08
giu 2017
AUTORE Francesco Barana
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Sport

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IL NOSTRO MARKETING È L’IDENTITÀ

Un’internazionalizzazione è per sempre. Almeno nel gioco delle intenzioni, perché poi nei fatti si vedrà. Il brand da internazionalizzare, ricordate? Vecchia storia, annoso tormentone, iniziato quando Setti nel 2012 acquistò il Verona. E Setti ne è tornato a parlare l’altra sera in radio.  Sia chiaro, l’intento è di per sé meritorio e lodevole e do atto al presidente del Verona di aver posto per primo una questione fino ad allora tabù. Ma il punto non è questo, in discussione non è l’obiettivo, ma il percorso da intraprendere: il come arrivarci.

Setti, nel 2013 dopo la promozione in serie A, a mio avviso ha scelto la strada sbagliata, provando a internazionalizzare indebolendo – se non snaturando – l’identità, a cominciare da maglie lontane dalla tradizione del Verona (non brutte o belle, questo è soggettivo e ci interessa poco). Invece io penso che un buon marketing non può prescindere dall’identità. Tradotto: se vuoi internazionalizzare il brand prima devi avere il brand, costruirlo, valorizzarlo. E il Verona ce l’ha da sempre già in casa bello che fatto, con la sua storia di 114 anni, i suoi volti, i suoi colori, i suoi simboli, la sua tifoseria atipica, i suoi eroi, il suo popolo e il suo scudetto che rappresenta un unicum.

Ecco vorrei che il presidente partisse da questo patrimonio, altrimenti seguendo altre improbabili strade, scimmiottando ciò che non siamo, rincorrendo le metropoli, si rischia di commercializzare una minestrina insipida, né carne né pesce, di inseguire mille altri treni “per trovarsi ovunque ma non qui” (cit. La Crus), di smarrire se stessi e di non arrivare nemmeno agli altri. L’internazionalizzazione deve partire dall’identità.

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52 risposte a “IL NOSTRO MARKETING È L’IDENTITÀ”

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  1. Maxx scrive:

    Io penso, e lo dico con rammarico, che la via più rapida per “internazionalizzare” sia il prendere vecchie bandiere straniere e far loro indossare una maglietta del Verona. I Saviola, i Marquez, lo stesso Toni (seguitissimo dai tetteschi) credo andassero in questo senso. In Danimarca l’Hellas è una delle squadre italiane più conosciute ed amate ed il merito è da attribuirsi in larghissima misura al Sindaco Preben.
    Siamo conosciuti e riconosciuti come tifoseria nelle poche nazioni dove il calcio ha una certa valenza (Inghilterra, Germania e francia), ma lì non hai grossi benefici dall’internazionalizzare.
    In italia sì, lì siamo antipatici per il nostro essere diversi da quasi tutti gli altri e di esserne orgogliosi. Ma, nel caso, sarebbe un nazionalizzare (quasi del tutto inutile).

    Io direi che Setti faccia il presidente, cerchi il modo migliore per gestire la società, ascolti un po’ di più le richieste dei Tifosi per quel che concerne simboli/colori ma che al brand e all’identità continuiamo a pensarci noi. E non sarà semplice: troppi piccoli fans (attenti esclusivamente al risultato meramente sportivo e che soltanto questo chiedono alla proprietà) si sono introdotti tra le nostre fila: la nostra identità si sta annacquando.

    • Simone scrive:

      A mio modo di vedere per farsi conoscere veramente a livello internazionale c’è un modo solo. E cioè stabilizzarsi ella massima serie e possibilmente riuscire di tanto in tanto a raggiungere posizioni di classifica importanti, tipo Europa league. Se noi prendiamo Rafa Marquez e facciamo questo tipo di campionato, l’effetto sarà sì amplificato. Ma se prendiamo un Rafa Marquez, gioca come gioca e tu fai un campionato da medio bassa classifica e l’anno dopo retrocedi, l’effetto sarà pari a zero o poco più.

      • Maxx scrive:

        Simone, se arrivi secondo sei una nullità. Quelli che hanno bisogno di primeggiare ALMENO come tifosi (?), se non arrivi a vincere non ti considerano.
        Secondo te, quelli di catanzaro che tifano (?) rube, (che di certo non lo fanno per spirito di appartenenza), pensi che abbiano incominciato a tifare dopo un 2° posto?

