Così non va. Baroni recita il rosario della “fiducia”, ca va sans dire, cita i numeri, li porta dalla sua parte. Ma a parte che il calcio è sport situazionale slegato alla trama, i numeri vanno detti tutti: prendiamo due gol a partita (14 subiti in sette giornate), andiamo spesso in svantaggio e, non fosse per Mosquera, centravanti vero, faremmo pure fatica a trasformare in nitide occasioni da gol la mole di gioco prodotta. Significa che non c’è equilibrio, che tatticamente siamo incompiuti, che si chiede alla squadra un gioco spericolato che non può e non sa reggere. La contraddizione di fondo? Il Verona è a trazione anteriore, ma non ha grandi realizzatori, allo stesso tempo il pressing alto e il voler sempre comandare la partita sfianca la squadra (con le squadre più titolate siamo calati vertiginosamente nel secondo tempo) e mette in crisi i difensori (Edmusson ne è stata la vittima più clamorosa). In sintesi: situazione atletica discutibile, infortuni, fase difensiva che non funziona, fase offensiva dispendiosa e alla resa di conti velleitaria. Davvero possiamo parlare di sfortuna?
No, anzi dopo sette giornate si può trarre un primo bilancio: così non si va da nessuna parte. Serve più equilibrio, meno presunzione, un calcio con meno lustrini e più concreto. L’ho scritto all’inizio del campionato e lo ripeto: non abbiamo 60-70 gol nelle corde, quindi prima di tutto bisognerebbe pensare a non a non prenderli (i gol).
La rosa, in questa modesta B, tecnicamente è almeno da 3-5 posto. Anche se ci sono delle carenze da matita blu: un solo mediano vero (Lella) e tante mezz’ali e trequartisti. Abbiamo un solo centravanti (Mosquera), peraltro rimasto per puro caso, gli altri sono tutti attaccanti di manovra o seconde punte. E qualcosa ci manca al centro della difesa, al netto dell’infortunio di Korac. Un rebus poi è la situazione portieri: mi chiedo, ne abbiamo uno all’altezza?

