02
lug 2019
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Par tirar tardi

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IL VILLAGGIO PARZIALE: QUANTA GLOBALITA’…

Il tono di voce di una persona amata, o a cui sei anche solo affezionato, sebbene distorto, non chiarissimo, a causa dello strumento telefonico, ti possono dire molte cose sul suo stato d’animo, anche se non esplicitate.

Le scelte di chi ascolta e conosca le caratteristiche di chi parla non poss0no essere molte, puoi sviare il “discorso”, ma non è una scelta da adulto e maturo, puoi restare in silenzio e far intendere che magari stai riflettendo, oppure la scelta, apparentemente, più consona è quella di incoraggiare a fornire ulteriori dettagli, quella sbagliata è quella di cominciare a parlare di qualcosa che è accaduta a te.

Quelle voci e quei toni non ti diranno un granchè se sei ancorato solo alla tua esistenza, se ti tocchi gli zebedei all’annuncio che qualcuno che hai conosciuto bene se n’è andato, cercando solo DOPO di sapere il quando e il come, elementi solo apparentemente inutili, e il chiedere e pensare su come ha lasciato i suoi cari, e alle sofferenze di varia “qualità e quantità” di chi sta elaborando il proprio lutto, farlo seriamente è un segno significativo e apprezzabile di distacco dall’appiccicosa esistenza solipsistica.

Nel corso degli anni ti accorgi che la sofferenza non è solo la tua, ma è globale e di fronte ad essa hai almeno due possibilità:

a) trovare un pretesto qualsiasi, magari con qualche elemento di veridicità documentabile, e startene nel tuo angolo a contare (inconsciamente) il tempo che ti rimane da vivere;

b) andare e vedere, cum grano salis, nell’autentica accezione della locuzione latina, sapendo che esiste un costo non quantificabile nè immediatamente visibile.

 

Sono stato ventun giorni in un piccolo villaggio montano-collinare del  Kenya Centrale a K.

Credo non occorra precisare che la voce e i toni cui facevo riferimento all’inizio erano, in questo caso, quelli di mia moglie.

Comunque per i primi due giorni le chiedo di seguire la mia curiosità, dopo aver visto un panorama di vegetazione pressochè sconosciuta e splendida nonostante le mie numerose visite in quel paese.

Campi e coltivazioni di un’incredibile ordine e precisione geometrici e, in questo caso, il paesaggio è la proiezione geofisica della personalità degli abitanti, muti e silenti che nemmeno i sardi o i siciliani.

Sempre celati nei loro rapporti dietro un termine che nell’ultima settimana avrei rotto come un vaso di coccio: “the Tradition/s” (la tradizione).

Uno dei peggiori trucchi, fasulli, per perpetrare le gerarchie di potere famigliare e sociale.

Infatti dopo una settimana di convesasioni bisbigliate, in casa mia?, faccio il primo assaggio a sorpresa nel mio “compound” che confina con quello della famiglia di mia moglie e con voce chiara (nella loro “tradition” è quasi urlata) chiarisco in inglese, compreso solo da mio suocero e cognato: ” First io qui non sono un “guest” (ospite), questa è casa mia, e se i tuoi genitori hanno qualcosa da dire devono chiedere di parlarmi e io ti dirò il quando e il dove farlo, quindi tu, mia moglie hai FINITO di fare la “postwoman” e domani preparo la lista dei parenti e delle persone che gradirei incontrare, that’s all”.

Credevo di travare mia moglie svenuta, ed invece sembrava cresciuta di dieci centimetri: nella loro “tradition” (…) era la prima volta che “un marito”, che ha la casa, qualche campo, qualche DISPONIBILITA’ economica imponeva, doverosamente, la propria “tradition” nella sua proprietà.

Il giorno dopo visita ad alcuni parenti, bravissime persone, sgraditi pertanto a mia suocera, inoltre chiedo attraverso Nancy di incontrare “il saggio” del villaggio, massima autorità, facendo precere il tutto con una modesta donazione in denaro per la comunità (?…)

Durante l’incontro con i parenti “sgraditi”, insisto con mia moglie che traduca in dialetto FEDELMENTE quello che le dirò e che mi riporti fedelmente le risposte:

Le domande furono solo due, premettendo che lo sport di moda e unico in pase è “the gossip” (il pettegolezzo):

1) è vero che si è fatta circolare in paese la chiacchera che Nancy non era sposata e per di più con un bianco (elemento di  prestigio)?

2) Cosa diceva mia suocera davanti a tali assurdi pettegolezzi?

Mezz’ora di loro conversazione dialettale con il sottoscritto che rompe l’ennesima “tradition” guardando diritta negli occhi la “zia acquisita”.

Alla fine cede e vengo a conoscenza di cio che era per me decisivo.

Lascio come da “tradition” qualcosa di significativo per lei e tre pacchetti di Marlboro ai miei giovani cugini che si erano dimostrati molto svegli e simpatici tanto da invitarli a casa mia il giorno dopo.

Capisco che la cosa possa apparire una “americanata”, ma in realtà io ho fatto un misto tra la loro “tradition” e la mia personalità.

Tralascio molto del villaggio parziale-globale perchè rimaneva l’ostacolo più grande, enorme, Nancy e sua madre che aveva capito tutto quello che avevo messo in atto e che non avrebbe mai più visto un centesimo delle mie tasche (la cosa assolutamente più importante per lei).

