02
lug 2019
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Par tirar tardi

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IL VILLAGGIO PARZIALE: QUANTA GLOBALITA’…

Il tono di voce di una persona amata, o a cui sei anche solo affezionato, sebbene distorto, non chiarissimo, a causa dello strumento telefonico, ti possono dire molte cose sul suo stato d’animo, anche se non esplicitate.

Le scelte di chi ascolta e conosca le caratteristiche di chi parla non poss0no essere molte, puoi sviare il “discorso”, ma non è una scelta da adulto e maturo, puoi restare in silenzio e far intendere che magari stai riflettendo, oppure la scelta, apparentemente, più consona è quella di incoraggiare a fornire ulteriori dettagli, quella sbagliata è quella di cominciare a parlare di qualcosa che è accaduta a te.

Quelle voci e quei toni non ti diranno un granchè se sei ancorato solo alla tua esistenza, se ti tocchi gli zebedei all’annuncio che qualcuno che hai conosciuto bene se n’è andato, cercando solo DOPO di sapere il quando e il come, elementi solo apparentemente inutili, e il chiedere e pensare su come ha lasciato i suoi cari, e alle sofferenze di varia “qualità e quantità” di chi sta elaborando il proprio lutto, farlo seriamente è un segno significativo e apprezzabile di distacco dall’appiccicosa esistenza solipsistica.

Nel corso degli anni ti accorgi che la sofferenza non è solo la tua, ma è globale e di fronte ad essa hai almeno due possibilità:

a) trovare un pretesto qualsiasi, magari con qualche elemento di veridicità documentabile, e startene nel tuo angolo a contare (inconsciamente) il tempo che ti rimane da vivere;

b) andare e vedere, cum grano salis, nell’autentica accezione della locuzione latina, sapendo che esiste un costo non quantificabile nè immediatamente visibile.

 

Sono stato ventun giorni in un piccolo villaggio montano-collinare del  Kenya Centrale a K.

Credo non occorra precisare che la voce e i toni cui facevo riferimento all’inizio erano, in questo caso, quelli di mia moglie.

Comunque per i primi due giorni le chiedo di seguire la mia curiosità, dopo aver visto un panorama di vegetazione pressochè sconosciuta e splendida nonostante le mie numerose visite in quel paese.

Campi e coltivazioni di un’incredibile ordine e precisione geometrici e, in questo caso, il paesaggio è la proiezione geofisica della personalità degli abitanti, muti e silenti che nemmeno i sardi o i siciliani.

Sempre celati nei loro rapporti dietro un termine che nell’ultima settimana avrei rotto come un vaso di coccio: “the Tradition/s” (la tradizione).

Uno dei peggiori trucchi, fasulli, per perpetrare le gerarchie di potere famigliare e sociale.

Infatti dopo una settimana di convesasioni bisbigliate, in casa mia?, faccio il primo assaggio a sorpresa nel mio “compound” che confina con quello della famiglia di mia moglie e con voce chiara (nella loro “tradition” è quasi urlata) chiarisco in inglese, compreso solo da mio suocero e cognato: ” First io qui non sono un “guest” (ospite), questa è casa mia, e se i tuoi genitori hanno qualcosa da dire devono chiedere di parlarmi e io ti dirò il quando e il dove farlo, quindi tu, mia moglie hai FINITO di fare la “postwoman” e domani preparo la lista dei parenti e delle persone che gradirei incontrare, that’s all”.

Credevo di travare mia moglie svenuta, ed invece sembrava cresciuta di dieci centimetri: nella loro “tradition” (…) era la prima volta che “un marito”, che ha la casa, qualche campo, qualche DISPONIBILITA’ economica imponeva, doverosamente, la propria “tradition” nella sua proprietà.

Il giorno dopo visita ad alcuni parenti, bravissime persone, sgraditi pertanto a mia suocera, inoltre chiedo attraverso Nancy di incontrare “il saggio” del villaggio, massima autorità, facendo precere il tutto con una modesta donazione in denaro per la comunità (?…)

Durante l’incontro con i parenti “sgraditi”, insisto con mia moglie che traduca in dialetto FEDELMENTE quello che le dirò e che mi riporti fedelmente le risposte:

Le domande furono solo due, premettendo che lo sport di moda e unico in pase è “the gossip” (il pettegolezzo):

1) è vero che si è fatta circolare in paese la chiacchera che Nancy non era sposata e per di più con un bianco (elemento di  prestigio)?

