15
dic 2018
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26

NUOVO TOPIC…

Domani.

Di sicuro sarà molto “easy”.

Suggerimento: ripassate le vostre conoscenze musicali, cinematografie e… “letterarie”.

Ovviamente ho a disposizione solo il titolo, poi vediamo cosa esce dalla mia zucca.

 

30
nov 2018
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1.309

TOPIC FLASHES

1°) Tranne Mozart, al mondo nessuno nasce “IMPARATO”, è possibile sapere allora perchè mai lo stato deve aspettare 2/3 anni prima che una buona parte del governo, specialmente quelli che cavalcano le stelle, imparino (studino) da che parte si comincia a leggere un dossier, e sono pure lautamente pagati per farlo.

Ho detto una “parte” perchè l’altra governa da anni regioni e città e qualcosa sa.

 

Adesso uno più serio e sociologico.

2°) Sapete come viene rappresentatata la sessualità in generale nelle diverse parti del mondo?

La rappresentazione più vera, dando al concetto di “verità” quello che purtroppo è usato oggi, è la Pornografia.

10
nov 2018
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1.595

FAHRENHEIT 451. E DOPO? FAHRENHEIT 451 O GIU’ DI LI’…

Diciamo che a chi detiene il potere politico, il SAPERE, anche la semplice CONOSCENZA, specie se trasmessi ad altri, stanno sulle palle?

Massì diciamolo e penso che a nessuno dei pochi frequentatori di questo spazietto sia necessario spiegarne il motivo (non ho usato il termine “ragione” perchè ragione non c’è o forse chi lo sa “soffiata” nel vento sarà).

Mi ero impegnato a fare un Topic leggerino e manterrò la parola.

Ho dovuto quindi pensare ad un Paese/Nazione dove non esistono più i Cinema, i Teatri, le Biblioteche e i Musei, Internet, Registratori (tranne quelli di cassa n.d.g), dove i programmi scolastici sono tutti uguali e revisionati, la Scuola è unica e i libri di testo devono essere il più possibilmente manuali tecnici, Radio e TV ipercontrollati (alla Orwell).

Tuttavia, ambendo il Paese in questione al titolo di “democratico”, sono ammessi i “giornali” (?!?).

Il “giornale sarà costituito da un unico foglio, formato A3, scritto solo “in bianca” e non “in volta” (retro), con i seguenti vincoli: 3/5 dello spazio dovrà essere cronaca sportiva, 1/5 dedicato ai necrologi (anche se su questo tema si è aperta una forte discussione all’interno della coalizione, perchè qualcuno ha suggerito che nel nostro Paese non si dovrebbe morire, e comunque non in un modo così platealmente documentato).

Il residuo quinto di spazio sarà dedicato tassativamente alla Cronaca di altri Paesi, che potrai conoscere solo alla Radio e alla TV (controllate), dai dai che spazio ce n’è e non cominciamo a fare i piangina

Alla fine è passata una mozione di maggioranza (risicata) che sanciva la necessità di offrire anche “altro” per ambire al titolo di “democrazia”

Ecco la disposizione tassativa:

Ogni nucleo famigliare costituito  – volevano lasciar fuori i single i furbetti, per forzarli a sposarsi e a “cunellare” (licenza poetica che sta per figliare) – potrà possedere esclusivamente QUESTI OGGETTI CULTURALI (definiti pseudo-pornografici)

1) DUE RIPRODUZIONI DI QUADRI (molto suggerito il Teomondo Scrofalo, poi vedi tu);

2) DUE RAPPRESENTAZIONI SCULTOREE (formato mignon, ma chi può permetterselo anche in grandezza naturale);

3)  DUE LIBRI (molto suggerito Biancaneve e i sette Nani anche per un possibile “abbinamento” con le sculture… occhio!)

4) DUE FILM (molto suggerito il Barbarossa di Martinelli che al botteghino è andato malaccio, poi vedi tu)

5) DUE DVD MUSICALI (e qui non sono arrivati suggerimenti per evidente incompetenza, almeno credo),

Molta attenzione va prestata a regole ferree con punizioni da brivido:

a) è fatto assoluto divieto di scambio!

b) divieto assoluto di esposizione a chi non appartiene al nucleo famigliare: arriva l’idraulico, l’elettricista, un amico tutte 10 le “concessioni” vanno velate tipo NIQAB

c) divieto di narrazione, velata descrizione di ciò che ti è stato concesso;

d) divieto del giochino di società durante le feste di mimare i film in tuo possesso;

e) divieto di canticchiare fischiettare fuori casa la tua musica  e comunque anche in casa a bassa bassa voce.