        • Simone scrive:

          Se vai fuori Verona e dall’Italia e associ la parola Verona a calcio, purtroppo ti senti dire Chievo ora. Eppure non ha né una tifoseria né una storia come la nostra. Ha però gli ultimi 17 anni diversi dai nostri. E all’occhio esterno questo basta. Perché questo è richiesto. Se parliamo di noi, la serie in cui silo milita non è importante per riconoscersi. Se guardi agli altri, quelli fuori, però sì.

          • Maxx scrive:

            Boh, non riesco a postare un commento. Nessun acronimo, nessuna parolaccia, 1060 caratteri (spazi inclusi)…

          • Uomo Forte scrive:

            due che parlano dell’ estero e uno che gli risponde parlando dell’ Italia e vuole avere ragione. Spero che sia uno sketch
            Butei Liberi Pensatori

          • stezul scrive:

            Maxx, sul discorso Chievo devo dare ragione a Simone: non serve andare tanto fuori dall’Italia, basta venire in Alto Adige e quando mi chiedono che squadra tifo e rispondo Verona, subito mi dicono “ah il Chievo”… è vero, la gente vuole emozioni (vedi il Leicester) ma quelle durano giusto l’arco di una stagione e poi rimangono nel cuore degli appassionati… serve soprattutto la stabilità, cosa che Campedelli ha purtroppo saputo dare alla sua squadra. Facessimo 10 stagioni di fila nella massima serie, alternando anche qualche ottima annata tipo Atalanta quest’anno, e allora il discorso cambierebbe eccome, anche nei confronti delle nuove generazioni!

          • Simone scrive:

            Maxx, vado all’estero un paio di volte l’anno, e lo scorso anno ci sono stato per 4 mesi, precisamente a Londra. Credimi, parlavo spesso do calcio, e quando mi chiedevano quale fosse la mia squadra in Italia, dicendo il Verona notavo per lo più sguardi perplessi. Che si risvegliavano se parlavo di Toni o Marquez, ma i più manco sapevano che ci avevano giocato nel Verona. Però più di uno mi chiedeva se era la città dove gioca il Chievo. E non sono l’unico che ha ricevuto certi tipi di sguardi o risposte purtroppo. Internazionalizzare il brand significa in parole povere far conoscere la propria squadra fuori dei confini nazionali (in Italia lo sappiamo bene che il Verona è tutt’ora più considerato del Chievo, almeno tra le tifoserie). Io non ho avuto buone indicazioni al momento in questo senso. Scommetto che se il Verona facesse dieci anni di A, magari coronata da qualche buon piazzamento, qualche soddisfazione in più fuori confine potrei averla parlando di calcio italiano. Potrei parlare anche della squadra inglese che seguo (discorso quasi simile – lo so, ho un lato masochista piuttosto pronunciato evidentemente -, seppur in dimensioni diverse), ma il discorso diventerebbe troppo lungo.

          • Maxx scrive:

            Sbagli. E di grosso. In italia sanno che, di Verona, c’è ANCHE una squadra che gioca in serie A. Che un giorno è stata fatta passare per favoletta finché non ci si è accorti a cosa serviva. Ma non esiste nella realtà.
            Hanno dovuto usurpare il suffisso Verona, hanno tentato di carpire simboli, tutto per tentare di ricordare quella che è la VERA squadra di Verona. Alcuni malaccorti mischiano le cose senza sapere.
            Non hanno spirito di appartenenza nemmeno i suoi tifosi: come non erano tifosi dell’Hellas prima, non lo sono della squadretta ora. Ma non sanno in che modo riempire le domeniche pomeriggio e tutto fa brodo. Cosa vuoi internazionalizzare con un ectoplasma di cui è meglio mostrare il meno possibile?

      • RH scrive:

        Il Sassuolo è da anni in SerieA in pianta stabile. Mai visto nemmeno una maglia del Sassuolo che non fosse al Mapei stadium o al braglia. Ed è stato pure in Europa! Tu la compreresti la maglia del Apoel Nicosia? Eppure è sempre in Champions a collezionare pure belle figure ogni tanto contro le big. Io però, ci è mancato un attimo non comprassi la maglia del Dnipro, non perché sia forte o conosca la città, ma perché ha imboccato una partita dandogliene tante al napoli. Ho visto gente con la maglia del Southampton di Pellé, prima che sbagliasse il rigore, o dello Shangai Shenua, o di Plasmati non mi ricordo di che squadra, ma tipo di C inglese. Poi vabbè, le grandi imprese (Leicester. La maglia più venduta in assoluto è la loro, quest’anno, anche se si sono barcamenati tra salvezza e zone rosse). Ma di ’85 ce n’è solo uno.

