03
set 2018
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Par tirar tardi

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IL NOSTRO TEMPO

Non ci sono alternative, le prime furono pre-impostate per tutti.

Era il tempo della pappa e le premurose madri non saltavano un turno, e se erano un po’ in ritardo (solo teorico) cominciavi a rompere i cowlions.

Poi c’erano quelli che le balle le rompevano lo stesso anche se non avevano la bua (dialettale, sta per fastidi di vario genere).

Poi c’era mio fratello che tra i sei e nove mesi, per NOVANTA giorni, si svegliava urlando come un ossesso tra le una e le una e mezza.

E mia madre, tenerissima e superstiziosa, si rivolgeva a me e mio padre con l’inquietante domanda: “Maria Vergine no ‘l g’avarà mia el LUPUS (?!?)…”.

Temeva che fosse nato con la “cattiva luna” e seguisse mentalmente l’ululato notturno dei lupi, che lei bambina udiva al suo paese del Meridione.

Poi i risvegli furono regolati dalla voce suadente della mamma o della nonna.

Sebbene non conoscessero cosa fosse il “ciclo circadiano”, sapevano che ad una certa età bisognava abituare i bambini all’importante ciclo “veglia-sonno”.

Poi, cominciato il tempo scolastico, almeno per me, fu il suono “irresistibile” dell’unica sveglia di casa: un cipollone enorme che perforava i muri maestri di tre stanze, la ricordo ancora come un incubo.

Da bimbo, nei mesi estivi a Rivoli Veronese, feci in tempo ad incontrare un altro tipo di sveglia insopportabile, oggi poi a livelli estremi: Il canto del gallo!

Se qualcuno di voi, nato e cresciuto in città, mi dice che lo trova “uno dei tanti suoni gradevoli della natura”, lo banno.

Inoltre voi “citoyens” non conoscete il vizietto dei galli, no dai, non la copula continua con le petulanti “chickens” pennute da cortile, pensate seri, no, i galli giocano a rimbalzello col loro strozzato urlo con tutti i galli della zona.

E tu, ad un certo punto, cominci a seguirli aspettando involontariamente la loro tempistica,calcolando mentalmente la distanza l’uno dagli altri.

Ho anche una feroce e recente esperienza di ciò.

Passato il tempo, ci fu una sveglia per mio padre ed una per la mia stanza.

La mia aveva un suono così lieve che, metà delle volte era la voce di mia madre con il suo “dai, movete, che te fè tardi a scola e el cafelate l’è sa in taola” a far da supplente.

Il tempo scorse e venne il tempo dell’arredo della prima casa matrimoniale.

Mia moglie di allora, femmina di gran gusto, anche se i soldi erano pochi, decise che nella nostra sobria, ma elegante, camera da letto ci stava benissimo un nuovo tipo di sveglia, la “famigerata (copyright P. Villaggio) sveglia A CARTELLINO…”, dello stesso colore della nostra piccola ed elegante TV della Brionvega (per palati fini).

Ebbe vita breve perchè ricominciò l’effetto “gallo”.

Nessuno di noi si accorse, nell’elegante e vociante negozio di Via Roma, che si sentiva il cartellino dei minuti quando ruotava, ma nella silenziosissima camera da letto sì.

E dopo qualche mese tribolato fu regalata, ma cademmo dalla pentola alle braci: comprammo una Radiosveglia e non potevi mai esere certo di aver scelto il programma giusto per il risveglio, e non era certo gradevole farlo con le notizie di un Giornale Radio, così di primo mattino.

Se non ricordo male decidemmo di comprare una delle prime (costose) sveglie digitali.

Un salto nel tempo e siamo al 2018, da anni l’era dei “telefonini” (smartphones).

Con quelli odierni la scelta del tipo di sveglia telefonica è numericamente e qualitativamente variegata.

Ne ho provate molte, ma da un anno ho scelto una strofa musicale di una canzone che amo e di una band di sicuro “culto” che posterò (perchè su questo testo non è possibile).

Non posso negare che sono curioso di sapere se ne avete scelta una anche voi e quale.