Esordisco con Nancy con una frase forte: “Your mother is a witch, i’m totally sure”.

Ho più di un amico con l’esistenza rovinata da una witch-mother, ci ho anche studiato su libri importanti di Sociologia della Famiglia, ma la cosa rimaneva di estrema delicatezza con una della sensibilità di Nancy dalla vita tribolatissima, in parte anche dopo avermi incontrato, ma penso di aver ben rimediato in parte.

Ma improvvisamente accade una cosa inaspettata: Nancy “rompe gli argini” e mi racconta tutte le vessazioni ricevute da sua madre fino a poco prima del mio arrivo.

Portare uno come me ai limiti della commozione irrefrenabile ce ne vuole, eppure…

A quel punto decido di usare una mia metafora ardita ma vera, più vera del vero e le dico:

Esistono sostanzialmente DUE tipi di MADRE:

- la madre che dopo nove mesi “espelle” dal suo ventre una figlia e la lascia al suo destino, spesso torturandola emotimavamente col ricatto;

- e la madre che dopo aver partorito segue con tutto l’amore possibile la propria figlia, al pumto che se c’è una sola ciotola di riso, quella è per la figlia.

Nancy pare capire tutto, ma alla fine mi chiede: MA PERCHE MI ODIA E MI FA DEL MALE…

Il lavoro non è ancora finito ma dalle ultime telefonate non l’avevo più sentita così decisa e felice.

Quanto durerà?

 

DOMANDA

Ma davvero sono tutte belle (e brave) le mamme del mondo?

 

 

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29 risposte a “IL VILLAGGIO PARZIALE: QUANTA GLOBALITA’…”

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  1. compagno di strada scrive:

    Mi viene spesso chiesto perchè il Nino non parla di politica nel suo blog.
    A parte il fatto che chi SA LEGGERE tra le righe e nota il contrasto tra quello che gira in politica e quello che scrive lui, scoprirà che è POLITICA.
    Ne parla in privato con rari amici o buoni conoscenti che hanno competenza politica.
    Li fanno a fette quasi tutti, con ironia e competenza.
    Ho detto “quasi” tutti perchè il Nino ha una sua personalissima stima per Giorgetti.
    E poi, non scrivendo su nessun “social” (ma avendone letti più di qualcuno), dice che non vuole perdere tempo con i “braghéri bacaiòni”.
    E qui ci vuole competenza dialettale che come il Nino ama ripetere “se non sai studia, in questo paese dove l’ignoranza è stata elevata a virtù, par tirar su voti”, come il moccio di un suo post precedente.
    Saluti

    • Gazza scrive:

      Companero, non sono un salumiere e quindi non faccio a fette nessuno.
      Dico solo che con tutto quello che NON hanno fatto (colpa degli altri) e quello che “hanno fatto” (dove , quando?), il popolo italiano DEMOCRATICAMENTE “sovrano” abbia perso il senso normale delle cose e quello di ridicolizzarli per la caterva di baggianate che DICONO, perchè fare mi pare pochino, (più quelle in cantiere).
      Su Giorgetti la spiegazione è semplicissima: avrebbe il ruolo che ha in qualsiasi partito del Parlamento.
      Amen

    1. Niktv scrive:

      “Tradition”, regole sociali, ma soprattutto imprinting…
      La “Madre” può essere tutto questo. E quindi, come archetipo attualizzato (mai come stereotipo), vedo e ho vissuto questa figura, così fondamentale per tutti, come porto sicuro (?) di mare nel durante e “cantiere navale” all’inizio. Il padre può forse essere associato all’armatore, ma la nave “noi” è studiata, formata e destinata (imprinting appunto) sulle credenze, sulla cultura sociale e sulle tradizioni adottate dalla Madre.
      Se La Madre è il porto (tutti i porti), la nave deve prima o poi comunque tornarci. Può tornare dopo aver svolto pedissequamente il compito assegnato, può tornare dopo avere solcato mari sconosciuti e pericolosi ed aver aperto nuove rotte commerciali inimmaginabili (rottura della “tradition”), può tornare dopo avere, suo malgrado, incontrato tempeste che l’hanno ridotta ad un relitto informe (te l’avevo detto). In ogni caso, quando torna, la tassa portuale la deve pagare. E’ una tassa necessaria, ma non sempre ben digerita, in quanto talvolta davvero troppo cara… Se non la si vuol pagare, bisognerà avere il coraggio di attraccare su altri lidi, spiagge, conche selvagge, dove tornare a tagliare per la seconda e definitiva volta il cordone ombelicale. E’ lo stacco totale, è la rottamazione della “tradition”, è la fine di un rapporto che, spesso, sarebbe andato ben oltre la morte della Madre stessa.
      Nel cantiere navale, la Madre (solo se ovviamente è presente, nel senso che non ti ha lasciato neonato in una scatola da scarpe davanti ad un convento) forgia, fa crescere e decide del modo d’uso della nave in divenire. “Se sei un mercantile, come potrai partecipare all’America’s Cup?”. Questa è la domanda che muove la Madre e la inchioda successivamente alle Sue responsabilità.
      La Madre diventa “witch” quando ritiene che a questa domanda non ci sia che una sola risposta già ad essa intrinseca. La verità è che questa domanda copre, o vuole giustificare, gli istinti naturali più o meno biechi a cui è assoggettata. La tradition incombe, le regole sociali non vanno infrante, la persona, anche se di propria diretta emanazione, può quindi, in estrema sintesi, passare in secondo piano. Si emargina con la speranza, magari, di farla magari rientrare. Si fa leva sui sensi di colpa per non farla allontanare. Egoismo inconscio, dovuto e istituzionalizzato?
      L’amore costa. Il prezzo? Dipende da lei… solo da lei.
      P.s.: Forse perché stavo pensando a questo topic da qualche giorno o forse è stato un caso, ma stanotte ho sognato mia madre e mi sono subito svegliato. Con la mente nel dormiveglia ho cercato di capire se fosse ancora viva e se potessi tornare, magari per un solo giorno in quel porto. Quando ho realizzato il contrario, ho provato malinconia e rimorso per non aver mai versato una lacrima, poi, fortunatamente mi sono riaddormentato.

