L’ORCHESTRINA SUONA ALL’HELLAS GARDEN MENTRE L’HELLAS AFFONDA IN SERIE B

La Presidio Investors mi sembra uno di quei tizi che in alcuni programmi americani comprano una casa con “delle potenzialità” e che dopo aver riverniciato la staccionata e cambiato la carta da parati, vogliono rivenderla al doppio del prezzo che hanno speso. 

L’illusione è che creando l’Hellas Garden si possa rivendere la società al doppio o al triplo rispetto a quello pagato a Setti. L’Hellas Garden è la pittura su una casa fatiscente che avrebbe in realtà bisogno di interventi strutturali pesanti.

Cito l’Hellas Garden che da quello che ho capito è una specie di ospitality per incompetenti del calcio, perchè mi pare l’ennesima fuffa buttata negli occhi della gente, un modo per giustificare il “progetto a lungo termine” che in realtà è solo mera speculazione.

La Presidio non ha un progetto sportivo. Questo mi pare ovvio. Mi preoccupa anche l’incompetenza. Come puoi acquistare una società allo stremo, con il parco giocatori azzerato dalle precedente gestione, e pensare non solo di non investire un dollaro, ma addirittura di fare cassa con quel poco che ti è rimasto? Se non è incompetenza è malafede, propendo per la prima anche se, purtroppo, l’esperienza di una vita accanto all’Hellas mi fa seriamente dubitare che sia la seconda.

Il Verona rischia di andare in serie B e gli unici segnali che arrivano dalla società sono la creazione di un’ospitality per incompetenti del calcio e il ritiro dell’ennesima maglietta della Rana Verona al Palasport. 

Sul mercato Sogliano è bloccato dai paletti finanziari imposti. Esce uno, entra uno. E se c’è da fare l’ennesima plusvalenza si faccia.

La nave affonda e noi suoniamo l’orchestrina all’Hellas Garden e andiamo a battere le mani ai giganti di coach Soli che forse, visto che lì sborsano soldi, investono sulla squadra e hanno un vero progetto sportivo, vinceranno lo scudetto o comunque ci proveranno seriamente.

Siamo già in pesante ritardo, non c’è nulla da fare. Gennaio sta mestamente scivolando, le sconfitte si accumulano, il pessimismo sta crescendo. Tra l’altro adesso scopriamo anche che i pedatori mercenari presi ad agosto non sono nemmeno uomini veri, ma appunto solo pedatori mercenari. 

Unica speranza San Sogliano. Non so se quest’anno il miracolo riuscirà. Ma se lo conosco bene non starà fermo, non assisterà ad uno scempio senza lottare, senza provarci. A costo di cambiare tutti un’altra volta. Siamo nelle sue mani. E che Dio ce la mandi buona. A meno che anche lui non stia bevendo uno spritz all’Hellas Garden… 

SIAMO TUTTI MOLTO STANCHI MA IL PASSATO CI INSEGNA A NON MOLLARE MAI

E’ una gara a chi resiste di più. La salvezza del Verona passa attraverso questa resilienza, questa voglia di stare attaccati al carro, di non mollare, di non farsi prendere dalla delusione, dal pessimismo, dalla paura.

Il Verona ha questo dna: quello di non mollare mai, di non morire mai. Siamo sempre tornati, anche quando ci volevano morti e stavano officiando il funerale. Ma diciamocelo con onestà: siamo tutti molto stanchi di questa indicibile sofferenza, di non avere una prospettiva, una gioia, un sorriso. Non è possibile che chi frequenta il Bentegodi abbia visto il Verona vincere solo due volte in un anno solare. L’epica del “siamo duri a morire” fa fatica ad essere compresa. Quest’anno di più rispetto al passato. Perché questa è la quarta stagione di fila in cui l’unico divertimento è cospargere il sale sulle nostre ferite. Sofferenza, sofferenza, sofferenza, forse per una gioia finale. Forse. 

Ma è in questi momenti che non bisogna davvero mollare, farsi prendere dallo sconforto. La storia degli ultimi campionati ci deve insegnare che niente è compromesso e che bisogna avere la forza di crederci fino alla fine. 

