La notte è passata. Non è stato solo un bel sogno. L’ingresso di Alessandro Banzato nel club biancoscudato come nuovo azionista di maggioranza non si è “smaterializzato” al risveglio del giorno dopo, è splendida realtà. In città e provincia si respira un’aria entusiastica, sembra davvero, a tratti, di aver vinto un’altra volta il campionato. Di provare le medesime sensazioni che il 25 aprile scorso, nel giorno della riconquista della serie B, hanno fatto battere fortissimo il cuore alla Padova appassionata di pallone.
La bellissima notizia è che il Padova è tornato interamente nelle mani dei padovani. La notizia ancora più bella è il modo in cui Banzato si è presentato. Con l’impostazione dell’imprenditore serio e solido, qual è, ma, allo stesso tempo, con la pelle del tifoso vero, pelle da cui subito ha fatto trasudare l’attaccamento che ha nei confronti del Biancoscudo, trasmessogli dal padre. Ricordando, tra le altre, le trasferte negli anni 80 fatte con la Vespa e, a memoria, la formazione titolare dello spareggio col Trento del 1980.
Alessandro Banzato, proprietario di Acciaierie Venete, possiede un impero. Fattura più di un miliardo di euro all’anno. Eppure non l’ha fatto minimamente “pesare”. Nel giorno che ha reso ufficiale il suo ingresso in viale Nereo Rocco dalla porta principale, ha sorriso, ha alleggerito, ha stretto la mano in modo vigoroso a tutti, si è lasciato andare anche a qualche pacca sulla spalla, si è subito preso il palcoscenico sul quale finalmente è salito da attore principale. Ha immediatamente instaurato un rapporto di confidenza con i suoi interlocutori. Sì, insomma, per dirla come se fosse sceso sul terreno di gioco per una partita, non ha sbagliato l’atteggiamento, ha indovinato l’approccio. Il tutto, però, con gli occhi scintillanti di sana ambizione, umile ma determinato. Determinatissimo.
Banzato è entrato in scena con tutti i migliori presupposti: garanzia di solidità economica, attaccamento alla città e serietà imprenditoriale. What else? Nothing else davvero. In un’epoca in cui il calcio è sempre più gestito da fondi finanziari, per natura “asettici” e senza legami con la storicità e le caratteristiche della piazza in cui operano, Padova va in decisa controtendenza. E finisce (come detto dal patron uscente Joseph Oughourlian) “nelle migliori mani possibili”. Nelle mani di un imprenditore che ha deciso di prendersi a cuore le sorti della realtà sportiva più sentita del territorio e che quindi sarà un “valore aggiunto” (parole utilizzate nelle scorse ore dalla presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, sorella dell’indimenticata e indimenticabile Barbara, vicepresidente biancoscudata all’epoca di Marcello Cestaro).
Detto questo, dal punto di vista del campo, non cambia nulla. Per ora. La gestione di Banzato sarà ambiziosa ma allo stesso tempo oculata e lungimirante, come quella di una qualunque società. E’ meraviglioso poter provare le sensazioni che questo grande cambiamento ha portato con sé, ma l’obiettivo della squadra, per questo campionato, resta la salvezza. Con tutta la tranquillità possibile. Su questa salvezza poi si costruirà qualcosa di più, con la consapevolezza che il “sogno” affonda su radici profonde e non svanirà all’alba di un giorno non troppo lontano.


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