27
ott 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-PERUGIA

SILVESTRI 8. Il 2-1 al Perugia non passa dal gioco (lezioso) di Grosso, ma dalle sue parate: dal rigore annullato a Vido, al doppio intervento finale, prodigioso, su Dragomir. Non benissimo sul primo gol di Melchiorri, ma alla fine il protagonista assoluto è lui.

CRESCENZI 5. Meno appariscente nella corsa, spinge poco e male. E sul gol di Melchiorri si fa infilare al pari di Caracciolo.

CARACCIOLO 5. Sbaglia sul primo gol, regge un paio di uno contro uno con Vido ma dentro l’area del Verona nel secondo tempo le ha prese quasi sempre il Perugia. Ha avuto un’occasione dall’altra parte, calciando però da difensore.

MARRONE 5. Infilato da Vido in quello che poteva essere subito lo 0-2 dopo il gol di Melchiorri, sempre in difficoltà nella propria area di rigore. Alza la qualità del palleggio ma un centrale dietro dovrebbe soprattutto saper difendere.

BALKOVEC 5. Poco intraprendente e da compitino fino all’errore del rigore che poteva costare la vittoria.

HENDERSON 7. Un capolavoro su punizione ma anche la capacità di attaccare l’area o di creare superiorità sull’esterno. Ha finito camminando, ma ha fatto un’ora importante.

dal 74′ Gustafsson s.v.

COLOMBATTO 5. Nè incontrista, nè regista, non chiude mai sulla profondità del Perugia. Delusione.

ZACCAGNI 6+. L’unico capace di andare a chiudere l’azione dentro l’area di rigore, uno dei più lucidi e dei più propositivi… e ancora una volta il primo ad uscire.

dal 55’ Dawidowicz 5. Suo l’unico break dopo il 2-1, con un colpo di testa da angolo, ma è stato un cambio difensivo non pervenuto, perché il Verona da lì in poi ha sofferto (e tanto) il Perugia.

RAGUSA 5,5. Si è dato da fare, specialmente all’inizio quando però non ha sfruttato a pieno le difficoltà di Felicioli che era sempre due contro uno. Discreta gamba, ma male nelle scelte finali o nell’ultimo passaggio.

DI CARMINE 6,5. Avulso dal gioco perché troppo solo, ma decisivo negli episodi. Sbaglia l’unica palla gol del primo tempo a freddo, dopo 5 minuti, anticipando El Yamiq ma non trovando lo specchio della porta. Poi si porta via d’esperienza la punizione del primo gol e sfrutta al meglio l’errore di Cremonesi sul secondo, con una palombella che beffa Gabriel. Il problema non è lui o Pazzini, ma perché non lui con Pazzini.

LARIBI 5. Un tiro telefonato al 45’, settanta minuti di nulla.

dal 70’ Tupta s.v. Largo a sinistra è solo un fuori ruolo in più a quelli che già ci sono.

GROSSO 5. Deve tenersi stretto il risultato perché vince in una partita in cui il Verona ha fatto pochissimo ed è uscito indenne da un secondo tempo (dopo aver trovato il 2-1 di Di Carmine) in totale e ingiustificata sofferenza. Nuovamente rivedibili non solo le scelte iniziali, ma anche quelle a gara in corso.

MARINELLI 5. Fa arrabbiare il Perugia che ha ragione di recriminare sulla punizione che porta al gol di Henderson e per altri episodi non decisivi in cui è molto “casalingo”. Indiscutibile il rigore.

21
ott 2018
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IL PAGELLONE DI VENEZIA-H.VERONA

SILVESTRI 6,5. Bravo ma anche fortunato su Segre, che gli spara addosso il pallone del pareggio già al 18’. Sale in cattedra nella ripresa alzando prima sopra la traversa un tiro dalla distanza di Schiavone e poi respingendo una punizione ben calciata da Garofalo. Preciso e puntuale su ogni intervento.

CRESCENZI 6+. Tra i migliori in un primo tempo in cui ha spinto con continuità, trovando anche l’assist per Zaccagni nel gol del vantaggio. Come il resto della squadra meno bene nella ripresa, in cui a tratti ha sofferto la vitalità di Di Mariano.

CARACCIOLO 5,5. Prezioso sulle palle sporche e per un paio di interventi in area su palloni diventati pericolosi, come al 40’ quando su una conclusione di Schiavone ribattuta in area da Marrone, ha anticipato Litteri. Ma sull’episodio decisivo del gol di Di Mariano poteva e doveva fare meglio.

MARRONE 5,5. Da centrocampista impiegato nella coppia centrale aggiunge qualità alla partenza dell’azione, ma a livello difensivo nonostante qualche buona chiusura non dà ancora sicurezza. Pizzicato alle spalle da Falzerano nel primo tempo, ha rischiato nella ripresa per un contatto in area con Litteri.