Esiste un NODO IRRISOLTO E IRRISOLVIBILE perchè, tutto quanto sopra premesso, se decidi di metter su famiglia, NON PUOI DISCUTERE su cosa scegliere. Tu puoi mostrare “il tuo gioiello under slip e lei la sua”, ma MAI le concessioni “democratiche” che ti hanno offerto.

Credo che come soluzione non resti che il testa o croce.

E adesso avanti con le vostre scelte o popolo dei colti!

Nonostante tutto IO, IO NON RINUNCERO’ alle mie scelte.

31
ott 2018
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1.185

LAUREATO? PENSO DI SI. DISCIPLINA? NON TANTA.FACOLTA’?! BUFALOGIA.SETTORE LATTICINI QUINDI? NO, INVENTO BUFALE…

Massì chettì freca di collegare Lione e Torino e poi attraverso i nodi ferroviari di scambio guadagnare 2 o tre giorni per il trasporto merci verso l’Est Europa (e non solo).

La Democrazia non è un elastico: la DEMOCRAZIA E’.

Si faranno tante piste ciclabili e stupendi sentieri, ma traguardando il lungo periodo, in Economia si fa soprattutto così per le infrastrutture, ho la netta sensazione che il Piemonte soprattutto e l’Italia al seguito, abbia fatto “Harakiri”.

Però il lavoro crescerà (?!?): secondo le statistiche dell’ I.I.I.I. , il settore bufalogico che oggi occupa undicimilionisettecentociquantasettemila, 03 operativi, è dato in forte espansione e si pensa che assorbirà i posti di lavoro che si perderanno per la DECRESCITA FELICE, quindi perchè preoccuparsi, non dovrei farlo io che non penso di avere ancora decenni di vita, eppure sono fortemente preoccupato.

Chi pagherà i bufalisti non è dato sapere, anche perchè pare abbiano un doppio/triplo lavoro.

E poi VI resta sempre Giggino, che dopo la citazione dell’arma efficace della “TESTUDO ROMANA” per tenere incollati i suoi dissidenti interni, calmerà il popolo piemontese garantendo che lui e Toninelli (the ghost), stanno studiando come fece Annibale a traversare le alpi con gli elefanti.

Et voilà, così abbiamo risolto anche l’economia commerciale del Piemonte a dorso dei mammiferi proboscidati.

No, purtroppo no, quella turistica pare proprio di no, per una sorta di strana ed incomprensibile avversione degli europei a viaggiare a dorso d’elefante.

Ma non tutto è perduto, tranne l’onore!, terminato lo studio, Giggino e Toninelli (the ghost), lo brevetteranno ed andranno a proporlo alle popolazioni dell’India.

Quando si dice competenza e genialità in un tuttuno!

Amen in corner.

19
ott 2018
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HIKIKOMORI

Ho preso in prestito il termine hikikomori, che in realtà connota da tempo una malattia sociale giovanile prevalentemente giapponese, per affrontare invece il tema della SOLITUDINE e dell’ISOLAMENTO in coloro che stanno per superare, o lo hanno già fatto, la soglia dei settant’anni.

Credo di avere buon titolo per farlo, e come capita spesso, non posso che partire dalla mia esperienza.

Piaccia o meno questo Blog è così, sebbene io possa avere elementi di studio e di conoscenza appresa da ottimi maestri per parlarne come fenomeno puramente sociologico.

Ho cominciato a rifletterci quando, da 5/6 anni a questa parte, più di un amico, dopo miei lunghi silenzi, si faceva sentirte con un “come stai” telefonico o facendosi “casualmente” trovare vicino a casa mia per vedere se era possibile “bere un bicchiere” (dio come suona male in italiano).

Solo dopo un bel po’di tempo ebbi l’impressione che la loro fosse una lodevole preoccupazione, magari temendo che fossi caduto in una delle varie forme di depressione senile.

In realtà fu l’esigenza di isolarmi prendendo le distanze da un’esistenza che per quasi mezzo secolo era stata PUBBLICA (prima la Politica, poi il sindacato, poi la grande azienda e poi… un po’di clownerie calcistico-televisiva col suo strascico pubblico stadiesco).

