20
giu 2018
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Par tirar tardi

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MITI, DIVI, DIVINAZIONI, STARS… (testo)

Nel vano tentativo di fare ordine in casa, mi è ricapitata tra le mani la mia Tesi di Laurea sul “Divismo nel Cinema Americano degli anni ’80″.
Mi sono messo a rileggerla.
Prima osservazione, come avevo detto che il tempo che cambia le fisionomie delle persone mi sembra OGGI l’unica forma di giustizia vera, UGUALE per tutti, devo aggiungere che non cambiano solo le fisionomie.
Ho sfiorato la “depressione” nel vedere come scrivevo bene rispetto all’arruffato mio modo d’oggi.
Terminata la lettura ho pensato che ne poteva venir fuori una delle nostre chiaccherate.
Specie dopo la constatazione che il divismo, lo star-system e dintorni è USCITO dallo schermo ed ha invaso tutte le categorie dell’Organizzazione della Società di Massa.
Il punto di partenza, sebbene oggi sia stravolto al massimo grado, rimane il MITO.
Per l’organizzazione sociale Greca il Mito era una necessità religiosa.
Oggi è sicuramente è totalmente “PAGANA”: la trasformazione di esseri umani con la nostra stessa composizione chimica elevati al rango di semi-dei.
Ciò avviene in TUTTE le categorie: Cinema (ovviamente), Musica, Sport, Giornalismo (!!), Letteratura (?) e, “last but not least”… La politica (!!!).
Ciò vale soprattutto per il mondo occidentale, anche se vi sono segnali, non marginali, che provengono da “Oriente” e non tanto incredibilmente dal mondo mussulmano che comincia a sentire “coercitiva” delle proprie libertà d’espressione, banali o serie, la regolamentazione della proria vita individuale quotidiana da un credo religioso “estremo”.
Nel mondo occidentale “cristiano”, più “libertario”, c’è una specie di “adelante Pedro, cum juicio”.
Dove qui il “juicio” sta a significare non solo moderazione, ma che alla fine delle danze e dei brividi dell’epidermide, ricordare che c’è sempre un “memento mori” (sempre più rifiutatissimo), non crudele, non inibitivo delle passioni, tollerante, sempre avendo una bussola spirituale.
Sforzo immane e non mi pare destinato, purtroppo, ad un grande successo..
La vedo bruttina se ad una trasmissione d’intrattenimento inviti una bella (magari brava) DIVA, e questa si mette a fare “divinazioni e profezie sul mondo”, dove neanche Noam Chomsky si azzarderebbe.
Sapete quanti anni ha il divismo?
Dando una data alla prima grande intuizione di un modesto manager di “dive & divette” del cinema muto, per primo incominciò ad inviare per posta le foto con dedica di (oggi sconosciutissime) dive e divi.
Ha poco meno di un secolo.
Sembra tanto?
Ma no, se si tiene presente che la “fabbrica del divismo cinematografico quale fu Hollywood” ebbe un notevole punto d’arresto negli anni ’60 e ’70 (pensate ai film di quel periodo e capirete).
Ancora.
Perchè l’Europa per quasi un secolo, io direi ancora oggi, ha avuto solo DUE attrici con l’aureola “mitica” della DIVA: Greta Garbo (che lavorò sostanzialmente in USA) e… BRIGITTE BARDOT.
Fatevi la domanda e dateMI una risposta (che io già la so).
Vorrei azzardare che il “divismo” prese linfa soprattutto dalla Musica (servono nomi? Non credo).
E pensare che l’unica DIVA musicale, davvero “divina” per la sua arte, ahimè di nicchia rispetto allo “star system”, fu MARIA CALLAS, sissignori.
Qualche giovinotto/a si domanderà prima “chi cavolo sia” e poi si convincerà/consolerà che non potrà mai competere con quella “Come una Vergine”, al secolo Madonna.
Mi mancano ancora Sport, Giornalismo (qualcuno è bravo intendiamoci: Ferrara e Mentana, e su un piano nascosto volontariamente, Piero Angela) e … Il “politico”, colto (?!) o zoccolo che sia.
Spero nei liberi contributi di questo libero Blog.
Forse ho “teorizzato” troppo in un Blog difficile (?).
Liberatemi voi dalle catene della Caverna di Platone, tanto per rispondenza corretta, come lui non convincerò altri incatenati che continueranno a guardare le ombre che si muovono sul fondo della caverna come fossero figure “reali”.
Tanto le uniche ombre reali che ho personalmente conosciuto sono queste:
>> https://www.youtube.com/watch?v=EriCZdLjw7o … Mostri di pulizia musicale, niente era in più, niente in meno, comunque furono il primo abbozzo di “ammirazione divistica” del Gazza, anche se la loro Wonderful Land non si sa dov’è…
Le shadows sono le ombre degli esseri viventi, poi ci sono le shades, le ombre degli oggetti o anche dei sentimenti e dell’”anima” quindi non posso non proporvi questa bellissima canzone con un bellissimo testo
>> https://www.youtube.com/watch?v=rJABBmAMXnY

P.S.:
il testo del Topic è ovviamente diverso dall’originale mancato, l’ho rifatto per onore professionale, ma >> https://www.youtube.com/watch?v=em328ua_Lo8 (Superba Mary J.)