        La gente non vuole stabilità e risultati medio-buoni, vuole emozioni, fiammate, idoli, unicità di vario genere(il millwall vende più di un Brighton qualsiasi, tutti sappiamo perché, e con la palla c’entra poco e niente). Vuole il kean, il giovane pompato, o vuole il connazionale.
        La domanda è: siamo abbastanza Unici (ovvero riconosciuti tali da fuori, perché per me ovviamente è un SÌ urlato a piena voce, poi bisogna vedere gli altri cosa dicono) per poterci imporre come brand? Probabilmente no, e allora per poter ambire a quelle quote di mercato, bisogna usare il riflesso del grande nome.

    1. Uomo Forte scrive:

      In effetti dopo una settimana passata a friggere patatine per una multinazionale o a lavorare come commesso in un centro commerciale straniero radicatosi in Italia , la cosa che mi farebbe felice sarebbe quella di andare a tifare la mia squadra internazionalizzata pure lei.

      1. paperinik scrive:

        Francesco, io vedo solo 2 opposti che di norma si scontrano in tempi moderni: globalismo o antiglobalismo (di cui fa parte l’identità). Vale forse anche per il calcio, ma è un concetto molto più ampio.

        1. Caleb scrive:

          A giudicare dai pochi soldi spesi negli ultimi due campionati l’essersi svenduti alla Nike con conseguenti maglie discutibili non mi pare abbia portato a chissà quali vantaggi economici quindi a questo punto occorre riflettere se sia il caso di proseguire il rapporto o no….

          • Luca scrive:

            Questa è la “mentalità aperta” a cui mi riferivo. Da questo illuminante commento deduco di trovarmi al cospetto di un guru del marketing e dell’alta finanza. Secondo te, quando la società ha valutato le offerte delle aziende a cui legarsi come sponsor tecnico, si sono messi attorno ad un tavolo con gli occhi bendati e hanno scelto a caso una delle proposte? Non è che magari, si sono fatte analisi e valutato tutte le opzioni? E poi cosa vuol dire “svenduti”? e cosa ne sai tu dei vantaggi economici? La Nike a cui ci siamo svenduti ha messo su uno Store in Piazza Brà, uno negozio visitato da turisti da tutto il mondo, l’altro giorno ho visto un giapponese prendersi la maglia di Pazzini autografata, capisci cosa significa? probabilmente no, perché per te ci siamo svenduti ed è stato un bagno di sangue. Se ci fossimo legati ad Adidas (l’altra multinazionale) nessuno avrebbe detto niente perché era lo sponsor tecnico dell’anno dello scudetto, te lo ricordi vero? Il nuovo fa sempre paura, nel mondo Hellas Verona sempre di più, che tristezza.

            • Caleb scrive:

              Non è questione di mentalità aperta o chiusa, quello che volevo dire è che non mi sembra un delitto pretendere delle maglie normali in linea con quella che è la nostra tradizione, le divise indossate nella stagione 2015/2016 erano sinceramente orribili. Per quanto riguarda i vantaggi economici non devo dirlo io che ormai da due anni stiamo andando a risparmio e che quest’anno grazie all’intuito di Fusco e ad una Serie B mediocre siamo risaliti per il rotto della cuffia. E’ chiaro che il calcio cambia, vedi gli stadi chiamati con il nome dello sponsor (obbrobrio!!), partite giocate in orari assurdi per compiacere i cinesi o arabi di turno (non mi meraviglierei che tra qualche anno il derby di Milano si giocasse a Pechino), ma ciò non toglie che allo stadio ci si va per passione dei propri colori e che consentimi devono restare tali!

          • Luca scrive:

            Questo è proprio l’esempio di “mentalità aperta”. Dai torniamo all’asics così buttiamo via anche lo store, il buon vecchio:”si stava meglio quando si stava peggio” non passa mai di moda, eh?

          • Mychael scrive:

            Lavori nell’ufficio commerciale della società per sapere che la partnership tecnica con la Nike non ha portato vantaggi economici al Verona? Ti sei mai chiesto quanto gente entrerebbe all’Hellas Store di Via Oberdan se invece di essere Nike fosse che ne so Ginova? Nike è Nike e Ginova è Ginova. Premesso che se parla de “majete” a me fa più figo l’Hellas marchiato Nike. Ma i gusti sono gusti.

