07
ago 2017
CATEGORIA

Par tirar tardi

COMMENTI 25 Commenti
VISUALIZZAZIONI

962

LA TERZA VIA (29 righe)

Nonostante tutte (o quasi) le religioni promettano una vita migliore dopo la morte, il termine “migliore” non è del tutto adatto), TUTTE le religioni vietano, in forme talora diverse, la “scorciatoia” del suicidio per arrivare a goderne (non conosco Il neo-Confucianesimo, nè so se tratta di tali argomenti, ma mi pare di no).
Sottolineo che persino il Corano lo vieta espressamente, ma qualche bello spirito ha trasformato il suicidio con cinture esplosive in… MARTIRIO, con diritto al paradiso delle Urì incorporato.
Allora perchè il titolo del Topic?
Prima del film “The Discovery”, le opinioni sul dopo-vita sono:
a) esiste una vita altra e paradisiaca dopo la morte, se ben ti sei comportato;
b) dopo la morte c’è il nulla.
Il film “The Discovery” dichiara che esiste una TERZA VIA, dimostrata “scientificamente”: dopo la morte, una parte della coscienza “MIGRA VERSO LA POSSIBILITA’ DI COSTRUIRE UN PROPRIO NUOVO PIANO ESISTENZIALE”.
Dopo la divulgazione di tale scoperta, che ha richiesto decenni di studi e prove, il numero dei suicidi nel mondo, in crescita esponenziale, arriva in due anni ad oltre QUATTRO MILIONI, destinato ad aumentare, specialmente se qualcuno del “giro” dello scienziato arrivasse a dire, per averlo sperimentato, che la cosa “è Vera”.
Ma non potranno farlo perchè, sebbene in un modo assurdamente confuso, il regista fa capire/non capire che non vi sarebbe memoria del passato, tantomeno se l’evento (suicidio con migrazione etc.etc.) sia ripetibile nel caso di ennesima insoddisfazione esistenziale.
Ora io capisco che per molti, moltissimi, forse i più, l’idea della morte sia un evento da “esorcizzare” (anche per i credenti? e non è una provocazione, lo dico sul mio onore).
Capisco anche che in termini speculativo-filosofici l’idea del “dopo” sia un tema stimolante.
Ma per favore, non mettiamolo nelle mani di Charlie McDowell.
Regista del film.

P.S.:
Per pura onestà intellettuale dichiaro di aver visto film pretenziosi ben peggiori di questo (anche se “The Discovery” ammetto che si batte bene…).

962 VISUALIZZAZIONI

25 risposte a “LA TERZA VIA (29 righe)”

Invia commento
  1. Paperinik scrive:

    Gazza, vista l’evoluzione del topic una domanda che va posta è: il deja vu cosa rappresenta?

    • Gazza scrive:

      A mia memoria di deja vu significativi me ne ricordo solo due.
      Al risveglio me ne feci un appunto.
      Dopo una settimana di riflessione trovai la chiave: erano eventi “disturbanti” accaduti da poco, relegati nell’inconscio e portati in “emersione” quando si verificarono fatti analoghi.
      Per me NON ESISTE una vita parallela.
      Più cgesce la scienza e più i folletti umani disturbati o furbi (per la MAMMONA era), sparano teorie.

      • Paperinik scrive:

        Mi sembra una spiegazione ragionevole, ma l’ultimo che ho avuto mi ha lasciato perplesso.In vita mia ne ho avuti diversi e pochissimi che ricordo.Qualche giorno fa ero in un bar vicino alla stazione in un contesto familiare.Mia cognata porta un vassoio con caffè e cappuccini vari e nel momento in cui appoggia il tutto al tavolo, ho avuto la sensazione netta di una scena identica già accaduta un anno prima.Le domando:abbiamo già fatto colazione in questo bar la scorsa estate? No mi fa…..Allora uno molto simile sempre qua in stazione? Non mi sembra proprio dice…Forse un difetto mnemonico allora o una qualche forma di distorsione ho pensato.Un fenomeno che ha il suo fascino però.

        • Maxx scrive:

          Ne ho avuti qualcuno anch’io, di cui uno impressionante e molto più “vivo”: sapevo ESATTAMENTE CHI stava prendendo la parola e quello che POI avrebbe detto.
          Ovvio, anche per altri motivi, che Gazza mi consideri “disturbato”.

          https://www.youtube.com/watch?v=J1EbxApRphI

          Ci sono cose che nemmeno la ragion logica del Gazza riesce a spiegare.

