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A PRESIDIO SERVE LA SERIE A PER FAR FRUTTARE L’INVESTIMENTO (ALTRIMENTI TRA UN ANNO RICAPITALIZZA O CEDE, GUADAGNANDO MENO)

Presidio Investors è arrivata a Verona con un obiettivo preciso: risanare i debiti e creare plusvalore, per poi rivendere a un soggetto più forte e guadagnarci. E’ la specialità della casa del fondo texano: far crescere gli asset (finanziari, commerciali e infrastrutturali) e poi cederli, sfruttando i propri canali relazionali e la propria credibilità bancaria.

Quando accadrà? Non a breve, almeno nelle intenzioni. Presidio ha sempre operato sui 7-8 anni con le sue altre società del portfolio. Tuttavia sappiamo che il calcio ha delle variabili indipendenti. Per esempio, 12 mesi fa non era prevista la retrocessione, infatti il monte ingaggi era stato alzato e si era speso di più che negli ultimi tre anni. Ora si vuole risalire immediatamente: grazie al paracadute (25 milioni) e alle plusvalenze, il monte stipendi (pur ridotto) resterà comunque alto per la serie B.

Tornare subito in A, infatti, è l’unica via per Presidio per non essere costretta a rivedere i piani: si dovesse infatti restare in serie B, il fondo sarebbe davanti a un bivio: o ricapitalizza (per riprovare ancora a salire di categoria), o cede il club, però guadagnando meno di quello che potrebbe guadagnare tra 5-6 anni.

Il primo comandamento, tuttavia, è agire dentro dei paletti finanziari precisi. Un anno fa certamente conveniva restare in serie A, come adesso l’interesse è  tornarci immediatamente; ma questo non significa buttarsi nel fuoco e fare il passo più lungo della gamba. Ok arrivare al risultato, ma attraverso ciò che è possibile mettere sul piatto. Né più né meno. Perché questo è propedeutico a preparare il Verona a qualsiasi scenario: non solo a non farlo saltare in aria in caso di mancata promozione, ma anche a renderlo appetibile per nuovi investitori (ribadiamo, l’interesse del fondo è andare via guadagnandoci, che sia tra uno o 10 anni).  

A ottobre scrivevo che la nuova proprietà è solida. Lo ribadisco. Non va confuso il quadro generale con la contingenza (il risultato sportivo, ergo la retrocessione). Solidi chiaramente non significa avere gli Elon Musk o gli arabi, ma essere strutturati – per esempio nella credibilità con le banche e nelle relazioni finanziarie – per garantire un futuro al club.  Setti, che per anni ha (legittimamente) guadagnato con il Verona, non aveva più forza per andare avanti (altrimenti avrebbe continuato) e nemmeno il “potere contrattuale” di sedersi al tavolo per vendere a investitori plurimilionari. Così ha ceduto a un fondo di piccole-medie dimensioni, tuttavia serio, che ha migliorato la struttura della società e la vuole far crescere ancora. Non per carità cristiana, ma perché – ripetiamo – prima o poi dovrà far fruttare l’investimento.

Piuttosto, la retrocessione una cosa la deve insegnare agli americani. Per quanto il calcio sia sempre più finanza apolide, certe regole non scritte rimangono immutabili: una proprietà di un club non può limitarsi a far fruttare il capitale per creare plusvalore, delegando in bianco il resto, cioè la gestione quotidiana. Serve una figura di raccordo tra proprietà e l’amministratore delegato (Zanzi) da un parte, e l’area tecnica dall’altra. Un direttore generale.

2 commenti - 716 visite Commenta

Orgoglio Gialloblu

se metti un allenatore Primavera inesperto alla guida del Verona non vuoi rimanere in A quindi salta il tuo discorso…con un allenatore d’esperienza tipo Gotti provavi seriamente a salvarti e probabilmente ci riuscivi. E invece non l’hai voluto e non l’hai fatto, mirando ad un paracadute sostanzioso ed a campionati di B al risparmio (ingaggi e spese fisse) per limare il debito…per il quale ci vorranno dieci anni o forse meno… Magnifica prospettiva per un tifoso del Verona…Grazie Presidio…

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RobyVR

L’obietivo l’éra far schei e i schei je ste fati. Anzi, 25 milioni a maca da dirotar subito al’estero. El Verona el fará fadiga a salvarse.

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