29
gen 2019
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L’ULTIMO PAGELLONE

Morante Daniele, anni di contratto residui 2, costo per la società 892.000 euro, 446.000 a stagione. Da Silva William, anni di contratto residui 2, costo per la società 568.000 euro, 284.000 a stagione. Comazzi Alberto, anni di contratto residui 2, costo per la società 532.000 euro, 266.000 a stagione. Sibilano Lorenzo, anni di contratto residui 2, costo per la società 641.000 euro, 302.000 per il campionato che deve venire, 339.000 euro per il successivo. Ma anche Hurme Jarrko, anni di contratto residui 4, costo per la società 420.000 euro, 105.000 a stagione. E Sarri Maurizio, anni di contratto residui 2, costo per la società 712.000 euro, 356.000 a stagione.

Stipendi da serie A per gente che alla salvezza del Verona, in qualche caso, non ha nemmeno partecipato. O che si è salvata all’ultima giornata, passando per differenza reti e playout; in C. Ecco la realtà Verona, oggi in mano a Nardino Previdi e a Riccardo Prisciantelli. Ecco perché, oggi più che mai, nell’Hellas si parla di tagli, di giovani, di sacrifici (sia ringraziato il cielo…, finalmente anche per i giocatori).

A stagione ancora da iniziare il Verona sotto la voce “costi di gestione” ha già un rosso di oltre 3 milioni e mezzo di euro. Scorta dei disastri del passato, delle scelte (?) di Pastorello prima, di mister “otto in pagella” poi (al secolo Peppe Cannella) e in qualche caso anche di Galli. A cui però, va riconosciuto, di aver speso meno peggio degli altri (Bellavista, Stamilla, Garzon…).

Una cifra spropositata già di suo se avvicinata al campionato da affrontare, ancor di più pensando in quali tasche finiranno (a meno di miracolose cessioni o necessari ridimensionamenti)  gran parte di quegli emolumenti e al rendimento di tali atleti nel campionato appena concluso. Ed ecco perché, testardaggine di Arvedi a parte, il Verona, così com’è, è praticamente incomprabile se non dall’Abramovich (ma proprio Abramovich…) di turno: costa come una Ferrari, corre come una 500.

E’ stato il primo blog; 9 giugno 2008: “Giocatori da C con contratti da A: il Verona costa come una Ferrari ma corre come una 500″. Sono passati undici anni, ma il titolo, scherzi del destino, è ancora attuale. Perchè anche il Verona di Setti, di D’Amico, di Grosso è così. E prima ancora quello di Setti, di Fusco, di Pecchia e di Setti, di Bigon, di Gardini… Tutti Verona che sono costati (ci hanno detto), ma che sono andati piano. Taluni pianissimo, facendo le peggio figuracce. Salvo poi sapere (e lo ha detto Pecchia) che quelle figuracce erano inevitabili, perchè “il progetto era in economia e o si retrocedeva o si falliva” (chissà perchè poi…). Eppure la storia, di solito insegna. E le decine e decine di milioni di euro tra plusvalenze, paracadute e diritti sportivi che hanno fatto felici i bilanci, ma non i tifosi, sono una clamorosa aggravante.

Me li ricordo bene quei giorni: “Rasu, ti diamo un blog. Sul Verona. Mi raccomando. Niente routine, niente cose banali, idee, lavoro, notizie e vedrai che viene una figata”. Il Vigo è sempre stato così, riesce a farti fare anche quello che non vuoi perchè ti stimola e ti convince con la forza di quella passione per il nostro mestiere che è la cosa che ci ha sempre accomunato. Oltre all’Hellas; “che va fatto bene…”, figuriamoci se c’era da dirlo. Sua è stata anche l’idea di trasformare più avanti il blog nel pagellone, il cui seguito ha superato ogni attesa e che oggi interrompo solo per scelte professionali diverse, lasciando la mano ad amici non meno preparati e con altrettanta passione.

Un collega che non è mai stato un collega, Gianluca, perchè è stato da subito un amico, all’inizio anche un severo insegnante. Non da copia e incolla, per intenderci, come (purtroppo) si usa adesso. Ma da “hai verificato la notizia? Sei sicuro… Sempre un passaggio in più, mai uno di meno”. Un amico con il quale ci siamo sempre trovati nel capire i momenti, le partite, le stagioni. Cosa abbiamo passato quel pomeriggio di Busto, prima del gol di Zetulayev piovuto dal cielo. E ci parlavamo solo per microfono, perchè eravamo in diretta, io lì, lui in studio. E poi il giorno di Salerno, il ritorno in B. “Rasu, ti aspettiamo, porta le immagini”, “ma sei fuori, torneremo a notte fonda” gli risposi da dentro l’Arechi,  tra un’intervista e l’altra, senza la minima idea di quando ci avrebbero fatto ripartire. Fu una diretta-fiume di oltre dieci ore. La gioia incontenibile della gente al Catullo che aspettava la squadra ci bloccò in pista. A un certo punto (passate le tre, se non ricordo male) bisognava chiudere. Ricordo che arrivai al pelo, grazie ad un amico (Giovanni Caniggia) che mi portò dall’areoporto in redazione guidando come in pista. E finito tutto, in Bra; ad aspettare il pullman con i giocatori… Un feeling che mi mancherà parecchio.

E un gradino sopra c’è stato chi in tutti questi anni mi ha fatto crescere come professionista, permettendomi sempre di esprimere le mie idee in piena libertà, i miei pensieri; spesso critici, talvolta scomodi (capita a chi come noi ha sempre messo il bene dell’Hellas davanti a tutto). Coinvolgendomi in ogni iniziativa editoriale legata al Verona, e permettendomi di parlare ad una platea numerosa e appassionata, senza mettere ostacoli o paletti di qualsiasi tipo. Il mio direttore: Luigi Vinco. A cui i blog è sempre piaciuto leggerli (una volta pubblicati) e poi commentarli. Grazie.