2) Cosa diceva mia suocera davanti a tali assurdi pettegolezzi?

Mezz’ora di loro conversazione dialettale con il sottoscritto che rompe l’ennesima “tradition” guardando diritta negli occhi la “zia acquisita”.

Alla fine cede e vengo a conoscenza di cio che era per me decisivo.

Lascio come da “tradition” qualcosa di significativo per lei e tre pacchetti di Marlboro ai miei giovani cugini che si erano dimostrati molto svegli e simpatici tanto da invitarli a casa mia il giorno dopo.

Capisco che la cosa possa apparire una “americanata”, ma in realtà io ho fatto un misto tra la loro “tradition” e la mia personalità.

Tralascio molto del villaggio parziale-globale perchè rimaneva l’ostacolo più grande, enorme, Nancy e sua madre che aveva capito tutto quello che avevo messo in atto e che non avrebbe mai più visto un centesimo delle mie tasche (la cosa assolutamente più importante per lei).

Esordisco con Nancy con una frase forte: “Your mother is a witch, i’m totally sure”.

Ho più di un amico con l’esistenza rovinata da una witch-mother, ci ho anche studiato su libri importanti di Sociologia della Famiglia, ma la cosa rimaneva di estrema delicatezza con una della sensibilità di Nancy dalla vita tribolatissima, in parte anche dopo avermi incontrato, ma penso di aver ben rimediato in parte.

Ma improvvisamente accade una cosa inaspettata: Nancy “rompe gli argini” e mi racconta tutte le vessazioni ricevute da sua madre fino a poco prima del mio arrivo.

Portare uno come me ai limiti della commozione irrefrenabile ce ne vuole, eppure…

A quel punto decido di usare una mia metafora ardita ma vera, più vera del vero e le dico:

Esistono sostanzialmente DUE tipi di MADRE:

- la madre che dopo nove mesi “espelle” dal suo ventre una figlia e la lascia al suo destino, spesso torturandola emotimavamente col ricatto;

- e la madre che dopo aver partorito segue con tutto l’amore possibile la propria figlia, al pumto che se c’è una sola ciotola di riso, quella è per la figlia.

Nancy pare capire tutto, ma alla fine mi chiede: MA PERCHE MI ODIA E MI FA DEL MALE…

Il lavoro non è ancora finito ma dalle ultime telefonate non l’avevo più sentita così decisa e felice.

Quanto durerà?

 

DOMANDA

Ma davvero sono tutte belle (e brave) le mamme del mondo?

 

 

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73 risposte a “IL VILLAGGIO PARZIALE: QUANTA GLOBALITA’…”

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  1. Gatón scrive:

    Buon Ferragosto a tutti.
    Un augurio particolare a tutte le disoccupate che festeggiano oggi l’onomastico.

    1. Gazza scrive:

      PROFEZIA SENZA ESSER PROFETI

      Primo LEVI (1919 – 1987)
      “Il crimine che verà assumerà una forma leggermente diversa, per non essere subito riconosciuto, e noi non lo capiremo”.

      Mi pare che ci siamo già dentro.

      • lector scrive:

        Citazione perfetta, ma allora lei legge anche il Corriere (mio quotidiniano di riferimento per dirla alla Gazzini).
        Cordialmente.

      1. gazzini scrive:

        IMPERDONABILE ERRORE

        Ho il pudore di non chiamarlo “lapsus”.
        Ho confuso il nome di una corrispondente de “La Stampa” (peraltro mio quotidiano di riferimento, assieme a “Il Foglio”) ELISABETTA FAGNOLA con quello di Eliana Frontini.
        La FAGNOLA è l’autrice dell’articolo dove si “denunciava” l’indecente offesa, scritta su facebook, da Eliana Frontini.
        La Frontini, a proposito dell’uccisione del Carabiniere Mario BREGA, ha scritto “Uno di meno… “.
        Pensare che la Frontini, 51 anni…, sia un’insegnante di liceo (sic!) mette i brividi.
        Pare che il confine, culturale ed umano, tra “sniffatori d’odio e spacciatori d’astio” (F.M), non esista più.

        p.s.
        ringrazio l’Amico Chivers per la segnalazione del mio errore.

