Sean Sogliano ha costruito una squadra solida e completa. Sul piano individuale abbiamo tecnica, corsa e personalità: pensate al centrocampo, Gagliardini, Bernéde, Serdar e Akpa-Akpro si completano, e in attacco e difesa abbiamo alzato decisamente il tasso tecnico e di carisma.
Cremonese e Juventus ci dicono che Zanetti forse ha trovato una quadra tattica e anche un blocco nell’undici titolare. Due fattori l’anno scorso mai pervenuti (per gli infortuni, per caratteristiche sbilanciate della rosa, ma anche per gli errori di valutazione del tecnico).
Questo, se mi permettete, vale più dei (quattro) punti persi con Cremonese e Juve. Quelli, se c’è quella che ieri Zanetti ha definito “la nostra identità”, il Verona se li andrà a riprendere con gli interessi.
Ecco, Zanetti. A differenza della scorsa stagione, l’allenatore è visibilmente contento della rosa a disposizione. Lo si vede in campo e traspare chiaramente nelle interviste. Zanetti ora gioca con equilibrio e, fateci caso, ha cambiato radicalmente sguardo, posa e narrazione nelle conferenze stampa, nelle quali parla di calcio, si sofferma su disamine tecniche prima mai sentite, e cita diffusamente e loda i giocatori. L’allenatore ha una nuova luce negli occhi. Questo Verona lo sente suo, ama allenarlo, gli dà entusiasmo. Non che Zanetti l’anno scorso difettasse di passionalità, anzi, ma quella era più frutto di una sua predisposizione caratteriale, mentre ora è alimentata dal contesto attorno.
Quel che conta, adesso, è gestire questo entusiasmo con la dovuta razionalità. Zanetti è stato chiaro, non vuole più gli alti e bassi e certe imbarcate che nella sua gestione abbiamo visto fino alla debacle dell’Olimpico con la Lazio. Ma il suo 3-5-2 può diventare una garanzia: la chiave è sempre il centrocampo: con Serdar in salute, non servono trequartisti di fioretto, meglio centrocampisti di sostanza. L’anno scorso non li avevamo, adesso con Gagliardini, Akpa, Bernede e ci metto pure Yellu Santiago, siamo a posto. E Nelson e Nunez sono difensori forti (e ci manca Valentini e non abbiamo ancora visto Bella-Kotchap). Il paradosso è che Zanetti, allenatore culturalmente offensivo, può creare una squadra Maginot: e subendo poco, gli ottimi Orban e Giovane possono crescere con qualche pressione in meno e, nel tempo, farci la differenza (e allora i pareggi diventeranno vittorie)
P.S. Con la nuova proprietà americana, il Verona oggi è una società più forte. Rispetto a Setti è cambiato molto, se non tutto, altro che medesimo copione. Ci torneremo.