Io in realtà non ero entusiasta dell’idea di aprire questo spazio; il web non mi faceva impazzire (e non mi fa impazzire nemmeno adesso). E il confronto nei commenti con chi non potevo guardare in faccia (perchè la mia ce l’ho messa sempre) non mi ha mai entusiasmato. Ma avevano ragione loro: perche i numeri ai titoli di coda dicono 377 articoli, oltre 2 milioni di visualizzazioni, oltre 140 mila commenti: un seguito che mai mi sarei aspettato e per cui vi ringrazio, tutti. Di cuore. Chi ha commentato e quella maggioranza silenziosa che non si è palesata, che non scriveva ma leggeva. Accettando un pensiero, una posizione, un giudizio personale.

E ringrazio chi in questi anni si è confrontato con me, aiutandomi ad essere il più preciso possibile nei giudizi: Gigi Purgato, il più lucido lettore di partite che abbia mai conosciuto, con il quale ho condiviso trasferte e dirette in studio in questi anni. E’ sempre stato più buono di me nei voti, Gigi. Qualche mezzo punto in più talvolta è stata opera sua. Mi ha insegnato a vedere la partita con occhi diversi, ad analizzare le prestazioni, gli aspetti tecnici. Un maestro di calcio. E il mio amico Giovanni Vitacchio, che di ritorno dallo stadio, magari con la voglia legittima di andare a casa dopo una giornata di lavoro, si sentiva chiedere di come ha fatto quello, o come ha visto quell’altro, perchè la tv non ti permettere di cogliere tutto. E ancora gli amici opionisti delle trasmissioni di questi ultimi quindici anni di Hellas (91° Minuto, Ghe la Femo?, Alè Verona); su tutti Gigi Tommasoni, stiloso libero pensatore e vero tifoso gialloblù.

Il  primo pagellone è stato nel 2012, 24 marzo, Nocerina-Verona. Sono partito con un 2 all’arbitro, Candusso di Cervignano (una categoria a cui non ho risparmiato mai nulla). Da allora questo spazio è diventato un appuntamento fisso, un modo diverso di raccontare una partita, una prestazione, molto spesso anche un risultato. Senza preclusioni, antipatie o simpatie personali. So che tanti di voi la franchezza di un 4 o di un 8 l’hanno apprezzata. In qualche caso anche i giocatori.

Ricordo una volta, a Monza, dopo un pareggio, eravamo al termine della stagione, l’allora addetto stampa del Verona mi chiamò da parte e mi chiese di incontrare un giocatore che voleva parlarmi. Fui sorpreso. Il motivo era qualche voto troppo basso. Era un ragazzo molto sensibile ma altrettanto intelligente. Soffriva per quei voti. Pensava ce l’avessi con lui. Non era così. Era un momento un po’ particolare, qualche errore di troppo mi portò ad essere severo nel giudizio. Ci spiegammo e finì li. Capitò qualche altra insufficienza (capitarono anche degli 8 e anche un paio di 9) ma non ci fu bisogno di riparlarne, e non ci fu mai più mezzo problema. E’ una delle persone di cui ancora oggi conservo grande stima. Idem, è mi sento di fare il nome, per Nicola Ferrari. Si fece scivolare addosso una metà di stagione in cui non gli riusciva niente e aveva tutti contro (me compreso). Inutile che vi ricordi come è finita. Quando ho avuto il piacere di conoscerlo, anche fuori dal campo, mi è dispiaciuto di qualche 4 che poteva essere un 5 d’incoraggiamento. La sua è una delle poche maglie che conservo nel mio armadio.

Forse non ci crederete ma quelli sono stati gli anni più belli. Quelli di Lecco, Pagani, Marcianise, Potenza, Pescina Valle del Giovenco (prima e unica volta in cent’anni di storia dell’Hellas). Il pagellone arrivava dopo trasferte massacranti, corse per prendere aerei o in macchina con i mitici Cioci e Sandro per tornare in redazione. Alcune trasferte sono state epiche, tipo il ritorno da Sorrento, semifinale playoff, quando la macchina ci mollò in autostrada, di notte e a 500 km da casa. Tornammo il giorno dopo sul carro attrezzi (con immagini e interviste e il Vigo che aspettava smoccolando in redazione per montare il tggialloblù).

Era un altro calcio, più bello (i numeri da 1 a 11), più vero, senza la follia dei premi a perdere; l’alibi perfetto per fare business senza risultati sportivi. Ed era un altro Verona; che magari non aveva i soldi per pagare l’albergo in trasferta (Portogruaro… Pagò con la sua carta l’allora ds Riccardo Prisciantelli, altrimenti non si sarebbe giocata la partita), ma era qualcosa che ti sentivi dentro a prescindere da squadre scarse e possibilità limitate. Un Verona che apparteneva alla sua gente, che si allenava in città, che viveva la città, che era parte della città. Che era passione allo stato puro. Tutto il contrario di adesso.

Per questo e non solo per i risultati, per la scelta dei collaboratori, per il peggior campionato di A di sempre, per i mancati investimenti, per i mercati lowcoast nonostante sontuose plusvalenze e paracaduti milionari, per le promesse non mantenute o per gli allenatori che restano a dispetto del giudizio popolare (non cambiare Grosso dopo il non-gioco di questi mesi e le due ultime partite pare follia) chiudo con uno 0, al presidente Setti. E un 10 a tutti voi, che nonostante ciò che vi stanno propinando (sconfitta 3-0 dall’ultima in classifica e due gol presi in casa da una squadra che forse faticherebbe con la Virtus), avete ancora a cuore l’Hellas Verona. Glorioso per ciò che è stato, non per ciò che è.

20
gen 2019
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3.026

IL PAGELLONE DI PADOVA-H.VERONA

SILVESTRI 7. Film già visto: se il Verona resta in partita fino al 53’ e la sconfitta non assume toni ancora più umilianti è merito suo. P.s. qualora ci possa essere qualcosa di più umiliante per il Verona dei paracaduti e delle plusvalenze che prendere tre gol facendosi dominare dall’ultima in classifica della serie B.

 

FARAONI 4. Compagni nuovi e forma approssimativa (come Cherubin e Calvano), poca abitudine alla partita (come Cherubin e Calvano), forse non gli poteva chiedere di più (come Cherubin e Calvano – che però hanno stravinto la partita con prestazioni personali di livello). Magari difendere meglio su Longhi in occasione del gol di Mbakogu, anche se il marcare a vista senza andare addosso alla palla sembra essere sempre di più il marchio di fabbrica della fase difensiva del Verona di Grosso.