      • Gazza scrive:

        VOTO:
        dal 9 al 10 meno-meno
        E da discutere.

        • Niktv scrive:

          Il voto è palesemente immeritato, ma è vero che c’è da discuterne.
          Se il Lancan, a metà degli anni 70, si allontana da Saussure per arrivare al concetto che il segno è tale quando rappresenta per qualcuno qualcosa, lo fa in quanto egli si interessa di linguistica per applicarla alla psicoanalisi. Tale studio lo porterà a considerare il segno “Madre” soprattutto come significante. Esso è quindi avulso dal cangiante (storico e sociale) relativo significato ed esso quindi, in questo caso, assurge all’archetipo del femmineo, diventando di fatto (trattandosi di semiotica su semiotica) un concetto metasemiotico. Puoi capire quindi quanto sia ancestrale e forse addirittura totemico questo argomento. Fu infatti Freud, partendo dalla “sindrome della castrazione” che vide “l’invidia” delle bambine nel confronto dei maschi possessori di pene, sfociare nella speranza di avere figli maschi che surrogassero tale desiderio. E Lancan fa quasi sua questa visione, inserendo però la definizione di segno prendendo a piene mani dagli scritti di Hjelmslev e sulle sue dotte disquisizioni sulla forma/materia. Ma se il significato di una parola cambia (passando dal segno) in quanto cambiano la cultura, la prospettiva sociale, ecc. e, di conseguenza la psicoanalisi applicata al 1800 non può essere ribaltata, non tanto dal punta di vista terapeutico, ma ovviamente comportamentale, ai giorni nostri, è chiaro che, a questo punto, mi blocco a causa della mia lampante ignoranza in materia, perché non ho idea di quanto possa essere arrivato, per esempio, il 1968 (ma soprattutto quanto possa aver inciso) all’interno delle regole sociali e tradizionli di una regione come appunto quella in discussione e cioè il Kenya.

          • Gazza scrive:

            Caro NIK, intanto dovrai fare i conti con un tuo lapsus ripetuto, non esiste un “lancan”, ma si tratta di Jaques Lacan, psicoanalista e filosofo, come io dovrò farlo (in realtà l’ho già fatto) quando ho scritto ripetutamente “WICH mother” al posto di “wiTch mother”..
            Per quanto riguarda il Kenya, in relazione alle madri, molto dipende dall’Etnia d’appartenenza.
            C’è molto rispetto che a me è parso molto formale, figlio de “the tradition”.
            Le madri che ho potuto incontrare sono fuori dai nostri archetipi e i figli e le figlie, appena possono, se ne vanno da casa, e non mi è sembrato un caso.
            I figli sono visti più come “strumento possibile” di sostegno, anche se la storia di relazione madre e figlio di due nostri braccianti è DA BRIVIDO e peggio.
            E non è un caso che Nancy, mia moglie, sia riuscita, sostanzialmente ad affrancarsi da sua madre, diciamo dopo che le ho riassunto una sorta di “Bignami” sull’argomento, e dopo un momento di suo sbandamento, con pianto incorporato, mi ha detto “… adesso ho capito tutto…” io dico parzialmente, ma lascio che una settimana di mie spiegazioni ed esempi venga elaborata da lei, come si elabora un lutto.
            Ci vediamo presto nefico.
            Ciao.

      1. lettore antico scrive:

        Seguo questo blog dal primo anno di pubblicazione.
        Ammetto che all’inizio non ne capivo molto il senso, poi arrivarono splendididi topic di cazzeggio ironico e tutto fu più chiaro, anche della personalità del Dominus.
        Poi fu musica, cinema, attualità, sempre con una vena autoironica ed un coraggio di mettere “in piazza” la propria esperienza che lo hanno fatto diventare irrinunciabile, e parlo per me.
        Gazzini, mi permetto di scriverlo, non ha molto bisogno di complimenti, anzi mi sa tanto che li sopporta.
        Non lo conosco direttamente, ma qualche suo conoscente e lettore sì.
        E ognuno mi dice che lui è sostanzialmente ciò che scrive e solo ultimamente ha aperto zone “segrete” che scambia solo con 4/5 persone che considera veri Amici e ha chiuso alcune amicizie ultradecennali (non conosco i motivi, ma posso immaginarli).
        Ci sono stati topic medi e topic alti e Begbie, che suppongo lo conosca, afferma che il presente rappresenta il suo vertica (Gazzini ha scritto che vuole tornare un po’ al cazzeggio e dopo un topic sofferto come questo mi pare naturale.
        Guardate la sensibilità e la leggerezza con cui ha scritto a Subcomandante, è una perla che lo stesso non può non avere apprezzato.
        E il rispetto per “a son?”
        Nessuna sorpresa, Gazza è quello ed ha interiorizzato il suo post.
        Mia madre.
        Una madre normale, sostanzialmente buona, da amare, nonostante mi abbia creato più di qualche sofferenza anche per esercitare il suo “dominio” quando ero già adulto, stava per rovinare il mio matrimonio, ma lì mi imposi ed oggi sono sereno e una volta all’anno vado sulla sua tomba a chiaccherare (non sono credente).
        Grazie Gazza, hai fatto emergere con delicatezza cose che erano colpevolmente dormienti.
        Chiudo con un plauso al difficile post di NIKTV, alla terza lettura ho capito qualcosa, ma sento che è quasi perfetto (il “voto” del Gazza me lo conferma).

