28
feb 2019
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Par tirar tardi

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Questo NON E’ il prossimo TOPIC…

Volevo solo sottolineare, e che magari qualcuno di voi desse il suo parere, su questa assurda puttanata di eliminare la prova di STORIA dagli esami di maturità,

Sono agli antipodi del “complottismo”, ma sono sempre più convinto che per la politica (p minuscola) la conoscenza storica anche scolastica sia vista come un ingombro.

Se piano piano ne riduci anche i tempi d’insegnamento è perche la STORIA è INGOMBRANTE per la politica.

Non a caso NON viene mai sottoposto allo studio il XX° secolo… guarda tì!

Chissà se per qualcuno la STORIA nasca il 4 Marzo 2018, bisognerebbe avvisarlo che non è STORIA ma storiella cronachistica con un suo indubbio valore.

Piano piano il XIX° Secolo, ma soprattutto il XX° scadranno negletti nell’oblio e allora tutti i “produttori di social BUFALE” avranno terreni vasti dove coltivare le loro vaccate.

 

p.s.

a) l’uso di un linguaggio che non mi è usuale, questa volta è voluto

b) il prossimo sarà il vero Topic, o almeno la spero

Hi Guys!

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11 risposte a “Questo NON E’ il prossimo TOPIC…”

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  1. Gazza scrive:

    Niente scuse, ma un po’ di rispetto per coloro che vengono su questa pagina anche solo una volta.
    Una banale confidenza, una di quelle che non piacciono al mio Amico Marcus, seg magis amica veritas.
    Da parecchi giorni sono di un umore pessimo, interrotto solo da una gradevole serata con le ginocchia “soto la tòla” (under table).
    Quel po’ di sudate carte sui banchi delle aule varie mi aiutano non poco a capirne l’origine, meglio dire le origini, perchè il malumore “immotivato” ha, al contrario, molte motivazioni (e vale per tutti).
    Tutto quanto sopra solo per dire che il nuovo Topic, di una semplicità-banalità imbarazzante, è pronto da giorni e non mi decido a pubblicarlo?
    Troppo poco (ossimoro).
    Un’ aumentata e interiore “lotta” contro i “social” e l’anonimato?
    Si in parte, ma qui quando mai, tutta gente, almeno formalmente, educata e preparata.
    Alla fine l’unico spiraglio di luce per conoscere le motivazioni di cui sopra s’è fatto sentire e, a dirla così pare semplice, ma non lo è.
    Mi è andato buco “il progetto” esistenziale su cui lavoravo da alcuni anni e non esiste quello di riserva, o meglio esiste ma è troppo faticoso per il mio stato attuale, e molto costoso (i viaggi aerei costano e quello verso destinazioni, solo apparentemente “banali” costano ancora di più perchè “là” dove vuoi andare tu non c’è nulla di ciò che mi è indispensabile, tranne il grande affetto, ricambiato con un po’ di severità, di una specie di “vedova bianca” dalla pelle scura.
    Questa sorta di “auto da fè” mi è anche utile perchè, sebbene voi restate (giustamente) anonimi, perchè lo considero un atto di modesta educazione “civica”, cioè che voi sappiate qualcosa di più su colui, io, che da dieci anni scrive qualche sciocchezza, qualche cazzata pure, e qualcosina che possa far riflettere.
    Che è poi l’unico obbiettivo di chi scrive pubblicamente senza essere obbligato a farlo.
    Hasta luego senores y amigos.