          15 anni fa ho avuto un tumore. Tutto passato. Mio padre non ne parlava da allora.
          Una decina di giorni fa stavo messaggiando col Nino e, fatalità, stavo digitando proprio la parola “tumore” quando mio padre, seduto dietro di me e che quindi NON poteva vedere quel che stavo scrivendo (oltretutto a 90 anni la sua vista è piuttosto malmessa), se ne esce con un “E la tua cosa, lì, non ti ha più dato problemi?”. Nel medesimo istante che lo stavo digitando, dopo 15 anni che non ne faceva menzione. Strano, no?

          Passano un paio di giorni, e la situazione è simile. Sento dietro di me mio padre che borbotta qualcosa, mi giro e sta dormendo. Lo guardo un po’ mentre continua a dormire, poi riprendo la mia posizione (dandogli le spalle) e continuo con le mie cose. Dopo un paio di minuti, finito quel che stavo facendo, ripenso a quel che è successo, rendendomi conto che 90 anni la mente umana incomincia ad avere lacune. E mio padre se ne esce con “E’ sì, Massimo, incomincio un po’ a perdermi!” come se ciò che stavo pensando lo avessi espresso a voce.

          Boh!

          • Maxx scrive:

            Grazie, Lupus. Credo di aver ben elaborato ed accettato. Se ne esci indenne è una buona scuola.

          • Lupus in Fabula scrive:

            Buon giorno Maxx, grazie per questa bellissima e toccante a storia che hai avuto il grande coraggio di condividere con noi: credo che molti in questo blog abbiano avuto episodi simili, anche se spesso, possono aver detto a sé stessi, che era tutto frutto della fantasia, una cosa che si erano immaginati. Mia nonna non parlava più e non si muoveva più da giorni, ma mi ha fatto capire, non chiedermi come, che voleva la benedizione di un prete prima di andarsene.
            I miei non ci avevano pensato perché si professavano agnostici.
            Ho fatto in modo di fargliela dare.
            Dopo pochi minuti è morta.

            Buon giorno Gazza, approfitto dell’ ”ospitata” per rispondere anche al tuo commento.
            Il mio punto di vista è che la memoria non abbia nulla a che fare col cervello , come pure i pensieri e tutte quelle cose che, la “moderna” scienza della mente ha relegato nell’angusto spazio della testa di un essere umano. Il cervello di Leonardo, Einstein, Marconi, dei grandi artisti il tuo, il mio e quello della maggior parte degli esseri umani, maschi e femmine, come forma, composizione e contenuto, è essenzialmente identico: allora come mai uno è un genio e l’altro è diciamo, un po’ a scoppio ritardato? Parlerei invece di quella cosa che noi chiamiamo “io”.
            Io faccio, io dico io penso, io voglio, io credo……dov’è questa entità che definisco io, in che parte del cervello è localizzata?

            Le enormi capacità della mente umana, memoria inclusa, a mio avviso non può essere relegata in questa scatoletta, è abbastanza intuitivo.
            Quella sensazione “l’ho già visto”, “io questa roba l’ho già vissuta”, “questo era mio” (cosa che fanno spesso i bambini) viene presa come prova di reincarnazione in ambito Buddhista. Chi ha visto il Kundun di Scorsese, capisce meglio quello che sto dicendo. Quella è una pratica reale.
            Con affetto.

          • Gazza scrive:

            La memoria cerebrale è gigantesca, e non è dato sapere quate cose abbiamo registrato e nemmeno quando riemergeranno o se riemergeranno.

            La scienza non è ancora arrivata a spiegare tutto.
            Noi facciamo e diciamo molte cose “in parallelo” nel corso degli anni e spesso quel senso di “io questa roba l’ho già vissuta” l’hai vissuta davvero.
            Oppure l’hai sognata, laddove il sogno è un mix di cose accadute o anche solo pensate.
            Da svegli.

    1. Gazza scrive:

      FUORI SACCO

      Avevo (purtroppo) preannunciato che le elezioni presidenziali in Kenya sarebbero state pesanti.
      Raila Odinga (pare) abbia già perso per la quarta volta, e per qualche milionata di voti, ed ha già cominciato (ieri) a gridare: brogli, brogli, hacker ! (tocco di modernità), brogli…
      E ovviamente oggi, a conteggi ancora in corso ecco apparire i primi morti, come “civette del malaugurio.