        1. un figlio scrive:

          Dopo cinque anni in analisi, a distanza di dieci anni dalla morte naturale di mia madre, questo è il quarto tentativo che faccio di riassumere la mia esperienza in un post.
          Ciò è diventato possibile per la serietà del dott.Gazzini e altri, da lui sollecitati, che hanno scritto in modo ammirevole.
          Sebbene i fatti siano tutti lì a dimostrarlo, faccio ancora fatica a definirmi una vittima perchè implicherebbe una verità sicura, ma dolente, che ancora rifiuto: mia madre come responsabile e la mia debolezza come incudine.
          Continuo a pensare che il fatto che sia rimasta vedova a quarant’anni possa essere stata un’attenuante, anche se non lo è perche la nostra famiglia è più che benestante, mio padre era un solitario di pochissime parole o interventi,quindi nessun problema “materiale”.
          Mia sorella, più anziana di me, capì tutto in anticipo e a venticinque anni se ne andò da casa rifiutando qualsiasi beneficio ereditario tranne l’appartamento che le intestò mio padre, forse intuendo cose che io non fui in grado di capire subito.
          Le uniche due donne che presentai a mia madre col chiaro intento di sposarle, le fece fuggisre stressandole con i più sottili sotterfugi e sempre condizionandomi, per la mia debolezza, asserendo che volevano solo i miei soldi, sebbene una di loro, benestane e con un ottimo lavoro, era pronta a firmare una totale rinuncia ereditaria, convincendo anche me a tenere solo lo stretto indispensabile, perchè nel frattempo mi ero laureato ed avevo buone offerte di lavoro fuori Verona.
          Il registro dei pretesti di mia madre cambiò e furono spostati sulla sua solitudine, su tutto l’affetto che mi aveva dato e quindi sulla mia ingratitudine.
          Io avevo un carattere debole e mi trovai perduto in qualcosa che non capivo, nonostante un aiuto psicoterapeutico fatto di nascosto.
          Chiudo perchè comincio a non sentirmi bene, nonostante pensassi il contrario, rivivendo tutto il mio passato.
          Ora sono solo, anziano e invece di aver sperimentato una formazione lavorativa, mi trovo a curare i beni di famiglia che non andranno a nessuno perchè non è rimasto nessuno che possa ereditarli.
          Tutta una vita, la mia, è racchiusa in queste righe.

          • Subcomandante scrive:

            Ciao figlio, Quanto dolore nelle tue parole. Scrivi che sei anziano e solo. Il mondo è pieno di persone buone e affettuose. Esci dal tuo isolamento, se puoi viaggia. Parla con gli sconosciuti, con la gente del posto, conosci nuove culture. Approcciati con amore a questa esperienza di vita, l’unica che ci sia concessa. Non voglio insegnarti nulla, solo dirti che non è finita. A ventisette anni sono entrato per la quinta sesta volta in una sala operatoria e non sapevo se ne sarei uscito con una o due gambe. Dopo c’era comunque da affrontare chemio e radio. Le aspettative di vita oltre i cinque anni erano del dieci per cento. Sono passati vent’anni e sono ancora qui, Testardo ed eccitato. La vita se te la giochi bene è una figata, ti assicuro. Butta giù quel muro, ostia!
            PS: scrivere fatti personali a sconosciuti non serve, devi raccontarli di persona a chi ti vuole bene, solo a loro interessano veramente.

            • Gazza scrive:

              Caro Subcomandante ciao, bentornato e auguri sinceri per il “futuro…”.
              L’onestà sicura del tuo post e del tuo modo d’essere, non ammettono discussioni, tu sei davvero quello che hai scritto punto.
              Però tu sai sulla tua pelle che in molti lati dell’esistenza esistono particolarità dolorose e assolute, sulle quali qualche babbeo (no, non parlo di qualche politico, quel dato è scontato) si metterebe a ridere (magari perchè deve “tirar su voti”, come il gesto di un bamboccio raffreddato fa col suo moccio nel naso) perchè le riterrebbe paturnie di chi non ha niente da fare, magari al ministero.
              Sono particolarità che se nemmeno un bravo Analista riesce a collocare al meglio possibile, non lo possono fare nemmeno “paesaggi da sogno” che ho visto con i miei occhi, dove ho parlato perchè un po’ di lingue le conosco e sull’arabo o alcuni dialetti m’aiutava mia moglie e anche perchè sono un “chiaccherone”, ma alcuni sassolini ruvidi e dal peso atomico enorme, sono rimasti al loro posto.
              Ho visto con questi occhi miserie indicibili, che sono servite ad una ZONA del mio cervello per migliorare, ma in QUELLA ZONA LA’, quella dedicata, non hanno potuto nemmeno sfiorarla.
              Caro Comandante, questo è il motivo perchè io ho ritenuto impossibile rispondere a “A son”, e credimi, non solo perchè siamo sigle quasi anonime.
              Fraternamente un saluto.