BALKOVEC 5. Molto meno intraprendente di Crescenzi, ha sofferto la vivacità di Falzerano lasciando troppo spazio nella ripresa anche a Bruscagin. Autore di due conclusioni finite distantissime dalla porta di cui non se ne sentiva il bisogno.

HENDERSON 5,5. Meno concreto del solito, talvolta impreciso e con qualche ricamo di troppo. Incide poco soprattutto in fase offensiva dove altre volte aveva fatto la differenza.

COLOMBATTO 6. Molto meglio nel primo tempo, anche se con qualche sbavatura nel palleggio. E’ calato nella ripresa dove a parte un bel cambio di campo sui piedi di Ragusa ha fatto vedere poco del suo fornito repertorio.

ZACCAGNI 6,5. Gol a parte, uno dei pochi che sa andare in verticale assicurando entrambe le fasi (difensiva e offensiva). Il più brillante della mediana, il primo ad uscire.

dal 68’ Dawidowicz 5,5. Il cambio che non ti aspetti a venti minuti dalla fine di una partita da vincere (sull’1-1) contro un avversario di caratura modesta… ma tant’è. Si mette a fare il play senza aggiungere né togliere qualcosa ad una squadra che ha sofferto oltre misura il carattere del Venezia.

RAGUSA 5,5. Un po’ di gamba nel primo quarto d’ora ma poi è andato troppo in orizzontale, saltando poche volte l’uomo. Qualche spunto nella ripresa: nel primo ha sciupato una grossa occasione facendosi chiudere lo specchio della porta da Vicario, nel secondo ha pescato Di Carmine sul secondo palo nell’occasione del palo. Poco lucido in area anche su un pallone capitatogli sui piedi all’82’ e calciato malamente sopra la traversa da ottima posizione.

dal 86’ Tupta s.v.

DI CARMINE 5. Gioca punta centrale con due attaccanti esterni lontani, che non lo aiutano mai, senza dare l’impressione di essere il centravanti boa che aiuta a salire la squadra giocando spalle alla porta. Pochissimo nel vivo del gioco, ha sciupato due occasioni prendendo un palo di testa da un metro e appoggiando nelle mani del portiere un altro colpo di testa da ottima posizione su un’iniziativa di Ragusa.

LARIBI 5. Qualche spunto a macchia di leopardo, in cui lascia solo intravedere giocate e colpi risolutivi. Nel concreto sono più i momenti in cui si estranea rispetto a quelli in cui è nel vivo della partita e sciupa con un colpo di testa debole, da pochi metri, il match point già alla fine del primo tempo.

dal 80’ Cissè s.v. Se le intenzioni di Grosso erano quelle di vincere la partita e non di contenere il Venezia, va sottolineato che non ha tirato mai in porta e nei pochi minuti in campo non è stato nemmeno mai pericoloso. Ma se vale la prima, c’è da chiedersi perché non ricorrere ad una punta centrale che ha segnato in carriera 124 gol più di lui (fonte: transfermarkt.it); e in categorie decisamente superiori.

GROSSO 4,5. Gestione poco lucida (dall’esclusione iniziale di Pazzini, al cambio di Zaccagni, al mancato ingresso nella ripresa ancora di Pazzini) di una gara in cui il Verona avrebbe dovuto vincere per manifesta superiorità, e invece ha sofferto oltre ogni logica un avversario tecnicamente modesto ma con molto più carattere e molta più voglia di strappare il risultato. Un Verona prevedibile, che concede sempre qualcosa dietro e che ancora una volta (per scelta tecnica) ha regalato all’avversario il miglior attaccante della categoria. Anche quando, verso la fine, la partita bisognava strapparla via con i denti buttando palla nell’area avversaria. Un punto nelle ultime tre partite, per quella che ragionevolmente dovrebbe essere la corazzata del campionato,  non può essere considerato un buon punto.

ABBATTISTA 6. Di manica larga su un paio di episodi dubbi accaduti nell’area del Verona, porta a casa con discreta personalità una partita complicata dalle condizioni meteo e del terreno di gioco. Da rivedere l’azione in chiusura di primo tempo che ha visto Di Carmine fermato a due passi da Vicario, dopo un pallone recuperato (pare in maniera regolare) da Ragusa in pressing su Domizzi.

 

 

06
ott 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-LECCE

SILVESTRI 6+. Un miracolo a tempo (su un colpo di testa di Tabanelli nel primo, nel faccia a faccia con Palombi nel secondo) ad evitare un passivo ancora più pesante.

 

CRESCENZI 5. Ha lavorato bene davanti ma malissimo dietro, anche per la scarsa copertura degli esterni offensivi. Scherzato da Mancosu in occasione del primo gol del Lecce.