A chi banalizza, va sempre ricordato che il Verona si sta giocando la permanenza per il settimo anno consecutivo in serie A, che rappresenta uno dei “filotti” più lunghi della nostra centenaria storia. Vanno ricordati i momenti terribili in cui sprofondammo in serie C, in cui veramente l’esistenza del club era messa in pericolo, in cui realmente non c’era un domani. Dicono che gli uomini hanno la capacità innata di dimenticare i dolori e le sofferenze per poter andare avanti, ma la memoria e la storia aiutano anche a razionalizzare il presente. La stanchezza, la delusione, l’amarezza sono altamente comprensibili, ma dobbiamo anche capire che questo è il nostro scudetto attuale, il nostro massimo obiettivo, il nostro sogno. Sempre per aiutarci a comprendere, guardiamoci un po’ attorno e scopriremmo che alla fine c’è chi sta molto peggio di noi. Chiedete agli amici della Samp cos’è l’inferno, chiedete a chi era con noi in serie A due, tre stagioni fa e oggi si barcamena sui campetti della C, chiedete alle altre squadre del Veneto che da anni cercano di uscire dall’inferno, come si sta a perdere un play-off ai rigori o un derby con la squadretta del paese vicino…

Questo si chiama solamente realismo, capacità di analisi della situazione attuale, attaccamento alla realtà. Non c’entra nulla con un progetto generale tenuto in mano da proprietà deboli e speculative. Presidio in questo senso si sta rivelando anche peggiore del tanto criticato Setti. Il quale ammetteva di avere le pezze al culo e di non poter dare al Verona altra prospettiva che non la salvezza in serie A. Oggi, leggo di fumosi progetti “a lungo termine” che cozzano clamorosamente con la realtà dei fatti. Presidio da quando è arrivata ha tosato la pecora nè più nè meno che la precedente proprietà ma ha illuso qualcuno di poter alzare l’asticella. Molta delusione, a mio avviso, arriva anche da questa falsa narrazione. Non c’è nessun progetto a lungo termine, nessun investimento, navighiamo a vista. Come prima, peggio di prima. Per questo, salvarsi, sarà un grande miracolo anche quest’anno. E se solo per un attimo ce lo dimentichiamo e pensiamo che qualcosa ci sia dovuto o che sia facile lavorare in queste circostanze, siamo finiti.

Prima ancora di combattere la battaglia. 

COSA CI HA DETTO LA GARA CON IL NAPOLI E COSA DOBBIAMO CAMBIARE ADESSO

Ormai lo abbiamo capito: la specialità di casa Zanetti è rinascere dalle proprie ceneri, come l’Araba Fenice. Quando tutto sembra perduto, quando si spalancano le porte dell’inferno e il Verona sembra precipitare nel baratro, Zanetti si risolleva. 

E’ ormai un campionato e mezzo che assistiamo a questo copione. Non può essere un caso. Vorrei lasciare stare per un attimo l’argomento “motivazioni-maglia-identità” perchè mi sembra banale. Vorrei invece cercare di analizzare con maggiore profondità ciò che ci ha detto il campo.

Il Verona, soprattutto quest’anno non ha mai steccato contro le grandi. Anzi: ha offerto proprio in queste gare il meglio. Con la Juventus, con l’Inter, con la Roma, con il Como con l’Atalanta e ieri sera con il Napoli quando ha sfiorato la vittoria. Al di là dei risultati, anche quando ha perso (vedi Roma e Como) il Verona ha offerto ottime prestazioni. E anche il primo tempo con il Milan è stato sotto quella falsariga a ben vedere. 

Viceversa la squadra di Zanetti cicca le gare in cui deve fare la partita, deve vincere ad ogni costo, vuole comandare il gioco. E così si è fatta fregare in casa dal Sassuolo, dal Parma, ma anche dalla Cremonese e infine dal Torino.

Mi chiedo dunque se non sia il caso di ribaltare il problema. Per trovare continuità forse, abbiamo bisogno di impostare queste partite dal punto di vista “strategico”  in modo diverso. Come se giocassimo con le grandi. Senza l’assillo di voler strafare, con più umiltà e con scelte tattiche che siano conseguenti.

Credo che l’errore di Zanetti sia un eccesso di generosità. E’ come se il nostro allenatore volesse  ricambiare l’amore dei veronesi con grandissime prestazioni, vittorie roboanti e belle da vedere.

Purtroppo la dimensione della squadra non permette questo. 