 

MARRONE 4. Appena trova un avversario un minimo di spessore va in difficoltà perché non è impiegato nel suo ruolo. Impietoso nell’uno contro uno con Mbakogu.

 

DAWIDOWICZ 4. Non sente Mbakogu scivolargli alle spalle sul gol del 2-0. Poco efficace dentro la propria area di rigore. Poco efficace come il modo di difendere del Verona.

 

BALKOVEC 4. Errori tecnici imbarazzanti che confermano che il Verona a sinistra non ha un buco, ma una voragine.

 

dal 83’ Cissè s.v.

 

HENDERSON 4. Pulzetti, che ha il doppio dei suoi anni, gli ha mangiato l’erba sotto i piedi. Inconsistente come tutto il reparto.

 

dal 57’ Tupta 5. Ci ha provato con un calcio di punizione che ha scaldato le mani a Minelli.

 

GUSTAFSSON 4. Esasperatamante lento. Calvano gli ha giocato davanti per 70’ togliendoli aria e idee.

 

ZACCAGNI 4. Un paio di botte nel primo tempo che forse lo hanno limitato, Broh e il ritmo esageratemente basso del Verona hanno fatto il resto.

 

MATOS 4. Mai in partita, mai saltato l’uomo, mai utile.

 

dall’89’ Colombatto s.v.

 

PAZZINI 5. Male anche lui stavolta, anche se privarlo dell’uno-due per scelta tecnica (tenendo i due esterni distantassimi dall’area di rigore) è follia pura. Altre volte aveva trasformato in oro le palle sporche, stavolta non ha avuto a disposizione nemmeno quelle. E sul rigore (bravo e astuto nel procurarselo) è stato più bravo Minelli.

 

LARIBI 4. Disarmante.

 

GROSSO 3. Titic e titoc disarmante, mentre il Padova ha fatto la guerra per novanta minuti. Loro sempre aggressivi sulla palla, il Verona mai aggressivo e con il solito marcamento a vista. Pazzini isolato davanti e dietro i soliti errori che si vedono dall’inizio dell’anno. Altra umiliazione come a Brescia, ma questi erano ultimi in classifica…

 

Arbitro Nasca s.v.

30
dic 2018
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2.885

IL PAGELLONE DI FOGGIA-H.VERONA

SILVESTRI 8. Decisivo già prima del faccia a faccia con Galano all’83’ in cui salva il risultato con una lettura e un intervento prodigioso. Para il rigore di Iemmello, pronto su ogni conclusione del Foggia (tante, troppe…). Da categoria superiore.

ALMICI 6. Un buon primo tempo in cui c’è stato nelle due fasi: davanti si è fatto vedere, dietro se l’è giocata con Kragl, avversario molto importante per la categoria e in un paio di circostanze ha anche tolto dall’imbarazzo i centrali. Di sofferenza estrema, come per tutta la squadra, la ripresa.

DAWIDOWICZ 5. Probabilmente interpreta la fase difensiva voluta da Grosso, ma non è mai uscito, non ha mai tentato l’anticipo, sempre schiacciato dentro l’area di rigore quasi a ridosso di Silvestri, anche quando non aveva l’uomo da marcare. Le cose migliori le ha fatte vedere nel palleggio quando nel primo tempo, e solo nel primo tempo, il Verona ha cercato di uscire palla al piede. Ma da che mondo è mondo al centrale chiedi marcatura e difesa, non palleggio.

CARACCIOLO 4. Vale in parte (la prima) il discorso fatto per il collega di reparto con l’aggravante di errori da brivido. Buca il cross di Zambelli rendendo possibile l’uno a uno di Mazzeo, regala pure un rigore. Errori che hanno influito sul risultato di una partita in cui non ha mai dato sicurezza.

BALKOVEC 5,5. Conferma i limiti di una catena di sinistra su cui, ormai è un dato di fatto, si concentrano le attenzioni degli avversari. Lee non aiuta e lui è sempre passivo su Zambelli, a cui concede cross su cross senza mai un contrasto diretto. Entra nell’azione del 1-2 nell’unica volta che si presenta dalla parte difesa dal Foggia.

dal 55’ Empereur 6. Ha il vantaggio di affrontare Zambelli dopo un’ora di scorribande ma soffre il giusto, tiene la posizione in un momento di partita in cui serviva soprattutto quello e regge sul piano dell’aggressività.

HENDERSON 6+. Ha portato peso, sostanza, aggressività ad un centrocampo che ha retto il confronto per un tempo e spiccioli. Ha cercato il contatto fisico, ed è stato anche pericoloso in una combinazione con Pazzini. La sua gestione (58 minuti giocati nelle ultime sette partite, dopo sette partite da titolare nelle prime nove) sono un altro dei misteri di Grosso.

Dal 87’ Marrone s.v.

GUSTAFSSON 6-. Bene nel palleggio, ha cercato di tenere la posizione tenendo corta la squadra nonostante una difesa sempre troppo bassa, che l’ha costretto specie nel secondo tempo a difendere all’altezza del dischetto del rigore. Da esterno un po’ si perde.

ZACCAGNI 6+. E’ tornato ad essere dominante in fase offensiva per buona parte del primo tempo, con quelle trenate in verticale che hanno aumentato la pericolosità del Verona, portando a casa anche più di qualche punizione. Sua la ripartenza che ha portato al gol di Lee. In fase difensiva a volte si è fatto trovare, a volte no.

dal 68’ Colombatto 5,5. E’ entrato in un momento difficile, con la squadra in calo fisico e in costante sofferenza, dominata da un Foggia che si infilava sia sugli esterni che centralmente.

MATOS 6-. Meno incisivo del solito davanti, dove con Pazzini bisogna essere più veloci nelle idee e nell’esecuzione (vedi il gol annullato a inizio partita dove ha letto in ritardo il movimento del Pazzo che ha colpito quando era in fuorigioco). Secondo tempo di sacrificio, con però l’unico spunto degno di nota dell’ultima mezzora di partita (un affondo con diagonale respinto su sponda aerea di Pazzini) e un rigore negato (su cui erratamente non protesta).

