e lo ha anche dichiarato pubblicamente (e ciò per quanto mi riguarda gli fa onore) e non farà quindi nulla per aggraziarsi o compiacere anche uno solo di noi tifosi (se ci smentirà ne saremo ovviamente tutti felici).

I suoi parametri sono altri e sono gelidi come i numeri di un bilancio societario.

Anche se con una stima di quasi 35 milioni di entrate e una Società (per sua bocca) in regola e senza debiti, parlare ancora di austerità, sa di autentica presa in giro, alla quale, sia detto subito, nessuno tifoso dell’Hellas Verona ha la più ben che minima intenzione di prestarsi.

04
giu 2018
AUTORE micheloni
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INTERVISTA FUSCO… PAURA D’AMICO

Filippo Fusco torna in un’intervista a parlare del Verona e della sciagurata stagione appena terminata.

Il pretesto è Pazzini, a suo avviso non più determinate in A, quanto potenzialmente decisivo in B, (al proposito ha fatto un bel favore a Setti che sta facendo di tutto per venderlo) ma il discorso scivola inevitabilmente su altri binari che analizzo secondo un mio personale punto di vista.

CON PAZZINI SIAMO STATI CHIARI SIN DALL’INIZIO… IL TEMPO PASSA PER TUTTI
Ma si puó fare un quinquennale a quasi 10 milioni lordi ad un giocatore che al tempo aveva le bellezza di 31 anni? Gentile presidente ma il pareggio di bilancio 3 anni fa non esisteva?

NON MI SONO PENTITO DI AVERLO VENDUTO
non abbiamo la riprova certo ma alle sue affermazioni sulla deludente esperienza al Levante potremmo obiettare che con un altro allenatore Pazzini avrebbe reso sicuramente di più di quanto ha risparmiato di ingaggio Setti piazzandolo per mezzo campionato.

LA SITUAZIONE PAZZINI CI HA CREATO PROBLEMI AMBIENTALI, E LO STESSO È STATO PER CASSANO.
scusi ma Cassano chi lo ha preso io o lei?
E comunque le parole di Cassano nella recente intervista a Sky la dicono lunga.
Lui certamente era già un ex giocatore ma che vedendo giocare la squadra abbia capito da subito quanto era scarsa io ci credo.

NON SONO PENTITO DI AVER CONFERMATO PECCHIA
e invece dovrebbe eccome.
Nessuno, nemmeno i commentatori Sky che insomma di moduli dovrebbero intendersene hanno capito il “caos organizzato” (molto caos e mai organizzato) partorito dal guru di Latina.
Un anno fallimentare che lo ha arricchito professionalmente quanto ci ha impoverito calcisticamente.

NON CI SIAMO RINFORZATI A GENNAIO
il che è implicitamente un’ammissione di quanto fossimo già scarsissimi prima. Figuriamoci dopo senza B. Zuculini e Bessa. Colpa del bilancio? La racconti a qualcun altro.

CI CONTESTAVANO ANCHE QUANDO VINCEVAMO IN B
La “memoria corta” è vizio italico e, non lo dico io ma è opinione comune, il vittimismo è nel dna partenopeo.
Le 10 vittorie, 3 pareggi e 0 sconfitte della prima parte di campionato erano lo specchio della forza di quella squadra.
Dal 23 novembre 2016 Verona-Novara 0-4 e successiva cinquina incassata a Cittadella, qualcosa si è rotto.
Da lì in poi è stata una lenta inesorabile regressione, atletica, caratteriale e tecnica.
Avete mai avuto la dignità di spiegarcene i motivi?
Siamo stati promossi grazie agli scontri diretti e dietro una Spal con un monte ingaggi di 3 milioni di euro contro i 10 nostri. Che voleva caro Fusco gli osanna?

NOI NON POTEVAMO FARE ACQUISTI COME PAVOLETTI O BORIELLO
ma nemmeno “zerogol” Petkovic… la gara tra chi non scuce i soldi, chi compra delle ciofeche di giocatori e chi fa giocar male anche i pochi con qualche qualità è ancora aperta.

A FRONTE DI CIÒ È COMPRENSIBILE L’ANSIA DEI TIFOSI GIALLOBLÙ AL SOLO PENSIERO CHE IL CANDIDATO DS D’AMICO SIA UN DISCEPOLO DI FILIPPO FUSCO?

STATO D’ANIMO ATTUALE DEL TIFOSO DEL VERONA
(dalla canzone “Lo Sfighè” di Andrea Mingardi – 1997)
“Son sfighè de una sfiga, che sem casca l’usèl par tera el me rimbalsa ndel cul….”