Forse è meglio pensare di difendere lo 0-0 e poi sfruttare l’inerzia della partita e degli episodi, partire con più umiltà, con meno sfrontatezza. Prendo la gara con il Torino ad esempio. Avessimo giocato compatti, con un centrocampo con Niasse e Gagliardini, pronti a verticalizzare con Bernede, forse non ci saremmo presi quell’imbarcata. 

In un anno solare al Bentegodi il Verona ha vinto solo due gare. E’ una statistica che ci spiega un trend netto. E’ paradossale che il Verona debba costruire la salvezza facendo grandi imprese esterne. Ma vuol dire anche che qualcosa va cambiato. Partiamo più umili, stiamo attaccati alla partita, cerchiamo di far male in contropiede, consci che un pareggio è sempre meglio che una sconfitta. Pensate se solo avessimo oggi i punti persi con Sassuolo, Parma e Torino. Tre punti in più valgono la salvezza. Come dice Zaia-Crozza: riflettiamoci su.

INACCETTABILE: MA ADESSO BASTA CON GLI ALIBI. E’ TEMPO DI TOGLIERE OGNI DUBBIO

Ha ragione Zanetti: un primo tempo come quello giocato con il Torino è inaccettabile. E se è inaccettabile per lui che è l’allenatore del Verona, figuriamoci per i tifosi del Verona.

Una partita del genere, un primo tempo di quel livello, smonta automaticamente ogni possibile supporto a questa squadra. Come fai a dire ai tifosi “stateci vicino” quando poi fai una prestazione del genere? Come puoi essere credibile? Cade ogni alibi, ogni giustificazione, ogni voglia di soffrire assieme. Che fosse complicata lo sapevamo, che diventasse così complicata mai lo abbiamo messo in preventivo. Cosa sia accaduto ad una squadra che un mese fa aveva la forza di risollevarsi battendo Atalanta e Fiorentina e che domenica ha balbettato davanti al Torino, non è spiegabile. Attenzione: non stiamo qui a dire che il Verona debba vincerle tutte, siamo assolutamente consci che questa squadra ha dei limiti e che il Torino è nettamente più forte. Non è uno scandalo perdere con il Torino e non è uno scandalo perdere a San Siro con il Milan. Ma è uno schifo (scusatemi ma è così)I vedere il Verona prendere gol evitabilissimi, vedere che il Torino ti massacra sul ritmo e sull’intensità, arrivando sempre prima sulla palla come se a essere ultimi a 12 punti fossero loro.

Può essere l’assenza di Belghali il grande alibi per una gara del genere? Certamente l’assenza dell’algerino è importante e forse fondamentale, ma il campo ci dice che il Verona vince con l’Atalanta ribaltando il centrocampo, con Niasse, Al Musrati e Bernede che mai avevano giocato assieme. Quella vittoria è figlia di una squadra che aveva voglia di andare oltre i propri limiti e che magari ha giocato anche per salvare la panchina al proprio allenatore. Ma allora vuol dire che Sogliano ogni settimana deve mettere in discussione Zanetti per avere il 110 per 100 del rendimento? Dai siamo seri. Non può essere così. Anche perché se fosse così, allora sarebbe veramente da preoccuparsi. Credo invece che sia il tempo di togliere ogni dubbio e alibi. Bisogna decidere se questo Montipò che prende gol ad ogni tiro degli avversari è il portiere giusto per la salvezza, se Nelsson è quello di inizio stagione o quello che ogni settimana ne combina una, se Serdar è un giocatore comprato nelle cristallerie di Murano o se può dare un minimo di affidabilità, se Oyegoke e Cham sono due giocatori da serie A, se Sarr è un centravanti o un cruciverba di Bartezzaghi sulla Settimana Enigmistica, se Kastanos è un turista cipriota in vista all’Arena, Se Harroui tornerà mai in forma, se Yellu è utile o se è qui a fare la bella vita sulle rive del Garda. Siamo a gennaio, lo diciamo ai signori della Presidio che pare vivano non in un altro continente ma in un altro pianeta. Date a Sogliano quello che serve, ascoltatelo e fate presto. Ogni giorno perso, ci avvicina alla serie B. Un piccolo consiglio anche a Sogliano e a Zanetti: questa squadra è troppo lontana da Verona e dai veronesi. Ha un problema di identità e di attaccamento. Portatela più vicina ai tifosi, fategli capire dove gioca e per chi gioca. Il cuore, la passione, l’amore e anche qualche sano calcione in culo, a volte sono più potenti dei soldi.