PAZZINI 7. Per un’ora ha compensato quel gap di gioco e di atteggiamento (specie difensivo) che il Verona continua ad avere, con un altro gol su palla sporca (perchè gli attaccanti in area di rigore ci devono essere, e lui c’è!) e con una presenza che è andata oltre le occasioni create o i tiri in porta. Basta vedere che sul tap in di Lee il coreano è da solo perché la difesa del Foggia chiude su di lui. L’altro dato inconcepibile con la gestione tecnica e le scelte di Grosso è che con lui la squadra si trova meglio, perché fa reparto, i compagni lo cercano, fa sponde, prende falli, in pratica oltre a fare gol (sono diventati 8 in 540 minuti giocati) è pure più utile alla squadra. Bah…

LEE 6. Ha il merito e la soddisfazione di segnare il 2-1 con un tap in in area di rigore in una partita in cui si è dato da fare (come sempre), sbagliando però come altre volte molto. E se dietro non difendi (nemmeno quando rientri…), lasciando in difficoltà Balkovec all’interno di una fase difensiva che più che registrata andrebbe proprio cambiata nell’atteggiamento (ma questa è questione tecnica, non del singolo giocatore); per giustificarne la presenza, davanti bisognerebbe incidere molto di più.

GROSSO 4. Senza voler infierire sulla gestione Pazzini (ma qualcuno in società dovrebbe chiedere spiegazioni…), non porta a casa una partita che si era messa bene (due volte), con due gol figli di episodi, subendo costantemente un avversario che nel corso della gara ha fatto molto di più del Verona in termini di gioco e occasioni dando sempre l’impressione di creare difficoltà. Sulla necessità di rivedere (se non proprio di cambiare) l’atteggiamento difensivo basta rivedere i gol: il primo, regalato da Caracciolo nella fase conclusiva, vede il Verona prendere ripartenza concedendo metri e metri di campo in 7 contro 4, perché tutti scappano all’indietro e nessuno cerca di affrontare l’avversario. Il secondo, evidenzia una linea difensiva bassissima, quasi a ridosso del portiere, con i centrocampisti schiacciati dentro l’area di rigore e Gerbo libero di battere dal limite senza nessuno pronto a contrastarlo. Non fa più notizia, ma dovrebbe farla… anche l’ennesimo secondo tempo completamente regalato all’avversario. Per le premesse e i rigori sbagliati altrui, altri due punti persi.

Arbitro Forneau 3. Partita troppo calda e nervosa per un arbitro che sul campo ha dimostrato pochissima personalità, distribuendo talvolta gialli a vanvera e in altre situazioni dimenticandosi del cartellino. Poco da dire sul rigore per il Foggia ma l’ammonizione a Matos per simulazione è una topica, perché il brasiliano è agganciato sul piede da Martinelli che commette un netto fallo da rigore. Pazzini e Gustafsson ammoniti per proteste mentre dall’altra parte finisce la partita Agnelli a cui Forneau evita un cartellino evidente dopo 20’ per una trattenuta su Zaccagni e poi, ammonito, lo rigrazia quando il capitano del Foggia lo affronta a muso duro, andandogli fisicamente addosso nell’occasione del gol annullato a Iemmello per un giusto fallo su Caracciolo. Largo di mano anche su Kragl che gioca bene ma picchia molto (ed era stato ammonito alla mezzora). Semplicemente inadeguato.

 

Auguri a tutti voi per un buon 2019 :-)

28
dic 2018
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2.495

IL PAGELLONE DI H.VERONA – CITTADELLA

SILVESTRI 8. Tre, quattro parate importanti. Puntuale nelle uscite a pulire l’area di rigore. Lucidissimo nel leggere una palla in verticale per Finotto annullata con un’uscita molto fuori dall’area di rigore e in quel retropassaggio sanguinoso di Matos che ha innescato Panico, accompagnato senza i rischi di Livorno. In sintesi: se Pazzini l’ha vinta davanti, lui l’ha vinta dietro.

 

ALMICI 6,5. Inizio spumeggiante, con un paio di incursioni importanti. Qualche difficoltà in fase difensiva ma concreto e di sostanza fino all’assist del 4-0 per Tupta. Prestazione convincente.

 

BIANCHETTI 7. Sorprendente. Perché non giocava una partita intera da mesi e perché non era partito bene, concedendo molto nella prima mezzora anche dentro l’area di rigore. Ma è uscito alla distanza, con un finale di prima frazione e un secondo tempo da giocatore ritrovato.

 

CARACCIOLO 5,5. Agevolato dalla poca qualità del Cittadella dentro l’area di rigore. Ha salvato un gol perché era sulla traiettoria di un tiro di Branca al 52’ a botta sicura ma ha concesso troppo. Può fare molto meglio.

 

BALKOVEC 5,5. Dalla sua parte molti cross, diversi pericoli. Da uno che si spinge in avanti col contagocce ti aspetti una fase difensiva importante, invece la catena di sinistra (con Lee) continua a concedere occasioni (fortunatamente anche oggi non sfruttate dagli avversari).

 

GUSTAFSSON 6. Molto più efficace e dentro la partita nei dieci minuti finali davanti alla difesa dopo l’uscita di Colombatto piuttosto che da interno di centrocampo, ruolo dove fatica ad emergere. Quantità ma poca qualità.

 

COLOMBATTO 6-. Rientrava dopo diverso tempo e non è che abbia proprio portato via l’occhio. Si è messo a disposizione, abbassandosi molto, talvolta quasi da terzo centrale. Ha sbagliato più di qualche pallone, ma ha cercato di rendersi utile.

 

dal 81’ Henderson 6. Dieci minuti in cui ha dato sostanza e un po’ di gamba ad una metà campo in difficoltà per diversi tratti della partita.

 

ZACCAGNI 6-. Si era visto anche a Livorno: dopo tante partite importanti ha bisogno di rifiatare. Non è stato brillante come al solito, ma con grande umiltà ha fatto legna.