 

MARRONE 5. Senza Caracciolo ha fatto il punto di riferimento in un ruolo in cui non riesce a far emergere le proprie qualità. Un paio di chiusure importanti (su Calderoni alla fine del primo tempo e su La Mantia al quarto d’ora della ripresa), un paio di lanci in verticale su Pazzini e un colpo di testa da angolo di poco alto sulla traversa. Ma dentro l’area di rigore spesso è un disastro, vedere la facilità disarmante con cui lo salta via Palombi a dieci minuti dalla fine.

 

EMPERUR 5. Uno dei debuttanti dal primo minuto che non ha convinto. E i maggiori pericoli nel primo tempo il Lecce li ha creati in fotocopia proprio nella sua zona di competenza (l’occasione di Tabanelli e il gol di La Mantia).

 

EGUELFI 5. E’ riuscito nell’impresa quasi impossibile di far rimpiangere Souprayen. Era la prima, speriamo che le prossime siano (molto) migliori.

 

dal 74’ Ragusa 5. Inizia con due palle perse consecutive e il suo quarto d’ora è tutto li.

 

DAWIDOWICZ 4,5. Due colpi di testa da azione d’angolo nell’area del Lecce (peraltro senza prendere la porta) le uniche due cose buone della sua partita. Impreciso nel palleggio, ha coperto poco, si è fatto scappar via La Mantia in occasione dello 0-1. Molto deludente.

 

COLOMBATTO 4,5. La fotografia della sua partita è l’ultima punizione, calciata malissimo. La brutta copia del giocatore che ha impressionato a Crotone. Urge riscatto.

 

MATOS 6+. A volte troppo frenetico e impreciso nell’ultimo passaggio. Ma c’è stato un Verona prima dell’infortunio di Matos e uno dopo. E il primo è stato nettamente migliore.

 

dal 39’ Cissè 4,5. Esterno o vicino a Pazzini sembra li per caso.

 

LARIBI 5. Di gran lunga il più pericoloso del Verona ma sbaglia un rigore in movimento al 14’ e sceglie la soluzione più difficile al 20’ quando era riuscito a bucare la difesa su un pallone “bucato” da Pazzini. Poi, come altre volte, per recuperare dagli errori ha voluto strafare uscendo a poco a poco dalla partita e ritrovandosi solo nella parte finale del secondo tempo. Occasioni, le prime due, che se sfruttate avrebbero probabilmente incanalato la partita su binari diversi.

 

LEE 4,5. Corre tanto ma non crea un pericolo e non aiuta in copertura. La cosa più utile è stata l’ammonizione dopo 11’ quando ha bloccato con un fallo tattico una pericolosa ripartenza degli ospiti.

 

dal 56’ Zaccagni 5. Ha provato un paio di trenate per scuotere la squadra ma è imperdonabile quando guarda calciare Mancosu dal limite il pallone del 2-0 senza portare un minimo di pressione.

 

PAZZINI 5. Cercato solo in verticale, abbandonato in area, ci ha provato ma stavolta non ci è riuscito. E il guizzo giusto gli è stato annullato per un dubbio (molto dubbio) fuorigioco.

 

GROSSO 4,5. Ennesima rotazione dell’11 titolare che non porta a nulla, s’incarta nei cambi come a Salerno rinunciando a Di Carmine insieme a Pazzini anche sotto di due gol in casa per tenere in campo attaccanti esterni che non creano pericoli alla porta di Vigorito. Verona che continua ad avere lacune nella fase difensiva e che guarda troppo l’avversario, senza portare mai pressione sulla palla. Sconfitta che fa suonare un campanello d’allarme. Venezia (il 21) sarà già una gara spartiacque.

 

ARBITRO Massimi 4. Resta il dubbio su tre situazioni nell’area del Lecce in cui il Verona ha reclamato il rigore e sul fuorigioco che toglie il 2-1 finale a Pazzini (che dalla tv sembra non esserci).

 

 

 

 

 

 

26
set 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-SPEZIA

SILVESTRI 6,5. Un intervento decisivo a dieci minuti dalla fine su Mora, disinnescata dopo la ribattuta dal fuorigioco di Gyasi. Ma era stato bravo anche all’inizio, su Okereke. In generale dà sicurezza alla difesa.

 

CRESCENZI 6,5. Generosità allo stato puro anche a destra, tanto da finire con i crampi. Un po’ in difficoltà all’inizio ma è venuto fuori alla distanza, usando la sua dote principale: la corsa.

 

MARRONE 5,5. Fa quel che può, ma è fuori posizione sul gol di Bidaoui e più in generale conferma tutte le perplessità dell’impiego in un ruolo che alla quinta giornata ancora non gli appartiene.