            • Caleb scrive:

              Guarda Mychael, tutti i cambiamenti che stanno avvenendo nel calcio avverranno indipendentemente dalla mia o dalla tua volontà, aldilà che Nike faccia figo erano molto più belle le divise targate Asics e penso che molti la pensino come me. Per quanto riguarda i vantaggi economici se ci sono stati dei guadagni di sicuro se li è intascati il nostro proprietario. Non sono contrario ai cambiamenti ma non è detto che cambiare sia sinonimo di migliorare e questo è un esempio lampante, e che i cinesi e giapponesi acquistino le nostre maglie perchè targate Nike non me ne può fregar di meno…

          1. Mychael scrive:

            Caro Francesco
            Vedendoti particolarmente attivo nelle risposte ti chiedo un gentile parere sul mio pensiero in merito all’identità dell’Hellas Verona. Alla base di tutto c’è la storia dell’HV. Quella vera e incancellabile che data 1903 quale anno di nascita e dopo 114 anni è ancora parte del calcio che conta in Italia. Questa storia è stata scritta nel bene come nel male, c’è ed è lì. Nessuno la può cambiare ma solo contribuire a scrivere nel tempo a divenire. Esiste però, ed è qui che vorrei mi seguissi nel ragionamento, anche un’altra storia dell’Hellas Verona, anzi milioni di storie dell’Hellas Verona, tante sono le storie personali di tutti coloro che in questi 114 anni hanno seguito amato e tifato Hellas Verona. Se la storia anagrafica e statistica è in sè oggettiva, quella personale è al contrario soggettiva e ognuno la scrive a proprio modo. Un esempio recente? Mandorlini. Ha scritto pagine importanti della storia gialloblù, ma pur rimanendo successi, dati, classifiche e statistiche incontrovertibili, guarda quanti tifosi lo hanno amato sino quasi a santificarlo e quanti invece sopportato o addirittura odiato per i più svariati motivi. Ecco allora che ognuno ha scritto queste pagine a modo suo. Restano i risultati certo. Ma tutto il resto è il cuore e la mente a scriverlo. Se parli ad un ragazzino di 12 anni la sua storia sarà quella dei Toni Iturbe Maietta Moras Rafael Gomes Pazzini Bessa. Per lui lo scudetto è solo e null’altro che storia. Bisogna accettare quindi l’idea che l’identità sia strettamente legata alla storia personale e non a quella statistica. Quella del tifoso e non quella dei numeri. Ognuna uguale e diversa. Ognuna degna di rispetto. Ognuna parte della storia stessa. Una storia fatta di momenti, gol, pianti, gioie, rabbia, contestazioni, trasferte, gelo e afa. Dove conta che i colori erano il giallo e il blu e a tutti bastava fossero tali senza perdersi in querelle sulle tonalità. Ci sono stati i tempi in cui gli arbitri vestivano tutti di nero e le scarpette colorate dei calciatori erano un’impensabile follia, così come i loro tagli dei capelli. Cambia il mondo signori. L’Hellas Verona è Storia e Presente. Conta solo che continui a farci sognare. Che i colori siano in eterno il giallo e il blu. Che ci siano sempre migliaia di tifosi pronti ogni giorno a scrivere la propria storia personale. A quella statistica ci dovranno pensare società e calciatori. Ma se siamo qui oggi nel 2017 ad amare e tifare così visceralmene il Verona non è certo nè per lo scudetto dell’85, nè per la tonalità delle maglie. È che noi siamo la storia del Verona e il Verona la nostra storia. E nulla più di noi tifosi rappresentiamo l’identità dell’Hellas Verona. Perché di tonalità di blu ce ne sono tante ma tifoserie come la nostra, nessuna.

            • Maxhellas scrive:

              Bellissimo quanto hai scritto!
              Rende davvero l’idea di quello che abbiamo dentro e che magari non siamo mai stati capaci di esprimere così bene.
              Anche se, personalmente, mi piacerebbe rivedere maglie più simili, diciamo, a quelle che hanno colorato la “mia” storia del Verona, dal ’79, quando avevo 12 anni ad oggi, che ne ho 50 suonati. Una storia dove quasi sempre la maglia è stata del blu e del giallo che sappiamo e quasi mai a strisce verticali o orizzontali. Tipo la maglia da trasferta di quest’anno, per esempio: semplicemente gialla con bordi blu. Averne una per le partite in casa blu con i bordi gialli è così difficile da immaginare per gli “stilisti” della Nike?

            • Francesco Barana scrive:

              io invece penso che identità significhi anche tramandare di padre in figlio, di generazione in generazione cosa è il Verona. Poi è normale che un bimbo si affezioni al suo presente, è l’età più bella, dove si è senza sovrastrutture e vergini di tutto, eppure credo che vada spiegato come il Verona sia un sentimento che prescinde dal presente.