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56 risposte a “MITI, DIVI, DIVINAZIONI, STARS… (testo)”

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  1. do minus gazza scrive:

    Fino a Martedì prossimo non sono in grado di scrivere un nuovo Topic.
    Il Blog rimane comunque aperto a vostre possibili idee.
    Hai visto mai che il Supremo Direttore trovi qualcuno che lo garba più di me e mi licenzi (querela immediata ovviamente).

    P.S.:
    Non ho mai particolarmente apprezzato le suonerie dei cellulari che riproducono una canzone, e mi sono sempre chiesto le ragioni di certe scelte, fatte anche da professionisti di primissimo livello.
    Ma poi c’è anche la suoneria della sveglia e quella che avevo era “irritante” (elemento tuttavia necessario se vuoi davvero svegliarti).
    Da una settimana l’ho cambiata è ho messo questa “pseudo-sveglia”
    >> https://www.youtube.com/watch?v=DIoKr9VDg3A
    E vi giuro non so perchè l’ho scelta, ma con tutta evidenza qualcosa mi ricorda.

    Aggiungo che penso di essere stato tra i primi, senza esigenze professionali, ad avere una segreteria telefonica, brutta e costosa, ingombrante, di legno e plastica verde.
    Prima del mio messaggio avevo inserito l’incipit di una canzone, che tradotta in seguito in Italiano, era paraculescamente rivolta verso tuttE quelle con cui circolavo
    >> https://www.youtube.com/watch?v=GpGEeneO-t0
    >> https://www.youtube.com/watch?v=5MVLgau_Tfg

    ___________________________________________________________________________________

    Il Post Scriptum potrebbe essere il nuovo Topic…
    E di cose se ne possono scrivere, ‘azz se si possono.
    Fate voi

    1. figliodiPreben scrive:

      vaccadí, che longo sto blog, volevo solo dirvi che: https://www.youtube.com/watch?v=iqqIK76YXHg senza se e senza ma.

      1. do minus gazza scrive:

        Colgo l’occasione per dare il benvenuto (grave dimenticanza) ai “nuovi”: Cine, Kino, Music e Jago.

        P.S.;
        —> Jago, un vero piacere averti qui e nei prossimi Topic.
        Tuttavia è una REGOLA FERREA di questo Blog che a dichiarare concluso il Topic sia io…
        :)

        1. do minus gazza scrive:

          In un mio post avevo avvertito che sarei uscito dalla corposa letteratura, prevalentemente sociologica, per “parlare” di DIVI e/o STAR nel mondo dello spettacolo.
          Perchè?
          Perchè questo spazietto è un Blog che non è obbligato ad avere caratteristiche “scientifiche”, altrimenti si andava alle voci “Divismo” e “Star System” sull’Enciclopedia Treccani e la “cosa” finiva in un paio di giorni.
          Ho cercato, ma non son sicuro di esserci riuscito, di buttare un po di fumo e cercare, con le nostre memorie, figure varie dello spettacolo ed assegnare loro una NOSTRA (magari discutibile) titolazione.
          Ho cercato anche di riportare una mia personale classificazione diversificata che, circa quarant’anni fa (!?), riscosse una discreta accoglienza nel mondo accademico che frequentavo.
          La ripropongo, anticipando che allora definii i personaggi come “Star”, usando come parametro univoco il concetto di “ESIBIZIONE”:
          - l’esibizione del corpo: John Travolta ne La Febbre del Sabato Sera (successo “stellare”…)

          - l’esibizione dell’attore: Robert de Niro (fermandomi all’ultimo film che avevo visto, prima di cominciare a scrivere le mie elucubrazioni, e cioè Il Cacciatore (film strepitoso per esibizione dell’attore e di uno strano Regista che aveva un solo film alle spalle (l’ottimo Una calibro 20 per lo Specialista (con “Clint” ed un talentuoso semi-sconosciuto (allora): Jeff Bridges).
          Qui potrei scrivere una “paginata di quelle memorabili perchè è UNA (tra le rare) COSE CHE SO DI SAPERE.

          - l’esibizione dell’Autore: (scelsi) Steven Spielberg che quando ne scrissi aveva pochi film alle spalle (mi fermai a E.T.), però in una sera di “debosche” con la mia maraja avevo visto l’ultimo film “serio” al Cinema Ariston di Portavescovo, poi divenuto a luci rosse per pippaioli incalliti.
          Il film era DUEL, pratiocamente la sua Tesi di Laurea “allungata” per portarla sullo schermo.
          Chi l’ha visto non lo dimentica >>> https://www.youtube.com/watch?v=0xZsoMSEsaA (si disse allora “film ideologico”, ma era una parziale forzatura).
          Lo scelsi e non mi pare di aver sbagliato.

          - l’esibizione della tecnica: Carlo RAMBALDI, Star assoluta degli effetti speciali non computerizzati, con alle spalle grandi maestri come Harry Harryhousen (inventore della stop-motion) e direi Douglas Trunbull: 2001 Odissea nello Spazio, il gioiellino low-cost ANDROMEDA (da vedere!!) e altri ancora.

          Allora DIVO o STAR?
          Per me il DIVO (cinematografico MaXXX…, poi hai ragione tu) ESPONE qualcosa di suo, di professionale, la STAR non necessariamente e sempre, se è interessante per il “Giro di Hollywood”.

