LE DOMANDE A CUI IL MERCATO DEVE DARE DELLE RISPOSTE

Non c’è pace, non c’è stabilità, appena fai due passi avanti ne fai uno indietro. La condanna del Verona è di dover andare sempre oltre i propri limiti, oltre il cento per cento. Quando non avviene succede quello che è successo a Milano. Giochi anche benino, fai il compitino, sei ordinatino (tutto ino…) ma poi basta un attimo di disattenzione, una sbadataggine e la frittata è fatta. 

Non abbiamo la proprietà transitiva nel calcio. E nessuno può avere la controprova: ma mi chiedo e vi chiedo: avessimo giocato con il fuoco che abbiamo messo in campo nelle ultime due partite vinte, avremmo perso in questa maniera?

Vi ricordate la voglia, l’unione, la grinta che s’era vista con l’Atalanta? E quell’ultimo pallone di Bernede, tenuto dentro per centimetri, non è stato il monumento alla volontà che ci ha permesso di battere la Viola?

Dopo il primo gol di Pulisic e l’enorme ingenuità di Nelsson sul rigore (con Fabbri che non aspettava altro per indicare il dischetto…), ci siamo un po’ sciolti, l’abbiamo data per persa, insomma non s’è fatto nulla per rimediare. 

Brutto segnale per una squadra che si deve salvare. In un campionato in cui servirà veramente una grande impresa, anche di nervi, la mentalità è fondamentale. E per mentalità s’intende proprio quel desiderio che ogni giocatore deve avere dentro di sé per andare oltre i propri limiti. 

Credo che San Siro abbia dato dei segnali anche a Sogliano su come agire sul mercato. Il nostro ds ha la bravura e la razionalità per incidere al meglio, stavolta a mio avviso non sarà necessaria una rivoluzione ma l’azione dovrà essere chirurgica e ogni mossa dovrà essere vagliata perfettamente. 

Mi pare sia abbastanza evidente che al di là dell’assenza di Belghali, che sia necessario andare a prendere un giocatore da fascia destra, una falla piuttosto grande nel roaster. E poi bisogna sciogliere alcuni equivoci: Sarr serve o no? Serdar recupera o resta a mezzo servizio? Harroui tornerà determinante o ormai è una causa persa? Suslov sarà a disposizione a marzo o a maggio? Kastanos serve a qualcosa o no? Yellu non è adeguato o può dare una mano? La Presidio deve fare un’altra plusvalenza per il bilancio oppure no? Ecco sono tante domande che non possiamo mettere sotto il tappeto. Dalle risposte dipenderanno le chance di salvezza del Verona.

POSSIAMO ANNUNCIARLO UFFICIALMENTE: IL VERONA E’ NATO

Dopo una lunga e naturale gestazione, un travaglio sofferto e un parto doloroso, possiamo annunciare al mondo che il Verona è nato.  Non è stato facile, si pensava che i genitori soffrissero di meno, che in casa Hellas ci potesse essere finalmente un po’ di tranquillità. Ma sicuramente questo ometto che ne ha già superate un po’, si presenta alla vita più forte di prima, pronto a dare battaglia ovunque e a lottare sino alla fine.

Il suo destino è tutto da scrivere, ma quello che abbiamo visto a Firenze ci dice che il campionato non era affatto finito dopo la sconfitta di Genova e che il Verona ha tutte le carte in regola per riuscire a centrare il quarto miracolo consecutivo. Non è poco, anzi è moltissimo visto come si era messa e i segnali che in molti interpretavano come l’ineluttabile pessimo finale di questa stagione. Quel pessimismo che corrodeva la stima della squadra e probabilmente di Zanetti, sferzato al punto giusto dal nocchiero della nave che aveva capito che era necessario attingere a suppletive energie perchè quelle profuse purtroppo non erano sufficienti.

E così il Verona è risorto, o meglio, come dicevamo è nato dalle proprie ceneri. Firenze è stata una tappa incredibile in cui i centimetri che molte volte in precedenza avevano fatto difetto sono andati dalla nostra parte, in cui strategia e volontà hanno fatto la differenza, abili a sfruttare quel piccolo margine di tranquillità che avevamo nei confronti dei viola, ancora a zero vittorie in stagione. 