          1. paperinik scrive:

            Interessante come evoluzione il topic del Gazza. Molte madri italiane sono tra le più soggette al mondo alla tradizione cattolica intrinseca, anche non praticante e alterata. Con pregi e difetti.Oggi anche le più giovani seguono in molti casi le orme delle matrone vecchio stampo, quando conviene. Qualche esempio vicino ma non vicinissimo(meno male) ce l’ho anch’io.Ci sto lontano il più possibile….

            • paperinik scrive:

              Gazza…devo ammettere che stavolta mi aspettavo un riscontro, ma probabilmente mi sbagliavo….Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma matriarche pericolose ne ho viste diverse e ho visto esercitare il possesso e il dominio cerebrale su figli e figlie più volte. Al punto da non capire se è il figlio che parla con sua coscienza o la madre.Saluti.

              • Gazza scrive:

                Caro Papermoon, non hai notato che dopo il post di “A Son” mi sono preso tempo perchè chi ha letto questo Topic con onestà e, quelli come te che hanno avuto voglòia e coraggio di scrivere, non prevedevano mie risposte.
                Io questo Topic lo sto vivendo “dentro” e fa male pure a me, perchè quando finalmente nella vita ti poni DAVVERO ANCHE i problemi altrui, non c’è posto per il cazzeggio, almeno per ora, ma là ritorneremo pure.
                Quindi anche il tuo post, col portato del mio e altrui bagaglio in materia, ruma, graffia ed altro ancora.
                E so pure che alcuni che qui leggono avrebbero il loro “quaderno di doglianze materne”, ma liberamente han deciso di non scrivere.
                Ciao Paper, spero d’essere stato compreso.

            1. Begbie scrive:

              Ciao Gazza, è da mesi che non scrivo, soprattutto per poco tempo a disposizione (più lavoro = meno tempo libero). Ho quasi sempre letto i topic. Eh, niente… rompo il mio silenzio solo per dirti che questo è il tuo miglior topic ogni epoca. C’è tutto: sociologia, psicologia, antropologia, il tuo vissuto, quello di Nancy, soprattutto c’è amore. Grazie!

              • Gazza scrive:

                Molto lavoro, molto onore e oneri acclusi.
                San Drop, prenditi tempo per te, so cosa dico, quando te ne pentirai sarà tardi.
                Un abbraccio.

              1. sodale scrive:

                Caro Dott.Gazzini, seguo da tempo il suoi scritti e quello attuale mi sembra uno dei più pregnanti, difficili e ammirevoli.
                Credo che abbiamo fatto studi paralleli e, come età, balla forse un lustro.
                In primo luogo volevo complimentarmi con quella sua originale ed efficace sintesi della “WICH MOTHER” che non ho trovato da nessuna parte, a meno che lei non l’abbia trovata su qualche testo americano.
                Oltre alle “wich mothers”, vi sono anche le “vampire mothers”, distruttrici di personalità di molti più figli e figlie di quanto non si creda, sono le madri che fin da subito assegnano ai propri figli un unico obbiettivo: SE STESSE, e condizionano la figliolanza a dedicare la loro vita esclusivamente per tutelare la propria fino alla morte.
                Quel che rimane dopo, sono figli talmente condizionati nella loro mente che sono incapaci di ricostruire un loro percorso.
                E qui mi pongo e le pongo un quesito.
                Lei ha usato uno stile che le è tipico: mai “moraleggiare” sugli altri se prima non esponi con chiarezza parte della tua vita che abbia riguardato i fatti trattati.
                Le dico che talora, e non è solo la mia opinione, che lei arriva a vette che la maggior parte non racconterebbe neanche allo specchio.
                Non avendo, mi pare, ambizioni di alcun tipo e risultandomi che lei , oltre che amico, ha come primo ammiratore il Direttore Proprietario di Telenuovo, non può che trattarsi della sua personalità forte e consolidata e, azzardo, un rifiuto della ipocrisia e falsità che si fa strada man mano che il tempo passa.
                Capita anche a me.
                Il quesito dunque:
                perchè nonostante il clima aperto e comprensivo che lei ha creato con questo topic, NESSUNO ha ancora trovato il coraggio, protetto dall’anonimato, di parlare dei tormenti creati da qualche madre o, più raramente, da qualche padre.
                Sia chiaro, non mi riferisco ai complessi di Edipo o di Elettra, tutta un’altra cosa, pure complessa.
                Con chiara stima le porgo i miei omaggi.