Ma è soprattutto è il vostro rapporto col TEMPO che mi interessa, se mai ne avete uno.

P.S.

Conosco solo uno che qui scrive che non possiede un cellulare.

No, non è uno di quelli della “decrescita tecnologica INFELICE”, infatti ha la sua bella segreteria telefonica che ti accoglie con un assolo del grande John Coltrane.

P.P.S.S.

Molti dormimmo (e dormiamo) a stento, scusa Faber… , abbiate un po’ di pietas anche per noi, non ci divertiamo e non consideriamo il sonno “tempo di vita sprecato”.

 

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40 risposte a “IL NOSTRO TEMPO”

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  1. Cesare Settore Superiore scrive:

    Gazza te si un laszaron (dialetticamente parlando, off course).
    Te vol farne credar che te e’ scartado i Birkenstock Magic con brillante nero per passar a quelli modello Mefisto per colpa de un antico legame de attrazione/odio.
    Disi la verita’ dai: te li e’ scartadi parche’ qualcuno t’ha fatto notar che i primi ie’ sandali da dona…

    1. do minus gazza scrive:

      FUORI TEMPO

      Scopro che con intuito anticipato stavo diventando cool anzi, come riporta la stampa, coooolissimo.
      In totale controtendenza con i miei gusti da fighetto stagionato avevo deciso, anni fa, di comprare un paio di questi
      >> https://www.google.it/search?q=sandali+birkenstock&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwimoaOKh7ndAhWEtosKHUK-CqQQ_AUICygC&biw=1920&bih=923#imgrc=gAk56652mMqOXM:

      Poi un legame di odio/attrazione antico mi ha fatto scegliere questo
      >> https://www.google.it/search?q=tex+mefisto&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiouJ-HibndAhUB_ywKHa2DDJMQ_AUICigB&biw=1920&bih=923#imgrc=hjwoXU6sQ62iYM:
      oops!

      questi
      >> https://www.google.it/search?q=sandali+mephisto&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwia–irh7ndAhWPo4sKHeIqA38Q_AUICygC&biw=1920&bih=923#imgrc=PKgqO60vZYTfOM:

      Me ne farò una ragione.

      1. do minus gazza scrive:

        TEMPI MODERNI?!?
        >>> https://www.youtube.com/watch?v=CAovw4yxf4s (da minuti 2′ 20″ e seguenti)

        La Cassazione ha deciso, con sentenza, che dire le stesse cose di Vittorio (e altre sul genere…) al proprio Capo o Dirigente, non è più motivo di licenziamento.
        Basta che vengano scritte all’interno di una chat (“chiusa”??) o in una una “mailing list” (“chiusa”??).
        Pare, dico pare, che le sopracitate forme di comunicazione equivalgano ad una “lettera chiusa e quindi privata”.
        Pare, dico pare, che sia stato aggiunto pure (pure!!) che alcune forme di linguaggio siano “ormai” (ormai?!) diventate d’uso corrente e quindi… la Suprema Corte ha deciso…
        E se nelle forme “chiuse” di comunicazione vi fossero affermazioni diffamatorie, più o meno gravi, o elementi di procedure aziendali riservate, però accompagnate da un “…guarda che puttanate che ha prescritto quella faccia di m… del mio dirigente…”, sarebbero sempre “questioni private” del “circolo chat o mailing list”?!?
        Bah, non mi adeguo.

        • lettore scrive:

          Caro Gazzini, non capisco la tua sorpresa per quella sentenza, visti i tempi che corrono.
          Sei un buon lettore di quotidiani e quindi la mia sorpresa per la tua sorpresa è ancora più grande.
          Sempre con stima.

          • Gazza scrive:

            Caro Lettore, beh, insomma, “stimare” una persona che pare non aver capito (qualche, solo qualche) direzione di dove sta andando il mondo appare un quasi-ossimoro.
            Quello che ho letto fino ad ora riguardo a quella sentenza, sembra non aver stupito nessuno.
            Quindi hai ragione tu e quindi sono un sopravvissuto, senza nemmeno avere il valore di un banale reperto antico.