In questa nascita non poteva mancare il nostro figliol prodigo. il Vangelo insegna questa meravigliosa parabola, in cui il perdono va attuato nei confronti di chi si è allontanato e non di chi è vicino. Gift Orban è di carattere, indole, educazione, lontano dalle regole. Il suo modo di conquistarsi la vita, di darsi un senso. Con lui bisogna usare bastone e carota. Tanto bastone ma anche tanta carota, perché dietro quella scorza di duro da “barrio” c’è in realtà un ragazzo fragile e probabilmente solo. L’ultima settimana è servita a questo. Orban ha reagito come nessuno si aspettava. Ha chiesto scusa e parallelamente ha lavorato per riprendersi il posto. A Firenze è partito dalla panchina, è entrato in campo per le circostanze della partita, ha lasciato il segno finalmente.  Il gruppo lo ha abbracciato come mai prima d’ora. Sicuramente adesso Gift è uno di noi, il regalo che Zanetti aspettava da tempo. 

L’UNICA PROMESSA CHE HA FATTO SOGLIANO

Sean Sogliano ha promesso solo una cosa da quando è tornato a lavorare nel Verona: l’Hellas avrebbe sempre lottato fino all’ultimo secondo dell’ultima partita di campionato. Una sola promessa, ma sempre mantenuta.

Con lui, il Verona si è salvato per tre volte. Molto più di uno scudetto. Chi vince lo scudetto, non rischia la “vita” del club se l’obiettivo non viene raggiunto. Il Verona sì. Tra la salvezza in serie A, il nostro scudetto, e la retrocessione ci passa tutta la differenza del mondo.

Sogliano ha un modo di lavorare assolutamente diverso da tutto il resto della combriccola. Se volete è “vintage”, come avere un vecchio ds in un mondo completamente ribaltato. 

Social, comunicazione, marketing sono argomenti che gli fanno venire l’orticaria. Non sopporta neanche gli staff chilometrici, i nutrizionisti, i match analyst, la fuffa del calcio moderno. E’ una specie di Amish del pallone. Vive nel calcio degli anni’70 e ’80, convinto che le dinamiche umane non siano poi così cambiate.

Per questo, probabilmente, ha meno remore a cambiare compagna che cambiare il tecnico che lui ha scelto. Un vincolo che sente fortissimo. Se poi dall’altra parte trova una persona onesta, sincera, coerente e appassionata come Zanetti, l’ipotesi diventa ancora più remota. Questi due sono l’unico vero valore aggiunto che ha il Verona. Lo penso veramente. In questo calcio impazzito, con le proprietà in mano a fondi senza faccia, senza radici, senza passione, qual è l’unica cosa che fa la differenza? Proprio ciò che Sogliano e Zanetti rappresentano in questo momento. Unitamente, è ovvio alla passione dei tifosi, con cui loro simbioticamente vanno a braccetto, nutrendosi del tifo come un’auto si nutre di benzina. 

I tifosi del Verona sono di un’altro livello quando fanno la sintesi del momento. Storicamente è sempre stato così. Il volantino “Soli contro tutti” dell’anno dello scudetto rappresenta a mio parere il capolavoro programmatico della nostra tifoseria. Ma siccome odio i boomer che tendono solo ad esaltare il loro passato, oscurando il presente e i ragazzi di oggi, voglio dire, a livello puramente personale e per quello che può contare, che la Curva di oggi non sbaglia un colpo. Tra lo striscione “Volemoghe ben al Verona” dell’anno scorso e il recente volantino “What’s your plan?”, questi giovani ragazzi si sono dimostrati di grandissimo spessore. Chapeau.

La vittoria di ieri non è nulla se non sarà confermata dalle prossime gare. Ma non è nemmeno una rondine come mi ha scritto qualcuno. Perché questa prestazione, perdonatemi, non è episodica. Ne abbiamo viste tantissime in questo campionato. Cito le gare con Cremonese, Juventus, Cagliari, Inter, Como in cui il Verona ha fatto un figurone e ha raccolto troppo poco. Stavolta abbiamo, finalmente, anche raccolto ciò che si è seminato.

Ma appunto è solo la gara che ci rimette in carreggiata e ci permette di tenere fede alla promessa di Sogliano. Lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per conquistare un altro scudetto. Vitale per il nostro club. 

