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PRIMO MAGGIO, SU CORAGGIO!

Che il Padova si sarebbe salvato all’ultimo minuto dell’ultima giornata, o meglio, che avrebbe dovuto soffrire fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per salvarsi lo ha detto, una settimana sì e una settimana anche durante la sua permanenza sulla panchina biancoscudata, Matteo Andreoletti. L’allenatore biancoscudato, in carica fino allo scorso 21 marzo, non ha saltato mai l’“appuntamento” con questa doverosa puntualizzazione, nemmeno quando, alla fine del girone d’andata, la sua squadra era in una zona della classifica che più tranquilla di così non avrebbe potuto essere. Nemmeno quando i playoff erano così a portata di mano che, porca miseria, sarebbe stato davvero un peccato non farci almeno un pensierino.
L’evoluzione del campionato da quel momento in avanti, che ha portato al suo esonero e all’arrivo di Roberto Breda “specialista nei subentri”, spiega più di qualunque altra considerazione perché l’ex tecnico non si sia mai illuso di poter portare a casa il traguardo finale né con tranquillità né in anticipo. E spiega anche perché in ogni partita che Dio ha mandato in terra il Padova sia riuscito a vincere solo (per usare altre espressioni care ad Andreoletti) “andando a trecento all’ora”, e “senza sbagliare mai l’atteggiamento”.
Contro Empoli e Reggiana, nelle ultime due uscite casalinghe, mettendo in campo lo “spirito” Padova e con la straordinaria forza trainante della bellissima nuova curva sud traboccante di tifosi, Crisetig e compagni sono riusciti a trasformare in tre punti due prestazioni che, soprattutto nel primo tempo, non erano state un granché convincenti. A Chiavari invece la squadra ha fatto una fatica bestia a decollare, proprio nel giorno in cui la vittoria avrebbe permesso la conquista della salvezza due partite prima della conclusione del campionato.
Breda non ha cercato scuse e ha subito proiettato il suo lavoro e la testa di squadra e ambiente verso il prossimo scontro diretto: quello contro il Pescara di Lorenzo Insigne dell’1 maggio all’Euganeo. Sfida durissima perché, diciamocelo, le due ultime vittorie avevano illuso tutti che il peggio fosse alle spalle. Che un piccolo sospiro di sollievo si potesse tirare. Che fosse anche se non “matematicamente” almeno “praticamente” fatta. E invece no: ci vuole ancora un po’ di quel Padova che non molla mai, ci vuole ancora un pizzico di quello spirito indomito, di quella forte volontà di tenersi stretta la categoria conquistata con tanta fatica e tanto orgoglio solo un anno fa, serve ancora che la mano si infili dentro il sacco per cercare, e trovare, sul fondo, qualche altra risorsa da estrarre con successo.
La cosa bella, assolutamente da sottolineare, è che questo gruppo ce l’ha sempre fatta. Si è sempre risollevato. Ha sempre superato i propri limiti anche quando non sembrava più possibile. E siamo pronti a giurare che lo farà anche questa volta. Per quest’ultimo, grande, immenso, sforzo diretto a portare a casa la certezza che anche l’anno prossimo “giocheremo di sabato”.

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