          Poi voi avete scoperto anche “divi minori” e questo per me è il sale del Blog e vi ringrazio in blocco.

          Volete vedere un vero DIVO “sui generis”?
          Eccolo >>> https://www.youtube.com/watch?v=Y1PF9L6ry-I

          • Niktv scrive:

            Resto nei confini italiani e mi aggrego volentieri al gioco.

            Mio personalissimo parere, la vera ed unica “Diva” nel nostro paese è stata Wanda Osiris, in quanto non solo ha catalizzato l’interesse di tutto il popolo italiano, ma ha fatto dell’eccesso scenico e della sofisticazione, forzata ma funzionale (almeno a quei tempi), le fondamenta del suo successo ed ha forse dettato le regole che definiscono le differenze fra Divo e Star. Ad avvicinarsi a questi canoni (e magari li ha anche raggiunti) c’è Sophia Loren a cui comunque attribuisco lo stato di “Quasi Diva” (stavo scrivendo Semidiva, ma il semi mi sa tanto di “metà”, mentre la Loren, di sicuro, se non è Diva è molto vicina).
            Poi inserisco Anna Magnani come Superstar assieme a Claudia Cardinale (a proposito della Cardinale, dove possiamo mettere il bel Alain Delon? Un vero divo o una superstar?) e forse la Lollobrigida (anche se un po’ “sputtanata” sul finale di carriera).
            Più recentemente abbiamo assistito ad un nuovo fenomeno strettamente legato all’industria dei film per adulti. Nascono quindi porno star (adesso tutti/e coloro che si cimentano in queste pellicole vengono ingiustamente definiti/e tali) e porno dive. In Italia le due più famose rappresentanti (soprattutto per il fatto della loro entrata in “politica”) sono state Ilona Staller (non è italiana, ma nel nostro parlamento è stata comunque eletta) che definirei, nonostante tutto una vera porno star e Moana Pozzi, quest’ultima da inserire senz’altro nello status di Porno Diva (stiamo parlando di porno diva e non di Diva, e c’è comunque una bella differenza). Passato anche questo periodo, sinceramente, non riesco a vedere in Italia (nel mondo dello spettacolo di avanscena) nessuno a cui poter attribuire tali appellativi, ma ovviamente mi sarò dimenticato qualcuno/a.

            Sul pallone nostrano vedrei bene Zigoni (mito e divo allo stesso momento) e ovviamente Elkjaer (mito e superstar)

            • Gazza scrive:

              … ed era anche ora, “sfaticato”…

            • paperinik scrive:

              Domande varie a istinto.Quindi tutti, anche inconsciamente abbiamo bisogno di divi di per essere in qualche modo rappresentanti? O magari chiediamo una star o un mito per raccontare ai posteri delle leggende? O magari ci illudiamo di essere profondamente individualisti e ci rifugiamo in qualche mito di culto giusto per far capire che siam fighi perché diversi?

              • Gazza scrive:

                Caro Paper, la mia opinione è secca e senza ripensamenti.
                Battuta: “sono stato giovane anch’io” e musicisti, cantanti o ATTORI, hanno riempito alcuni momenti di relax, stimolando anche la costatazione che UNO non VALE UNO fin da allora, ma niente di più.
                Ho applaudito fino ad aver le mani dolenti ad alcuni concerti e opere liriche, e ripeto, tutto finiva lì.
                Il MITO, anche quello legato alle religioni (non è blasfemia) si è rivelato ed ancora si rivela come una necessità dello Spirito, perchè non sono figure vedibili ma solo percepibili dalle diverse sensibilita.
                Chi avesse bisogno di DIVINITA’ (Divi) in carne ed ossa, ha sicuramente dei problemi psichici, di identità o similari.
                E non occorrono quozienti intellettuali elevati per esserne esonerati.
                Guardando film del passato, cosa che faccio almeno una volta al mese, riconosco la grande capacità “esibita” di alcuni DIVI nel loro RECITARE.
                Altri mi pongono una domanda a cui non so rispondere: ma perchè furono acclamati come DIVI o STAR che non sanno stare neanche sulla scena?
                La risposta esiste, ed è una delle chiavi di lettura del fenomeno: sono (diventano!) DIVI per effetto di ciò che il pubblico, o parte di esso, PROIETTA su di loro o sul personaggio che interpretano.
                Che è rimane sempre una “disfunzione sinaptica”… :)

                • dott. Jago scrive:

                  E’ solo da qualche mese che leggo questo blog, onestamente non avrei mai pensato che su una cosa come quella del deleterio “divismo”, che un oscuro evil man come me, Jago, detesta, si potesse sviluppare un dibattito come quello che ho letto in tutti i vostri post.
                  Questo del conduttore mi è sembrato conclusivo (con qualche sottile discutibilità).
                  Ma Jago, il Sottile, dice “se le discrepanze sono sottili, ma che ti frega Jago?”.
                  Saluti e complimenti a tutti e mi sa che da oggi, quando potrò, dirò la mia.