LA RICERCA DEL CAPRO ESPIATORIO

La ricerca del capro espiatorio appartiene ai popoli da sempre. É una naturale tendenza antropologica. Dopo la disfatta con il Parma anche noi cerchiamo il capro espiatorio. Vogliamo semplificare la realtà che invece é molto più complicata. Il bersaglio più facile è ovviamente Paolo Zanetti, il front man della società che é anche il capo della squadra. Zanetti non si sottrae alle responsabilità. “É tutta colpa mia” ha detto ieri mettendosi a petto in fuori con l’evidente obiettivo di proteggere un gruppo fragile e senza radici profonde. Zanetti pagherà per tutti, ma sicuramente i problemi resteranno. Baroni due anni fa, fiutata l’aria e incassata la miracolosa salvezza, alzó le mani e se ne andò, ipotizzando che il campionato a venire sarebbe stato anche peggio del precedente. Insomma allenare a Verona in questo momento é un esercizio romantico e anche un po’ sadico. Pure Sogliano, il ds messo in copertina da tre salvezze miracolose consecutive se ne poteva andare. Anche lui dotato di un perverso piacere per il dolore e la sofferenza, unito ad un sincero attaccamento a Verona e all’Hellas ha deciso di rimanere. Cercherà come sempre di rianimare un gruppo che é apparso a fine corsa, senza leader, senza qualità. Sarà il suo miracolo più grande. Chi oggi mette in discussione uno come Sean merita purtroppo di avere dirigenti come quelli che abbiamo abbondantemente visto nel nostro passato di tifosi. I nomi fateli voi, io li ho tutti ben presenti e non li dimentico. Certamente anche Sogliano non è infallibile e qualche topica la prende. Lavorando con budget risicatissimi, la forbice dell’errore, lo può capire anche un bambino, é molto più elevata rispetto a chi va a prendere campioni con stipendi altissimi e dai costi proibitivi. Sogliano rischia sempre al limite, per garantire al Verona la miglior qualità possibile al minor prezzo. Per questo motivo razzola giocatori da ogni dove. Non é un metodo di lavoro é un’esigenza economica. Che in questi anni ha prodotto plusvalenze a nastro. Ngonge, Noslin, Belahyane sono tre giocatori che hanno salvato il Verona dalla sparizione oltre che averlo salvato sportivamente. In mezzo ci sta qualche ciofeca. 

La situazione del Verona di oggi é figlia di Maurizio Setti e della sua debolezza finanziaria. Setti ha salvato capra e cavoli, si è sistemato per la vita, a suo modo e per i mezzi che aveva, ha fatto un capolavoro. Ma il Verona che ha lasciato era una società stremata dal punto di vista economico, senza patrimonio giocatori, bisognosa di forti investimenti.

E qui arriviamo all’ultimo tassello. Agli eredi di Setti. La Presidio Investors. La quale invece di aver previsto di immettere capitali per ricostruire la rosa, si è illusa di poter procedere con il metodo usato dal predecessore. Un’illusione che la gara con il Parma ci ha restituito sotto forma di pesanti schiaffoni. Il tifoso del Verona è oggi un soggetto disilluso come tutti coloro che in queste ore stanno disertando le urne. Un tifoso con una pazienza infinita, a cui in cambio di un attaccamento commovente viene restituita un’umiliazione sportiva senza precedenti. Come far innamorare un bambino del Verona resta oggi un mistero profondo. 

Capire i reali motivi di questa situazione ci aiuta a risolvere i problemi e a non buttare il bambino con l’acqua sporca. Nonostante questa gara indegna il Verona può ancora salvarsi. Non siamo morti e prima di esserlo ce la giocheremo. Fino in fondo, in qualsiasi maniera. Statene certi. 

NON SIAMO UNA ONLUS PER IL RECUPERO DEI GIOCATORI FUORI FORMA

Il pareggio di Lecce non è da disprezzare. Ma non è nemmeno il caso di farne l’elogio. Quando una squadra come il Verona deve inseguire per colmare il gap accumulato, non può permettersi di avere battute d’arresto nella prestazione. Dire che prima o poi sarebbe arrivato quel momento vuol dire essere condannati a retrocedere. Purtroppo per salvarsi bisogna fare qualcosa di eccezionale e straordinario anche quest’anno, considerata la marea di punti dissipati per un motivo o per l’altro. 