                • Gazzini scrive:

                  Caro Sodale, ti ringrazio per l’ottimo post e per le tue cortesi parole.
                  Parlare onestamente e con sincerità delle Madri ed esprimere un giudizio completo, penso sia la cosa più difficile a farsi.
                  Perfino quando le madri sono state di bontà e dedizione eccezionali.
                  Sto naturalmente parlando della mia.
                  Era talmente protettiva nei miei confronti prima e di mio fratello in seguito, chè a seguirla nelle sue indicazioni io non avrei avuto una vita professionale assai soddisfacente.
                  Le mie scelte lavorative furono sempre oggetto di “scontro” con lei che voleva a tutti i costi che io avessi un POSTO (non un lavoro!) qualsiasi ma “sicuro”.
                  Ma io avevo le mie “vie di fuga” e mi affrancai dalla sua amorevole tutela già a 18 anni, accettando un lavoro mediocre per mantenermi, ma iscrivendomi all’Università contro il suo volere.
                  Per mio fratello, diciotto anni più giovane, fu molto più difficile e so che mi è grato per la mia presenza e contro-tutela nei confronti di mia madre.
                  Sembrano banalità, ma vi sono davveto i momenti topici che segnano una strada invece di un’altra, chiaramente destinata ad essere mediocre.
                  Mio fratello era stato promosso alle Medie con ottimi voti e si stava cercandoun regalo per lui significativo.
                  Mia madre insisteva per dei… vestiti o al massimo una chitarra.
                  Riunione di famiglia senza la presenza di mio fratello e lì “impongo” le scelte di mio fratello avversate da mia madre e mio padre.
                  “La chitarra e qualche giubbino li compro io, voi gli regalate esattamente quello che chiede perchè con la sua passione io ci vedo un futuro.
                  Chitarra e pianoforte suonato a due mani da autodidatta erano i segno di grande versatilità ma l’oggetto proibito era il SINCLAIR ZX-80.
                  Dovetti cedere, non me lo perdonerò mai, sull’iscrizione alle superiori.
                  Io lo ritenevo adatto al Liceo Scientifico, lo iscrissero comunque in un ottimo e selettivo istituto, il Galileo Ferraris dove fu sempre promosso con ottimi voti (chi lo ha frequentato capirà).
                  Intanto lui proseguiva col suo SINCLAIR fino a diventare un ottimo informatico e vincere un concorso in Banca, unico diplomato tra 12 ingeneri.
                  Tento con iniziale grande successo l’iscrizione ad Ingegneria a Milano, quando dopo tutti trenta e qualche lode s’imbattè in Analisi 1.
                  Divenne un ossessione.
                  Lo portai da un amico, genietto matematico che era assai stupito: “guarda che Andrea ha una preparazione da 27, 28, non può non farcela questa volta.
                  Ma la sua scarsa cognizione e stima di se stesso, amplificata da mia madre che continuava a compararlo con me, fecero la frittata.
                  Oggi lavora duro, ma nel suo campo solo il suo Capo ed amico è megliore di lui, per sua ammissione.
                  La più importante Compagnia Mondiale che cura il suo settore, lo vorrebbe per 2/3 mesi all’anno, senza costi per la sua azienda, anzi con qualche incentivo, per tutte le migliorie che Andrea ha portato ad un programma che sembrava perfetto, ma oggi le Banche pensano ad altro, escluso a creare eccellenze nei settori tecnici.
                  Mia madre?
                  Mi trovo talora a piangere al suo ricordo, donna che ci diede il 110% di quello che aveva come bontà d’animo, ricevendo da me sì e no un 30% di ritorno.
                  Indimenticabile ed indimenticata.

                  • sodale scrive:

                    E come spesso accade qui, un ennesimo post da manuale comunicativo, semplificato e mai banalizzato.
                    Elementi di Sociologia della Famiglia e un’esperienza espressa in sintesi ma efficacissima.
                    Niente altro da aggiungere, se non che mia madre “assomigliava” molto alla sua, con tutti gli eccesi protettivi del caso, eppure siamo qui con buoni studi e una discreta vita alle spalle (così almeno ho inteso dai suoi scritti).
                    Con vera cordialità.

                1. Gazzini scrive:

                  ____________________________________________________________________________________________________

                  Per chi l’avesse conosciuta, questo è il mio addio ad una della donne più tenere e serie che ho mai incontrato in vita mia

                  LOREDANA NEGRETTI in Spagnoli
                  Sanzenata

                  1. antropo scrive:

                    Gent. dott. Gazzini, le chiedo cortesemente se la sua lunga visita e ricerca è avvenuta nel Kambaland che anch’io ho visitato.

                    • Gazza scrive:

                      Caro Antropo, sì si tratta del Kambaland dove da secoli è insediata l’Etnia Kamba o Akamba.
                      Non ho mai potuto entrare in possesso di una Storia del Kenya scritta da un indigeno e comunque sarebbe sempre arduo conoscere la veridicità delle cose a causa del forte senso di appartenenza tribale, specie delle due Etnie maggioritarie: i Kykuiu e i Luya-Luo, acerrimi nemici senza sosta ancor oggi.
                      Mentre il turista tradizionale, con finalita prettamente sessuali, è convinto che siano i Masai la tribù più significativa.
                      Per chi conosce il Kenya sa che che è una fola molto folcloristica che riguarda una tribù pastorale nomade, sempre piu spinta ad Ovest dai coltivatori Kikuyu che hanno ereditato le fattorie inglesi.
                      Per quanto riguarda gli Akamba che conosco meglio, si portano appresso una tradizione di “furbastri o furbi” mediatori da secoli.
                      E furono loro a creare una “mitologia cruenta” dei “guerrieri(??) Masai” che si trovavano all’interno (Sud-Ovest) per far sì che i commercianti si fermassero nelle loro terre e non proseguire in direzione dei “feroci (???)” Masai.
                      Questa doppiezza degli Akamba la potete sfiorare nel mio racconto personale che da origine al Topic.
                      E non ho motivo di dubitare che quel loro continuo rimandare le relazioni interpersonali e soprattutto famigliari alla “TRADITION” e ritualità connesse sia parte della difficoltà ad averli come interlocutori sinceri.
                      E qui si pone naturalmente, anche se nessuno lo chiederebbe, conciliare quanto sopra con mia moglie, Akamba da generazioni che si perdono nei secoli.
                      Nei primi tre anni di nostra frequentazione assidua -lei passò complesivamente nove mesi in Italia ed io sei mesi in Kenya – qualcosa mi fu nascosta, ma assolutamente nulla di rilevante.
                      Durante il matrimonio durato cinque anni fui io, a dir poco, a non dimostrarmi all’altezza delle sue difficoltà di ragazza di colore e villaggio, con un uomo più anziano e molto conosciuto in città.
                      Naturalmente non mancarono parecchi conoscenti ed un caro amico che tentarono spudoratamente di “insidiarla” e io comisi il peggiore degli errori dicendole che in realtà cercavano di metterla a suo “agio” (!?!) dimostrandole il loro affetto.
                      Ciò la mise in totale confusione ritenendo che io fossi disinteressato al suo onore (con annessi e connessi) e mi chiese la separazione per tornare a casa e, non conoscendo le nostre leggi e l’esistenza di una cifra legata al suo mantenimento, si “tutelò” asportando dalla cassa comune ben 300 Euro (figuriamoci…) sentendosi pronta, suo malgrado, a ricominciare una (impossibile) vita lavorativa nel suo paese.
                      Sei mesi dopo le proposi di annullare la separazione e cominciare a costruirle un suo futuro in Kenya e la “risposai” con un rito Akamba.
                      Da circa sei anni, nonostante la distanza, lei non potrebbe chiedere di meglio, e nemmeno io.
                      Se si esclude la non semplice convivenza contigua con una madre “strega” ed esosa, un fratello e cognata, gelosi e dannatamente fasulli.
                      Ma, perchè c’è un ma, prima di andarmene credo di aver messo un bel po’ di “cose a posto”, visti i risultati che mia moglie mi ha narrato.
                      Prima di tutto ho rotto una delle loro più importanti “traditition”: ho rifiutato la cena di commiato con l’uccisione del capretto più pregiato (di mia proprietà e regalato a loro), affermando perentoriamente che non tolleravo rituali FASULLI con parenti che alle spalle denigravano mia moglie
                      Quello di rifiutare la cena di commiato è un evento che mi si dice mai accaduto.
                      Come seconda cosa ho ribadito che a casa mia e nel mio “compound”, nel rispetto delle leggi kenyane e dei regolamenti della contea, la TRADITION che si sarebbe applicata per il futuro sarebbe stata la mia e che mia moglie che la conosceva benissimo, aveva ogni autorità di farla rispettare in mia assenza.
                      Ciò ha avuto, dopo la mia partenza, un effetto definito “incredibile e mai accaduto, a sentire mia moglie:
                      Il padre, brava e timida persona, anche lui spesso vessato dalla moglie, ha convocato a casa sua TUTTI I PARENTS (è la famiglia diretta), con due figlie e relativi mariti abitanti a quasi 500 kilometri, dove ha parlato per tre ore, senza interruzioni di nessuno, durante le quali ha spiegato come dovevano cambiare i rapporti famigliari, dove venivano banditi pettegolezzi di qualsiasi tipo, in particolare per quanto riguardava mia moglie.
                      La minaccia è stata accompagnata dalla perdita di ogni diritto ereditario e, nei casi più gravi, dal disconoscimento parentale (la peggiore punizione esistente nella tradizione kenyana).
                      Villaggio parziale, ma globale.

                    1. C & co. scrive:

                      Caro Nino, alle superiori eri un capetto e quello ci sta, teorico delle berne MISTE!!! (niente biliardo chi veniva con te) e solo fino all’inizio del secondo trimestre.
                      Però mica scrivevi così bene e fluido i tuoi temi, e il Gran Profe ti bistrattava per come scrivevi: “Gazzini guardi che lei non è James Joyce e cortesemente la smetta con tutte quelle DERIVATE! Anche se qualcuna è gustosa…”.
                      Poi so che diventaste amici per la pelle, cacciatori, bevitori, cartai, e qualcosa di sicuro ti ha trasmesso.
                      Anni fa, su tuo prezioso suggerimento ho cominciato a frequentare il Kenya “alla tua maniera” e nel tuo lungo topic è come avessi assistito a un film e tu sei quello lì, un pacchetto prendere o lasciare senza aprirlo.
                      Credo che in pochi avrebbero avuto il coraggio di scrivere “sulle madri” come hai fatto tu.
                      Su quello ritornerò,
                      Un fraterno abbraccio.