          1. do minus gazza scrive:

            AVVISO IMPORTANTE
            —————————–

            Ho notato che esiste ancora un gran numero di visitato/lettori, ma pochi interventi, opinioni, pernacchie ed affini.
            Ripeto: QUESTO NON E’ UN CLUB/CIRCOLO DEGLI AMICI (che te li raccomando…) DEL GAZZA, MA E’ UNO SPAZIO APERTO A TUTTI!!!
            Se talora si nota un certo tipo di “confidenza”, questo è dovuto al fatto che 4/5 di quelli che scrivono li ho conosciuti, magari UNA volta sola per un goto (forse due o tre), quelli con cui hop confidenza maggiore sono DUE, generalmente bravini, ma tra i peggiori nei miei confronti.
            Quindi?
            Quindi avanti…
            Grazie.

            • Maxx scrive:

              … ecco… in effetti, mi stavo chiedendo dopo aver letto: «ma il Gazza, qui adesso, sta facendo il “divo” o la “star” ? e poi… si può essere divo e star allo stesso tempo??

              hop, hop, hop, hop……

              (cit.) :lol:

            • chivers scrive:

              … ecco… in effetti, mi stavo chiedendo dopo aver letto: «ma il Gazza, qui adesso, sta facendo il “divo” o la “star” ? e poi… si può essere divo e star allo stesso tempo??

              hop, hop, hop, hop……

            • do minus gazza scrive:

              Talora può bastare un contraddittorio o un’opinione del tipo: tizio, caia e semproni per me sono DIVI o STAR perche…

            1. do minus gazza scrive:

              Elvis è stata una vera STAR e non un “divo” (nonostante i suoi orrendi film, che tuttavia no ghe n’ò perso uno…).
              Anche Michael Jackson fu più “star” che “divo”, Prince fu un “divo”.
              Non facciamoci ingannare dall’etimologia latina dei termini divo & diva, hanno assunto, nel corso degli anni, significati diversi.
              E’ evidente che è la massa dei fans a trasformarne il significato.
              Tra gli attori direi che Daniel Day Lewis, un gigante, è un “divo” in sè, privo di atteggiamenti, solo sostanza fuori dalla portata di altri umani, nel suo campo.
              Così come il De Niro (fino a Goodfellas) è un divo, Pacino più star.
              Tutte cose opinabilissime, ma io la vedo così, magari è un gioco, perchè la letteratura seria sul fenomeno “Star & Divo” dice altro.
              Per me, alla fine, il Divo è quello che sposta in “avanti” quello che c’era prima di lui/lei, la Star può anche essere infine una… FALLING STAR.
              Ho avviato un gioco che non avrà seguito?
              Peccato.
              Concludendo, credo di poter dire che, a mia memoria, solo una persona, irripetibile, almeno sino ad ora, è stato allo stesso tempo DIVA & STAR: Maria CALLAS >>> https://www.youtube.com/watch?v=TYl8GRJGnBY

                • do minus gazza scrive:

                  E bravo MaXX…
                  Però non ti sfuggirà che la Radio ha avuto un recupero strepitoso e che la TV, pian piano, creò STAR proprie, e inoltre, fenomeno databile con una decina d’anni circa, molte star del cinema non hanno più arricciato il naso e sono andate in TV.
                  Ma non i miei “MITI” (a tempo, non eterni).

                  • Maxx scrive:

                    La mia battuta (perché era una battuta!) voleva essere un pelino più ficcante: finché li sentivi e basta erano star, poi diventano divi ricordati più per il loro regista che per la loro bravura. Ma se non l’hai colto, significa che non sono stato bravo…

                    • Maxx scrive:

                      Mi rendo conto che la mia accezione di “divo” tende al negativo e perciò diverge dalla tua.

                      Il divo, nel mio sentire, è colui che ha la necessità del plauso, del pubblico. E non solo nel dorato mondo dei media, ma anche nella vita di tutti i giorni; è chi vive ed agisce in funzione del “dimostrare” successo.
                      Il figlio di papà che magari non sa guidare ma esibisce con “orgoglio” l’auto costosa, la signora che non accetta la propria età ed indossa la parodia di sé stessa da giovane, il/la cantante appena decente che riempie i rotocalchi di stronzate o il maradona di oggi.
                      Il divo, per me, spesso è ciò che resta della star.

                    • Gazza scrive:

                      Caro MaXXX, magari pochi, ma anche la Radio ha avuto i suoi divi.
                      Ettore Petrolini, ALBERTO SORDI (che passato dalla Radio al Cinema aumenterà la sua notorietà), Renzo Arbore (che non sfigurerà in TV).
                      E poi ci sono le Voci, soprattutto dello sport.
                      Nicolò Carosio mitico, che con l’arrivo della TV ci si accorse che, alla radio, “inventava” molte fasi di gioco!, Roberto Bortoluzzi e il suo 90° Minuto, con almeno due “star”: SANDRO CIOTTI e BEPPE VIOLA (morto prematuramente, ma davvero geniale -anche in altri campi – pensando che introdusse l’IRONIA su un totem qual’era la radio-telecronaca di una partita di calcio…).

                • chivers scrive:

                  Di Petrolini alla radio no so nulla… l’è morto prima della 2° guerra mondiale, acciderba… Sordi va ben… Mario Pio-pronto-chi-parla-con-chi-parlo-io???? però forse la figura più celebre e forse importante dei primi anni fu Nunzio Filogamo (poi anche in televisoone dal 1954 in poi); che fosse un divo o una star proprio non lo so, ma non ci capisco più nulla; di sicuro altri personaggi radiofonici celeberrimi erano cantanti, come Alberto Rabagliati, Ernesto Bonino, il Duo Fasano e il Trio Lescano, i Maestro Cinico Angelini e Pippo Barzizza. Divi? Star? mah, direi anche di no però tramite la radio portavano la musica nelle case degli italiani.