A vedere il bicchiere mezzo pieno (e oggi faccio fatica, ve lo confesso) c’è da dire che in altri contesti questa gara l’avresti persa e saresti andato a picco. In un modo o nell’altro (anche per la pochezza offensiva dell’avversario) abbiamo retto, ma è banale dire che ora non si scherza più.

Arrivano due partite cruciali. Non si possono fallire. Parma sarà lo stesso viatico della scorsa stagione, quando Zanetti, sorprendentemente salvato da Sogliano, si giocò tutto.

Ho visto la squadra di Cuesta nel secondo tempo contro il Milan e se pensiamo che sia semplice anche per un solo secondo, andiamo incontro ad una delusione cocente. Il Parma è una squadra molto più forte del Verona, con giocatori e investimenti che la nostra proprietà si sogna. Pellegrino, Bernabè, Valeri, Del Prato e cito a caso, noi non li abbiamo. E’ vero, sono giovani, ma non sono per niente sprovveduti e sono molto molto forti. Col Milan hanno avuto una reazione veemente, ad un certo punto raggiunto il pareggio hanno tentato di vincerla. 

Il Verona si deve ritrovare. So che non è facile ed è molto deprimente giocare bene e buttare via le partite com’è successo con Cagliari, Como e Inter. Serdar ci mancherà, ma non creiamo alibi né giustificazioni. Senza di lui, contro l’Inter abbiamo fatto una partita sontuosa. Zanetti deve schierare la formazione migliore con gli uomini pronti. Purtroppo una squadra di serie A non è una onlus che lavora per recuperare chi non è in forma. Valentini e Harroui torneranno quando saranno al 100 per 100, non ora che non vanno neanche a spingerli. Chi entra dalla panchina non può far rimpiangere ogni volta chi esce. E’ ora di dare una bella scrollata a questi ragazzi che non stanno dando il contributo sperato. Infine: radio mercato a novembre è meglio spegnerla. Giovane, Belghali, forse Orban, sono per ora niente di più e niente di meno che dei buoni prospetti, sicuramente non dei fuoriclasse da esporre al banco della verdura. Abbassiamo il volume e mettiamoci a correre. Veloce, please. 

DOPO L’INTER NON HO PIU’ DUBBI: IL VERONA SI SALVERA’

Per paradosso è proprio stasera che ho fugato tutti i miei dubbi. Dopo questa sconfitta con l’Inter ne sono certo: il Verona si salverà anche quest’anno. Lo dico adesso nel momento più duro e difficile del nostro campionato e con l’evidenza di una classifica deficitaria e preoccupante.

L’ennesima sconfitta arrivata per episodi avversi, invece di avvilirmi mi conforta. Perché sono certo che giocando così, continuando così, con questo livello di prestazioni, di dedizione, di sacrificio, le cose non possono sempre andare male. Gireranno son sicuro, e quando gireranno non si fermeranno più.

Quello che voglio dire è che se il Verona non si sta avvilendo neppure dopo tutte queste mazzate sul morale, significa che è davvero una squadra piena di valori. Anche morali, prima che tecnici. Là dentro c’è un manipolo di splendidi ragazzi che non ha mollato niente fino ad oggi. Che sputa sangue ad ogni partita, onorando fino in fondo la maglia del Verona che poi alla fine è quello che chiediamo loro.

Oggi è il momento di stare vicino a questa squadra così in difficoltà. L’errore più grande che si possa commettere in momenti come questi è di farsi prendere dall’irrazionalità del risultato, della classifica della difficoltà e abbandonare la squadra o peggio crearle attorno un clima di pessimismo, di critica e di sfiducia. Chi non ha voglia di lottare con noi, scenda ora dalla barca che forse è meglio. Piuttosto di stare a bordo e sabotare la chiglia è meglio farsi da parte.