 

CARACCIOLO 6,5. Regge il reparto, facendo anche per due; come quando al 36’ va a chiudere dentro l’area sull’occasione di Okereke con Marrone preso in mezzo dall’uno-due dell’attacco ospite. Prova di spessore.

 

BALKOVEC 6-. Era partito bene, con un bello spunto al 20’ in cui è arrivato davanti a Manfredini. Poi, complice la mancanza del passo gara si è spento, limitandosi al compitino e a girar palla dietro nel palleggio.

 

GUSTAFSON 5. Penalizzato dalla mancanza di condizione. Ha girato a vuoto per più di mezzora, sbagliando anche appoggi semplici. Un leggero miglioramento nella ripresa ma una partita in cui proprio non ha lasciato il segno.

 

dal 60’ Zaccagni 7. Appena entrato regala una punizione dai 20 metri allo Spezia che poteva costar cara, ma subito dopo ha tolto sicurezza al centrocampo ospite con un paio di percussioni centrali che hanno lasciato il segno. Fino al gol, pesantissimo, a chiudere sul secondo palo nel cuore dell’area una bella giocata nata sull’asse Crescenzi-Matos.

 

COLOMBATTO 6+. Meno offensivo e più regista rispetto a Crotone, in una partita in cui Marino lo ha individuato come la fonte del gioco del Verona, appiccicandogli addosso Okereke per contenerne il palleggio. Pur con qualche errore prova non da stropicciarsi gli occhi ma di sostanza.

 

HENDERSON 6-. Anche se con poca lucidità e con qualche errore nel palleggio resta uno dei punti fermi del nuovo centrocampo del Verona. Ha retto, con molta fatica.

 

dal 85’ Calvano s.v.

 

MATOS 7+. Vede la porta e fa vedere la luce al Verona in un momento difficilissimo, sotto di un gol e con l’inerzia della gara dalla parte dello Spezia. Al posto giusto al momento giusto sull’iniziativa di Pazzini ribadita in rete con la complicità di Manfredini, generoso in qualche rientro, ma anche l’assist finale per Zaccagni. Questa volta decisivo.

 

PAZZINI 6. Ha cercato qualche sponda ma non ne ha trovate e allora sotto di un gol si è inventato l’azione personale che ha portato al pareggio di Matos. Importante anche a mezzo servizio.

 

dal 66’ Tupta 6-. Bravissimo nel crearsi in pieno recupero la palla del 3-1 da un rilancio di Silvestri… ma poi le occasioni bisogna concretizzarle. E su questo bisogna ancora lavorare.

 

LARIBI 5. Fuori dalla partita, prestazione molto deludente.

 

GROSSO 6,5. Marino aveva trovato le mosse giuste per metterlo in difficoltà, ma l’ha girata dalla panchina venendo a capo di una partita sporca, che ha confermato la complessità dei turni infrasettimanali e di quel turnover in cui il Verona non ha ritrovato le stesse certezze di Crotone.

Per questo sono tre punti ancora più importanti e ancora più pesanti.

 

ARBITRO Marini 5,5. Qualche dubbio su intervento al limite dell’area su Crescenzi due minuti prima del gol di Zaccagni e sul mancato secondo giallo a Crimi nel recupero.

22
set 2018
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IL PAGELLONE DI CROTONE-H.VERONA

SILVESTRI 6+. Bene tranne che nell’occasione del gol di Firenze, su cui poteva fare meglio. Un intervento importante su un colpo di testa di Faraoni nel primo tempo e prezioso poi nel recupero, con due interventi, uno plastico in presa e un’uscita di pugno, a tamponare gli ultimi assalti dei padroni di casa.

 

ALMICI 6. Molto coperto, anche perché dalle sue parti agiva un brutto cliente come Martella. Ha fatto muro dietro usando più la spada che il fioretto. Evitabile il giallo preso per un intervento scomposto lontanissimo dalla porta.

 

CARACCIOLO 6+. Partita attenta, un giallo evitabile per un intervento fuori tempo lontano dalla porta su Nalini e una puntata offensiva pericolosa proprio all’inizio del secondo tempo, disinnescata con qualche brivido da Festa. Qualche imbarazzo della linea difensiva sulle incursioni di Faraoni nel primo tempo.

 

MARRONE 6-. Qualche buona lettura nelle coperture e la disponibilità ad accettare un ruolo che non ne mette in risalto le qualità migliori. Poco a suo agio quando ha dovuto fare il difensore dentro l’area di rigore.

 

CRESCENZI 6+. Sempre sotto pressione nella fascia scelta dal Crotone per attaccare, con Faraoni troppo libero specie nel primo tempo di mettere dentro l’area palloni potenzialmente pericolosi. Nonostante questo si è fatto anche vedere nella metà campo avversaria, confermando la quantità come dote migliore.