                  Personalmente, negli anni sessanta (ebbi in regalo dai miei una radio tutta mia che era praticamente sempre accesa) ricordo con particolare gioia due presentatori serali di trasmissioni musicali e dalle quali conobbi il Jazz (il rock e i complessi era già piuttosto presente lungo la programmazione giornaliera); i die erano Renzo Nissim e Adriano Mazzoletti.
                  Amo la radio… e non è una citazione di Finardi!!! Ascolto ancora oggi parecchio la radio e quando ho voglia di musica stramba, dura, cattiva, ostica, sconosciuta, difficile anche da trovare ecco “BATTITI” a mezzanotte (fino all’1.30) su RADIOTRE; sicuramente senza DIVI e senza STAR!!!!

                  “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ti parla teneramente…..”

              1. music scrive:

                Credo che sia fuori discussione che il primo “divo” della musica, che richiede un contorno di fanatismo, tentativi di imitazione, imitazione dell’abbigliamento ed altro ancora come la raccolta feticistica dei suoi oggetti, non possa che essere ELVIS PRESLEY.
                Non tra i miei favoriti, anche per la mia età, ma l’onestà questo richiede.

                1. do minus gazza scrive:

                  Ho una curiosità, dove non sono molto preparato, perchè parliamo solo di “divismo” cinematografico?
                  E la Musica?
                  E lo Sport?
                  Vi sembra che abbiano percorsi differenti?
                  Eppure le forme di “esaltazione di massa” (fondamento del divismo) mi sembrano oggi più evidenti in quei due settori.
                  Personalmente (ora, ma un po’ anche “ieri”) mi lasciano abbastanza indifferente e un po’ insofferente.
                  Che sia la mia “vetustà”?
                  Per la musica ho speso quattrini assai, godendone però la qualità, duratura e creativa.
                  Sullo sport, oggi almeno, sono un patito del “gesto atletico”, senza preferenze, che provenga cioè da chiunque.
                  Anche se nel 1982 e nel 2006 (meno), mi sono lasciato un po’ ANDARE… :)

                  • Maxx scrive:

                    “Lei è l’attrice preferita di “Cavalli e Segugi”! Lei e il Commissario Rex, alla pari!” (Notting Hill, 1999).
                    Vada per la Julia, ma… A volte anche le commedie leggere hanno DIVINAZIONI.

                    • Maxx scrive:

                      Mmmmm!
                      Immagino che anche questo sia un pelo troppo criptico e che necessiti “elucidações”: detesto (DETESTO!!!) le posizioni gerarchiche che i “pets” hanno conquistato nella società a discapito degli umani (in particolar modo FIGLI, spessissimo meno tollerati dei cani).
                      E quando anche la legge sancisce che il vicino, giustamente, può essere denunciato per rumori molesti mentre il suo cane:
                      https://www.avvocatoanimali.com/abbaiare-un-diritto-esistenziale-del-cane/ mi girano alla stragrande. Il rispetto per gli animali è più che ovvio, ma il mondo alla rovescia anche no.

                  • re7+ scrive:

                    Ci vuole sempre uno che cominci e potrebbe cominciare Gazzini!

                  • do minus gazza scrive:

                    Forse ha ragione chi afferma che “C’è un’età per tutto…”.
                    Ancora più ragione ce l’ha Mark Twain quando dice: “La vita sarebbe più felice se potessimo nascere a ottant’anni ed avvicinarci gradualmente ai diciotto”.

                  1. paperinik scrive:

                    Gazza, ho letto sotto la tua analisi sul cinema dei 60 e 70. Cerco di fare mente locale e mi vien da dire che anche Brando, Paul Newman e altri del loro calibro interpretavano spesso degli anti-eroi. Quindi la domanda che ti pongo è? Tra Sartre, Camus, beat generation di Kerouac, Ginsberg etc, CHI HA SPOSTATO i valori di quella generazione nel cinema? Se secondo te sono stati così influenti da spostarli temporanemente e perchè.

                    • do minus gazza scrive:

                      Caro Paper, lascia stare Camus e Sartre, parlando di cinema americano.
                      Io non ho mai letto romanzi o poesie della Beat Generation.
                      Ho visto troppi amici fraterni “scoppiare” per averli letti, magari male.
                      Lasciando da parte Easy Rider, l’unico film che ricordo sul genere è “Punto Zero”.
                      Altri film influenzati dalla Beat Generation non ne ricordo uno.
                      Se mai esiste un film, assolutamente unico, che riprende la tematica (alla larga) della Beat G., è “Il Grande Lebowsky”, ma è del 1998 e non ricordo seguiti se non Trainspotting.