Una vita molto intensa, la mia, sempre pensata satura di soddisfazioni fino a quando, non so nè l’evento, nè il periodo, mi assalì un dubbio e un desiderio, non eludibile, di autentica ed onesta rivisitazione di tutto.

Dall’essere stato figlio ingrato rispetto all’amore ricevuto, credente, studente, marito, non credente però riflessivo, amante fedifrago impenitente, professionista e… amico.

Per fare seriamente una rivisitazione/revisione di una cifra di eventi come questi, era necessario starsene in disparte, isolarsi in compagnia (ottimo ossimoro) di vecchie colpe non subito comprese, di errori vissuti come parziali successi, di alcuni amori e sentimenti offerti come dono (?!?!) che in realtà, oggi lo so, hanno creato anche molta sofferenza.

Intendiamoci al meglio possibile, chi intendesse fare un’operazione simile, NON la fa sulle cose palesemente riuscite, ma deve avere testa, cuore e cojoni, adeguati per riflettere su TUTTO il resto.

E se qualcuno dovesse domandarsi il perchè di una operazione di questo genere, risponderei serenamente: è una cosa spesso dolente, talora anche molto, ma mi auguro, anzi lo credo, che al termine (perchè c’è un termine conosciuto?) di un percorso come questo avrò dato un minimo, ma proprio un minimo, di senso cosciente del mio passaggio in queste lande.

Inoltre c’è anche un portato, chiamala conseguenza o effetto, collaterale: si cominciano a capire cose e comportamenti altrui che erano in ombra, e lo stesso vale per film, canzoni, libri, biografie, storie.

Dove TU non sei più il parametro di tutto, ma hai gli strumenti per capire (e mai e poi mai, “a tua insaputa”).

Poi c’è Leopardi.

E pure Manzoni.

12
ott 2018
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14
set 2018
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3.664

THE DARK SIDE OF WEB

Ho appena letto un articolo di giornale su quel ragazzo milanese morto durante un video “gioco” (?!?) che – pare – si chiami “Pass Out Challenge” o “Choking Game”.

Un “gioco” (?!?) che sfida le capacità di andare in “ipossia cerebrale” (riduzione dell’ossigeno nel cervello) per un tot di tempo e poi “rinascere”.

Mi occorre un po’ di tempo per riflettere, ma non so se arriverò ad una qualche conclusione, se mai esiste una “conclusione” a questo tipo di eventi, che sembrano confermare sempre più la difficoltà, specie nei giovani, a sostenere un’esistenza normale, complessa e difficile, ma normale.

Igor Maj aveva 14 anni.

Sto tentando, con immensa fatica, di ricordarmi cosa pensavo a quell’età.

Ricordo tuttavia che negli anno ’70 o ’80 esisteva, anche senza il “dark web”, un gioco (??) che consisteva nel mettersi un sacchetto di plastica attorno alla testa e consumare l’ossigeno fino a quando “l’ipossia” arrivava a stordirti.

Qualcuno morì anche allora, ma la “cosa”, una riflessione, almeno una, non entrò nelle nostre “amene menate” di quei tempi.

Non credo si possa continuare come allora.

Per ora posso solo dichiarare il mio sgomento e la mia impotenza.

03
set 2018
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2.713

IL NOSTRO TEMPO

Non ci sono alternative, le prime furono pre-impostate per tutti.

Era il tempo della pappa e le premurose madri non saltavano un turno, e se erano un po’ in ritardo (solo teorico) cominciavi a rompere i cowlions.

Poi c’erano quelli che le balle le rompevano lo stesso anche se non avevano la bua (dialettale, sta per fastidi di vario genere).

Poi c’era mio fratello che tra i sei e nove mesi, per NOVANTA giorni, si svegliava urlando come un ossesso tra le una e le una e mezza.

E mia madre, tenerissima e superstiziosa, si rivolgeva a me e mio padre con l’inquietante domanda: “Maria Vergine no ‘l g’avarà mia el LUPUS (?!?)…”.

Temeva che fosse nato con la “cattiva luna” e seguisse mentalmente l’ululato notturno dei lupi, che lei bambina udiva al suo paese del Meridione.

Poi i risvegli furono regolati dalla voce suadente della mamma o della nonna.

Sebbene non conoscessero cosa fosse il “ciclo circadiano”, sapevano che ad una certa età bisognava abituare i bambini all’importante ciclo “veglia-sonno”.