        1. El Giara scrive:

          Ah, il tempo.
          Il tempo dell’innocenza lo vivevo nell’incoscienza.
          Il tempo delle mele mi bruciava il cuore, mi infiammava l’animo e mi fondeva il cervello.
          Il tempo delle patate lo gusto con piacere e lo condisco con il giusto.
          Il tempo delle “seole” non so come lo vivrò, spero non con le lacrime… anche se prevedo sarà di ricordi.
          https://www.youtube.com/watch?v=6NXnxTNIWkc

          1. sting pic scrive:

            Un Gazza che non sa riconoscere da adulto un amore “bruciante”, per questo blog è una notizia…..
            https://www.youtube.com/watch?v=qr1Fpkkad2c (?)

            • Gazza scrive:

              Sting, pungere il Gazza ci sta, ma attento che i protagonisti di QUELLA storia sono ancora vivi e vegeti, e qualcuno legge anche questo blog.
              Grazie

            1. do minus gazza scrive:

              Vorrei ricordare ad alcuni lettori che il tema “amore bruciante” è stato sostenuto, alla sua maniera, da Paperinik, al quale ho risposto.
              Forse era più opportuno rivolgere a lui i “chiarimenti”.

              Per parte mia, anche perchè in questi tempi di mala educazione e altro di peggio, rispondo telegraficamente a chi mi ha chiesto se mai io abbia avuto “amori brucianti”.
              A partire dalla maggiore età e in mezzo secolo di vita, la mia e lo sottolineo, mi sembra abbastanza naturale.
              Non molti in verità, diciamo uno ogni decade, la cadenza è solo virtuale.
              Un paio rimasti a livello “d’intento”, per la saggezza di due grandi donne, due con un lascito di “bruciatura” di secondo grado ed una, piuttosto importante, di cui non mi accorsi.
              Era “bruciante” per me, ma credevo di non interessarle.
              Mi confidò il contrario la sua migliore amica anni dopo.
              Troppo tardi per tutto.
              >> https://www.youtube.com/watch?v=K4hZVyem0r4.

              • paperinik scrive:

                Gazza, sicuramente un sentimento personale ognuno la vive alla sua maniera. Nei pochi miei, il fattore tempo è stato in qualche modo alterato per un certo periodo. Il discorso è legato anche alla fantasia o in qualche modo al sogno ad occhi aperti in un lasso di tempo incerto.Quindi una perdita anche di coerenza e pragmatismo se vogliamo. O ancora un cammino anche fisico, che perde talvolta la sua direzione, altrimenti comandata a dovere dal cervello.. concentrato ed “elevato” ad altro.Quindi se vogliamo la costruzione di un film surreale che ti trasporta e ti soggioga anche nell’inconscio.
                Azz ..è lunedì mattina ahiaa

              1. fired scrive:

                Il post del dominus è praticamente perfetto, per mia esperienza personale.
                Mi azzardo a chiedergli se ciò che ha scritto è il frutto di esperienza “importata”, cioè altrui, o anche esperienza diretta.
                Vista la serenità con la quale parla della sua ricca storia di episodi, non dovrebbe essere una domanda poco educata.
                In caso contrario mi scuso.
                Comunque concordo in pieno su quanto ha scritto sul fattore TEMPO.

                La mia sveglia ovviamente è https://www.youtube.com/watch?v=0KaWSOlASWc

                1. paperinik scrive:

                  Se sei più o meno in salute, un amore bruciante è l’unica cosa in grado di soggiogare il tempo…Lo dico in un anfratto di tempo rubato alla famiglia e mi va bene così.

                  • Gazza scrive:

                    Paper, un buon tiro, ma ho un’idea leggermente (?) diversa.
                    A domani.
                    Le 2.00 sono diventate il mio tempo limite.
                    Sopporta benevolente.