                      • chivers scrive:

                        e perché non “Fragole e sangue”, “Come eravamo” (con dei divi… e un regista che sapeva motivarli), “Hair”… solo i primi che mi vengono in mente… oppure “Il grande freddo” che illustra invece il riflusso (patinato, ma parliamo di cinema americano) per non parlare (magari in un topic apposito tra qualche tempo…) di tutta la nuova epopea del western (di enorme successo e impatto mondiale non nicchie d’essay – Soldato Blu, Piccolo grande uomo, Un uomo chiamato cavallo………..) che guarda verso i nativi american (assolutamente figlia del sessantotto)i, i vari libri non romanzati ma biografici, e Marlon Brando (divo-antidivo-comunque-scomodo) che rifiuta l’oscar per “Il padrino” (era il 1973)…
                        Personalmente, caro Nino, ho visto più amici “scoppiare” per aver letto, magari male, libri stampati dai salesiani, dalle Paoline e via dicendo…
                        Mi sa che questo argomento ce lo dibatteremo meglio (molto meglio) davanti a qualche bicchiere; ora come ora però ho paura di uscire dalla “traccia” e “urtare” qualcuno; mi fermo qui.

                    1. do minus gazza scrive:

                      Caro Paper, lascia stare Camus e Sartre, parlando di cinema americano.
                      Io non ho mai letto romanzi o poesie della Beat Generation.
                      Ho visto troppi amici fraterni “scoppiare” per averli letti, magari male.
                      Lasciando da parte Easy Rider, l’unico film che ricordo sul genere è “Punto Zero”.
                      Altri film influenzati dalla Beat Generation non ne ricordo uno.
                      Se mai esiste un film, assolutamente unico, che riprende la tematica (alla larga) della Beat G., è “Il Grande Lebowsky”, ma è del 1998 e non ricordo particolari seguiti se non, per alcuni versi, Trainspotting.

                      • paperinik scrive:

                        Gazza, hai toccato un tema scottante che in un certo senso sta tornando. Non voglio romperti le palle oltremodo, ma sono tentato a mandarti mail “consigliare”. Cmq mi trovi stra stra d’accordo.
                        Se ne hai voglia, ti invio un link lunghissimo in cui si parla anche sul tema del topic in questione:
                        https://books.google.it/books?id=w1DDGZTynQwC&pg=PA16&lpg=PA16&dq=sartre+cinema+francese&source=bl&ots=E5_DF7h_FZ&sig=EbmhywHPSeAoAgD1cbHqfm9rN9M&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjstvjd2OnbAhWMaRQKHfMKAPUQ6AEIcjAC#v=onepage&q=sartre%20cinema%20francese&f=false.
                        Ritornando a noi: La California cosè? Ok New York, ma dall’altra parte si decide e si inscena da un secolo una girandola di “comandamenti mass-mediatici” che attualmente stanno diventando inquietanti. Il nostro “amico” dallo zucchero filato è personaggio interpellato dalle “potenze occidentali. CAZZZZZZZZZZOOOOOO NO. Ma dai proprio no.
                        https://www.youtube.com/watch?v=quLqEu4mUOU

                        • do minus gazza scrive:

                          Fino ad un 10/20 anni fa, che io ricordi, gli unici registi (e relativi film) che usavano chiavi interpretative psicologiche furono: Orson Wells e Alfred Hitchcock (con l’inimitabile “Vertigo” o “La Donna che visse due volte” e “Marnie”… e Psycho).
                          Ci sono caterve di Americans che vanno dall’analista, ma non amano vedersi rappresentati sullo schermo.
                          Tranne quel genio che è, e rimane, Woody Allen.
                          Si sta parlando di cinema americano anche se Hitchcock è Inglese.
                          Recentemente vi sono più film a sfondo psicologico, ne cito uno per tutti, difficile ed inquietante: Shutter Island (anche se da qualche parte devo aver letto che uno dei primi sia stato “Memento” (che non conosco).
                          Capiamoci meglio: in quasi tutti i film ci sono aspetti psicologici, la psiche accompagna la nostra vita fin dalla placenta (!), ma per essere definito film a trama psicologica non bastano alcuni “flashes”.

                      1. Gatón scrive:

                        Ad essere pelumini, anche la citazione manzoniana contiene un refuso.

                        • Manzo gaz scrive:

                          Alcuni testi riportano “cum juicio” altri “si puedes”.
                          I pelumini andrebbero ricercati sulle interessanti valutazioni, senza pretesa evangelica, fatte dal Gazza, che rimane un gran signore nei confronti dei suoi lettori.
                          Lo dico senza polemica.

                          • Gatón scrive:

                            Pelumin per natura, prima di tutti con me stesso, ho verificato i miei ricordi scolastici.
                            Nel capitolo 13 il termine adelante appare in tre momenti successivi:
                            “adelante Pedro si puedes”.
                            “Adelante, presto, con juicio”
                            “Pedro adelante con juicio”.
                            Non si tratta quindi di trascrizioni diverse del testo originale.
                            Quanto alla preposizione, in spagnolo castigliano o basco il termine “cum” non esiste.

                        1. Cine scrive:

                          Caro Gazzini, pur con eviventi, ma necessarie, omissioni sul fenomeno in titolo, ci sono nel testo delle novità che non ho mai letto in nessun testo, e hanno una loro logica.
                          C’è qualche “forzatura” rispetto alle dinamiche hollywoodiane sul fenomeno, ma credo che la tua finalità fosse, come hai scritto, una chiaccherata sul fenomeno.
                          Prima di arrivare al presente, scrivi che negli anni ’60 e ’70 il divismo cinematografico hollywoodiano ebbe una lunga stasi.
                          La cosa risponde al vero in quanto sono di quegli anni molti film di “denuncia” che, sebbene interpretati da divi (dalla vita privata defilata), misero in secondo ordine lo star-system.
                          Ti chiedo cortesemente, quali furono i film o gli attori che rilanciarono il fenomeno.
                          Comunque ti rinnovo i miei complimenti.