      • Gazza scrive:

        Capisco che con tutti i problemi che abbiamo, e le visioni diversificate sugli sbarchi (in verità io sono tra i severi e proceduralmente formalisti) poco interesserà, ma come avevo preannunciato ad Aprile, in Kenya la “MATTANZA” tra le diverse fazioni è cominciata.
        Agli gli amici che hanno conosciuto ed apprezzato mia moglie Nancy, voglio dire che con un grosso sforzo economico (fuori dalla mia portata, ma tant’è) “dovrei” averla messa al riparo.

      1. Gazza scrive:

        Caro MaXXX, mi hai obbligato a rivedere una parte del film… (e non ti sarà perdonato), ma è talmente incasinato che alla terza visione (sebbene parziale) in alcuni casi HAI memoria delle persone della tua vita, nel finale, che avrebbe dovuto essere la “bomba” risolutiva, visto che nel contesto viene salvato il figlio (morto nell’altra vita) della donna di cui ti sei innamorato, questa si prende in braccio il figlio tratto dall’oceano e NON DICE NEMMENO GRAZIE a colui che lo salva e con cui ha avuto una noiosissima storia d’amore in tutto il film, nella prima vita, e se ne va.
        Non ci siamo, no, certi temi non possono essere dati in mano a dei pisquani.

        Credo che mi riguarderò un altro “pilasto” (mattone sarebbe offensivo): “Il Cielo sopra Berlino” di W.Wenders (1986).
        Lì ci sono degli angeli (maschi…), sono dei “terminali” (per conto di Dio?) che ascoltano le sofferenze dell’esistenza umana.
        Uno di loro si innamora (ah l’amore l’amore, quante cose fa fare l’amore) e… Si fa Uomo per stare vicino alla innamorata che molto soffre.

        -> https://www.youtube.com/watch?v=OiaIZADJ744

        • bardamu scrive:

          Beh, sul fatto che Wenders possa essere considerato un “mattonaro” ( facitore di “mattoni”, ovvero film di pesante digeribilità ) concordo, ma io non l’ho mai tenuto come tale. Ho amato moltissimo, al cinema, “Paris, Texas” e pure il film da te citato, mai più rivisto in tutti questi anni. Però non mi sembrava un film sul dopo-vita. Era quanto mai terreno. Come hai scritto giustamente parlava della sofferenza di questa vita, sul pianeta Terra, e della cosa forse più grande che ci possa capitare, l’Amore. Tanto grande da ingolosire persino un immortale che non l’ha mai provata.
          In fondo era un film sull’Amore.

          • Gazza scrive:

            Carpo Bardo, mi sono spiegato male.
            Wenders è un poeta per immagini, ma come tutti i poeti risultano talora incomprensibili ad una materia grezza come la mia.
            Il bel fil “Il Cielo sopra Berlino” offre molte riflessioni, ma… Di leggere nemmeno una.
            Neanche quella sull’Amore.
            Che oggettivamente è la più complessa, anche alla mia età di poca “pratica” e molta “rivisitazione sugli errori.
            Ma almeno quello con Nancy Wayua Gazzini è stato pienamente ricomposto come meglio non si poteva.

        1. canegrandis scrive:

          Non mi azzardo in ipotesi sul post mortem (che pure credo sia vivo) e non ricordo nulla dell’ante vitam (ma chiissà, forse c’è una memoria dell’anima che al momento mi è sconosciuta).
          Vorrei che l’incontro fatale fosse come quello che avrebbe voluto Biagio Marin

          Fa che la morte mia,
          Signor, la sia
          comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando,
          comò la melodia
          de la dosana che de quando in quando
          a ridosso de un faro la pianzota
          per un momento,
          e la va via apena co’ un lamento
          verso l’averto, sensa lota.
          Fa che ‘l gno ultimo respiro
          el se pusa sul mondo incòra ciaro,
          comò ‘l maistro estivo
          in t’i puninti el cala sensa amaro.
          Tégneme senpre vivo,
          che posso ringrassiate
          de le ore de pena
          e de quele beate
          e de la luse, Signor, mia zogia piena,
          d’ogni mio canto in te l’aria serena.