 

MATOS 6+. Rigore regalato a parte, conferma di essere sostanza quando si accende. Dalle sue ripartenze nasce sempre qualcosa. Mette i brividi quando innesca Panico con un retropassaggio incomprensibile ma ha dato anche una mano dietro.

 

PAZZINI 8. Due gol su palle sporche, da attaccante vero d’area di rigore, in una partita dove il Cittadella ha fatto meglio del Verona pur prendendone quattro. Il terzo dal dischetto per le statistiche che ne fanno il quarto miglior attaccante del campionato pur avendo giocato poco e con 7 panchine nelle ultime 9 senza entrare (in campo solo per cinque minuti contro il Palermo e per 90 nella gara di Brescia, dove aveva pure segnato). Ma di cosa stanno parlando…

 

dal 87’ Tupta 7. Ha fatto in pochi minuti (per niente banali) quello che non gli era riuscito a Crotone e a Salerno, e cioè fare il primo gol in serie B. Un bel guizzo, con la cattiveria e la voglia giusta ma anche un cartellino giallo procurato. Merita un applauso.

 

LEE 6,5. Più concreto del solito, anche se talvolta tende ad essere inutilmente troppo frenetico. La catena di sinistra continua a concedere troppo in fase difensiva, ma almeno davanti qualche buona intuizione l’ha avuta. E’ entrato nell’azione del 2-0 e ha sfiorato anche un bel gol con una pregevole iniziativa personale.

 

dal 74’ Kumbulla 6. Debutto in una gara ben indirizzata nel punteggio ma ancora di sofferenza. Si è fatto trovare pronto.

 

GROSSO 4. Pazzini Giampaolo: presenze 8, da titolare 4, subentri 4, panchine senza entrare in campo 7, minuti giocati 445, gol realizzati 8 (in media uno ogni 55,6 minuti). Proprio vero… sono tutti uguali…

 

Arbitro Sacchi 5. Puntuale nelle ammonizioni, regala un rigore inesistente al Verona.

22
dic 2018
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IL PAGELLONE DI LIVORNO-H.VERONA

SILVESTRI 5,5. Graziato da Serra dopo 10’ su quell’uscita fuori tempo (e fuori area) su Murilo in cui prende solo il giallo. Lucido nell’uscita finale su Diamanti, presente ma talvolta impreciso nella risposta alle conclusioni da fuori del Livorno.

 

ALMICI 5. Punizione a parte, respinta da Mazzoni, rientro col freno a mano tirato: cerca di dare qualcosa in fase offensiva ma dietro soffre troppo. Poco lucido nel secondo tempo.

 

MARRONE 6. Prezioso in un paio di situazioni in area di rigore. Bene nel palleggio, tiene botta fino all’uscita dal campo.

 

dal 68’ Bianchetti s.v. Rientro timido e in punta di piedi ma non potrebbe essere altrimenti. Bucato da Diamanti in pieno recupero.

 

DAWIDOWICZ 5,5. Ci mette il fisico ma con risultati alterni, volenteroso ma anche molto impreciso. Fuori per una mazzata inutile di Murilo che meritava almeno il giallo.

 

dal 55’ Caracciolo 6. Rientra un po’ arrugginito dalle recenti panchine. Rischia qualcosa in area di rigore ma tutto sommato vince il duello con Diamanti.

 

BALKOVEC 4,5. Molti errori e dalla sua parte (anche per l’inconsistenza difensiva di Lee) il Verona è stato sempre in totale sofferenza.

 

DANZI 5. Sfiora il bis con un tiro “parato” da Lee davanti a Mazzoni, ma stanco e con poca personalità. Un deciso passo indietro rispetto a Pescara.

 

dal 74’ Laribi 6. Si è acceso in un paio di ripartenze quando la squadra era stanca e sfilacciata e si è preso l’ultima punizione.

 

GUSTAFSSON 5. “Leggero”, nonostante il fisico, e impreciso. In difficoltà come il resto del centrocampo.

 

ZACCAGNI 5,5. Nel primo tempo ha provato qualche iniziativa in verticale, ma stavolta sottotono anche lui.

 

LEE 4,5. Tutto fumo e niente arrosto. Buca un pallone d’oro davanti a Mazzoni e “para” la conclusione di Danzi. Inconsistente nelle due fasi, novanta minuti regalati all’avversario.

 

DI CARMINE 4. Si è acceso solo una volta, nell’occasione del 37’ quando anziché puntare verso la porta si è allargato per favorire l’assist in mezzo all’area. Anticipato, sovrastato, non ha tenuto un pallone, non ha quasi mai aiutato la squadra ad alleggerire la pressione e quelle due o tre volte in cui serviva la punta in area non c’era.

 

MATOS 5,5. Si è acceso a tratti, ma quelle due o tre volte in cui ha avuto palloni giocabili la sua parte l’ha fatta e a mancare sono stati altri. Però ha sciupato davanti alla porta, calciando debolmente contro un difensore già a terra, l’unica vera palla gol della partita.

 

GROSSO 5. Stavolta ha cambiato dove è stato costretto (sugli esterni bassi nella formazione iniziale e nei due centrali in partita) ma è stato come altre volte un Verona inconsistente in attacco che come altre volte ha regalato Pazzini all’avversario, che come altre volte è evaporato nel secondo tempo e che come altre volte ha deluso. Due punti persi, non uno guadagnato.

 

Arbitro Serra 4,5. Cinque ammoniti ma dovevano essere di più, di manica larga con il Verona sull’uscita di Silvestri da arancione e sulla simulazione di Balkovec che costa giallo e un turno di squalifica a Diamanti. Non giudica bene anche il fallo che fa fuori Dawidowicz a inizio secondo tempo e qualche altra situazione. Per fortuna non fa danni in area di rigore, nel paio di episodi reclamati dal Livorno (una respinta su punizione di Diamanti e un contatto tra lo stesso Diamanti e Caracciolo).

18
dic 2018
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2.253

IL PAGELLONE DI H.VERONA-PESCARA

SILVESTRI 6,5. Molto bene a parte due sbavature però indolori: una su Gravillon in uscita nel primo tempo e una, piccola, nel finale, su un pallone non trattenuto e “coperto” da Marrone. E senza quella parata dopo 2’ su Mancosu innescato da un errore di Dawidowicz non sarebbe stata la stessa partita.