        1. Gazza scrive:

          Scusa Allan, ma il tuo post ha un che di surreale.
          Con tutta la campagna verbale e scritta su alcuni “social, autentici ricettacoli da sputacchiera da saloon dei film western, sul “dagli allo straniero, meglio se negher”, vorresti trovare un “destro” italiano che “sociologicamente” asserisca che i crimini sono sempre esistiti?
          Se lo facesse un “sinistro” non potrebbe che essere un demente.
          Ma perchè qualche volta, qualche responsabile di governo, specie Capitan Ghigliottina, NON CITA I NUMERI, le vere statistiche sul numero dei delitti in generale, che sono comunque di DIVERSA NATURA (lo dice il Codice Penale, non io).
          Perchè nessuno dice che i “crimini” sono in calo?
          Sono spesso più efferati, ma in calo.
          Il mattino (!?) dell’omicidio del Carabiniere Mario Rega, Capitan Ghigliottina ha testualmente detto: “…mi auguro che per il pugnalatore del carabiniere ci siano i LAVORI FORZATI (?!) finchè campa…”.
          Che cosa significhi “lavori forzati finchè campa” non è dato capire nè da un punto di vista giuridico, nè logico.
          Che cosa significhi da un punto di vista politico appare chiaro e sfiancante: e la deformazione ennesima della realtà giuridica per rinfocolare odio e paura e raccattar consensi.
          E l’etnia dell’assassino non era ancora chiara, ma intanto butta un sasso nella cloaca che CI ha il suo effetto.
          Che poi si scopra che siano due americani poco frega, la melma forcaiola è stata ennesimamente rimestata.
          Dagli slogan elettorali del mattino, ad un silenzio imbarazzato del pomeriggio.
          Dove le uniche voci CHIARE e ferme sono state quelle dell’Arma.
          Carceri sempre più affollate e diminuzione dei crimini, non dice nulla?
          Forse un inasprimento continuo delle pene?
          Ho parlato di numeri e chiudo con un numero che in sè non dice nulla, ma forse qualcosina si, in questo che sta diventando il paese dell’odio “a prescindere”.
          E’ un numero che riguarda gli extracomunitari regolarizzati, sui quali le mie idee, un po’ più ordinate e “severe”, non coincidono con alcune che girano a “sinistra”.
          Nel 2003, ogni cento emigrati residenti in iItalia, erano ospiti delle patrie galere per 1,16%.
          Oggi lo 0,36.
          Si potrebbe pensare che una volta regolarizzati gli extracomunitari tendano ad integrarsi e si allontanino dalla criminalità?
          Si può pensare, ma nessuno lo dice o ci RAGIONA sopra.
          Le statistiche sono fredde, ma soprattutto ignorate nel dibattito pubblico che non si risolleva dal rasoterra del piano emotivo.
          A chi fa “gioco” il disinformare, banalizzare, il deformare perfino i dati (numeri!) della realtà?
          Provate a risponderVI se avete voglia di usare quel “sacro” dono che è il cervello.

          • lettore scrive:

            Caro Gazzini, condivido tono e contenuti del suo post e non ho mai pensato che la sua dura critica fosse rivolta a me.
            Cordialmente

          • Gazza scrive:

            Che poi esistano anche delle indecorose deliranti come Elisabetta Fagnola, che su facebook ridicolizza la morte del Carabiniere, mi conferma sempre più l’idea che i “social” stanno tirando fuori il peggio di coloro che fatico sempre più a definire “umano e sapiens”.

            • chivers scrive:

              È possibile che tu abbia riportato erroneamente nome di questa persona?

              • Gazza scrive:

                Caro Chivers, non credo.
                E’ vero che l’avatar assomiglia a quello del “gatòn”, ma mi risulta, conoscendolo, che non abbia mai avuto la consuetudine di cambiarsi il “nick name”, e lì il nome è ALLAN.
                Lo chiamerò per capire, ma anche se si trattasse di un suo errore digigitale, la risposta non cambierebbe.
                Gatòn mi conosce e lo sa.

          1. Gazza scrive:

            Caro Lettore io avrò anche una strana fantasia, innocua, ma cosa dire delle FOLLI esternazioni di Capitan ghigliottina, di Occhi di fata, e di altri indegni caciaroni parlamentari che si sono pronunciati sull’assurdo, folle, omicidio del vicebrigadiere Mario Rega, ancor prima di conoscere lo svolgimento dei fatti.
            E quelli sono gli amministratori del mio Paese?
            E uno è dell’Interno, ma che si sente anche il portatore della GIUSTIZIA, e non della sacrosanta pena al termine di un percorso di Giustizia?
            Tra non molto Capitan Ghigliottina proporrà l’ORDALIA come prova ineluttabile di colpevolezza.
            E se non sai cos’è l’ordalia STUDIA!

