L’affermazione di Paolo Crepet ci dà il quadro perfetto di una situazione purtroppo irrisolvibile con un qualunque decreto di un qualunque governo. E, meno che mai, mandando in piazza poliziotti. Che almeno i genitori abbiano voglia di pagare i danni causati dai loro figlioletti violenti come giustamente si pretende.
Ma, se i genitori rinunciano ad educare i figli nessuno altro può farlo.
Oggi molti di loro considerano i figli un peso, una zavorra; non il primo risultato della loro vita.
Come dico sempre, allora meglio prendersi un cane che fare un figlio. Senza cadere nel grosso equivoco di trattare gli animali come esseri umani, che sarebbe uguale all’opposto: trattare gli umani da animali.
Ma, tornando al dunque, il ruolo dei genitori non è sostituibile: né dalla scuola, che è già tanto se riesce ad insegnare, e ancor meno dagli psicologi.
Per concludere anche decretare il carcere per i minori che delinquono non serve a nulla.


Ore 13:00
La riflessione di Zwirner, anche se sintetica è condivisibile.
Ma forse è utile chiedersi se non sia opportuno, innanzitutto, educare i genitori ad essere tali. E se ci lamentiamo dei genitori italiani, non possiamo certo recriminare per i genitori extracomunitati cresciuti ed educati con valori e comportamenti diversi dai nostri ma con figli nati in italia e quindi italiani a tutti gli effetti.
La responsabilità genitoriale è sacrosanta, (ancora una volta la “Famiglia del bosco” e un esempio), ma poi ci sono responsabilità istituzionali, che riguardano il futuro dei nostri giovani (nel 2025 ne sono espratriati 110mila), responsabilità sociali che riguardano la dispinibilità di centri di aggregazione giovanili, ovvero spazi fisici, punti di incontro sicuri per adolescenti, offerti al territorio per agevolare relazioni positive, contrastare emarginazione, e dispersione scolastica.
C’è infine una responsabilità politica che dovrebbe favorire atteggiamenti di inclusione e coesione previste anche dal PNRR.
L’italianità ed il patriottismo, finalità culturali di questo governo, non sono proprio gli slogan che favirscono tutto questo. La sicurezza è certamente l’obiettivo più urgenrte, ma siamo ormai al sesto decreto sicurezza; se i risultati sono quelli cui assistiamo, forse è opportuno interrogarsi sull’efficacia di questi provvedimenti che poi rimangono proclami vuoti, che intimidiscono nessuno.
Giustissimo ciò che scrive il nostro PdC.
Ai miei tempi erano i genitori che si preoccupavano dell’ avvenire dei figli, cercando di dare loro una educazione ed avviandoli al mondo del lavoro attraverso un percorso di studio meritocratico.
Se oggi ciò non succede, non illudiamoci che i giovani possano essere diversi o migliori dai genitori.
Se i genitori sono convinti che il loro ruolo educativo deve essere demandato allo Stato, salvo poi ricorrere al TAR in caso di una bocciatura, non meravigliamoci del comportamento dei figli.