 

RAGUSA 6,5. Disponibile e anche bravo a far diventare vincente l’azzardo di Grosso che l’ha schierato terzino lasciando in panchina Almici e Caracciolo. Fisiologiche le difficoltà nell’uno contro uno con Mancuso (ci mancherebbe per uno che fino a ieri ha fatto l’attaccante) ma per il resto è stato prezioso in un paio di chiusure e ha sempre cercato di rendersi utile, anche rischiando qualcosa in area di rigore per il troppo ardore agonistico. Una vera disdetta l’infortunio. In bocca al lupo.

 

dal 68’ Almici 6. Attento a tenere la posizione in un momento della partita in cui bisognava mettersi a disposizione della squadra.

 

DAWIDOWICZ 5,5. Qualche buona chiusura ma anche tanti svarioni, come il pallone messo sui piedi di Palazzi in area di rigore a inizio ripresa o la prima occasione regalata a Mancosu dopo due minuti di partita. E anche troppi palloni concessi agli attaccanti del Pescara nel cuore dell’area di rigore.

 

MARRONE 5,5. Guarda sul gol di Mancuso e in altre circostanze. Continua a giocare dietro e lo fa con grande dedizione e spirito di sacrificio, ma il suo ruolo resta un altro.

 

EMPEREUR 5,5. Tanto spazio concesso a Marras prima, Palazzi poi e Balzano, perché il passo è quello di un centrale adattato e non di un terzino. Fase offensiva inestistente.

 

DANZI 6,5. Sorprende Kastrati in occasione del gol (il primo da “pro”) dove è stato bravo ad approfittare della libertà che gli concedere la retroguardia del Pescara che lo lascia avanzare e calciare dal limite senza la minima opposizione. Ma convince anche dopo, soprattutto in chiave offensiva. In crescita rispetto a Benevento.

 

dal 75’ Laribi 6. Uno sprazzo dopo lunga assenza: quel pallone per Di Carmine poi finito sul palo.

 

GUSTAFSSON 6. Anche lui meglio di Benevento. Pochi ricami, molto pratico, abbastanza fluido nel giro palla. Però anche poca interdizione e poco filtro davanti alla difesa, specie all’inizio. Nel complesso più utile davanti alla difesa rispetto a quando veniva schierato da interno di centrocampo.

 

ZACCAGNI 7,5. Ha attaccato la profondità, attaccato la porta, è entrato in tutte le occasioni più importanti, ne ha sbagliata una davanti a Kastrati, si è procurato il rigore, ha subito falli su falli e ha pure recuperato qualche pallone. Assoluto trascinatore.

 

dall’85’ Henderson s.v.

 

MATOS 6,5. Cambio di passo e un paio di giocate di livello, specie l’assist con cui mette Lee davanti alla porta al 12’. Rischia molto per una sbracciata non vista su Del Grosso.

 

DI CARMINE 6. Tanta buona volontà ma palo finale a parte in area si fa trovare poco. Bene quando dialoga con i compagni, meno alla conclusione. Il rigore però dà fiducia.

 

LEE 6. Corre tantissimo, creando scompiglio. Però quella stessa indisciplina tattica che lo porta a farsi notare più di altri talvolta può diventare anche un problema, specie quando la sua fase difensiva si limita alla corsa osservando gli avversari. Minelli gli nega un rigore clamoroso dopo un doppio sombrero.

 

GROSSO 6+. Presenta un Verona un po’ più logico, con più gioco in verticale e d’assieme, migliore rispetto a quello rinunciatario e molto fortunato visto a Benevento. Vince la scommessa Ragusa, ma la fase difensiva resta un problema. Sopra ogni altra cosa, però, la continuità di risultati (seconda vittoria consecutiva).

 

MINELLI 5. Un rigore evidente su Lee non visto, diversi interventi da cartellino ignorati (un paio anche da rosso). Gestione della gara rivedibile (molto).

10
dic 2018
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IL PAGELLONE DI BENEVENTO-H.VERONA

SILVESTRI 6,5. Attento ed efficace, in particolare sulle conclusioni da fuori di Bandinelli e sul rigore da “Scherzi a parte” di Coda.

CRESCENZI 6-. Un’unica vera incursione in cui si mangia il 2-0 davanti a Montipò. Molto poco aggressivo in fase difensiva.

MARRONE 6-. Torna dietro senza che se ne capisca il senso. Un paio di volte fuori posizione, non preciso con la linea. E’ andata bene aver trovato di fronte due avversari che hanno fatto poco per metterlo in difficoltà.

DAWIDOWICZ 6. Più a suo agio da difensore che da centrocampista; non sempre preciso, utile di testa. Approfitta anche lui della serata no di Coda e Asencio.

BALKOVEC 5. Non spingendo dovrebbe pensare solo alla fase difensiva, ma soffre Improta prima e Ricci poi. La cosa migliore la punizione da cui scaturisce il gol, imperdonabile la trattenuta (dopo essersi fatto saltare) a cinquanta metri dalla porta che gli costa il secondo giallo e che rivitalizza il Benevento.

GUSTAFSON 5. Poco filtro, poco peso, mai pericoloso. Non aggiunge niente ad un centrocampo che ha subito Tello e Bandinelli.

DANZI 5. La mossa a sorpresa della settimana di Grosso che anziché confermare Marrone lo ha chiamato al debutto. Ha provato a rendersi utile e a mettere un po’ di ordine del giro palla (all’indietro) ma passati i primi venti minuti è sparito dal gioco.

dall’80’ Laribi s.v. Pochi minuti e l’occasione per chiudere la gara, sciupata con un appoggio al portiere.

ZACCAGNI 7. L’eccezione ad un centrocampo piatto e statico. Se non ci prova palla al piede (sua l’iniziativa che porta alla punizione da cui scaturisce il gol e l’espulsione di Costa), manda in porta Matos con una verticalità improvvisa. E pensare che dopo 16 minuti in uno scontro di gioco gli si era girata la caviglia…

MATOS 6,5. L’unico che punta e che salta l’uomo. Consegna su un vassoio d’argento il gol del vantaggio a Di Carmine, che sbaglia clamorosamente a un metro dalla porta. Bravo nel tap in decisivo, un po’ meno quando passa a Montipò il pallone del 2-0. Comunque l’unico esterno che fa l’esterno.

dal 79’ Ragusa s.v.