LE DOMANDE A CUI IL MERCATO DEVE DARE DELLE RISPOSTE

Non c’è pace, non c’è stabilità, appena fai due passi avanti ne fai uno indietro. La condanna del Verona è di dover andare sempre oltre i propri limiti, oltre il cento per cento. Quando non avviene succede quello che è successo a Milano. Giochi anche benino, fai il compitino, sei ordinatino (tutto ino…) ma poi basta un attimo di disattenzione, una sbadataggine e la frittata è fatta. 

Non abbiamo la proprietà transitiva nel calcio. E nessuno può avere la controprova: ma mi chiedo e vi chiedo: avessimo giocato con il fuoco che abbiamo messo in campo nelle ultime due partite vinte, avremmo perso in questa maniera?

Vi ricordate la voglia, l’unione, la grinta che s’era vista con l’Atalanta? E quell’ultimo pallone di Bernede, tenuto dentro per centimetri, non è stato il monumento alla volontà che ci ha permesso di battere la Viola?

Dopo il primo gol di Pulisic e l’enorme ingenuità di Nelsson sul rigore (con Fabbri che non aspettava altro per indicare il dischetto…), ci siamo un po’ sciolti, l’abbiamo data per persa, insomma non s’è fatto nulla per rimediare. 

Brutto segnale per una squadra che si deve salvare. In un campionato in cui servirà veramente una grande impresa, anche di nervi, la mentalità è fondamentale. E per mentalità s’intende proprio quel desiderio che ogni giocatore deve avere dentro di sé per andare oltre i propri limiti. 

Credo che San Siro abbia dato dei segnali anche a Sogliano su come agire sul mercato. Il nostro ds ha la bravura e la razionalità per incidere al meglio, stavolta a mio avviso non sarà necessaria una rivoluzione ma l’azione dovrà essere chirurgica e ogni mossa dovrà essere vagliata perfettamente. 

Mi pare sia abbastanza evidente che al di là dell’assenza di Belghali, che sia necessario andare a prendere un giocatore da fascia destra, una falla piuttosto grande nel roaster. E poi bisogna sciogliere alcuni equivoci: Sarr serve o no? Serdar recupera o resta a mezzo servizio? Harroui tornerà determinante o ormai è una causa persa? Suslov sarà a disposizione a marzo o a maggio? Kastanos serve a qualcosa o no? Yellu non è adeguato o può dare una mano? La Presidio deve fare un’altra plusvalenza per il bilancio oppure no? Ecco sono tante domande che non possiamo mettere sotto il tappeto. Dalle risposte dipenderanno le chance di salvezza del Verona.

POSSIAMO ANNUNCIARLO UFFICIALMENTE: IL VERONA E’ NATO

Dopo una lunga e naturale gestazione, un travaglio sofferto e un parto doloroso, possiamo annunciare al mondo che il Verona è nato.  Non è stato facile, si pensava che i genitori soffrissero di meno, che in casa Hellas ci potesse essere finalmente un po’ di tranquillità. Ma sicuramente questo ometto che ne ha già superate un po’, si presenta alla vita più forte di prima, pronto a dare battaglia ovunque e a lottare sino alla fine.

Il suo destino è tutto da scrivere, ma quello che abbiamo visto a Firenze ci dice che il campionato non era affatto finito dopo la sconfitta di Genova e che il Verona ha tutte le carte in regola per riuscire a centrare il quarto miracolo consecutivo. Non è poco, anzi è moltissimo visto come si era messa e i segnali che in molti interpretavano come l’ineluttabile pessimo finale di questa stagione. Quel pessimismo che corrodeva la stima della squadra e probabilmente di Zanetti, sferzato al punto giusto dal nocchiero della nave che aveva capito che era necessario attingere a suppletive energie perchè quelle profuse purtroppo non erano sufficienti.

E così il Verona è risorto, o meglio, come dicevamo è nato dalle proprie ceneri. Firenze è stata una tappa incredibile in cui i centimetri che molte volte in precedenza avevano fatto difetto sono andati dalla nostra parte, in cui strategia e volontà hanno fatto la differenza, abili a sfruttare quel piccolo margine di tranquillità che avevamo nei confronti dei viola, ancora a zero vittorie in stagione. 