Poi, cominciato il tempo scolastico, almeno per me, fu il suono “irresistibile” dell’unica sveglia di casa: un cipollone enorme che perforava i muri maestri di tre stanze, la ricordo ancora come un incubo.

Da bimbo, nei mesi estivi a Rivoli Veronese, feci in tempo ad incontrare un altro tipo di sveglia insopportabile, oggi poi a livelli estremi: Il canto del gallo!

Se qualcuno di voi, nato e cresciuto in città, mi dice che lo trova “uno dei tanti suoni gradevoli della natura”, lo banno.

Inoltre voi “citoyens” non conoscete il vizietto dei galli, no dai, non la copula continua con le petulanti “chickens” pennute da cortile, pensate seri, no, i galli giocano a rimbalzello col loro strozzato urlo con tutti i galli della zona.

E tu, ad un certo punto, cominci a seguirli aspettando involontariamente la loro tempistica,calcolando mentalmente la distanza l’uno dagli altri.

Ho anche una feroce e recente esperienza di ciò.

Passato il tempo, ci fu una sveglia per mio padre ed una per la mia stanza.

La mia aveva un suono così lieve che, metà delle volte era la voce di mia madre con il suo “dai, movete, che te fè tardi a scola e el cafelate l’è sa in taola” a far da supplente.

Il tempo scorse e venne il tempo dell’arredo della prima casa matrimoniale.

Mia moglie di allora, femmina di gran gusto, anche se i soldi erano pochi, decise che nella nostra sobria, ma elegante, camera da letto ci stava benissimo un nuovo tipo di sveglia, la “famigerata (copyright P. Villaggio) sveglia A CARTELLINO…”, dello stesso colore della nostra piccola ed elegante TV della Brionvega (per palati fini).

Ebbe vita breve perchè ricominciò l’effetto “gallo”.

Nessuno di noi si accorse, nell’elegante e vociante negozio di Via Roma, che si sentiva il cartellino dei minuti quando ruotava, ma nella silenziosissima camera da letto sì.

E dopo qualche mese tribolato fu regalata, ma cademmo dalla pentola alle braci: comprammo una Radiosveglia e non potevi mai esere certo di aver scelto il programma giusto per il risveglio, e non era certo gradevole farlo con le notizie di un Giornale Radio, così di primo mattino.

Se non ricordo male decidemmo di comprare una delle prime (costose) sveglie digitali.

Un salto nel tempo e siamo al 2018, da anni l’era dei “telefonini” (smartphones).

Con quelli odierni la scelta del tipo di sveglia telefonica è numericamente e qualitativamente variegata.

Ne ho provate molte, ma da un anno ho scelto una strofa musicale di una canzone che amo e di una band di sicuro “culto” che posterò (perchè su questo testo non è possibile).

Non posso negare che sono curioso di sapere se ne avete scelta una anche voi e quale.

Ma è soprattutto è il vostro rapporto col TEMPO che mi interessa, se mai ne avete uno.

P.S.

Conosco solo uno che qui scrive che non possiede un cellulare.

No, non è uno di quelli della “decrescita tecnologica INFELICE”, infatti ha la sua bella segreteria telefonica che ti accoglie con un assolo del grande John Coltrane.

P.P.S.S.

Molti dormimmo (e dormiamo) a stento, scusa Faber… , abbiate un po’ di pietas anche per noi, non ci divertiamo e non consideriamo il sonno “tempo di vita sprecato”.

 

23
ago 2018
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1.862

PENSIERINI AGOSTINI (sarebbe Agostani, ma manca la rima)

Obbligato per prescrizione medica di muovermi poco da casa, ho cominciato a guardare vecchi film, italiani e non.

Sulla visione di due di loro, forse, e dico forse, con una punta di blasfemia, ho ritenuto, e questo è il “pensierino”, che due grandi film sulla Prima Guerra Mondiale potessero essere “au pair”.

Uno è “Orizzonti di Gloria” (1957) di S. Kubrick e l’altro “La Grande Guerra” (1959) di M. Monicelli.

 

Ovviamente NON E’ un Topic di Cinema, ma di “pensierini” estivi, futili, se non fosse che ormai le disgrazie (fatti, personaggi, propositi) grandi e piccole sono diventate un fiume senza sorgente e senza sbocco.

E’ un Topic senza un filo conduttore, chi vuole si cimenti.

Caldi saluti.