 

DAWIDOWICZ 6. Ha dato sostanza e solidità al centrocampo facendo quello che doveva, anche se qualche errore nel palleggio poteva costare caro.

 

HENDERSON 7. Lavoratore oscuro che cresce di partita in partita; ordinato nel tenere la posizione, tanti palloni recuperati ma anche l’attacco all’area di rigore nell’occasione del primo gol, a sfruttare il tiro in porta riuscito male e diventato assist di Laribi.

 

MATOS 6. Ha dato il suo contributo, anche se ha inciso pochissimo nel primo tempo. Meglio nel secondo con qualche break che ha messo in difficoltà la compassata linea difensiva del Crotone e l’intuizione per Tupta nell’azione del 2-0. Vedesse anche la porta…

 

dal 79’ Lee s.v.

 

COLOMBATTO 7. Ordinato e molto aggressivo: attaccante aggiunto in più situazioni in cui ha saputo entrare dentro l’area di rigore per concludere l’azione, ma anche capace di allargarsi a sinistra, quasi da esterno. Cresce gara dopo gara e dimostra di avere la qualità di adattarsi al ruolo che volta per volta gli disegna l’allenatore.

 

LARIBI 6-. Ha avuto tanto spazio per andare, soprattutto nel primo tempo, ma ha inciso pochissimo, sciupando due ottime occasioni con altrettanti passaggi al portiere da dentro l’area di rigore tra il 16’ e il 17’ del primo tempo. Disponibile a qualche rientro su Faraoni solo dopo la mezzora, si è un po’ riacceso ad inizio ripresa quando ha scaldato le mani a Festa. E’ entrato anche nell’azione del secondo gol ma nel complesso era lecito aspettarsi molto di più.

 

dal 61’ Ragusa 6. Un paio di strappi apprezzabili per volontà e gamba e per ritrovare la condizione.

 

TUPTA 6,5. Al debutto da titolare in serie B ha creato da solo due-tre occasioni in cui ha dimostrato velocità, movenze da attaccante e personalità nell’andare alla conclusione. Gli è mancato il gol, sfiorato con il palo interno nell’azione che ha portato il 2-0 di Colombatto ma nonostante gli errori alla conclusione ha dimostrato di essere un’ulteriore alternativa per il ruolo di attaccante centrale.

 

dal 69’ Cissè 6. Ha messo il fisico e quel poco di condizione che aveva da mettere in campo per difendere il vantaggio, dimostrando che quella di Tupta era comunque una scelta obbligata.

 

GROSSO 7. Scelte offensive obbligate, atteggiamento molto positivo, Verona che è andato per fare e ha fatto la partita in casa di una diretta concorrente per la promozione. La migliore da quando è a Verona.

 

ARBITRO Sacchi 6. Partita che è sfilata via senza troppi problemi nonostante qualche momento di tensione per un paio di situazioni che hanno coinvolto Benali prima con Dawidovicz e poi con Lee.

16
set 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-CARPI

SILVESTRI 6-. Bene in un paio di interventi, molto meno sul gol di Poli.

 

ALMICI 6. Spinge, a volte da attaccante aggiunto quando un paio di volte va a chiudere l’azione sul palo prendendosi gli spazi lasciati da Matos. Poco impegnato nella fase difensiva.

 

CARACCIOLO 6. Meno dell’ordinaria amministrazione in una partita dove la linea difensiva è stata spesso a guardare o coinvolta solo nel palleggio, con però un paio di imbarazzi da palla ferma e un gol molto simile a quello preso col Padova.

 

MARRONE 6-. Una disattenzione pericolosa nel primo tempo, con la palla regalata a Jelenic sui trenta metri. Per il resto anche lui poco sollecitato.

 

CRESCENZI 6+. Corsa, generosità ma anche un po’ di confusione. Il più per il rigore procurato.

 

dal 84’ Balkovec s.v.

 

HENDERSON 6,5. L’uno-due riuscito sul gol di Laribi, un altro paio di palloni giocati bene in profondità, più presenza. Un passo avanti notevole rispetto al Padova.

 

COLOMBATTO 6+.  Ordinato in regia, efficace nella fase di disturbo. Disponibile anche da interno di centrocampo dopo l’ingresso di Dawidowicz.

 

ZACCAGNI 6. Buona gamba, qualche accellerazione in un centrocampo che senza troppa fatica ha sovrastato quello dell’avversario.

 

dal 66’ Dawidowicz 6. Potenza ma anche progressione. Lascia intravedere buone qualità che potranno essere utili sia per il centrocampo che per il reparto difensivo.

 

MATOS 6-. Si è procurato il secondo rigore ma ha anche sciupato un’occasione clamorosa per il gol personale su una splendida imbeccata di Laribi. Tanto movimento, poca concretezza.

