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UNO STUDIO TELEVISIVO NON E’ UNA GOGNA

Certo: c’era chi si aspettava lancio di pomodori, insulti. Forse anche un’esecuzione con esposizione finale della testa grondante sangue dopo che un’affilata ghigliottina aveva svolto il proprio lavoro. Per questo popolo desideroso di tornare al medioevo e al post rivoluzione francese sicuramente è stata una delusione.

Per chi invece si vuole fare un’opinione, chi vuole capire, chi non si accontenta dei main-stream, dei pensieri dominanti, di chi ama la libera espressione, la serata con Fabio Pecchia è stata un’opportunità. Ognuno oggi avrà il suo giudizio, magari cambiato, magari rimasto uguale. Ma almeno, ora, qualcosa di più s’è capito. Ed è questo, al di là di tutto la funzione di una televisione, di un mezzo informativo.

Ospitare idee diverse, esprimerle, esprimere il parere del pubblico. Cambia qualcosa? Secondo me sì. Nel senso che al di là del professionista si è capito che Pecchia è anche un uomo, un ragazzo, una persona con i propri dubbi e le proprie certezze. Uno che accetta il dialogo, che ribatte puntigliosamente, che a volte si aggrappa sugli specchi ma che ha anche la dote (rara) di dire ho sbagliato. Non era facile venire a rispondere in una trasmissione pubblica come ha fatto Pecchia ieri sera. Personalmente, se serve la mia opinione, credo sia stato sfuggente su alcuni argomenti tecnico tattici, molto diretto su altri. Passerà come tanti altri tecnici a Verona. Lo farà comunque a testa alta.

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