Chi resta su, a tifare e a far sentire il calore del proprio tifo a Orban, Belghali, Giovane, Nelsson, Bella Kotchap, Montipò e tutta la combriccola gialloblù, sappia che il viaggio non è gratis. Costerà dolore, sofferenza, fatica, delusione, incazzature. Ma poi, come sempre, arriverà una giornata in cui il sole apparirà più giallo e il cielo più blu e in cui la nostra felicità toccherà la stelle. Arriverà, statene sicuri. Dopo l’Inter, non ho più dubbi.

ARRENDIAMOCI ALL’EVIDENZA DEI FATTI: CI SARÀ DA SOFFRIRE E MOLTO ANCHE QUEST’ANNO

L’ottava giornata ci riporta dritto sulla terra. Non che avessimo volato poi tanto alto, ma è dopo questo pareggio con il Cagliari così strano e incredibile che ogni possibile illusione si infrange sulla realtà. Poteva essere ma non è stato. Poteva essere un campionato un po’ diverso, un po’ meno sofferto, un po’ meno duro degli ultimi e invece non sarà così.

Non voglio essere catastrofico ma solo realista: i punti sono quello che sono e se sono quelli vuol dire che è quello che ci meritiamo. Inutile star qui a rimuginare o a piangere. Questo è quello che vale attualmente il Verona. Una buona squadra costruita da Sogliano con il solito budget molto risicato, che potenzialmente potrà avere un sviluppo interessante. Al momento, purtroppo, questo sviluppo non c’è stato. L’upgrade è mancato e anzi, mi pare che il peso dell’aspettativa che si è creata attorno ad alcuni giocatori molto “pompati” dai social (Orban per dirne uno) abbia creato più danni che benefici.

Prima ci rimettiamo a pensare che salvarsi sarà un’altra impresa durissima, meglio è. Se il Verona è migliorato, lo sono e moltissimo tutte le avversarie. Il livello e lo diciamo da tempo, si è alzato, pensare oggi a tre squadre che andranno in serie B, è veramente difficile. E sicuramente, tra queste, come negli ultimi anni, c’è il Verona. 

E’ il nostro humus, il nostro status. Sguazzare nella palude, creare trappole per gli avversari, rendere la vita dura a tutti. Abbassare le aspettative vuol dire rendersi conto che anche un pareggio a Pisa è un buon risultato. E persino il punto di ieri va accolto con benevolenza. 

Il peccato del Verona contro il Cagliari è stato proprio di credersi superiore, di aver vinto la partita perché stava giocando meglio e creando tanto. Dall’altra parte il Cagliari, come fece il Sassuolo qualche settimana fa, è rimasto attaccato al match e alla fine ha gioito come se avesse vinto la Champions. 

Questo bagno di umiltà è duro da digerire, me ne rendo conto, prima di tutto per noi tifosi che ci meriteremmo qualche soddisfazione di tanto in tanto. Ma è anche un monito: il Verona è una squadra costruita con un gap (altrimenti a destra al posto di Belghali non ci sarebbe un ragazzino dalla serie D…), che per arrivare all’obiettivo è costretta a fare i miracoli. Che non sono così scontati, come magari pensano dalle parti della Presidio Investors…

EPPUR SI MUOVE…

Eppur si muove. Il Verona si muove, anche se la Santa Inquisizione del Social ha già stabilito che sarà serie B certa. Il moto del Verona non si vede, ma c’è. Ne abbiamo tutti la sensazione. C’è vita in quella squadra. C’è gioco. C’è anima. Manca, cosa non da poco, il gol. Non si segna ed è inutile snocciolare ad ogni piè sospinto il dato che siamo il peggior attacco, con soli due gol realizzati dopo sette giornate. Mi pare di essere tornati all’anno scorso quando i soliti Cardinali Inquisitori, continuavano a ricordare che il Verona aveva la peggior difesa, come se quel dato valesse più dei punti in classifica.

Ci si dimentica sempre in fretta di come è costruita la nostra squadra, di quali giocatori sono arrivati, di quante scommesse abbiamo. Non c’è nemmeno uno di questa rosa che non sia legato a qualche problema. Chi caratteriale, chi fisico. E non vuol dire che non siano buoni giocatori. Anzi. E’ il prezzo da pagare per poterli avere qui. Ma è chiaro che, purtroppo, non sono fatti e finiti. Per poterseli godere, serve tempo e pazienza.