 

PAZZINI 7,5. In campo per l’infortunio di Di Carmine ha portato spessore, personalità, carattere. Rigori e gol su azione a parte non solo ha dimostrato che ci sta, ma anche che in serie B fa ancora la differenza.

 

LARIBI 7. Mette in mostra i colpi del suo repertorio, segnando il primo gol e sfornando due o tre giocate importanti fuori e dentro l’area di rigore. Talvolta poco continuo o poco cattivo nelle conclusioni, ma la qualità non gli fa difetto.

 

dal 79’ Lee s.v.

 

GROSSO 6. Risultato più che gioco, ma vittoria che dà tranquillità e permette di lavorare nelle migliori condizioni contro un avversario modesto e arrendevole. Adesso sarà ancora più difficile non provare a far giocare insieme Pazzini e Di Carmine, dopo una gara che dovrebbe comunque aver cambiato le gerarchie degli attaccanti.

 

ARBITRO VOLPI 5,5. Rigori tanto ingenui quanto netti, grazia Mbaye dalla doccia anticipata per una gomitata a Pazzini. Da rivedere il 5-1 annullato sull’ultima azione di gioco.

26
ago 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-PADOVA

SILVESTRI 6+. Impreciso solo verso il finale su un cross di Contessa dalla sinistra. Per il resto buone letture e una parata importante su Capello nel primo tempo dopo un errore di Henderson.

 

ALMICI 6,5. Bene nei calci da fermo: un gran gol su punizione e un altro paio di palloni messi bene in area da fermo. Rivedibile (parecchio) in fase difensiva.

 

CARACCIOLO 6. Il più pericoloso del Verona, con due buone occasioni non sfruttate a dovere nell’area avversaria . Bene nell’applicazione del fuorigioco, in una difesa che ha mostrato però molte lacune.

 

MARRONE 5. Tanto mestiere ma non è un centrale difensivo, almeno a 4. Si perde Ravanelli nell’occasione del pari, poco anche in fase di impostazione.

 

CRESCENZI 5. Una conclusione velleitaria per le statistiche in una partita con molta corsa ma poca qualità. E una condizione che lo ha penalizzato nel secondo tempo, quando per la stanchezza ha rischiato qualcosa.

 

HENDERSON 5. Impreciso e macchinoso. Errori a ripetizione. Speriamo sia solo un problema di condizione.

 

dal 57’ Zaccagni 6. Ha portato un po’ più di vivacità ad un centrocampo spento.

 

COLOMBATTO 5,5. Bisoli l’ha annullato per un’ora, marcandolo a uomo in un primo tempo costellato di errori. E’ uscito nel finale, quando il Padova è calato. Troppo poco.

 

LARIBI 5+. Poco, troppo poco per un giocatore che in B dovrebbe fare la differenza. Primo tempo da dimenticare, un po’ meglio verso la fine quando ha navigato tra le linee facendo l’unica cosa degna di nota: quel tiro all’83’ che ha chiamato Merelli ad una grande parata. Deve essere più coinvolto e più dentro la partita.

 

RAGUSA 5. Non è giocando in orizzontale che si può innescare un giocatore che ha corsa e profondità nelle sue caratteristiche. Si è speso in diversi rientri, specie nel primo tempo, ma non ha mai tolto pericolosità a Contessa e non è mai stato pericoloso lui.

 

dal 56’ Gustafson 6+. Solido e concreto, l’esatto contrario del centrocampo del primo tempo.

 

DI CARMINE 5+. Mai servito, mai coinvolto, mai pericoloso. Vittima di una squadra spenta e senza gioco. Si procura la punizione del gol e fa la sponda per Pazzini all’ultimo. Ma Grosso e la squadra devono aiutarlo molto di più.

 

MATOS 5. 84’ minuti di nulla.

 

dall’84’ Pazzini 6+. Regalato all’avversario per scelta tecnica. Inventa l’unica vera occasione della partita quando per disperazione si butta una palla in verticale, ma Merelli e il palo gli hanno detto di no.

 

GROSSO 4,5. Verona lento, senza idee e senza gioco per 70’, capace di uscire solo quando il Padova è calato. Inspiegabili (visto anche il risultato) i pochi minuti riservati a Pazzini. Buon lavoro.

 

Arbitro: Forneau 5. Grazia il Verona sul 1-2 di Bonazzoli, che col Var sarebbe stato gol e Crescenzi, per un paio di blocchi nel secondo tempo che potevano valere il giallo. Non sempre puntuale nella gestione dei falli.