                    • do minus gazza scrive:

                      Come si fa a discutere di un amore “bruciante” (bruciante!) altrui.
                      Impossibile.
                      Se ne hai provato qualcuno, puoi solo ripensare a come si collocava in quello il fattore TEMPO.
                      Spesso gli amori “brucianti” sono di tipo irregolare, quindi sai che potrebbe essere “a termine” e così sei costretto a bruciare il tempo perche il tuo cervello, sebbene dentro una sarabanda neuronale, SA che il tempo passa.
                      In un amore “bruciante” il tempo appare virtuale, non certamente virtuoso poichè per essere “bruciante” si tratta generalmente di un amore “no limits”.
                      Poi, bruciato il combustibile ti restano tracce temporali: in passato qualche pericolosa testimonianza fotografica (con le date… misuratrici del TEMPO), oggi con gli SMS, le conversazioni con WhatsApp, tutte con una data.
                      Ed allora, in una testa tornata pensante, si accorge che tutto ha avuto il suo TEMPO.
                      Trattasi di opinione personale, ça va sans dire.
                      >> https://www.youtube.com/watch?v=RF0HhrwIwp0

                      • bruciato scrive:

                        Nello spazio di un post hai scritto una parte importante della mia vita, brao.
                        Per fortuna ho ancora abbastanza tempo davanti.

                  1. Subcomandante (ex Polpot) scrive:

                    Ciao Gazza, il primo maggio 2017 ero allo stadio con un mio caro amico a vedere una partita, rivelatasi in seguito una di quelle che non dimentichi, il derby col Vicenza vinto 3-2. Mia moglie era andata alle terme con la moglie del mio amico per rilassarsi, dato che era in “scadenza” di gravidanza. Fu così che al gol di Romulo le acque defluirono copiose e cinque minuti dopo la fine della partita, mentre nello stadio la gente ancora urlava impazzita e imperversava una pioggia tropicale, stavo correndo col mio amico a prendere la macchina. Andai a casa a Parona, prelevai mia moglie, nel frattempo rientrata, e andammo verso l’ospedale. Eravamo sul lungadige Attiraglio quando un enorme arcobaleno fece la suo apparizione, circondando col suo variegato semicerchio, l’ospedale di Borgo Trento. Già, poche ore dopo, sotto quell’arcobaleno ho trovato il mio piccoletto. Da allora la sveglia che ogni mattina risuona a casa mia, non può esser altro che “somewere over the rainbow”, nella bellissima versione di IZ, al secolo Israel Kamakawiwo’ole, l’ultimo degli awaiani purosangue.

                    1. Cesare Settore Superiore scrive:

                      Secondo me il concetto tempo e’ estremamente relativo.

                      La canonica ora di tempo presenta sempre significato e valenza assai diversa, a seconda delle situazioni.

                      Se ci capita di essere serviti dopo un’ora di attesa la domenica sera in pizzeria, quel tempo bene o male passa senza grandi patemi tra una birra e la chiacchierata rituale coi nostri commensali.

                      Ma chi di noi considera accettabile un’ora di tempo persa in fila all’ufficio postale per il pagamento di una bolletta?

                      Il Verona che vince 1-0 a un’ora dal termine della partita decisiva sembra un lasso di tempo che non vuole passare mai. 

                      Credo sia capitato a tutti di dover attendere un’ora al pronto soccorso per una inezia da codice bianco, e tutti ( io credo) avranno rimpianto il fatto di essersi lasciati convincere ad andare a farsi medicare al pronto soccorso nonostante una simile sciocchezza.

                      Io che quando arriva il tempo dei funghi passo le giornate intere immerso nella quiete dei boschi, trascorro ore ed ore nella loro ricerca. Se uno dei miei amici che condividono la mia passione mi proponesse un giretto nel bosco di solo un’ora, non lo considererei nemmeno.

                      E che dire del valore del tempo presso altri popoli e altre culture?

                      Quando per lavoro devo andare in America Latina la prima cosa che faccio, appena sceso dall’aereo, e’ togliere l’orologio.

                      Diabolico strumento che ci rende schiavi ma che in certe situazioni non serve a nulla, specialmente in certi Paesi. Se in Argentina hai fissato un appuntamento con un Cliente per l’indomani mattina, non devi chiedergli a che ora. Presentati la’ e basta. Se hai fortuna ti ricevera’ alle 9. Ma devi anche prendere in considerazione di vedere il tuo interlocutore alle 11 oppure a mezzogiorno, perche’ sempre di mattina si parla.