                          ps
                          stavo per scrivere il post sul topic precedente, comunque complimenti, io avrei portati il computer a Telenuovo chiedendo di aggiustarlo o di cambiarlo (sono poco paziente….).

                          • do minus gazza scrive:

                            Caro Cine, benvenuto e scusa il ritardo.
                            Negli anni ’60 e ’70 “i DIVI & LE DIVE non spariscono, ccambiano le sceneggiature e il modo di usarli da parte dei registi.
                            Uso un esempio della fine degli anni ’50, un capolavoro molto amato su questo blog: “La Finestra sul Cortile”.
                            Vi recitano due SICURE “Stars”: Grace Kelly e James Steward.
                            Ma il film non esibisce mai il loro lato “divistico”, lo relega nel tuo immaginario (se vuoi), ma NULLA nei dialoghi e negli eventi è “divistico”.
                            Gli attori sono strepitosamente bravi, ma è il FILM (e Hithcock) che dominano.
                            Anche per “L’Infernale Quinlan”, due sicuri “divi” (Heston e Orson Welles) sono funzionali al Film, non al loro essere “divi”.
                            Anni ’60: Il Laureato, Gangster Story, 2001 Odissea nello Spazio.
                            Per non dire della “Dolce Vita”, dove la DIVA (Anita Ekberg) sensualmente strepitosa è una figura “a latere”, un inciso, del film.
                            Anni ’70: Qualcuno volò sul Nido del Cuculo, Lo Squalo, Apocalypse Now, Chinatown, Il Cacciatore…
                            Tutti film interpretati da “divi”, ma sempre funzionali al Film e non a loro stessi.
                            Nel mio vecchio lavoro individuavo il RITORNO alle “STARS”" ) in John Travota (quasi sconosciuto allora) e “La Febbre del Sabato Sera”, e la definivo come la RI-ESIBIZIONE del corpo, per passare a Robert de Niro e l’ESIBIZIONE dell’attore (De Niro è in realtà un divo “sui generis).
                            Intruducevo poi una particolarissima forma di “divismo anomalo” con Steven Spielberg, ovvero l’ESIBIZIONE dell’autore, per finire con una intuizione, che si rivelerà in seguito fondamentale, ma massificata, l’ESIBIZIONE DELLA TECNICA (già presente in 2001 Odissea): CARLO RAMBALDI: E.T., ALIEN (su un’idea del pittore Hans Giger) e soprattutto DUNE
                            >>> https://www.youtube.com/watch?v=ld2DMsyy0go
                            Se me lo concedi, per ora, mi fermo qui.

                            • chivers scrive:

                              Sono d’accordo quasi su nulla di quanto scrivi alle 16:06, Do Minus Gazza: io credo che i divi sono (e lo erano maggiormente nei decenni nominati) principalmente funzionali ai registi (e spesso ai produttori) e dopo al film; ma avrò modo di approfondire, ma non senza aver detto: guarda l’entrata nel film (La finestra sul cortile, il “mio” film) di Grace Kelly: solo una DIVA amata dal REGISTA può fare un ingresso simile!!!

                              E poi siccome sono pelumin, James è Stewart con la T, non l’ho mai visto allo stadio con la casacca gialla !!!!!

                              • do minus gazza scrive:

                                Faccio amichevolmente osservare a Chivers che ho citato La finestra sul cortile, che è del 1954, perchè la trama mi attirò di più, nel suo straordinario “affresco scenico-sceneggiativo;, più delle splendide interpretazioni della Kelly e di StewarT.
                                Ma ho scritto che sono gli anni ’60 e ’70 che cominciano ad “eclissare” il divismo tradizionale, anche per l’avvento di uno strumento, che in seguito, ma solo in seguito, si integrerà con un divismo particolare: LA TELEVISIONE!
                                I divi sono sempre tali, ma inseriti in sceneggiature e regie particolari, diventano “strumentali”.
                                In Apocalypse Now c’è Marlon Brando (Kurtz), ma nessuno può asserire che è il DIVO di un film così complesso.
                                “Divino” è il FILM nel suo insieme.
                                Pur producendo ottimi film, insisto, negli da metà circa dei ’60 e dei ,70, il DIVISMO entra GLOBALMENTE in crisi, per come era stato conosciuto negli anni precedenti.
                                Perfino il seriale “Il Padrino” non permette di individuare un DIVO solo, il film è uno splendido affresco storico temporale con molti protagonisti, tutti bravi, ma nessuno DIVO nel senso vero della parola, nemmeno il grande Brando nelle sue apparizioni temporanee, perchè Al Pcino è forse da meno?
                                Ripeto è un “affresco globale”.
                                Nei due decenni presi in considerazione (ci sono le statistiche…), andare al cinema è, tutto sommato, un avvenimento fuori dalla “routine quotidiana nel quale si cerca un’evasione che spezzi la normalità.
                                Una normalità rappresentata dalla routine quotidiane della TV, circondati da tutt gli oggetti che ci ricorda perennemente la REALTA? (triste, e chi lo sa…).
                                Per un periodo si affievolisce quel divismo del passato zeppo di contaminazioni.
                                E poi il Vietnam, l’assassinio di Kennedy, l’angoscia americana della congiura, produce ad esempio un grande film: “I TRe Giorni del Condor” dove c’è Robert Redford, divo bravo e di vaglia, ma ti pare un film “divistico”, così per “Tutti gli Uomini del Presidente”, dove il DIVISMO viene “oscurato” a favore del CONTENUTO!
                                Chiver dai che te voi ben…

                                • Cine scrive:

                                  Trattandosi di uno scambio di vedute tra amici, non ho titolo per entrare nel merito, ma non posso fare a meno di notare la sintetica, ma notevole, competenza di valutazione del Dominus.
                                  E comunque da oggi di cose cinematografiche ne so molte più di prima.