DI CARMINE 5. Due errori sottoporta che non si possono concedere, specie se si fa la prima punta in una squadra che ambisce alla promozione: prima sull’occasione creata da Matos (errore tecnico) e poi sulla punizione respinta del gol, perché il primo tap in davanti a Montipò è il suo e non fa gol nemmeno li. Buon per lui che Coda abbia calciato un rigore ridicolo.

LEE 5.5. Intraprendente, tanta corsa, ma sempre eccessivamente frenetico e mai concreto. Gioca solo quando ha la palla, inesistente la fase difensiva, ingenuità pesante sul rigore.

dall’87 Empereur s.v.

GROSSO 5,5. Ennesimo cambio di formazione, centrocampo statico, stucchevole giro palla all’indietro, ritmi lenti, difesa che concede sempre qualcosa (anche con l’uomo in più), scarsa aggressività e Di Carmine che sottoporta continua a non essere Pazzini (rigorosamente in panchina). Tralasciando, nell’occasione, anche il regalo di Natale in gentile anticipo di Coda… Rispetto ad altre è cambiato il risultato; e non è poco. Ma se si tratta del prolungarsi di una lenta agonia o di un qualcosa da cui poter ripartire (qualora questa squadra sia mai partita…) lo diranno solo le prossime. L’impressione però è che per vincere il campionato serva ben altro.

PICCININI 5. Qualche dubbio sul gol di Matos che ha fatto infuriare il Benevento, pochi sull’espulsione di Costa e Balkovec. Aiutato dai collaboratori (ma a sbagliare) su tre o quattro fuorigioco che hanno penalizzato entrambe le contendenti. In linea con la pochezza della partita.

11
nov 2018
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IL PAGELLONE DI BRESCIA-H.VERONA

SILVESTRI 4. Poco feeling con la linea difensiva, incerto in un paio di interventi, topica micidiale sul secondo gol. Stavolta va a fondo pure lui.

 

CRESCENZI 4. Recuperato all’ultimo, non ha nemmeno il sostegno della condizione. Ci ha messo un po’ di volontà ma è stato inconsistente nelle due fasi.

 

dal 83’ Zaccagni s.v. Era già incomprensibile l’assenza iniziale, l’ingresso a sette minuti dalla fine lo è ancora di più.

 

CARACCIOLO 4. Il gol non cancella una partita disastrosa: imbarazzante nell’uno contro uno, si addormenta sul vantaggio di Donnarumma, in ritardo e girato di spalle nel tentativo di chiusura (o presunto tale) in scivolata sul 3-1 sempre di Donnarumma. E pensare che dovrebbe essere il perno della difesa…

 

MARRONE 4,5. Meno peggio di Caracciolo, con l’alibi di non essere un centrale difensivo e di giocare da 12 partite fuori ruolo.

 

EMPEREUR 4,5. Disponibile nel tentare di reinventarsi in un ruolo che non gli appartiene. Lento, macchinoso e quasi mai efficace.

 

LARIBI 4. Non trova una posizione in campo, ma l’atteggiamento non consente alibi. Zero quantità, zero qualità.

 

dal 59’ Matos 5,5. Almeno ha provato a saltare l’uomo e a mettere in difficoltà la difesa avversaria. Mezzora di gran lunga superiore all’ora di chi lo ha preceduto.

 

COLOMBATTO 4. Involuto e poco utile alla squadra, come diversi colleghi di maglia. Non copre, non contrasta, non da ritmo, non un’idea di gioco. Imbarazzante il confronto con Tonali.

 

HENDERSON 4. Si perde nelle novità del centrocampo disegnato (male) da Grosso. Sovrastato da Bisoli, mai in partita.

 

dal 1’ s.t. Dawidowicz 4. Marca “a vista” Torregrossa nell’occasione del 4-1 che ha tutto il tempo di prendere la mira e calciare e prende giallo per un goffo tentativo di simulazione. Per caratteristiche non poteva essere lui né a dare la sveglia né ad alzare il ritmo dopo quel pessimo primo tempo.

 

RAGUSA 4,5. Prova a darsi da fare ma con pochissima qualità e senza costruire nulla di buono, più utile in un paio di ripiegamenti difensivi che nella metà campo avversaria.

 

DI CARMINE 4. La prima conclusione verso lo specchio della porta dopo 48’ di nulla. Oscurato da Pazzini, alla dodicesima il bilancio è lontano dall’essere positivo.

 

PAZZINI 5,5. Prova a rendersi pericoloso in una squadra senza anima né gioco, trovando pure la zampata giusta per confermarsi – nonostante le scelte tecniche dell’allenatore – il miglior realizzatore della squadra. Assurde le panchine precedenti, assurdo che solo ora sia stato provato insieme a Di Carmine.

 

GROSSO 4. Scelte chiare… ma confuse, che stanno producendo zero gioco, zero idee, zero anima, giocatori fuori ruolo e situazioni di campo incomprensibili; come Pazzini fuori quattro giornate di fila salvo poi essere quello che segna più di tutti, anche quando la quadra fa fatica a fargli arrivare un pallone decente in area. O ancora Pazzini-Di Carmine insieme solo alla dodicesima (ma veramente non si poteva provare prima?) o i sette minuti più recupero di oggi all’unico centrocampista per caratteristiche con la capacità di inserirsi e portare palla (tra parentesi, fino a prova contraria, pure il secondo marcatore della squadra). Indifendibile.

 

GHERSINI 6. Ininfluente sul risultato.

03
nov 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-CREMONESE

SILVESTRI 6-. Attento tra i pali e in uscita, colpevolmente sorpreso anche lui come il resto della difesa sul gol del pareggio.

CRESCENZI 5. Un minimo intraprendente, ma dalla sua parte ha fatto meglio Perrulli.