            • Allan scrive:

              Nessuno a destra giustifica i delitti commessi da italiani chiamando in causa quelli commessi da stranieri, a sinistra il contrario è all’ordine del giorno.

            • Gazza scrive:

              Ovviamente il post sopra non è rivolto a Lettore e mi scuso per l’eventuale equivoco.

              • paperinik scrive:

                Gazza, ti leggo cattivello ultimamente azz.Allora mi correggo…avresti da innescar baruffa e stai perdendo un po’ di pazienza…Beh i punti possono essere 2: il primo:guerreggiare un po’ mantiene giovani sul momento e sfoga l’apparato.Il secondo: è importante concedere una partita ogni tanto per ritornare tonificati e concentrati al momento giusto.Un po’ come il Verona di Aglietti per intenderci.
                I 2 americani pagheranno probabilmente per quanto decideranno i loro capoccia, se il tutto è avvenuto come scrivono i media.Magari tu dirai di no, ma qualche dubbio ce l’hai sicuramente.
                Ultimo punto aggiuntivo: qua in 24 ore è scesa di 10 gradi buoni.Forse si procede meglio.Non è che a Verona se ne percepiscono ancora una quarantina? (faccetta col sorrisone Durbans per l’occasione).Ciao

                • Gazza scrive:

                  Caro Paper, ammesso che sia possibile ringiovanire, ti assicuro che non sono le porcherie che talora mi fanno leggere, provenienti dai vari “social network”.
                  Io uso solo WA perchè mi fa risparmiare sulle chiamate internazionali e Telegram per un motivo privato, e NON sono iscritto neanche lì ai “gruppi chattanti”.
                  E quei 2due2 post che hai letto non credo proprio che avranno seguito nei prossimi Topics.
                  Che mi stimola il cervello è una sana e critica lettura dei quotidiani (quattro), qualche bella discussione tra amici con un Q.I. generalmente superiore al mio, e quando posso, come posso (?!), qualche bel “rolling rolling on the bed” con mia moglie.
                  Stop.
                  Ciao.

            1. Gazza scrive:

              Vado a memoria rischiando una brutta figura.
              Pare che la prima attribuzione del presupposto “famiglia” risalga a 4/5 mila anni fa.
              Ovviamente non c’erano documentazioni di sorta a attestarlo, ma solo una tomba
              Una tomba dove erano stati sepolti assiema una femmina, un maschio ed un bambino con l’accortezza che le ossa formassero una specie di abbraccio, di congiunzione.
              I tre erano stati presumibilmente uccisi da una tribù rivale.
              Ricordo di essere rimasto piuttosto perplesso, e ancora lo sono, perchè il concetto di contatto fisico, e l’abbraccio è il più “estremo”, mi sembra un gesto, un rituale, piuttosto tardivo (uno/due mila anni…?) e non è un atto universale.
              Perchè ho scritto ciò?
              Non lo so bene, quello che mi attrae è il quando ed il come si formarono gruppi ristretti, come quelli famigliari, perchè da un punto di vista socio-evolutivo sono “tanta roba”.

              • lettore scrive:

                L’abbraccio sincero, non quello abusato dei ragazzotti, è un atto molto importante in alcune comunità.
                Giusta l’osservazione di Gazzini che non si tratta di un gesto universale.
                Quando è sincero avviene solitamente dopo un periodo di lontananza.
                Credo che nel passato sia stato un atto estremamente fiduciario, prima che affettivo.
                Poi che Gazzini abbia una fantasia fervida è tutto un altro discorso, ma personalmente mi piace così.