              • Simone scrive:

                Questo è il punto, Francesco. Se io non avessi avuto mio padre che ha seguito e poi trasmesso a me il Verona che fu per quei vent’anni, ora per me il Verona sarebbe soltanto una squadra di serie B senza nessun senso circa la possibilità e il Diritto di avere ambizioni più importanti.

            • Luca scrive:

              Uno che riesce a capire le cose finalmente c’è, non è solo “basta camisa verta db”. Grazie.

            1. Daniele scrive:

              IDEA IMPORTANTE! Io suggerirei al presidente di proporre 3 o 4 varianti di maglie ai tifosi della curva e magari anche a quelli che seguono i siti come questo, e di votare per quella che piace di più! Non sarebbe una bella idea? Così coinvolgerebbe di più i tifosi, e la maglia del prossimo anno forse sarebbe più bella di quella che sceglierebbe la società.

              1. Daniele scrive:

                Buona idea di D.n.c. Perchè non raggiungere un compromesso facendo il blu di un mix tra il blu scuro e il blu royal? Oppure x gli amanti del cambiamento, perchè non tenerla blu scuro e mettere però degli inserti o bordi blu royal? Altra idea, e se prendessero spunto dalla maglia del belgio di Euro 2016, fatta però con il giallo e il blu? Alla fine io dico questo, è vero che dopo tutto ognuno ha i sui gusti, e i miei gusti sarebbero col blu degli anni 80-90, ma a parte le tonalità, perchè non cercare di elaborare un pò meglio le maglie? Con tutti i disegnatori bravi che ci sono. Ultima cosa, attenzione a far andar bene tutti i tipi di blu, perchè non mettendo confini chiari si potrebbe avere un giorno la maglia come quella del Frosinone, giallo e azzurro (che è un blu più chiaro).

                1. D.n.c. scrive:

                  Wimbledon non è un paragone. È come lo champagne dom perignon , detta le regole. Vendi ti il durello in russia…

                  • Francesco Barana scrive:

                    il Bilbao famoso nel mondo per avere i suoi usi e costumi? Sto lanciando delle provocazioni per spiegare un dato incontrovertibile: il Verona può valorizzarsi alla grande se resta il Verona, non inseguendo ciò che non è, in quel caso si resta al piccolo cabotaggio. Mi pare lapalissiano.

                    • RH scrive:

                      Il Bilbao ha fatto un anno con la “maglia ketchup”.
                      Wimbledon, nel calcio, nemmeno esiste più, è diventato MKD. Hanno dovuto rifondarlo i tifosi come ACF Wimbledon.
                      La maglia più venduta in assoluto dal Bilbao non è a strisce verticali biancorIlse di palatura media,e non è nemmeno di certo la più bella tra quelle indossate(a mio avviso, la 07/08 nera con il Leone Basco), ma quella seconda divisa prodotta tre stagioni fa, la prima con i colori della bandiera basca (verde, bianca, rossa) quando da sempre la seconda divisa è bianca e blu. Ma Bilbao rappresenta una Nazione unita verso l’indipendenza, a Verona l’identità è poca pure tra di noi, che quando va bene si dice “Siamo Grandi Butei “, e quando chiudono la curva “Sono violenti, razzisti e fascisti, dovrebbero darsi una calmata quei pochi esaltati”. Eppure i capi son sempre quelli. A Bilbao si è difeso e protetto in tutte le case basche un movimento di matrice terroristica, pur non partecipando attivamente, perché si voleva l’indipendenza. Qua si è pronti a puntare il dito appena succede qualcosa. Le premesse per essere come il Bilbao non sono nemmeno lontanamente presenti.
                      Qua il discorso è diverso. Il problema dei colori(purché ci sia un giallo e un blu) e del simbolo, non sta tanto nel fatto che siano o meno ” da Verona”, ma nel fatto che tutte le maglie prodotte da nike siano “sperimentali”: palatura ajax, strisce messe a caso per la maglia, e in genere due tonalità di colore piuttosto smarse, specie quell’ocra-arancione propinatoci. Ci fosse una maglia oggettivamente gradevole ed elegante, nessuno andrebbe a sindacare se il blu è più o meno azzurro o blu notte, se è giallo canarino o limone. Idem lo stemma. uno stemma gradevole ed accattivante (tipo il mastino dello scudetto) è facile ergerlo a proprio simbolo, uno oggettivamente brutto come l’ovale attuale è già meno gradito, eppure sopra ci si trova la scala, il gialloblù, e il mastino, e pure il richiamo al tricolore

                      • Simone scrive:

                        In realtà a Bilbao la ”maglia ketchup”, fatta per ”onorare” in centenario del Club, fu molto disprezzata dai tifosi. infatti l’esperimento non si ripeté. E la divisa non venne più ”sporcata”, nonostante ora lo sponsor tecnica sia quello della Nike… Il Milton Keynes Dons è una squadra costruita in maniera totalmente artificiosa, dopo il fallimento del Wilmbledon FC. Quella squadra non se la fila letteralmente nessuno (è uno dei pochi stadi inglesi sempre vuoti), mentre il Wimbledon, appunto, è risorto (ora Wimbledon AFC) grazie ai propri tifosi. La squadra è partita dall’ultima categoria, ed ora le due militano entrambe in League One, che è la nostra serie C. Bilbao inoltre ha una storia effettivamente assai diversa da Verona, come lo ha da qualsiasi altro club, probabilmente al mondo, impossibile quindi metterle sullo stesso piano. “Nel mondo Athletic tutto è differente, a partire dalla struttura della società: i proprietari del club sono i soci, attualmente più di 44.000, che ogni quattro anni eleggono un presidente. Ciò assicura di tenere lontani, aleno sulla carta, gli speculatorie gli affaristi, visto che i soldi messi sul piatto non provengono da patrimoni personali più o meno legali; non a caso il rpesidente attuale è Josu Urrutia, ex capitano della squadra degli anno ’90.” Il senso indipendentista della società e della squadra è però molto differente da quello che potremmo pensare, perché la connotazione ”politica” è sì indipendentista ma collocata a sinistra. Sostanzialmente non vi è alcun tipo di razzismo. L’idea basca di autarchia è tutta un’altra cosa.Quindi anche qui direi che non vi trovo alcun tipo di parallelismo.
                        Sui colori: il blu royal dovrebbe essere il blu rappresentativo semplicemente perché è anche quello che rappresenta la città. Fino all’arrivo della Nike quella tonalità di blu è stata ”tradita” in rare annate singole (ricordo un blu scuro dell’era Mazzi per esempio), da quando c’è la Nike questa non è più l’eccezione ma la regola. Questo il problema principale, oltre al fatto che le maglie non sono mai state di fatto personalizzate ma prese da catalogo.
                        Infine, sulla questione identitaria: io ho la fortuna di seguire quasi come il Verona una squadra inglese. La differenza che mi colpisce maggiormente è il fatto che là i tifosi generalmente conoscono molto bene la storia della propria squadra, c’è una cultura in questo senso, un sapere reale. Che crea un ulteriore legame. Qui invece in realtà non si sa poi molto del nostro passato. Non pochi, per fare un esempio, ho notato che pensano che Liedholm sia stato a Verona solo nel 1992, quando sostituì Fascetti in quella disgraziata stagione. Invece fu un allenatore importante perché con lui alla guida il Verona tornò in serie A nel 1968 e da lì partì il ventennio (diviso in due parti) più importante della storia del Verona.

                      • Bruno scrive:

                        ehm, con Wimbledon credo che Francesco intendesse maglie bianche… cappellini …. palline gialle… racchette… fragole e panna… tennis insomma.

                        • Simone scrive:

                          Il Wimbledon vinse una FA Cup, non una coppa di lega, pardon, nel 1988.

                        • Simone scrive:

                          Il Wimbledon AFC ha un numero di tifosi sufficiente, ha vinto una coppa di lega alla fine degli anni 80 ed ora è rinato per mano dei suoi tifosi. E l’athletic club (squadra per cui ho sempre avuto una certa ammirazione e che sono pure andato a vedere dal vivo tre anni fa) ha la Nike come sponsor tecnico. Non vedo perché devi avere con me questo tono di sfida francamente. Il blu delle maglie attuali è un blu scelto dallo sponsor tecnico, non vi è altra ragione e si sa.

                        • RH scrive:

                          Son mia così cretino, lo so bene! Era per dire che.. Asso centra il torneo e le tradizioni, con la città (o il paesello)? Wimbledon è il tennis, ma è anche rappresentata da una squadra di calcio.. Che non è certo esempio di tradizione e storia.
                          Su Simone. Come al solito, vuole dire la sua scrivendo km di post, e come al solito vuol saperne una più di Bertoldo per dimostrare tesi tutte sue. (Son capace anche io di trovare gli errorini tipo che il Bilbao non è nike ed è passata da maglia a quadri, a palatura sottilissima, o a sole due strisce rosse, il gialloblù dell’araldica cittadina è come ben visibile in città l’oro e l’azzurro e non il royal)

                        • Luca scrive:

                          Grandioso ho le lacrime dal ridere! MKD – ACF Wimbledon! hahahaha

                  1. Luca scrive:

                    L’importante è rimanere Verona e non credo sia una snaturalizzazione cercare di portare nuove idee. Dici che sono state sbagliate alcune mosse ma fai solo l’esempio delle maglie, cos’altro ha sbagliato questa società nell’internazionalizzazione a cui ti riferisci? L’annosa questione delle maglie sarebbe ora di superarla, parli di tradizione di maglie ma a cosa ti riferisci? spero solo e soltanto ai colori (che si, potrebbero essere più chiari, ma sempre giallo/blu sono), la nostra – bruttissima – tradizione è quella di cambiare completamente stile di maglia ogni anno e nella storia ce ne sono state anche di più nefande delle ultime prodotte (onestamente a me piacciono molto, eccetto l’ultima home). Secondo me si sta facendo un ottimo lavoro, la costruzione del centro sportivo sarebbe il prossimo grandissimo passo per procedere nella giusta direzione, inoltre spero vivamente che venga svecchiato ed aggiornato il logo perché questa grafica anni ’90 è veramente terrificante e anche questo potrebbe essere un mattoncino per la tanta agognata internazionalizzazione, ma posso già immaginare i costruttivissimi pareri a riguardo: “no semo mia nialtri quei li” “el marchio el fa schifo db” “sa credelo de far camisa verta?” “ecco che ariva settorello”. Se avessimo una mentalità più aperta, quella si che potrebbe essere una vera conquista. Non credi?

                    1. FatalVerona scrive:

                      A mio modesto avviso, Internazionalizzazione del brand Hellas è prima di tutto fare buoni risultati in serie A.
                      E per fare buoni risultati in serie A italiana ci vogliono buoni giocatori, buoni tecnici e buoni dirigenti.
                      Qualche giocatore straniero non ancora sfatto o non proprio sconosciuto in patria.
                      Molto difficilmente un brand perdente o stentato può diventare più appetibile di quanto non sia già oggi l’Hellas.
                      Crociere, ristoranti, maglie fluo e via dicendo non servono a nulla se non si investe con decisione sulla squadra.
                      Se poi ogni tanto si andasse a giocare in Europa… ma quello per ora è solo un lontano miraggio.

                      1. D.n.c. scrive:

                        È un dato di fatto comunque piaccia o non piaccia che non sono mai state vendute così tante magliette del verona . Lo store è ben fatto e i turisti ci sono sempre che le comprano.

                        • Francesco Barana scrive:

                          Pensa quante se ne possono vendere valorizzando l’identità. Molte di più.

                          • Mychael scrive:

                            Cosa intendi per identità? Se le maglie sono sempre le stesse se uno ce l’ha non ne compra certo altre uguali. Mio figlio ogni anno vuole la maglia nuova proprio perché è diversa dalle precedenti. E non credo che a lui importi se il blu è Royal o meno. Quindi non capisco cosa intendi per identità he ne farebbe vendere il doppio.

                        1. Mychael scrive:

                          Se c’è una cosa che al Verona non manca certo è l’identità. La stessa che ha impedito lo scempio di una fusione con i ceoloti, la stessa che ci ha sorretto nell’inferno della Lega Pro e fatto risorgere al calcio che conta. Nulla da eccepire quindi sul post di Francesco. Mi chiedo solo quanto nel calcio di oggi solo business e immagine sia fruttuoso continuare ad alimentare la querelle delle maglie (o nello specifico dei colori). Il calcio è identità ma anche merchandising e qui trovo la battaglia sul ritorno alle origini pari a quella di Don Chichotte contro i mulini a vento. 114 anni sono la storia ma una divisa di 100 anni o 50 anni fa, sarebbe pateticamente retrò e fuori luogo in pieno terzo millennio. La stessa Rubentus ha presentato la nuova maglia con i bottoncini sul collo stile anni 20. Bocciata da tutti. Ve lo vedete voi l’Hellas con la maglia a righe gialloblù strette strette dei tempi di Gianni Bui, Sega o Ranghino e Batistoni? Magari con i pantaloncini corti corti come si usava in quegli anni. Dai su. Chiedo poi. Qual’è il “brand” dell’Hellas Verona la cui storia inizia ai primi del ’900 e gloriosamente continua? Il marchio ha una trentina di anni, anno più anno meno. Le maglie sono tutte gloriose e non rinunceremmo a nessuna anche alla più brutta mai disegnata, perché è storia dell’Hellas. Cosa vuol dire quindi “brand”? Le Brigate erano certamente un brand della tifoseria gialloblù e del tifo ultrà anni ’70. Ma non esistono più da decenni. La “Sud” è un brand del Bentegodi ma oggi c’è anche il 1 Febbraio in Superiore Est e i senza tessera del tifoso in Gradinata Ovest. Quindi? Bagnoli è un brand? No è l’apice massimo del successo nella storia gialloblù. Renderlo brand sarebbe sminuire tanti bravi allenatori, da Cadè, a Liedhom, Prandelli e in ultimo Mandorlini. No Francesco. Il nostro unico e vero “brand” ha il colore rosso sangue e si chiama “cuore”. È il nostro amore viscerale, talvolta assurdo per una squadra e i colori gialloblù. Per la sua storia e i suoi successi ma ancor più dei suoi momenti bui durante i quali l’orgoglio è casomai cresciuto come fosse un marchio di fabbrica di cui andar fieri l’essere del Verona anche in serie C. Le maglie? Basta che siano gialle e blu (almeno la prima e la seconda) e lasciamo stare la gradazione di colore che in 114 anni è cambiata decine di volte senza che nessuno avesse nulla da ridire. (se chiedi ad un ragazzino di 10 anni qual’è
                          Il giallo Hellas Verona ti dirà esattamente quello che tanti ancora oggi contestano ovvero quello delle maglie fumare Nike) Alimentiamo quindi il nostro unico vero Brand. L’Orgoglio di essere tifosi dell’Hellas Verona. Tutto il resto è noia.