In questa nascita non poteva mancare il nostro figliol prodigo. il Vangelo insegna questa meravigliosa parabola, in cui il perdono va attuato nei confronti di chi si è allontanato e non di chi è vicino. Gift Orban è di carattere, indole, educazione, lontano dalle regole. Il suo modo di conquistarsi la vita, di darsi un senso. Con lui bisogna usare bastone e carota. Tanto bastone ma anche tanta carota, perché dietro quella scorza di duro da “barrio” c’è in realtà un ragazzo fragile e probabilmente solo. L’ultima settimana è servita a questo. Orban ha reagito come nessuno si aspettava. Ha chiesto scusa e parallelamente ha lavorato per riprendersi il posto. A Firenze è partito dalla panchina, è entrato in campo per le circostanze della partita, ha lasciato il segno finalmente.  Il gruppo lo ha abbracciato come mai prima d’ora. Sicuramente adesso Gift è uno di noi, il regalo che Zanetti aspettava da tempo. 

L’UNICA PROMESSA CHE HA FATTO SOGLIANO

Sean Sogliano ha promesso solo una cosa da quando è tornato a lavorare nel Verona: l’Hellas avrebbe sempre lottato fino all’ultimo secondo dell’ultima partita di campionato. Una sola promessa, ma sempre mantenuta.

Con lui, il Verona si è salvato per tre volte. Molto più di uno scudetto. Chi vince lo scudetto, non rischia la “vita” del club se l’obiettivo non viene raggiunto. Il Verona sì. Tra la salvezza in serie A, il nostro scudetto, e la retrocessione ci passa tutta la differenza del mondo.

Sogliano ha un modo di lavorare assolutamente diverso da tutto il resto della combriccola. Se volete è “vintage”, come avere un vecchio ds in un mondo completamente ribaltato. 

Social, comunicazione, marketing sono argomenti che gli fanno venire l’orticaria. Non sopporta neanche gli staff chilometrici, i nutrizionisti, i match analyst, la fuffa del calcio moderno. E’ una specie di Amish del pallone. Vive nel calcio degli anni’70 e ’80, convinto che le dinamiche umane non siano poi così cambiate.

Per questo, probabilmente, ha meno remore a cambiare compagna che cambiare il tecnico che lui ha scelto. Un vincolo che sente fortissimo. Se poi dall’altra parte trova una persona onesta, sincera, coerente e appassionata come Zanetti, l’ipotesi diventa ancora più remota. Questi due sono l’unico vero valore aggiunto che ha il Verona. Lo penso veramente. In questo calcio impazzito, con le proprietà in mano a fondi senza faccia, senza radici, senza passione, qual è l’unica cosa che fa la differenza? Proprio ciò che Sogliano e Zanetti rappresentano in questo momento. Unitamente, è ovvio alla passione dei tifosi, con cui loro simbioticamente vanno a braccetto, nutrendosi del tifo come un’auto si nutre di benzina. 

I tifosi del Verona sono di un’altro livello quando fanno la sintesi del momento. Storicamente è sempre stato così. Il volantino “Soli contro tutti” dell’anno dello scudetto rappresenta a mio parere il capolavoro programmatico della nostra tifoseria. Ma siccome odio i boomer che tendono solo ad esaltare il loro passato, oscurando il presente e i ragazzi di oggi, voglio dire, a livello puramente personale e per quello che può contare, che la Curva di oggi non sbaglia un colpo. Tra lo striscione “Volemoghe ben al Verona” dell’anno scorso e il recente volantino “What’s your plan?”, questi giovani ragazzi si sono dimostrati di grandissimo spessore. Chapeau.

La vittoria di ieri non è nulla se non sarà confermata dalle prossime gare. Ma non è nemmeno una rondine come mi ha scritto qualcuno. Perché questa prestazione, perdonatemi, non è episodica. Ne abbiamo viste tantissime in questo campionato. Cito le gare con Cremonese, Juventus, Cagliari, Inter, Como in cui il Verona ha fatto un figurone e ha raccolto troppo poco. Stavolta abbiamo, finalmente, anche raccolto ciò che si è seminato.

Ma appunto è solo la gara che ci rimette in carreggiata e ci permette di tenere fede alla promessa di Sogliano. Lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per conquistare un altro scudetto. Vitale per il nostro club. 