06
ago 2018
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4.202

ERAVAMO IN QUATTRO AMICI IL 02 AGOSTO 1965…

C’era il “Lisander” che, da modesto commesso di merceria, diventò responsabile del Nord Italia di una nota azienda alimentare.

C’era il “Pibel” che, da ragioniere e dopo una laurea tosta, divento Titolare di Cattedra in Matematica in una delle più famose Università del Veneto e d’Italia.

C’era il “Gioba” che, dopo il diploma al Liceo Artistico, per amore di una figlia di un severo e noto padre, si laureò e adesso è un noto progettista di “archi per tetti”.

E poi c’ero io che sono diventato quello che sono, sia per coloro a cui “piaccio” sia per quelli che non mi filano per niente.

I Tre Moschettieri più D’Artagnan, che divenni io, ma si capirà più avanti il perchè.

Quattro discreti “fighetti” di 18 anni, vestiti da urlo, ma senza una lira o quelle poche che rimasero dopo aver pagato SUBITO la Pensione “Da Marisa” a Miramare di Rimini (fuori Rimini si pagava meno-n.d.g.).

Il guardaroba “da urlo” è presto svelato:

1) un sarto di Via Stella informa il Lisander, suo fornitore, che gli è rimasta una pazza di gabardine nero e che se la compriamo tutta e ci facciamo i vestiti dalui ci avrebbe fatto un buon prezzo.

detto e fatto: chi un due bottoni (io) chi un tre bottoni e chi (Lisander) esagerò con un QUATTRO bottoni “alla Beatles”;

2) dai 4/5 completi di pantaloncini da bagno(corti) e camice “button down” uguali ai pantaloncini (una assoluta novità per i tempi);

3) altra “novità”, copiata dagli americans, tre paia di bermuda a testa dopo aver tagliato all’altezza del ginocchio dei vecchi jeans rigorosamente sdruciti (almeno uno doveva essere bianco o crema).

Non avendo io il jeans bianco SACRIFICAI un paio di jeans Lee, originali americani, allora introvabili.

4) per le scarpe, rigoroso mocassino nero (suola e tacco rinforzati “all’inglese”) nonostante fosse estate.

Un numero imprecisato di ciabatte ed “espadrillas” (che se vai a Madrid, come feci io l’anno prima,, e chiedevi “…senor tiene espadrillas…?”, il commesso ti guardava con gli occhi sbarrati finchè ti proponeva “le zapatillas” che per l’appunto erano le espadrillas per noi. Rigorosamente proibite le scarpe ginniche (anche se io avevo in valigia le mie splendide “Converse” con cui giocavo a Basket).

Dopo due o tre giorni di “caccia” sulla spiaggia, poca “roba” nella rete e le preoccupazioni aumentavano.

Per la verità avvevamo attirato l’attenzione di qualche bella milanesina & amiche, stavano tutto il pomeriggio con noi (invereconde collette dentro una cabina per raccogliere i soldi delle consumazioni), ma… ma… ti davano appuntamento alla sera dentro le migliori “dance hall” e lì cascavano i fighetti somari senza schei.

Solo il Pibel riusciva a sgattaiolare dentro perchè aveva, già allora, un’aria autorevole, per scappare ri-go-ro-sa-men-te una ventina di minuti prima dell’arrivo del conto.

E qui comincia la storia…

Alcune cose sono già state scritte in questi anni di vita del Blog, porterete pazienza.

La mia “iniziazione sessuale” comincia prestissimo: a quattro anni vengo “iniziato” in una soffitta di Vicolo Storto (San Nazaro) da una bambina di dieci anni che avrebbe dovuta essere la mia babysitter.

Purtroppo mia madre ci scovò “sul più bello” (?!?). Io ricordo tutto perfettamente (tipico degli anziani avere memoria del passato e meno del recente), e devo dire che da quel momento non ho mai smesso.

Ci fu la classica cuginetta coetanea dai sette ai dieci anni, giochi “innocenti” ma formativi, sissignori, poi cominciò la “vita dei toccamenti”, prima nel quartiere e poi anche fuori.

Diciamo che fino ai 18 anni avevo già provato tutto del sesso, anche con donne molto più anziane di me (donne non ragazze) tranne l’amplesso, le spiegazioni ci sono, ma si farebbe ancora più lunga di quanto già non lo sia sto Topic.

Diciamo che ero un “cacciatore solitario” e nessuno sapeva nulla delle mie storie, alcune si definirebbero “scabrosette”, ma tant’è.