                          • Francesco Barana scrive:

                            a Wimbledon vige ancora l’obbligo di maglia bianca, che vecchi tromboni nostalgici…

                            • Mychael scrive:

                              La domanda quindi diventa. “chi stabilisce quali temprate di colori giallo e blu sono quelli ufficiali dell’Hellas Verona?” 70-80-90 certo. Ma trent’anni pur gloriosi e irripetibili non sono la storia dell’Hellas. Il blu è il “blu royal” perché con quello abbiamo vinto il tricolore e giocato in Coppa UEFA e Coppa dei Campioni? Lo decidi tu? No perché, in tal caso gli ultra ottantenni avrebbero da ridire su il loro Blu che magari ritengono migliore di quello Royal. O le nuove generazioni che altro blu (e giallo) non hanno conosciuto che quello attuale. Sino a che a ” qualcuno” non sarà riconosciuto il diritto di decidere per tutti le tonalità di giallo e di blu ogni opinione pur rispettabile è strettamente personale e vale per uno ma non per tutti. A me va bene qualsiasi giallo e qualsiasi blu. Tanto se fai uno due anni in A e altrettanti in B, e così in una altalena di promozioni retrocessioni senza fine, se non costruisci il tuo centro sportivo e aggiungo se non hai il tuo stadio, non ci sarà marketing, brand, internazionalizzazione di alcun tipo. Prima di tutto diventare REALTÀ nel panorama calcistico italiano. Come lo è l’Udinese ad esempio. Da decenni in A, stadio nuovo e scouting internazionale tra i più efficienti al mondo.

                          1. marco scrive:

                            ma come sarebbero le maglie tradizionali? no perche’ nella storia del verona c’e’ stato di tutto, varie sfumature di blu, seconde maglie bianche……

                            • Francesco Barana scrive:

                              nei ’70 ’80 e ’90 tranne rare eccezioni il blu è lo stesso, blu royal. Parli come Gardini quando si arrampicava sugli specchi :-)

                            1. Bepi scrive:

                              altri 4/5 anni e queste tonalità di blu e giallo diventeranno i nostri colori identitari.
                              e poi le magliette stampate dai butei mi sembrano da sempre di quel blu scuro…

                              1. D.n.c. scrive:

                                Diciamo che un mix delle due cose sarebbe la giusta soluzione ma si sa in ogni settore trovare la formula perfetta non è così semplice. Il marchio Nike attira di più il non tifoso, l'identità invece attira di più il tifoso.

                                • Francesco Barana scrive:

                                  la sfida è esportare la propria identità, bisogna essere ambiziosi e orgogliosi nella vita, non accontentarsi.

                                  • marco scrive:

                                    Se e’ x questo anche Lo Mastro dice sempre questa frase, infatti quando olrganizza la mostra delle vecchie maglie si pssono vedere colori e template maglia di vario tipo.
                                    Se tu vuoi racchiudere la tradizione solo negli anni ’70, ’80, allora dimentichi altri quasi 100 anni dis toria e di tradizioni
                                    Negli anni ’90 si e’ visto di tutto: maglia disegnata da mazzi e maglia a strisce e i colori non era x nulla blu royal
                                    ps: cmq non mio sembra che io ti ho offeso come te paragonandomi a gardini….:-).

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