LA RICERCA DEL CAPRO ESPIATORIO

La ricerca del capro espiatorio appartiene ai popoli da sempre. É una naturale tendenza antropologica. Dopo la disfatta con il Parma anche noi cerchiamo il capro espiatorio. Vogliamo semplificare la realtà che invece é molto più complicata. Il bersaglio più facile è ovviamente Paolo Zanetti, il front man della società che é anche il capo della squadra. Zanetti non si sottrae alle responsabilità. “É tutta colpa mia” ha detto ieri mettendosi a petto in fuori con l’evidente obiettivo di proteggere un gruppo fragile e senza radici profonde. Zanetti pagherà per tutti, ma sicuramente i problemi resteranno. Baroni due anni fa, fiutata l’aria e incassata la miracolosa salvezza, alzó le mani e se ne andò, ipotizzando che il campionato a venire sarebbe stato anche peggio del precedente. Insomma allenare a Verona in questo momento é un esercizio romantico e anche un po’ sadico. Pure Sogliano, il ds messo in copertina da tre salvezze miracolose consecutive se ne poteva andare. Anche lui dotato di un perverso piacere per il dolore e la sofferenza, unito ad un sincero attaccamento a Verona e all’Hellas ha deciso di rimanere. Cercherà come sempre di rianimare un gruppo che é apparso a fine corsa, senza leader, senza qualità. Sarà il suo miracolo più grande. Chi oggi mette in discussione uno come Sean merita purtroppo di avere dirigenti come quelli che abbiamo abbondantemente visto nel nostro passato di tifosi. I nomi fateli voi, io li ho tutti ben presenti e non li dimentico. Certamente anche Sogliano non è infallibile e qualche topica la prende. Lavorando con budget risicatissimi, la forbice dell’errore, lo può capire anche un bambino, é molto più elevata rispetto a chi va a prendere campioni con stipendi altissimi e dai costi proibitivi. Sogliano rischia sempre al limite, per garantire al Verona la miglior qualità possibile al minor prezzo. Per questo motivo razzola giocatori da ogni dove. Non é un metodo di lavoro é un’esigenza economica. Che in questi anni ha prodotto plusvalenze a nastro. Ngonge, Noslin, Belahyane sono tre giocatori che hanno salvato il Verona dalla sparizione oltre che averlo salvato sportivamente. In mezzo ci sta qualche ciofeca. 

La situazione del Verona di oggi é figlia di Maurizio Setti e della sua debolezza finanziaria. Setti ha salvato capra e cavoli, si è sistemato per la vita, a suo modo e per i mezzi che aveva, ha fatto un capolavoro. Ma il Verona che ha lasciato era una società stremata dal punto di vista economico, senza patrimonio giocatori, bisognosa di forti investimenti.

E qui arriviamo all’ultimo tassello. Agli eredi di Setti. La Presidio Investors. La quale invece di aver previsto di immettere capitali per ricostruire la rosa, si è illusa di poter procedere con il metodo usato dal predecessore. Un’illusione che la gara con il Parma ci ha restituito sotto forma di pesanti schiaffoni. Il tifoso del Verona è oggi un soggetto disilluso come tutti coloro che in queste ore stanno disertando le urne. Un tifoso con una pazienza infinita, a cui in cambio di un attaccamento commovente viene restituita un’umiliazione sportiva senza precedenti. Come far innamorare un bambino del Verona resta oggi un mistero profondo. 

Capire i reali motivi di questa situazione ci aiuta a risolvere i problemi e a non buttare il bambino con l’acqua sporca. Nonostante questa gara indegna il Verona può ancora salvarsi. Non siamo morti e prima di esserlo ce la giocheremo. Fino in fondo, in qualsiasi maniera. Statene certi. 

NON SIAMO UNA ONLUS PER IL RECUPERO DEI GIOCATORI FUORI FORMA

Il pareggio di Lecce non è da disprezzare. Ma non è nemmeno il caso di farne l’elogio. Quando una squadra come il Verona deve inseguire per colmare il gap accumulato, non può permettersi di avere battute d’arresto nella prestazione. Dire che prima o poi sarebbe arrivato quel momento vuol dire essere condannati a retrocedere. Purtroppo per salvarsi bisogna fare qualcosa di eccezionale e straordinario anche quest’anno, considerata la marea di punti dissipati per un motivo o per l’altro. 