13
lug 2018
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7.074

SALTO NEL VUOTO (NONOSTANTE I PARACADUTE)

Decifrare l’indecifrabile è impresa impossibile. Per questo l’ultimo campionato del Verona anche a mesi di distanza non ha spiegazioni logiche. Una stagione miserrima dal punto di vista del risultato sportivo, la peggiore di sempre. Risultati che hanno allontanato i tifosi, prestazioni che hanno fatto perdere la passione a molti irriducibili; come si evince dall’andamento della nuova campagna abbonamenti.

Ma anche sotto il profilo economico è stato un autentico disastro. Setti ha più volte ricordato come non ci fosse nessun vantaggio nel retrocedere perché le entrate per i diritti sportivi in serie A erano di gran lunga superiori allo scandaloso paracadute (giusto per precisare… scandaloso perché il calcio ha introdotto nello sport qualcosa di inconcepibile: il premio a perdere…) poi entrato nelle casse del Verona. Ma allora ancora oggi ci si chiede il perché di tante cose viste lo scorso anno: perché tenere Pecchia contro tutto e contro tutti, perché non essersi giocati quell’ultima carta del cambio di allenatore, perché quel mercato di gennaio, che ha indebolito una squadra già debole e spenta, perché far fuori in quella maniera Pazzini; per prendere due giocatori non adeguati ad una squadra in cui serviva la punta per far gol e vincere le partite.

Ma se non aveva una spiegazione logica quella stagione, ancor meno – almeno in questo momento, siamo al 13 di luglio – meno ancora sembra averne questa appena partita. Il paracadute (il secondo in tre anni) avrebbe dovuto portare alla società un grande vantaggio: non tanto quello di far quadrare bilanci che ci dicono con fermezza essere lindi da tempo (e se non ci sono motivi per sostenere il contrario, non ci sono nemmeno motivi del perchè non dovrebbero esserlo), ma quello di poter fare il mercato scegliendo, comandando; dall’alto di una forza economica data non dalle possibilità personali dei presidenti, ma proprio da quegli introiti derivanti dalla retrocessione, che le altre squadre di B non possono avere.

E invece di colpi, di giocatori che potessero risollevare l’entusiasmo, dare prospettive (sempre per il momento) non se n’è visto neanche uno. Dopo non aver cambiato un allenatore perdente mesi prima della retrocessione forse anche per non buttar via inutili denari (?), il Verona ha preso – pagandone una clausola liberatoria – non un vincente o un tecnico esperto della categoria con promozioni alle spalle, ma l’ennesima scommessa, l’amico dell’amico. Un tecnico giovane, con la voglia di emergere (com’era Pecchia peraltro), ma che ha fallito l’anno scorso con un Bari che nella rosa, nei contratti, nell’esperienza dei giocatori più importanti, era sicuramente più avanti della squadra che allenerà quest’anno.

Dal Bari il paracadute avrebbe permesso di prendere Galano o Anderson o Sabelli, i veri uomini mercato di quella squadra. Quelli che hanno portato Grosso e il Bari ai playoff… invece è arrivato l’ennesimo comprimario, Cissè, la cui storia – anche recente – non è quella di un titolare vincente ma di un buon gregario. La speranza è che Cissè inverta la rotta e faccia a Verona dieci gol e il miglior campionato di sempre, ma perché sempre scommesse?

Altra cosa che stride è l’aver confermato quella linea che ha prodotto il campionato peggiore di sempre. Non è un caso se il direttore sportivo precedente, elogiato da Setti nonostante il disastroso bilancio sportivo e i 25 punti dello scorso anno, sia stato sostituito con il suo più stretto e fidato collaboratore. Ripercorrendo alcuni profili già sentiti e seguiti e la linea dei prestiti secchi (?) o dei parametri zero (p.s. il milione e spiccioli che arriveranno dalla cessione di Jorginho al Chelsea non è frutto di lungimiranza o capacità particolari, ma del contributo di solidarietà previsto dal regolamento Fifa).

E poi c’è il resto: l’affare Mantova (qualcuno dovrebbe spiegare quali vantaggi ha il Verona, società di B con ambizioni di tornare nella massima serie, a far crescere i propri giovani tra i dilettanti), la clamorosa levata di scudi di Setti contro il taglio al paracadute (sostenuta anche da taluni sui social), come se 20 milioni anziché 25 fossero il male dell’Hellas o la scusa per non essere competitivo sin da subito per la promozione. Che non può che essere l’unico obiettivo. Levata di scudi mai vista con gli stessi toni quando lo scorso anno il Verona retrocedeva vergognosamente in serie B, dopo mercati al ribasso, partite da cavare il fiato e parole (tante, troppe…) nel vuoto.