                            • Kino scrive:

                              Condensare in un post tutte quelle cose interessanti e intelligenti è una cosa notevole.
                              Per uno che non lo fa di professione è quasi incredibile.

                              ps
                              Un lettore del blog, che è un caro amico e piuttosto colto, mi ha fatto notare che l’impostazione sociologica del topic è assolutamente corretta, nel senso che il divismo è un fenomeno che parte da diverse attività:cinema, musica, sport e varie, ma è l’insieme della società dei fans che lo alimenta di continuo.
                              Quindi niente “pelo nell’uovo”

                          • Cine scrive:

                            Una postilla sulla tua “depressione” nel constatare come scrivevi (non è che oggi sei da meno dai non fare il finto modesto).
                            Hai presente cosa vuol dire scrivere vivendo nell’ambiente universitario, scambi di opinioni, spunti “rubati” alle lezioni, e lo scrivere adesso, dopo anni di lavori diversi dallo studio?
                            Tutto normale, specie dopo che scrivesti un bel topic sull’analfabetismo funzionale ( quello che arriva dopo un prolungato mancato esercizio di una funzione ).
                            Pensa all’attuale Parlamento, lo dico con tristezza, quanti sono gli “analfabeti funzionali” che magari nella loro vita hanno solo giocato con facebook o si sono acculturati chattando (magari con una caterva di FAKES!).

                          1. Maxx scrive:

                            Uno divo è, se qualcun altro divo lo fa. Libera interpretazione del Vujadin pensiero. A volte non è il gol che FA il gol…
                            Forse, come nell’antica Hellas, abbiamo ancora bisogno di miti che ci insegnino una via. Ad uso e consumo di chi, (virgola!) non è dato sapere.

                            • do minus gazza scrive:

                              Caro MaXXX, sento la necesità di capire meglio il tuo post.
                              E’ del tutto evidente che “l’elevazione” di qualcuno/a a Star provenga dall’esterno, dai fans che, per qualsiasi ragione, si sentono in qualche modo identificati/gratificati dalla loro presenza.
                              Sono le MOTIVAZIONI di questo fenomeno che ho cercato (??) di mettere in evidenza/discussione, quindi Platone aveva ragione nel dire che gli umanii incatenati preferiscono l’apparenza delle ombre alla visione/percezione della realtà?.
                              Che la “fantasia”, il Mito, sia da preferirsi alla realtà non è dato sapere dove ci porterà.
                              E’ assolutamente vero che l’umano ha bisogno di “fantasy”, per “mettere un po’ a riposo la mente” e sperare di poter un giorno “avere la grande occasione”, ma tutto ciò, specie nelle forme “esaltate”, ci porterà sempre più lonteno dal desiderio di CONOSCENZA, e quindi di SPEZZARE LE CATENE..
                              E a me questo preoccupa non poco.

                              • Maxx scrive:

                                E’ un assunto che avevo già buttato lì e che probabilmente allora non avevi còlto ed è un’opinabilissima opinione.

                                Spesso viviamo la vita di altri; siamo noi stessi che proiettiamo sul muro i nostri miti, sogniamo di calarci nei loro panni e ci accontentiamo di ciò.

                                C’è chi conosce molto bene queste debolezze umane e, forte di strumenti mediatici oggi potentissimi, fornisce alla gente prototipi/archetipi da imitare (o modelli di pensiero da seguire) quando non, addirittura, vite parallele in cui alienarsi. Per me fai bene a preoccuparti. A volte ho l’impressione che in troppi abbiano rinunciato al libero arbitrio (anche erroneo!) asserviti ai “consigli” di altri.
                                Pensierino della sera: Con un pelo di agnosticismo le religioni farebbero meno danni.

                            1. paperinik scrive:

                              Gazza….post a dir poco intrigante che non nasconde una esplicita condanna alla ns attuale società di massa..Maxx ha sintetizzato bene per me.Ce n’è da dire..anche in maniera altamente abrasiva…Bon..vado a letto e cerco di lasciar perdere l’ultima mezza cicca.

                              1. Kino scrive:

                                Bel topic Gazzini, pieno di osservazioni che si possono sviluppare.
                                Se devo trovare il classico pelo nell’uovo, mi sembra che il “taglio” sia prettamente sociologico e poco cinematografico.
                                Ma forse è lì che volevi portare la discussione.
                                Con stima

                                1. Gazza scrive:

                                  Da manovale informatico di IV° livello, facendo pasticciati esperimenti, sono riuscito a pubblicare il testo.
                                  EUREKA?
                                  Ma va là, culo, semplicemente culo (Enc. Treccani ammette).

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