A vedere il bicchiere mezzo pieno (e oggi faccio fatica, ve lo confesso) c’è da dire che in altri contesti questa gara l’avresti persa e saresti andato a picco. In un modo o nell’altro (anche per la pochezza offensiva dell’avversario) abbiamo retto, ma è banale dire che ora non si scherza più.

Arrivano due partite cruciali. Non si possono fallire. Parma sarà lo stesso viatico della scorsa stagione, quando Zanetti, sorprendentemente salvato da Sogliano, si giocò tutto.

Ho visto la squadra di Cuesta nel secondo tempo contro il Milan e se pensiamo che sia semplice anche per un solo secondo, andiamo incontro ad una delusione cocente. Il Parma è una squadra molto più forte del Verona, con giocatori e investimenti che la nostra proprietà si sogna. Pellegrino, Bernabè, Valeri, Del Prato e cito a caso, noi non li abbiamo. E’ vero, sono giovani, ma non sono per niente sprovveduti e sono molto molto forti. Col Milan hanno avuto una reazione veemente, ad un certo punto raggiunto il pareggio hanno tentato di vincerla. 

Il Verona si deve ritrovare. So che non è facile ed è molto deprimente giocare bene e buttare via le partite com’è successo con Cagliari, Como e Inter. Serdar ci mancherà, ma non creiamo alibi né giustificazioni. Senza di lui, contro l’Inter abbiamo fatto una partita sontuosa. Zanetti deve schierare la formazione migliore con gli uomini pronti. Purtroppo una squadra di serie A non è una onlus che lavora per recuperare chi non è in forma. Valentini e Harroui torneranno quando saranno al 100 per 100, non ora che non vanno neanche a spingerli. Chi entra dalla panchina non può far rimpiangere ogni volta chi esce. E’ ora di dare una bella scrollata a questi ragazzi che non stanno dando il contributo sperato. Infine: radio mercato a novembre è meglio spegnerla. Giovane, Belghali, forse Orban, sono per ora niente di più e niente di meno che dei buoni prospetti, sicuramente non dei fuoriclasse da esporre al banco della verdura. Abbassiamo il volume e mettiamoci a correre. Veloce, please. 

DOPO L’INTER NON HO PIU’ DUBBI: IL VERONA SI SALVERA’

Per paradosso è proprio stasera che ho fugato tutti i miei dubbi. Dopo questa sconfitta con l’Inter ne sono certo: il Verona si salverà anche quest’anno. Lo dico adesso nel momento più duro e difficile del nostro campionato e con l’evidenza di una classifica deficitaria e preoccupante.

L’ennesima sconfitta arrivata per episodi avversi, invece di avvilirmi mi conforta. Perché sono certo che giocando così, continuando così, con questo livello di prestazioni, di dedizione, di sacrificio, le cose non possono sempre andare male. Gireranno son sicuro, e quando gireranno non si fermeranno più.

Quello che voglio dire è che se il Verona non si sta avvilendo neppure dopo tutte queste mazzate sul morale, significa che è davvero una squadra piena di valori. Anche morali, prima che tecnici. Là dentro c’è un manipolo di splendidi ragazzi che non ha mollato niente fino ad oggi. Che sputa sangue ad ogni partita, onorando fino in fondo la maglia del Verona che poi alla fine è quello che chiediamo loro.

Oggi è il momento di stare vicino a questa squadra così in difficoltà. L’errore più grande che si possa commettere in momenti come questi è di farsi prendere dall’irrazionalità del risultato, della classifica della difficoltà e abbandonare la squadra o peggio crearle attorno un clima di pessimismo, di critica e di sfiducia. Chi non ha voglia di lottare con noi, scenda ora dalla barca che forse è meglio. Piuttosto di stare a bordo e sabotare la chiglia è meglio farsi da parte.

Chi resta su, a tifare e a far sentire il calore del proprio tifo a Orban, Belghali, Giovane, Nelsson, Bella Kotchap, Montipò e tutta la combriccola gialloblù, sappia che il viaggio non è gratis. Costerà dolore, sofferenza, fatica, delusione, incazzature. Ma poi, come sempre, arriverà una giornata in cui il sole apparirà più giallo e il cielo più blu e in cui la nostra felicità toccherà la stelle. Arriverà, statene sicuri. Dopo l’Inter, non ho più dubbi.