                      • Gazza scrive:

                        Ciao Vice Chief, vedo che continui a portare rispetto al tuo “capetto” e ciò non è male.
                        Scherzi a parte, hai ragione su tutto tranne cul giudizio nei miei confronti del Gran Profe, per me fratello, amico e Maestro.Una decina di giorni prima che se ne andasse gli portai un mio breve scritto di antropologia romanzata e il suo giudizio fu esattamente questo:
                        “Non te lo pubblicheranno mai, primo perchè NON CITI nessuno, e questo per “loro” è inaccettabile, secondo perchè continui ad aprire delle subordinate che concludi pagine dopo e questo può farlo solo Garcia Marquez!
                        Sei Garcia Marquez?
                        NO non lo sei, quindi punto.
                        Come vedi un Gran Profe fino in fondo.
                        E lì finirono le mie velleità.
                        A presto spero.

                      1. Amigo scrive:

                        Ma insomma Gazza, con tutto quel casin che te si un sbrofon, smargiasso, eroe de carta a partir par l’Africa nele to condisioni, me par che te si tornà da galeto sveio o feto finta e te scrivi con do flebo ai brassi?
                        Dime qualcosa si no me preocupo :)

                        M’è piasù tuto quel che t’è scrito, che non se sbaiemo.

                        • Gazza scrive:

                          Ciao Lelo, guarda che tutto quel “casin” cui tu fai riferimento nasce solo da una valutazione “sprezzante” di uno che ho sempre considerato un caro amico (molto difficile) che non si è nemmeno preso la briga di prendere in mano il telefono per cercar di capire i motivi della mia (discutibile) scelta, e certe valutazioni fatte da uno che consideri amico ti fanno spesso perdere il senso della misura..
                          Poi ci ho messo del mio e ho detto cose sbagliate nella forma e alcune nella sostanza.
                          Se mai lo reincontrerò, mi scuserò di quelle.
                          Stop.

                        1. do minus gazza scrive:

                          Avevo già scritto che avevo omesso molto di ciò che è accaduto e che molto assomiglia al villaggio globale.
                          Una particolarità di cui avevvo fatto cenno: le relazioni interpersonali sono spesso fasulle, ma il sentimento dominante, anche sui social, non è l’ODIO come avviene da noi e che anticipai, col dissenso di qualcuno, almeno quattro anni fa (infatti si vede…), non l’odio dunque ma la gelosia, anche per il MODESTO benessere altrui.
                          L’esperienza, oltre alle Scienze Sociali, tuttavia insegnano che la gelosia prolungata tende a trasformarsi in odio.
                          Due curiosità sulla “gobalità”:
                          1) ho assistito alla raccolta del caffè ed ero incuriosito nel vedere Nancy e suo padre che giravano la piccola piantagione senza raccogliere nulla, mentre vedevo le raccoglitrici muoversi a disagio indossando enormi gonne, chiaramente inadatte.
                          Alla mia domanda sul perchè tutto ciò, la risposta fu la più semplice ed evidente.
                          Non è raro che le raccoglitrici nascondano qualche kilo di caffè in quelle gonne e che debbano essere controllate alla fine del raccolto.
                          Io so che “the tradition…” proibisce l’esposizione delle gambe nude e quindi mi sono permesso di suggerire l’uso di calzemaglia con gonne corte e “moralmente” idonee.
                          Niente da fare, contro “the tradition”, anche se rubereccia, non si va.
                          2) ho chiesto a mia moglie di occultare la vista del compound dei suoi genitori e per un bel effetto estetico con lunghe strisce di bambù maturo e trattato, unico legno che resiste alle voracissime termiti.
                          Curiosamente, finchè l’operaio sta lavorando con maestria, vedo mia moglie seguire i lavori con un sacchetto in mano.
                          Al rientro a casa le chiedo cosa mai ci fosse in quel sacchetto mai perso di vista: CHIODI, modesti ma costosi chiodi! che venivano forniti mano a mano che il lavoro proseguiva, e quelli storti NON si buttavano, ma alla fine venivano dati all’operaio che, statene sicuri, se li raddrizzava tutti per usarli a casa sua.
                          Questa “tradition” mi sta sempre più dando sui nervi,

                          1. old follower scrive:

                            Condivido il giudizio di Giara e aggiungo qualcosa visto che seguo il blog da quasi otto anni senza perdere una puntata.
                            Qualche volta “credo” di aver capito la personalità di Gazzini, forte, decisa e allo stesso tempo sensibile senza essere “vinto” dalla sua sensibilità.
                            Io non ho mai visto uno scrittore scrivere di se stesso le cose che i più tengono nascoste.
                            Caro Gazzini chissà se sei sempre stato così o, nei tempi passati avevi anche tu timori per il tuo futuro.
                            Dio come vorrei conoscerti e parlarti di persona anche solo mezzora.
                            Credo tu abbia scritto il miglior topic da quando ti leggo e chissà quante cose hai omesso.
                            Con tutta la stima possibile ciao grand’uomo.

                            1. El Giara scrive:

                              Complimenti Gazza, veramente uno spaccato di cultura keniana sconosciuta ai più che colpisce nel profondo.
                              E l’amore che trasuda dalle tue parole ti rende ancora più onore.
                              Per rispondere alla tua domanda finale:
                              non esiste il bianco o il nero,Ma TUTTE le sfumature di grigio che stanno in mezzo…

                              Ciao e ben tornato.

                              https://www.youtube.com/watch?v=fD_cA4M4sHE

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