    • uno in più scrive:

      Caro “Segretario”, ti leggo da anni ma è la prima volta che scrivo.
      Lo faccio di slancio dopo aver letto la tua “confessione”, sempre scritta in modo inimitabile.
      Sono in pensione, senza “quote 100″ e lo devo in buona parte anche a te e a quel tuo folle e inevitabile “azzardo” di quasi quaranta anni fa per salvare l’azienda.
      Si è proprio così, e c’ero anche quando fermasti il Giro d’Italia per attirare l’attenzione di una città e le sue istituzioni che si erano arrese a quello che sembrava inevitabile ed invece non lo fu.
      Ricordo bene anche lo sputo di spregio che fece moser quando incominciasti il tuo discorso di un paio di minuti!.
      Dico questo per confermare che ti riconosco, oggi come allora, franco, severo, brutalmente sincero e molto paziente, come lo eri di fronte nostre conseguenti ,disperate, intemperanze, che versavamo su di te solo perche CI ASCOLTAVI.
      Rileggo quello che hai scritto, e quello che scrivi anche quando scherzi, e imparo, magari solo un poco, come si fa a diventare uomini veri, difetti o umane debolezze comprese.
      Grazie di tutto.
      Ciao Gazzini.

    • do minus gazza scrive:

      !?!?

      e perchè allora?
      Quien sabe?

    1. Gatón scrive:

      Elitista o etilista ?

      1. katanaman scrive:

        Il Non guardarsi troppo indietro fa parte degli italiani? Forse si…quando conviene.

        1. Marco scrive:

          Prendetevi 3 minuti per leggere questa analisi pubblicata sul blog List del giornalista Mario Sechi.
          Copio incollo e sottoscrivo (El Giara)

          List.
          Fatto. Analisi. Impatto. Agenda

          Si può vivere senza storia. E non capire niente
          L'esame di maturità senza storia passa alla storia. Noia, sciatteria, incapacità della scuola di trasmettere il sapere, ignoranza politica. Marco Patricelli fa un viaggio in un paese che non sa coltivare la memoria
          di Marco Patricelli

          Della storia si può fare a meno. Nel senso che si vive lo stesso senza conoscere il proprio passato (ma anche senza conoscere la matematica, una lingua straniera, la geografia) e poco importa se poi si vagola senza bussola e ci si smarrisce nel proprio presente, perché senza comprendere la storia di ieri è impossibile capire gli eventi di oggi.

          La scuola italiana ha già messo nero su bianco che della storia si può fare a meno: per essere “maturi” non è più necessario provarlo padroneggiando una traccia di storia e trasformandola in un pensiero elaborato, ovvero un tema. La lama ministeriale ha ghigliottinato in un amen, in maniera quasi indolore, uno dei capisaldi della cultura umanistica. Scontati e un po’ in ritardo i lamenti delle prefiche in servizio permanente effettivo, capaci persino in questi giorni di addebitare la responsabilità della sparizione del tema di storia alla deriva dell’attuale governo, quando invece la scelta ricade sulle spalle di uno dei ministri le cui competenze in materia di cultura erano e rimangono più misteriose della tinta dei capelli, Valeria Fedeli. È stata lei, la maestra giardiniera proiettata dalla politica nel Gotha del sapere, a sancire che della storia, ma sì, si poteva fare tranquillamente a meno: mica il ruspante Matteo Salvini o l’elegantone Luigi Di Maio che non ha più sostenuto esami universitari perché, ha detto, avendo incarichi politici di peso non voleva mettere in imbarazzo i professori. E poi, considerando che nell’ultimo anno uno sparuto 1,1 per cento della popolazione studentesca si è cimentato con la materia, si poteva cambiare rotta, tanto nessuno se ne sarebbe lamentato e men che meno i ragazzi, ai quali si toglieva persino la scusa di doversi arrabattare con argomenti poco nelle loro corde e nella loro memoria.