          1. El Giara scrive:

            Nel momento stesso in cui veniamo al mondo abbiamo la certezza che un giorno moriremo. Non sappiamo quando, non conosciamo le cause, e soprattutto non sappiamo se saremo più o meno sofferenti.
            Il dato certo è che avverrà, e di questo abbiamo consapevolezza e ci conviviamo, quindi non ha senso averne paura. E’ ineluttabile.
            La paura probabilmente nasce dal fatto di non avere in mano la situazione, perché non sappiamo quando sarà il nostro turno e questo ci inquieta un po’. Credo però che la paura più grande derivi dal dubbio del come. Soffrirò? Molto? Con questi dubbi si può incorrere in fobie sempre maggiori che ci potrebbero portare fino a porre fine alla nostra esistenza in modo tragico, ma veloce e il meno doloroso possibile.
            Ecco allora che le religioni ci aiutano a capire il momento e ci abituano piano piano a convivere con la consapevolezza del dubbio. Partecipare ad un funerale di una persona cara, aiuta ad alleviare il dolore della perdita e a ricordarci che un giorno anche noi faremo questo viaggio. Ci indottrinano con messaggi di pace e la prospettiva di una vita eterna diversa e migliore di questa che stiamo vivendo.
            Però ci ammoniscono che per ambire a ciò bisogna comportarsi in un certo modo, non in sciatteria o lussuria, ma in modo educato, gentile, rispettoso e amorevole con il prossimo e con se stessi. Ci indicano quindi una via per vivere in modo felice questa nostra esistenza, con la promessa del paradiso o del nirvana, o quello a cui si ispirano le varie religioni.
            Il dubbio che ci resta a questo punto è su cosa ci sia dopo.
            Prendiamo ad esempio il paradiso, c’è? Le variabili sono due: si o no.
            SI: ci comportiamo “bene” e avremmo accesso a questa vita eterna e saremo felici per l’eternità. Non ci comportiamo “bene” e avremo accesso alle fiamme dell’inferno o alle penitenze del purgatorio.
            NO: sia che ci comportiamo “bene” o “non bene”, poi non c’è più nulla. Semplicemente non c’è esistenza, noi non abbiamo più memoria e coscienza di noi, però lasciamo qualcosa per gli altri, il ricordo di noi. Se lasceremo un buon ricordo saremo ancora vivi per chi è ancora qua, se lasceremo un brutto ricordo, chi rimane sarà ben felice di averci seppellito assieme alle cose che abbiamo fatto per dimenticarsi di noi.
            La terza via: anche se ci fosse, sembra sia senza memoria, quindi non sarei più l’insieme delle mie esperienze, in pratica non sarei più io. A questo punto che senso avrebbe? A cosa mi serve ambire ad un qualcosa che non conosco e che non si ricorda chi sono. E’ lo stesso discorso della reincarnazione senza il ricordo di chi ero prima. Non so in chi mi reincarno e non mi ricordo chi ero, quindi è certo che non sarò io. Che brutta prospettiva sapere di avere un futuro non definito e senza memoria del passato.

            • Gazza scrive:

              Caro Giara, sei sicuro che “avresti meno paura” sapendo la data della tua dipartita?

            • Maxx scrive:

              A parte sul fatto che moriremo, grossi dubbi.

              Il mio dubbio maggiore sull’esistenza dell’inferno è/era proprio quello trattato in “The Discovery” (ripeto, non l’ho visto e mi fido di ciò che è stato riportato).

              Se una persona “dimentica” nella (eventuale) vita futura ciò che è stato, che senso ha esser punito (inferno) per ciò che non ricordi?
              Se invece ricordi, come può essere che una madre sia felice (in paradiso) sapendo che suo figlio brucia nella Geenna?
              Hanno tentato di spiegamelo con il “Salto di qualità”: la tua anima è qualcosa di diverso dal tuo corpo (e dagli altri corpi, in senso lato) e le due cose sono del tutto disconnesse. Ma allora il suicidio sarebbe plausibile, almeno fintantoché non sappiamo se sia corpo o anima a prendere la tragica decisione. E, comunque, il corpo non sarebbe che un orpello; tralasciando oltretutto il fatto che una “cosa” starebbe soffrendo per un’altra con cui non ha legame.

              La mia-mia soluzione:
              L’inferno non esiste così come non esiste il paradiso. Se esiste qualcosa dall’altra parte, è un continuum mnemonico con quel che viviamo; se così non fosse, non sarebbe più un qualcosa di nostro e non saremmo più noi: saremmo altro che non ci riguarda e che non riguarda ciò che siamo e che abbiamo fatto qui.
              Io la chiamo “coscienza comune” e non so cosa sia. Ma esperienze “strane” che ho avuto mi fan pensare che noi non siamo solo un ammasso di elementi chimici. Cose piccole, ovviamente, nessun miracolo. Ma che “esulano dalla tavola periodica di Mendeleev”.