                      Ma prova a sgarrare di 5 minuti un appuntamento di lavoro in Svezia e te ne tornerai a casa senza essere stato ricevuto, nonostante tu sia partito appositamente dall’Italia per quella visita.

                      E ora una mia personalissima chicca sui galli e sul loro comportamento.

                      Dopo ben 4 generazioni, nel 1969 mio padre e suo fratello decisero che ristrutturare la vecchia casa di famiglia in Valdonega costava troppo. Venne messa in vendita e con il ricavato mio padre si costrui’ una villetta monofamiliare a Vago. A quel tempo per un cittadino di nascita Vago rappresentava la campagna. Fu vosi’ che dopo neanche 1 anno a miei venne la brillante idea si fare i cittadini trasferitisi in campagna, e decisero che una porzione del giardino doveva essere adibita al pollaio. Cominciarono con 3 pulcini che io (10 anni all’epoca) e la mia sorellina minore adoravamo. Dopo qualche mese nell’appezzamento razzolavano decine di pulcini, galline ovaiole, polli ruspanti e naturalmente un gallo dalla cresta e dai bargigli sgargianti comprato al mercato di Zevio da mio padre. Talmente esperto in materia zootecnica che dopo neanche 5 giorni salto’ dalla finestra della camera seminudo per strangolare personalmente e seduta stante il povero pennuto, reo di fare da sveglia alle 4 e mezza del mattino.

                      Cio’ che tuttavia mio padre non riusci’ ad impedire fu il suo costante rituale copulatorio. Nei suoi soli 5 giorni di esistenza il gallo aveva svolto il suo compito come un mandrillo, sistemando a dovere tutte le pennute presenti.

                      Dopo qualche settimana le 2 chiocce avevano 2 dozzine di nuovi pulcini tra i quali (lo scoprimmo dopo qualche tempo) troneggiavano ben 7 pretendenti al titolo di re del pollaio.

                      Incredibilmente, i 7 galletti restarono in silenzio fino ad un determinato giorno in cui inspiegabilmente tutti e 7 ed in contemporanea iniziarono il famoso rimbanzello.

                      La mattina successiva sentii mio padre smoccolare come un camionista trevigiano incazzato nei confronti di mia madre, mentre ebtrambi facevano la festa ai 7 sfortunati.

                      Per ironia della sorte, io che da sempre non mangio pollame perche’ non mi piace, nei giorni seguenti mi dovetti sorbire galletto arrosto, galletto alla brace, galletto in umido, galletto coi peperoni ecc. 

                      Dopo qualche tempo, fortunatamente, la smania di allevatori dei miei genitori di citta’ scopritisi improvvisamente campagnoli, cesso’. Il pollaio fu demolito, le galline regalate al parentado e a casa dei miei torno’ finalmente la pace.

                      Da quel giorno d’estate del 1971 (o 1972?) nessun altro gallo venne piu’ a molestare il mio sonno mattutino. Adesso invece ci pensano i pensieri e le preoccupazioni. Altro che le radiosveglie o il cellulare…

                      • Gazza scrive:

                        A’ Richè, è sicuramente un problema di chi è nato e cresciuto in città, mai sentiti lamentarsi i sani e benedetti agricoltori diretti.
                        C’è una sola cosa che mi dispiace, così capirai quanto ti voglio bene, avevi dieci anni! e non puoi capire la rottura di cowlions di un adulto allo strozzato urlo del rooster.
                        Dimenticavo, finito il rimbalzello tra galli, le galline sono ovviamente uscite dai pollai a starnazzare
                        >> https://www.youtube.com/watch?v=JMlobeVfl14
                        la sinfonia si completa
                        bello eh!?