          Almeno una riflessione va fatta, sgomberando subito il campo dalla paccottiglia dei luoghi comuni sull’importanza della storia, su cui non andrebbe neppure aperta una discussione. La scuola superiore che decide di gettare al macero le ore dedicate allo studio della civiltà e dell’inciviltà umana consacra non l’inutilità di tempo o di impegno, ma la propria incapacità di trasmettere il sapere. Se la storia non ha un suo appeal nella fascia d’età degli adolescenti non è forse perché non sono interessati (esiste un solo quattordicenne che va pazzo per Dante o Leopardi?), ma perché le istituzioni non sono capaci di interessarli. La colpe sono evidentemente tante e diffuse, strutturali, accidentali, soggettive: professori demotivati o ventisettisti, programmi farraginosi, libri fintamente ricchi e comprensibili, indirizzi ideologico-partitici, limiti di prospettiva, difficoltà a parametrare il presente con il passato e fornire così chiavi di lettura invece di costringere gli studenti a scardinare a ogni interrogazione la porta blindata della sufficienza. È una ricetta perfetta per rendere noiosa e a volte insopportabile una delle materie invece più affascinanti.

          L’esame di maturità senza storia, quindi, passa alla storia. Non è solo un problema formativo, che peraltro arriva da lontano. I meno disattenti ricordano il gelo in uno studio televisivo Rai per un’innocua domanda a bruciapelo a studenti universitari su chi fosse Badoglio. Tanti ricordano perfettamente strafalcioni à gogo sui quesiti posti dalle Iene ai parlamentari su episodi storici banali come la scoperta dell’America, la Rivoluzione francese, lo Sbarco in Normandia. I numeri ballavano come quelli del bilancio della Grecia, mentre un senatore della Repubblica, appreso che gli Alleati erano sbarcati il 6 giugno 1944, pensò di giustificare la propria ignoranza con «ma io non ero ancora nato». E così se Erwin Rommel in una trasmissione tv dai pingui gettoni d’oro viene tirato in ballo nella risposta multipla tra le definizioni di Volpe del deserto (lui), Pantera di Goro (Milva), Tigre di Mompracem (Sandokan) e Aquila di Ligonchio (Iva Zanicchi), non c’è poi tanto da stupirsi se il brillante quizzarolo se ne va per la tangente e sparacchia nel mucchio.

          Certo, fa ridere, ma non c’è nulla da ridere sulla pervicace desertificazione culturale italiana (record negativo europeo per letture di libri e di quotidiani) e soprattutto su quello che oggi è un rischio e domani potrebbe diventare realtà. L’ignoranza della storia può essere brandita come una clava da una politica spregiudicata che su questo humus fertile innesta ciò che vuole e vede crescere i frutti avvelenati della manipolazione. È stato fatto molte volte in passato e con risultati pervicaci giunti ai giorni nostri, come sul Risorgimento e sulla Resistenza. I cattivi maestri sono sempre pronti a salire in cattedra per fare un buon servizio alla causa in cui credono o dalla quale ricevono spinte, legittimazioni e prebende. Per il potere, qualunque potere e in qualsiasi epoca, chi conosce la storia è sempre scomodo, perché si fa domande, cerca risposte, e qualche volta le trova pure. Il presente domani diventerà storia. Qualcuno dovrà pure raccontarla, ma non prima di aver capito eventi e uomini che la scrivono, a volte anche loro malgrado.

          List · Via Ferdinando di Savoia 3 · Rome, Rm 00196 · Italy

          1. Gazza scrive:

            Due interventi di spessore, ringrazio e saluto gli estensori, che mi mettono un po’ in difficoltà per almeno due ragioni:
            1) sono lontano da tempo dal mondo scolastico e dalla sua organizzazione e non ho nessun desiderio di dire cavolate a vanvera per scrivere a tutti i costi un mio commento, tuttavia, se non ricordo male:
            a) la Storia nei licei è abbinata alla filosofia
            b) negli altri Istituti è abbinata alla letteratura
            2) questo mi fa dire che la STORIA appare, chiedo scusa anticipatamente, “ancella” di altre materie mentre, per la fondamentale importanza che le attribuisco io, dovrebbe vivere di “luce propria”.
            Capisco lo sconvolgimento orgazizzativo che ciò creerebbe, ma senza il mio amatissimo Profe di Storia, in seguito amico fraterno, io non sarei chi sono da “tutti” i punti di vista.
            Claudio, questo era il suo nome, pur parlando della “barbosa” storia romana (aspetto di vedere “Il Primo Re”, film sulla fondazione di Roma parlato in proto-latino), sapeva immediatamente fare con logica salti secolari per dimostrare, con similitudini, che non è vero che la Storia è “circolare” e che si ripete come “consecutio”, ma la Storia E’ comunque “renovatio”, ma che non puoi capirlo se non conosci ciò che l’ha preceduta.
            Quello mi accese una lampadina per poter osservare, amare o detestare, momenti storici per quello che erano (e sono).