CARACCIOLO 6-. Arriva alla sufficienza ma solo per il gol, che poi è un clamoroso regalo di Radunovic. Alti e bassi, tra un paio di notevoli svarioni qualche chiusura provvidenziale e un secondo giallo rischiato più volte. Finisce a corto di energia.

MARRONE 5,5. Provvidenziale in una chiusura dopo una palla persa in uscita da Caracciolo a inizio ripresa. Più nel ruolo del solito, ma sul gol guarda passargli davanti il pallone senza intervenire e non si accorge di Arini dietro le spalle e un paio di volte è stato salvato nel fuorigioco dalla giornataccia dei guardalinee.

EMPEREUR 5. Fuori posizione, non ha il passo per fare il terzino. Non è mai salito e dietro Castrovilli lo ha bucato un paio di volte.

CALVANO 5. Poca autonomia, poca personalità nel non andare oltre il compitino.

dal 57’ Dawidowicz 5. Non aggiunge nulla ad un centrocampo ancora una volta sotto tono.

COLOMBATTO 5. Uno dei più involuti; poche idee, poca costruzione, più attento a coprire che a offendere.

ZACCAGNI 6+. L’unico che in un centrocampo piatto e assai poco dinamico, si è preso la briga di andare in verticale e di provare due o tre incursioni palla al piede, raccogliendo per strada un paio di cartellini gialli degli avversari e l’assist per la traversa di Ragusa. Ma come sempre, non è arrivato in fondo alla partita.

dal 75’ Laribi 4. Per l’atteggiamento e la palla persa a due minuti dalla fine che ha innescato una pericolosissima ripartenza di Castrovilli. Dovrebbe fare la differenza, continua a deludere.

RAGUSA 5,5. Non gli fanno difetto né la disponibilità (specie nei rientri) né l’impegno. Ma a parte un colpo di testa a chiusura di un break di Zaccagni finito sulla traversa ha inciso pochissimo nella partita.

TUPTA 5. Si è trovato addosso il peso di una scelta tecnica incomprensibile, dandosi da fare ma senza essere mai pericoloso. Si è mosso tanto, ma ha legato poco. E da esterno fa molta fatica.

CISSE’ 5. Un pallone in diagonale all’inizio per Crescenzi e un tiro finito fuori dallo stadio. Per liberare Grosso dal Bari forse si poteva pescare di meglio.

dal 57’ Di Carmine 5. E’ la scelta di Grosso che per lui continua a sacrificare Pazzini nonostante un solo gol in undici partite e un lavoro da punta centrale isolata, che ancora non gli appartiene. Nell’unica occasione si fa ribattere il tiro nell’area piccola.

GROSSO 4 Continua a cambiare formazioni iniziali senza mai trovare una quadra sul gioco dando l’impressione di non sfruttare al meglio la rosa a disposizione. Ha creato il caso Pazzini (non facendolo giocare) e non fa nulla per farlo rientrare (quattro partite filate in panchina senza entrare), nonostante la squadra non convinca (questa volta è stata anche contestata) per prestazioni e risultati (5 punti nelle ultime 6 partite). Ancora una volta rivedibile (molto) nella gestione dei cambi.

GIUA 5,5. Fischietto emergente che non tradisce in personalità quando corregge al volo l’errore del collaboratore che segnala un fuorigioco inesistente nell’azione del gol della Cremonese, che però è comunque viziato dalla disattenzione (non l’unica) del collaboratore. “Morbido” nell’interpretazione di alcuni falli.

31
ott 2018
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IL PAGELLONE DI ASCOLI-H.VERONA

SILVESTRI 5,5. Poco impegnato, impreciso sull’unico tiro in porta, di Frattesi, prima del gol.

ALMICI 5. Poca spinta, pochissima qualità al cross.

CARACCIOLO 5. Ordinato e preciso in copertura, ma sul gol lascia a desiderare.

MARRONE 5,5. Meno in difficoltà del solito perché meno impegnato in una partita dove l’Ascoli è entrato pochissimo in area di rigore. Prova di testa nel finale ma non rovina la statistica degli 0 tiri nello specchio della porta.

BALKOVEC 5. Suo un cross sbagliato che diventa l’unica cosa che può assomigliare ad un tiro in porta nel secondo tempo. Per il resto spinge, ma non mette un pallone decente in area di rigore.

HENDERSON 5. Mai pericoloso, gira lontano dalla porta e sul gol guarda Cavion tirare.

DAWIDOWICZ 5. Dà poco al palleggio e dietro si schiaccia troppo, non riuscendo quasi mai a portare pressione sul portatore di palla.

GUSTAFSON 4,5. Gioca poco, ma per quel che ha fatto vedere ha giocato pure troppo. Lento, macchinoso e impreciso. E regala un pallone sanguinoso a Rosseti in apertura di ripresa che va fuori di un niente.

dal 62’ Zaccagni 5,5. L’unico della metà campo che almeno ha provato a buttarsi dentro con un paio di accelerazioni.

RAGUSA 4,5. Stesso copione che col Perugia, discreto inizio ma scelte finali sempre sbagliate. E poi è sparito.

dal 82’ Lee s.v. Cambio incomprensibile se hai Pazzini in panchina e se l’obiettivo degli ultimi 8’ di recupero è strappar via la partita con i denti.

DI CARMINE 4. Corpo estraneo e sempre in fuori gioco. Non è una prima punta e gli chiedono di star solo li davanti. In ritardo nell’unico pallone giocabile (78’) dalla fascia.

LARIBI 5. Il primo tiro verso la porta (senza prenderla) dopo 65’ di giro palla all’indietro e in orizzontale. Non si accende e non è la prima volta.

dal 74’ Matos s.v. Se è stato messo per dare vivacità e creare qualche pericolo, obiettivo non raggiunto.

GROSSO 4. Zero tiri in porta, zero occasioni create, attaccanti poco coinvolti e mai pericolosi, gioco lezioso, Pazzini riserva delle riserve…  e nessuno che lo metta in discussione o quantomeno si chieda se sta sfruttando al meglio l’organico a disposizione. Continuiamo così, facciamoci del male.

SERRA 6. Partita a ritmi lenti, unico dubbio un mezzo contatto Brosco-Laribi che inizia fuori dall’area.