              • Maxx scrive:

                Ho saltato un punto importantissimo, a mio avviso:

                A “Se invece ricordi, come può essere che una madre sia felice (in paradiso) sapendo che suo figlio brucia nella Geenna?” si aggiunga: “sapendo che lei ha partecipato nella creazione e nella educazione (!) di quel figlio” prima del punto interrogativo.

                • El Giara scrive:

                  E’ un po’ il mio pensiero. Infatti la terza via non ha senso di esistere. Resta il dubbio del si o del no. Se fosse si, ci sono tutti i dubbi da te espressi sulla madre che non può essere felice, se fosse no, il paradiso e l’inferno (o come li si voglia chiamare), sarebbero il ricordo che le persone ancora in vita avrebbero del trapassato. In pratica la miglior vita a cui il defunto sarebbe assunto, altro non sarebbe quella che noi pensiamo possa essere per il caro estinto, cioè il ricordo di lui. Siamo cenere e cenere ritorneremo, nel frattempo operiamo perché chi rimarrà abbia l’impressione che le nostre ceneri non brucino nell’inferno e vivremo fintanto che qualcuno si ricorderà di noi.

            1. bardamu scrive:

              e io che credevo che volessi parlare di politica…

              1. Maxx scrive:

                Credo di aver già espresso troppe volte il mio status di credente-sui-generis.

                Non ho visto il film e non credo che lo vedrò mai, non è il mio genere.

                La trama, in fondo, non è comunque molto dissimile da “Uno strano caso”, uno dei primi film (commedia) di Robert Downey Jr. in cui quella percezione dell’esperienza passata viene zuzzurellonamente negata da una iniezione di “dimentichin” (non conosco qual sia il nome scientifico perché non ne fan menzione).

                Terza via? Direi che è una delle millanta vie prospettate.
                Piuttosto, nella mia-mia teoria sull’aldilà-aldiqua, vedo il suicidio come mancanza di rispetto (verso sé stessi e la propria vita). E per me che considero il Rispetto come UNICA regola esistente, la cosa ha un senso.
                Poi però balbetto quando mi rendo conto che esistono situazioni in cui è la “vita” che non ha più rispetto per l’IO e per la dignità della persona (escludo categoricamente, quindi, le pene d’amore dai motivi validi per togliersi la vita – qualora di “validi” ne esistessero).

                Nella scienza il “metodo empirico” viene considerato prova. Altresì, alcuni dicono di essere tornati dall’aldilà all’aldiqua. Perché l’aldilà sia considerato scientificamente esistente quanto lo è l’aldiqua, basterebbe che questa esperienza toccasse ad un “resuscitato di fiducia”! :) (astenersi perditempo)

                • Maxx scrive:

                  Uno dei primi films di Robert Downey Jr.? Sono andato a vedermi la filmografia e nonostante fosse giovane, erano già 19 anni che recitava!

                1. paperinik scrive:

                  L’ho visto anch’io un paio di mesi fa e concordo. Non mi ha convinto. Esprime una possibilità, secondo il regista e va bene. Ma ha voluto puntare su un effetto domino. O meglio un possibile effetto auto-distruttivo a seguito di una scoperta decisiva. Forse un film presuntuoso??? Forse più significativo di quel che appare?? Forse una fantasia..o al contrario una convinzione personale personale portata sullo schermo????

                  1. do minus gazza scrive:

                    -> https://www.youtube.com/watch?v=e80qhyovOnA

                    Ombra al chiaro di luna

                    L’ultima volta che lo vide
                    Portato via da un’ombra al chiaro di luna
                    Sembrava preoccupato e allarmato
                    Portato via da un’ombra al chiaro di luna
                    Ha perso in una rissa lo scorso sabato notte
                    Lontano dall’altra parte
                    Si è trovato nel mezzo di una lotta disperata
                    E lei non riusciva a farsi un varco

                    Gli alberi che sussurrano nella sera
                    Portato via da un’ombra al chiaro di luna
                    Cantano una canzone di dolore e di lutto
                    Portato via da un’ombra al chiaro di luna
                    Tutto ciò che vide fu la sagoma di una pistola
                    Lontano dall’altra parte
                    Un uomo in fuga gli ha sparato sei volte
                    E lei non riusciva a farsi un varco

                    Io rimango, io prego
                    Ci vedremo lontano in paradiso
                    Io rimango, io prego
                    Ci vedremo un giorno in PARADISO…

                  Lascia un Commento

                  *