            L’osservazione di Michele, con basi solide, almeno così pare a me, mi fa pensare che è palese che la Storia della Filosofia NON è Filosofia.
            Quindi, attento alle corbellerie Gazza…, nell’ambito dei necessari quadri storici d’insieme della filosofia, potrebbero essere presi, per ogni periodo, DUE FILOSOFI, antitetici tra loroi, e studiarli e commentarli a fondo.
            Naturalmente penso che Michele volese dire altro.

            Mi scuso ma questo è il massimo che mi sono sentito di esprimere, più come appassionato che non “competente” (il che si manifesta da solo).

            1. prof? ma di che? scrive:

              Gentile dott.Gazzini, non sono un lettore assiduo, ma neanche occasionale, di questo blog atipico.
              Vengo al punto per confermare la sua critica di rara pesantezza per quello che mi è parso il suo stile di comunicazione tradizionale.
              La stupidità del relegamento della Storia a materia di secondo piano, non nuoce solo agli insegnanti di Storia, ma anche a quelli, come me, di Materie Letterarie.
              Ora mi dica lei come spiegare i Promessi Sposi, senza che lo studente, serio, sia privo anche solo di nozioni del contesto storico nel quale si svolge un romanzo fondamentale della nostra letteratura, e questo vale anche per la letteratura solo apparentemente de-contestualizzata dalla Storia, come l’insegnamento della poetica Leopardiana.
              Lo sa perchè ciò avviene, e tendenzialmente peggiorerà, perchè la commissione consulenziale del Ministero è composta ESCLUSIVAMETE da pedagoghi, brava gente e preparata per carità, ma che in una larga commissione di quel tipo non vi siano ALMENO tre rappresentanti, uno di Storia, uno di Letteratura e uno di Materie Scientifiche, lascia di stucco.
              La ringrazio per aver sollevato il problema e la saluto con sincera cordialità

              1. michele t scrive:

                A me sembra esista il problema opposto. Nel sistema scolastico italiano tutta la didattica è costruita in chiave storica. Storia della filosofia, storia dell’arte, storia della letteratura italiana, storia della letteratura greca e latina, storia della letteratura straniera. Una ossessione che ha radici nel modo elitista di intendere l’istruzione diffuso dall’élite culturale del paese nell’ultimo secolo e che, in definitiva, ha determinato i programmi scolastici – pressoché immutati – ancora oggi in vigore.

                Io lavoro nell’ambito della ricerca storica contemporanea quindi non credo di dover giustificare il mio interesse per la disciplina. Ciò non mi impedisce di pensare che sia assurdo insegnare storia della filosofia invece che a fare filosofia, la storia della letteratura invece che a fare letteratura. Così come trovo assurdo impegnare generazioni di studenti, per anni e per giunta i più produttivi per l’apprendimento, a studiare la storia romana.

                Detto questo, non ho un opinione sulla cancellazione della prova di storia dagli esami di maturità anche perché non mi risulta che ci fosse.
                Mi risulta che il cambiamento riguardi l’eliminazione del cosiddetto tema storico dalla prima prova. Una tipologia del tutto anacronistica e diseducativa che dà un’idea del tutto assurda agli studenti di cosa sia e come si sfaccia storia. La storia si fa con le fonti, punto.
                Rimane comunque la possibilità di affrontare questioni storiche trasversalmente alle altre tracce.

                Sulla riforma degli esami in generale non mi esprimo, non la conosco.

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