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QUESTO BARONI È COME L’AMARONE, PIÙ INVECCHIA PIÙ È BUONO

Marco Baroni mi piace. Mi piace il suo modo di stare a Verona. Mi piace la tranquillità con cui affronta ogni situazione, la maturità delle sue parole, l’equilibrio che riesce a mantenere anche quando attorno a lui tutto rischia di diventare complicato.

Non urla, non cerca alibi, non scarica responsabilità. Non ha bisogno di costruirsi un personaggio. Dice quello che pensa e soprattutto fa quello che dice. In un mondo in cui spesso la comunicazione prende il posto dei contenuti, Baroni continua a mettere al centro il lavoro.

La gestione del caso Suslov è stata esemplare. Durante il mercato ha parlato con chiarezza, spiegando che il giocatore, finché fosse rimasto in uscita, non avrebbe fatto parte del progetto tecnico. Nessuna ambiguità e nessuna promessa inutile. Quando il mercato si è chiuso e Suslov è rimasto a Verona, Baroni ha riaperto la porta. Senza rancori e senza voler dimostrare chi comandasse. Lo ha reintegrato e gli ha dato immediatamente una possibilità.

Suslov ha risposto con un ottimo ingresso contro l’Arezzo. È la dimostrazione che si può essere fermi senza diventare rigidi. Che si può difendere il gruppo senza mettere definitivamente da parte un patrimonio della società. Questa è gestione. Questa è autorevolezza.

Anche con i giovani Baroni sta dimostrando coraggio. Cerbone contro l’Arezzo non è entrato soltanto per partecipare alla festa. È entrato perché l’allenatore vede qualcosa in lui. Il ragazzo ha risposto con due gol in tre minuti, regalando al Bentegodi una delle storie più belle di questo inizio di stagione.

Ma sarebbe riduttivo giudicare Baroni soltanto per la gestione dello spogliatoio. Dietro il suo Verona c’è una grande idea calcistica.

È una squadra che vuole giocare, che prova a comandare le partite e che non rinuncia alla qualità. Baroni non ha scelto la scorciatoia del calcio speculativo, nemmeno in Serie B, dove spesso la paura di perdere prende il sopravvento sulla voglia di vincere. Sta cercando di costruire una formazione aggressiva, verticale, capace di recuperare il pallone in avanti e di portare molti uomini nella metà campo avversaria.

Naturalmente non tutto è già perfetto. Non potrebbe esserlo. Il Verona è ancora in costruzione, ha cambiato molto e dovrà trovare continuità. Ci saranno momenti difficili, partite sporche e passaggi a vuoto. È proprio allora che dovremo ricordarci del lavoro che oggi si sta facendo.

Baroni mi sembra l’uomo giusto al posto giusto. Perché conosce il calcio, ma soprattutto conosce gli uomini. Sa quando intervenire, quando aspettare e quando concedere una seconda possibilità. Non si esalta dopo una vittoria e non perde lucidità davanti alle difficoltà.

Il 5-0 contro l’Arezzo non deve creare illusioni, ma ha mostrato ciò che questo Verona potrebbe diventare. Una squadra intensa, coraggiosa, ricca di soluzioni e capace di coinvolgere tutto il gruppo. Una squadra con un’identità precisa.

Dopo anni di confusione, Verona aveva bisogno proprio di questo: un allenatore maturo, tranquillo ed equilibrato. Un uomo capace di riportare il calcio al centro di tutto.

Marco Baroni è arrivato senza proclami. Sta conquistando Verona con le idee, con il lavoro e con la normalità. Che, nel calcio di oggi, è forse la qualità più rivoluzionaria. Come l’Amarone delle nostre vigne: più invecchia più è buono.

2 commenti - 70 visite Commenta

Sandro

Gianluca io aspetterei ancora un pò mi sembra affrettato il giudizio i cavalli si vedono All’arrivo, comunque si bravo serio e preparato vedremo quante soddisfazioni ci prenderemo ciao

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