Oggi, giusto per guardare in casa d’altri e fare un raffronto, a Napoli stanno attaccando la campagna acquisti. Lucca, il giovane attaccante preso dall’Udinese, è nella bufera. Lucca è costato 35 milioni di euro. Gol fatti: 1. Come Orban, che è in prestito e che al massimo ne costerà 9. Piccoli è andato alla Fiorentina per 27 milioni di euro. Gol fatti: 0. E potrei continuare, con la solita eccezione di Simeone che ha fatto 3 gol e che noi a Verona conosciamo bene. Prendere Simeone, va detto chiaro e tondo, a Verona non era possibile.

Su Orban ho una mia idea. La sua aria da duro hip hop, la sua faccia truce, i suoi modi di fare da bullo, a mio avviso nascondono un ragazzo fragile, molto sensibile. La sua scorza esteriore è una barriera che si è messo nella vita per nascondere le sue paure e le sue fragilità da ragazzo di 20 anni arrivato in Europa per fare fortuna. In realtà, lì dentro, è quello che ha bisogno di più affetto, di sentirsi in famiglia, di non sentirsi abbandonato. Se Zanetti lo facesse ora, significherebbe perderlo da qui all’eternità. Volerghe ben a Orban in questo momento, vuol dire volerghe ben al Verona.

Giovane, paradossalmente, è più strutturato, sia caratterialmente sia dal punto di vista tecnico. Il brasiliano va solo aspettato senza troppa pressione. Arriverà e arriverà anche Orban, è solo questione di istanti, di momenti. I nostri due non hanno ancora avuto l’attimo fuggente, millimetri che fanno la differenza tra l’oblio e la gloria.

La bravura di Sogliano è di aver costruito con poco anche quest’anno una squadra che può lottare per la salvezza. Abbiamo l’idea che l’asticella si sia alzata, ed è vero, ma non teniamo presente che si è alzata in maniera esponenziale in tutta la concorrenza. Per chiarire le cifre buttate a caso nelle scorse settimane da qualche sito sul monte ingaggi attuale del Verona (dopo aver verificato in società) siamo arrivati a 24,5 milioni di euro. Certamente un po’ di più rispetto ai 19.9 della scorsa stagione, ma comunque una delle più basse della categoria. Significa che dovremo lottare, soffrire, correre più degli altri. Come sempre. Volemoghe ben al Verona…

USIAMO LA RAZIONALITÀ PER SPIEGARE LA STRANEZZA DEL CALCIO E LA SCONFITTA DEL VERONA

Non c’è scienza meno esatta del calcio. Purtroppo. Vi dò alcune cifre per spiegarvi meglio: nella classifica dei tiri fatti il Verona è al settimo posto della serie A: 59 come la Roma che è una grandissima del campionato. La Cremonese, ultima in questa classifica ma con nove punti in quella reale, ne ha fatti trenta.

Gli expected punti che il Verona dovrebbe avere visto la mole di occasioni create dovrebbe essere di 8.28, appena un po’ meno della Juventus. Gli expected goal dovrebbero essere 7.11, appena un po’ meno dell’ultramilionario Como (7.31).

Le occasioni da gol create sono state 45 senza quelle di questa giornata.  Come andarne fuori? Come è possibile spiegare quei tre punti in classifica e questa sconfitta con il Sassuolo? Cosa si può fare di diverso? Che ricetta deve applicare Zanetti? Sono domande su cui è legittimo spaccarsi la testa. Dire che manca il gol è persino banale. E’ evidente a tutti che questo è il problema numero uno. Manca il gol, ma non i presupposti per crearlo. Potremmo discutere sul gioco della squadra, sull’intesa tra Giovane e Orban e di altre amenità se non si creassero così tante occasioni. Ma le occasioni ci sono, manca il gol. Che non è arrivato per episodi avversi, per decisioni arbitrali contrarie e per alcuni errori dati dalla troppa veemenza-frenesia-voglia di spaccare il mondo, dei nostri due giovani attaccanti. Ma possiamo oggi, francamente, fargliene una colpa? Qualcuno può dire che Orban e Giovane non stiano dando tutto quello che hanno per la maglia e per il Verona? Che non escano dal campo spossati o che non siano due grandi professionisti? Sarebbe davvero ingiusto. Verrebbe in realtà voglia di abbracciarli forte per tutto questo impegno a cui non corrisponde risultato. 