Sta di fatto che un po’ stufo delle spiaggiate a vuoto, un pomeriggio restai alla Pensione Marisa da solo.

Avevo notato che dal primo pomeriggio ad ora di cena, l’Amilcare, marito della Marisa, giocava per ore a ramino con una splendida femmina, non donna, ma femmina e il senso c’è.

Stetti in piedi oltre quattro ore a guardare dando, con fastidio dell’Amilcare, alcuni suggerimenti alla “signora” che scoprii non essere italiana ma danese.

Verso le 18 l’Amilcare rientra per preparare i tavoli per la cena e io rimango da solo con Lei che mi chiede “vuoi giocare?” e io di rimando “perchè non andiamo in riva al mare, a quest’ora rientrano tutti e…”.

Capii che temeva d’essere vista in spiaggia dai clienti della pensione e non era MAI andata in spiaggia. La sua carnagione bianca e liscia lo testimoniava.

Ma io non mollai e le proposi di andate 5/6 bagni più in là (chi conosce la spiaggia adriatica capirà) il ché voleva dire quasi cinquecento metri.

Lei in un completo nero fasciante, con turbante elegantissimo, io in costume da bagno, polo e ciabatte. Non le permisi di andare nel suo villino, separato 50 metri dalla pensione, perchè temevo una sua riflessione e un ripensamento.

Seduti su un moscone sotto gli sguardi dei bagnati attratti dall’abito, dal corpo, dal fascino di quella femmina che si era ovviamente tolta le scarpe coi tacchi per camminare sulla sabbia, con un gesto della stessa eleganza di Anita Ekberg che si toglie le scarpe prima di fare il bagno nella Fontana di Trevi (La Dolce Vita, 1960).

E stiamo lì sul moscone fino al calare della sera, chissenefregava che alle 19,30 la pensione portava la cena.

Lei, si chiamava Benny N., diceva di avere 36 anni, ma era una MILF sui 40/41, era arrivata fin lì ed anche se non ne ero sicuro dissi a me stesso “non mi scappi più”.

Ma il difficile era trovare una scusa per entrare nella sua villetta, ma una scusa che andasse bene anche a lei che aveva già mangiato foglia e ramo.

Mi inventai un “torcicollo” per la brezza serale e “fatalità” lei aveva la crema idonea. Nel villino.

Se non ricordo male non fece nemmeno in tempo a svitare il tappo della crema.

Diedi il meglio di me su un terreno, QUELLO, che non avevo mai praticato.

Prima di andarmene Le dissi “è stata una (una…?) cosa bellissima”, e lei di rimando “Vuoi venire a stare con me finchè non torni a casa?”

E in quel momento solo una “vita filibusta” ti da la risposta calma e pacata “…vengo molto volentieri, ma non per farti compagnia o comperarti le sigarette…” (che tra l’altro erano le rare Exellence).

Un sorriso fu la sua risposta.

Io mi incamminai verso la Pensione “come il Cristo che cammina sulle acque” (mi sia perdonato il blasfemo paragone) ed era il 2 Agosto 1965.

Ad attendermi c’erano i Tre Moschettieri preoccupatissimi ed incazzati.

Si calmarono subito quando dissi loro “salgo in camera a fare la valigia…”, “ah sì e dove cacchio vai?”, ” mi trasferisco dalla Benny così nessuno dovrà più fare il turno sul materassino”.

La mia affermazione fu accolta con una sguiata risata e cominciarono a seguirmi convinti che fosse una mia smargiassata.

Salirono in camera, comincirono a dirmi “dai dai Gazzolo l’hai messa giù bene ma la sceneggiata è finita…”, scesero le scale con me e mi seguirono fino al villino della Benny.

Io li sentivo parlare, quattro passi dietro di me “…adesso arriva fino al villino si ferma e ci prende per il chiulo per avergli creduto…”.

Ma, ma, sulla porta del villino c’era la Benny che venne addirittura a prendere la mia valigia.

Io mi girai verso i Moschettieri e dissi loro ” butèi dai che se vedemo da qualche parte, rimini no l’è mia Milan”.

Quell’esperienza che segnerà il mio futuro sul terreno delle relazioni femminili, non fu nè la quantità e la qualità degli amplessi, fu stare per quasi quindici giorni in fianco ad una donna navigatissima, che mi raccontava delle bugie ben sapendo che io capivo che lo erano, fu anche un grande gioco di eqivoci.