                      1. lettore scrive:

                        Caro Gazzini, non è da questo topic che le sue riflessioni sul “tempo che scorre” vengono riproposte col consueto gradevole stile, cambiando i pretesti.
                        Con educazione ti chiedo se si tratta di un timore del “tempus fugit”.
                        Lo chiedo anche per interesse personale perchè, pur essendo più giovane di te, la cinquantina l’ho passata da tempo e mi pongo anch’io alcuni interrogativi.
                        Il titolo del topic è IL TEMPO e la prima parte contiene le solite gustose note autobiografiche, spesso comuni.
                        Però ho l’impressione che il testo sia stato chiuso “in fretta” con quel salto temporale.
                        Mi sbaglio?

                        La mia sveglia è quella offerta dal mio vecchio cellulare, credo si chiami “Nokia Tune” ma non so come postarla.
                        Saluti

                        • Gazza scrive:

                          Caro Lettore, credo che il tempo che fugge sia il naturale, doveroso compagno di vita di chi ha passato i settanta e ama PENSARE.
                          Per la chiusura “tronca” del Topic ho già scritto.

                          P.S.
                          Lo sai che QUEL Nokia è un pezzo vintage di valore?
                          Altro che smartphone!

                        1. tonel scrive:

                          Da vecchio lettore, conoscendo lo “stile” di Gazzini, con un calcolo a spanne tra il primo matrimonio, se non ricordo male un blog parlava degli anni settanta, e oggi il salto è di trenta o quaranta anni.
                          Un Gazzini senza aneddoti per un periodo così lungo appare un po’ strano
                          Dominus, ti prego di non considerarla un’intrusione, sono uno della prima ora e scrivevo con altri nick.

                          La sveglia del mio cellulare è questa https://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y

                          • Gazza scrive:

                            Caro Tonel ciao e benvenuto.
                            Hai perfettamente ragione, il “salto temporale” c’è ed ha le sue “miserelle” ragioni.
                            Se ad una certa ora (tempo…) sento che le idee, gli aneddoti, non vengono scritti come piace a me, chiudo.
                            E mi scuso.

                            P.S.
                            Il pezzo di Lou Reed da te scelto è strepitosamente bello.
                            Credo (spero) tuttavia che tu sappia che è molto dolente, non solo per Lou.

                          1. Acqua scrive:

                            Ai tempi ho rovinato senza troppo rimorso un brano “cult” di inizio millennio -perché in fondo i Dandy Warhols erano un vezzo momentaneo destinato comunque a scemare nel tempo- perché alle 17.47 (con possibilità a mio rischio e pericolo di posticipare di 3 preziosissimi minuti) c’era prepararsi e partire, che alle 18.15 sarebbe cominciato il turno.. pazienza. Ma non potete immaginare il fastidio di quando parte un capolavoro senza tempo come Stairway to Heaven, dopo un lustro di programmazione feriale replicata alle 7.00, 7.03, 7.06, 7.09 e nei casi estremi, con taglio sull’assolo alle 7.30.
                            Mi sono deciso da poco ad essere più smart da quando ho un lavoro ora più agile, e impostare la sveglia feriale con la vibrazione dello smart-watch (te li cati anca quasi seri a 30€ senza spender un rene e quattro fegati alla Apple.. a contraire di quanto credessi, arrivare ad un affare del genere coi tempi che corrono ormai è possibile a tutti) su un tavolino in vetro delle 8, seguito alle 8.15 dapla suadente voce femminile dello smart-phone che riepiloga il briefing della mattinata, e che tempo fa oggi.. funziona senza controindicazioni per ora. Eppure, tutta questa tecnologia, e non esiste sveglia che funzioni quanto la mia smart-sveglia festiva, lo smart-elamento de cabasisi de na dona di prima mattina

                            • do minus gazza scrive:

                              Caro Acqua ciao.
                              Up post difficile da tradurre il tuo, forse per un uso di termini del linguaggio “giovanile” e (forse) qualche errore di battitura.
                              Comunque, se non ho capito male, non usi più una sveglia musicale (nel senso di brano).
                              Comunque concordo sul fatto che “Stairway to Heaven” rimane un pezzo “immortale”.
                              Perchè le virgolette su immortale?
                              Chi può giurare che tra vent’anni (o meno) questa collettività di Umani assemblati, male assemblati, avrà ancora il gusto e il piacere, non nostalgico, per carità del Segnòr, per quella musica.
                              Sfogliando a memoria alcuni film di Fantascienza futuribile, mi pare che solo la Classica e il Jazz siano stati riproposti per il futuro.
                              Dai Registi ovviamente.