Bisogna essere freddi, lucidi e razionali in questa analisi. Buttare via il bambino con l’acqua sporca sarebbe un errore clamoroso. E’ evidente che c’è qualcosa che non va, ma è altrettanto evidente che c’è anche moltissimo che funziona. 

Ci sono alcuni punti da tenere in conto: 1) il Verona con delle ottime partite ha alzato l’aspettativa generale. In realtà dobbiamo sempre parametrare tutto agli investimenti fatti, alle tante scommesse arrivate, alla necessità di avere tempo per trovare alchimia. 2) Siamo una squadra che si deve salvare. Non dobbiamo andare in Europa League. Alcune partite non dobbiamo vincerle per forza. Bisogna innanzitutto non perderle. Sappiamo per esperienza diretta che queste sconfitte sono sanguinose. Fanno male al morale, mettono in discussione tutto. 3) Di conseguenza dobbiamo giocare queste gare con più furbizia e con più maturità. Col Sassuolo ad esempio siamo partiti a mille, abbiamo fatto un grande primo tempo, poi quando l’episodio ci ha punito, c’è mancata un po’ di forza mentale, come un pugile che domina l’incontro ma gli arriva un pugno al mento che gli fa perdere i sensi. 4) La razionalità, i numeri, le cifre, tutto ci lasciano intendere che la strada è quella giusta. Dobbiamo solo avere pazienza e non mettere oggi in discussione tutta la costruzione. Bisogna insistere, lavorare sui dettagli, ma ci sono molte cose buone da cui ripartire. 5) Sapevamo che dovevamo soffrire, forse ci siamo illusi che non fosse così, ma ci siamo abituati e di certo non ci spaventa. 6) Degli arbitri non parlo perché non voglio usare parolacce in questo articolo.

LETTERA AI RAGAZZI CHE VESTONO LA MAGLIA DEL VERONA

Cari ragazzi che giocate nel Verona, oggi vi voglio scrivere questa lettera per dirvi quanto siamo orgogliosi di voi. La gara con la Roma l’abbiamo vista tutti, già il pareggio era un insulto alla logica, perdere in questa maniera fa incazzare come poche volte è successo negli ultimi anni. 

Nemmeno per un secondo vi deve passare per la testa di non aver fatto il vostro dovere o di essere abbattuti per i risultati e i gol che non arrivano. Da anni, ma veramente da tanti anni, non vedevamo il Verona giocare così bene, e probabilmente le occasioni da gol che avete creato nelle prime cinque partite di quest’anno sono già il triplo di quello che sono state create in tutta l’ultima stagione. 

State veramente onorando la maglia dell’Hellas e state creando una magica atmosfera come non si respirava da anni. E tutto questo senza aver vinto ancora una partita. Quello sarà il momento in cui la scintilla accenderà la brace dell’entusiasmo che cova sotto la cenere, dopo anni di tribolazioni e sofferenze indicibili. 

Un mese fa eravamo qui a temere di vivere altri digiuni, di domeniche passate a invocare la palla in tribuna, di goleade umilianti. Invece oggi siamo qui a imprecare dopo la terza sfavillante partita che non ci ha premiato come era giusto e a scandagliare le enormi potenzialità che avete dimostrato e che però sono ancora appena appena abbozzate. 

Il calcio qualche volta sfugge alla logica e forse è per questo che ci siamo salvati negli ultimi tre anni. Ma la logica non sfugge al calcio. È sicuro che continuando a giocare così i risultati arriveranno. 

All’Olimpico avete conosciuto ciò che coloro che hanno vestito la maglia giallobù prima di voi, sapevano già perfettamente: per uscire indenni da queste partite non bisogna sbagliare nulla, ma soprattutto bisogna essere più forti di tutto e tutti, arbitri e var compresi.

Oggi la giustizia doveva far pendere la bilancia dalla vostra parte, ma tenetela la vostra rabbia. Serbatela nel cuore, alimentatela durante la settimana. Con un solo obiettivo. Fare una gigantesca partita con il Sassuolo venerdì prossimo. Sempre soli. Contro tutti.