Ma, avviandomi alla conclusione, DUE furono i fatti, per così dire topici, che mi fecero “capire”, ben oltre l’esperienza sessuale.

PRIMO

Avevo visto su un manifesto pubblicitario che in un grande nigh all’aperto di Rimini ci sarebbe stato un concerto di Gino Paoli.

Per caso ne parlai a Benny che fece un salto sul letto: “GINO, c’è GINOOO qui a Rimini, quando? dai che andiamo!”.

“No scusa andiamo dove, i biglietti, i soldi…”

“Macchè biglietti e soldi andiamo A (disse così A) BASTA! e invita anche i tuoi amici e le loro donne” (sì perchè i Moschettieri salvarono la vacanza dopo l’incontro con tre “mantovane”, loro vicine di stanza, prima snobbate poi “piuttosto di niente”, anche se in realtà erano carine).

Con una certa titubanza, la sera del concerto, ci avviciniamo all’ingresso e lì… “Ciao Beennyy!”, era il manager di Paoli che abbracciandola le chiese “quanti siete, otto?”, da un ordine sbrigativo ad uno del night e ci fa accomodare vicino al palco, e giù abbracci alla Benny…

Al primo intervallo Paoli scende dal palco e si avvia al nostro tavolo, Benny gli corre incontro con un “Giino ammorre mio…”.

Paoli si siede al nostro tavolo una decina di minuti, ordina due bottiglie di Champagne e si mette a parlare fitto-fitto con Benny, due foto di gruppo e torna a cantare.

Io nel frattempo avevo “affettato” indifferenza guardandomi in giro per vedere i volti degli altri spettatori che ci guardavano, mentre Benny&Gino si scambiavano qualche “bacetto”.

SECONDO

Una sera nel villino, verso le 23 squilla il telefono (sì la Benny era l’unica ad avere un telefono in stanza e c’era il suo perchè).

Mi dice “scusa devo andare al Grand Hotel peCchè devo fare il mio numero di ballo…”

Sì, proprio così, nei primi giorni di vita in comune mi aveva detto che faceva “la ballerina”… a 40 anni… e vabbè, capita no?

Rientra circa a mezzanotte e mezza, io nel frattempo avevo deciso che sarei stato “incazzato” (e forse un po’ lo ero).

Comincia una discussione, i toni delle voci si alzano ed a un certo punto, io ignudo sul letto, lei apre la borsetta e mi butta addosso una “paccata” di banconote da diecimila (quasi una milionata), neanche fossi stato Catherine Spaak nel film “La Noia” (1963).

A quel punto comincio a vestirmi pronto ad uscire, quando sono sulla porta lei mi assale urlando “nessuno mi abbandona così!!” e mi strappa la camicia di seta (manica completa e mezzo colletto a penzoloni).

E così conciato vado a bussare alla porta dei Moschettieri che, pieni di vera comprensione nel vedermi così  ridotto, accolgono D’Artagnan, offrendomi il letto (non il materassino) a patto che raccontassi tutto nei particolari. Facemmo le quattro.

Al pomeriggio, quando mi svegliai, trovai un biglietto con scritto “siamo in spiaggia, usa quello che vuoi della nostra roba, ti aspettiamo”.

Scendendo incontro l’Amilcare che mi si rivolge, più o meno così “Scenti un pochino ragassso, vieni mo’ dieci minuti nel mio ufficio”.

E lì mi racconta il dritto ed il rovescio di chi fosse “la” Benny.

Io gli risposi solo “… ma io NON SONO un pappone!”

“Fai un po’ come credi, què ghe na lettera e un pacchetto per te, io ti aggiungo solo che lei è la che ti aspetta e adesscio fai come ti pare giòsto”.

La lettera, in un italiano stentato rispetto al parlato, era molto bella e sincera con tutta la sua (…) verità.

Nel pacchetto c’era un orologio.

Andai alla spiaggia a salutare i Moschettieri, accolto in un silenziosissimo “rispetto”, anche dalle mantovane.

Tornai al villino, bussai, e le prime ed uniche parole che Le dissi furono “Io sono qui e ci resto, ma solo a patto che tu ti riprenda l’orologio”.

Tornato a Verona dopo le tre settimane di VERA e STRAORDINARIA vacanza, per enne fattori, ultimo quello sessuale, svuotando la valigia trovai l’orologio.

Chi avesse l’APP “Telegram” può vederlo come mio “profile”.

Hi guys

Vostro D’Artagnan