                              • Acqua scrive:

                                Non uso più la musica alla mattina, non solo per non “rovinarmi” le canzoni. Preferisco che ogni mattina la sveglia sia sempre rumoroso ma imprevedibile come vibrazione su vetro, mi aiuta a connettere il cervello appena sveglio, e sarà un caso, ma prima facevo colazione in coma, ora quando il briefing mi dice cosa dovrò fare sono già pienamente cosciente.

                                Gli errori di battitura (c’era ‘da’ prepararsi, un ‘ora’ di troppo, ‘al contrario’ e ‘dalla’ invece che dapla..) son tantini, devo impegnarmi a rileggere! Ma il mio “slang” più che giovanile voleva scimmiottare quello “da office”, con la volontà di citare lo stereotipo, a cui peraltro sento un po’ di appartenere, di chi è ossessionato dal tempo, con la t minuscola, in contrapposizione al pensatore ossessionato dal Tempo che ho letto nelle tue righe, anche raccogliendo il ppss finale.

                                Mi ha sempre incuriosito il baffo, fissò a 1000 anni la durata del suo Reich al contrario di millenni di personaggi che hanno sempre teso all’infinito
                                E tutta una serie di rappresentazioni dell’apocalisse associate a personaggi di dubbia lucidità mentale che coi suoni più disparati ci suonano la sveglia.. come se ci si potesse preparare alla fine del Tempo, come ci prepariamo per andare al lavoro la mattina

                                • Gazza scrive:

                                  Credo di aver capito Acqua.
                                  Comunque, nonostante l’Archeoantropologia stia cercando di capire come “girava” qualche decina di migliaia d’anni fa, sono fermamente convinto che da qualche migliaio di anni il PENSARE venga sempre almeno un attimo prima del FARE.
                                  Magari qualcosa di più di un attimo.

                            1. moreno scrive:

                              problema sveglia
                              per me inesistente. sempre aperto gli occhi prima che suonasse.infatti l'ho eliminata.

                              • Gazza scrive:

                                Caro Moreno ciao.
                                Importante “dono”, sicuramente antichissimo, quello del tuo cervello che governa le fasi veglia-sonno.
                                Perchè antichissimo?
                                Senza buttar giù pezzi di letture scientifiche, solo smozzicate, sulla preistoria, non si può pensare che l’umanità, prima dell’invenzione della sveglia, aprisse gli occhi con l’urlo strozzato degli odiati “roosters”.
                                A parte il fatto che non ho la minima idea di quando quei gallinacei abbiano fatto la loro comparsa sulla terra, nè di quando cominciarono ad essere parte integrante degli allevamenti delle prime tribù-comunità organizzate.
                                A parte la mia esperienza personale in un villaggio in terra d’Africa dove solo io usavo la sveglia e dove, tirando l’orecchio di malavoglia verso le 6/7 di mattina, sentivo già i rumori della gente al lavoro (agricolo).

                              1. Gatón scrive:

                                Ho percorso tutti i passi indicati dal topic, con alcune lievi differenze.
                                Ho ancora la “Veglia” di casa con la quale giocavo da bambino, mi piaceva farla suonare…
                                Ha bisogno di una piccola riparazione, un giorno o l’altro provvederò.
                                Il tempo…tempus fugit, dicevano gli antichi, e più passa più mi rendo conto di quanto corra.
                                E ne rimane a disposizione sempre di meno.
                                Il ciclo circadiano viene quotinottemente (!) interrotto da una necessità fisiologica che fino a pochi anni fa si manifestava soltanto nelle ore diurne…Poco male, ne approfitto per rifornire di croccantini, latte e, soprattutto, coccole il soriano Max.
                                Un ultimo accenno a quelli che “ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur”.
                                Chissà perché, delle tante tribù che componevano il loro popolo, mi son sempre piaciuti particolarmente i senoni…

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