A Grosso e ai suoi (nuovi) collaboratori, ai giocatori in cerca di riscatto, quelli che sono retrocessi, quelli arrivati e che arriveranno, il più sincero in bocca al lupo sperando che davanti a tutto ci sia come sempre dovrebbe essere IL Verona. E il peso di un’impresa sportiva che non dovrebbe poi essere tale, perché le possibilità di manovra paiono ampissime. E se non è così, qualcuno spieghi allora perché squadre tanto deboli e mediocri sul campo siano costate a tal punto dall’annullare paracadute e plusvalenze, che a Verona sembrano servire sempre per coprire le gestioni precedenti e mai per impostare un futuro vincente.

19
mag 2018
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L’ULTIMO PAGELLONE

SETTI 2. Una volta c’era la P&P di Pastorello, che portava a Verona solo giocatori della propria scuderia. Oggi c’è quella di Setti – nella poco edificante versione Plusvalenze&Paracadute. Scommesse perse, scelte sbagliate, confusione a tutti i livelli comunicativi. Mercati non all’altezza, con l’impresa al contrario di gennaio, dove si è peggiorata la peggior squadra mai vista in serie A a Verona. L’importante è il bilancio, la sua parola d’ordine, ma era il risultato sportivo a garantire maggiori introiti dai diritti. Colpa di Sogliano, un’altra perla. Quello che portò Iturbe, Sala, Ionita, Gollini, che reinventa Toni e porta Cacia in serie B. Quello dei 46 punti (allenatore Mandorlini), vendendo Jorginho a gennaio. E non una parola sulle gestioni Bigon, Gardini (che ha lasciato in eredità Barresi), Fusco, che ha lavorato benissimo, ma che ha prodotto i 25 miseri punti di questo avvilente campionato. E poi Pecchia tenuto fino alla fine contro tutto e contro tutti. Parafulmine ideale ma la peggior scelta a livello sportivo e di ambiente. Un mistero superiore ai segreti di Fatima.
Il vero problema? Ripartire con le stesse idee e con le stesse teste che hanno prodotto la peggior stagione di sempre della (gloriosa) storia dell’Hellas Verona.

FUSCO 2. Da Cassano a Cerci, al caso Pazzini, passato in un’estate da punto fermo a problema. A quel mercato fatto al risparmio raccontato con la presunzione di chi la sa più di te, al voler negare l’evidenza di giocatori non all’altezza e non da categoria. Buchel, Souprayen (che raccontava come affidabile persino da difensore centrale), Nicolas, Hertaux fino a Petkovic e Matos le tante scommesse perse di una stagione fallimentare, conclusa prima del fischio e dei fischi finali; che andavano condivisi e non dimissionati.

BARRESI 2. Direttore operativo con la mantella magica di Harry Potter, quella che rende invisibili anche in assenza di pari grado in società. Non un’assunzione di responsabilità, non una dichiarazione di peso, a parte le innumerevoli inaugurazioni dell’antistadio. Dirigente dietro le quinte anche quando davanti non c’era più Fusco e la società abbisognava di rumorose presenze, non di silenziose assenze.

STAFF MEDICO 2. Non si era mai visto un giocatore che sulla tv ufficiale lamentasse di essere stato curato male da un infortunio muscolare. Incolpando i medici per la lunghezza dei tempi di recupero. E’ capitato quest’anno: fonte attendibile Alessio Cerci. A cui si aggiunge l’altrettanto poco edificante caso Albertazzi.

PECCHIA – STAFF TECNICO 2. Parlano i risultati: 27 sconfitte in 38 partite, 13 partite perse (su 19) al Bentegodi, 30 gol fatti (penultimo attacco) e 78 subiti (seconda peggior difesa), 25 punti… meno di 3 al mese, una decina in meno del Crotone o della Spal. Aveva la peggior squadra del campionato, ulteriormente peggiorata a gennaio. Uno staff inesperto come lui; ma ha avallato tutto. Rendendosi complice (non responsabile principale) di una distruzione sportiva senza precedenti, con giovani mandati allo sbaraglio o che restano da costruire anche dopo 30 e più presenze in serie A, difensori diventati improvvisamente attaccanti, moduli e ruoli cambiati con la stessa frequenza del tempo a Londra. Una gestione che per la disaffezione che ha provocato, rischia di pesare anche nei mesi a venire.

13
mag 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-UDINESE

SETTI, SOCIETA’, ALLENATORE, GIOCATORI.

Quella con l’Udinese è stata la tredicesima sconfitta in casa (su diciannove partite): nessuno, nemmeno il Benevento (12), ha fatto peggio.

Ventisei sconfitte su trentasette partite, settantasei gol presi, solo ventinove fatti (peggior attacco insieme al Sassuolo).

Setti disse che il Verona avrebbe lottato fino alla fine, non è successo.

La storia dell’Hellas imponeva orgoglio e dignità anche nel retrocedere: non c’è stato né uno né l’altro.

Tante parole, zero fatti. E il peggior campionato in A della gloriosa storia del Verona.

VOTO 2.