                https://www.youtube.com/watch?v=HlsaGeFEd78

              1. Gazza scrive:

                AVVISO AI NAVIGANTI

                Comunico che NIKtv esiste, non è un “troll” provocatore, è un po’ tagliagole, questo sì, ma intelligente e parecchio, e lo si capisce bene dal suo commento.
                Tuttavia io, come “dominus vigilante” la taglio a fette più grosse, così come si conviene con la “sopressa agliata” (salume divino e divinamente tossico per le mie vene).
                Un atto “intellettualmente corretto” da parte mia, il farvi sapere che i titoli proposti dal NIK sono film “radicali”, cinematograficamente “estremisti”, talora “malsani”, che-se-uno-lo-sa-prima-si regola-punto (qui il NIK con la nostra “lontananza e diversità poetica col mondo orientale” l’ha messa giusta, ma non esplicita).
                Poi il Cinema è il Cinema, perchè se un regista non mette mai le mani nella “cacca”, che è un suo diritto, tutti si fanno convinti che dopo “Biancaneve e i Sette Nani” di Disney”, il Cinema è finito.
                Che anche lì, a dirla tutta, gh’è da torghene…
                Maccome, una ragassina innocente e immacolata in mezzo ai nani (sette mica uno, che già quello basterebbe), a dar credito alla fama che si son fatti i nani col rovesciamento proporzionale tra la statura e “l’atresso riproduttivo”, non è che non faccia riflettere un pochino.
                Detto questo, che potevo anche farne a meno, “I Pugni in Tasca” di Bellocchio è stato davvero un film rivoluzionario rispetto ad un’idea di famiglia, ch’è normale che uno si faccia, ma se non ti danno mai una pugnalata, perchè così è quel film, nella zona cerebro-spinale, ti fai convinto che l’aria che tira in tutte le famiglie è quella del “Mulino Bianco” dei Barilleros.
                Non ditemi che voi vivete in una casa senza il mulino a ruota perchè non ci credo!?
                Mentre il film “Gli Occhi, la Bocca” è una mezza trogliatona dello stesso regista.
                “Moebius”?
                Dopo la lettura di alcune recensioni, sin troppo zelanti a mio parere, ho capito che per vedere un film così ci voleva uno “stomaco de fero” (che non ho), sebbene tutti gli eccessi del film (senza dialoghi) divengano dei provocatori simbolici dei ruoli parentali codificati, si tratta comunque di eccessi spesso insostenibili.
                Dico questo anche se NON ho visto il film, ma dopo aver letto una decina di recensioni, alcune di critici cinematografici di mia fiducia, e con alle spalle oltre un duemilacinquecentosettanta2 film visti, ho capito che la “cosa” non mi interessava.
                Il Caso Kerenes non l’ho visto anche se l’avevo in memoria, andata perduta (capita), per aver vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

                p.m. (personal mex)
                Ciao CesarEnrico, scusa ma ho visto tardi il tuo mex, ci sentiamo presto

                • Gazza scrive:

                  Alla fine ho ceduto e ho guardato “Moebius”, un film dove il simbolismo grottesco arriva addirittura a lasciarti indifferente.
                  Se il regista si fosse fermato un bel po’ prima, magari con una scena di catarsi purificatoria della “bella famigliola” riunita in un girotondo lacrimevole, potevi almeno dire: “film curioso, estremo, non esemplare, ma semplicemente (?) “un petit fou”.
                  Invece il regista se la tira per altri trenta minuti perdendosi in tentativi, NON riusciti, per un finale, magari insensato, ma un finale.
                  Mentre il caso Kerenes è interessante, almeno la prima parte, quella di un “anticomunismo” severo, sensato, efficace, assolutamente condivisibile, e non quello caHaiolo che usa certa destra.
                  Il regista descrive con efficacia il passagio dal totalitarismo di Ceausescu al totalitarismo dei nuovi boiardi neo-ricchi e cafoni, non dissimili dai precedenti.
                  La Seconda parte m’è parsa un tantinello pesante, ma lì sì si può parlare di “poetica” cinematografica, sulla quale sono io che non ho reagito adeguatamente.

                  • Niktv scrive:

                    Felice di aver smosso il tuo interesse. Mi accorgo peraltro di essere stato davvero troppo sintetico e, soprattutto di aver omesso premesse fondamentali. Se l’input fosse stato quello di inserire titoli sul rapporto madre/figli che ci sono piaciuti maggiormente, non avrei citato alcun film fra questi (forse solo “I pugni in tasca”). Al contrario mi interessava porre l’accento proprio sulle distanze culturali sociologiche del rapporto di cui sopra proprio per dare continuità alla mia domanda sulla “tradition” del Kenya. La rottura della “tradition” nei film di Bellocchio è, per noi suoi compaesani, comprensibile e palese (ovvio, l’impatto de “I pugni in tasca” è stato molto più dirompente rispetto al ben più tardo “Gli occhi, la bocca”, in quanto gli anni erano quelli che erano e la sua trama sfaldava secoli di establishment familiare). Ma le altre culture come vivono e traspongono queste relazioni? Quando le rappresentano sul grande schermo, su che livello di lettura devo mettermi io, spettatore occidental-disneyano? Nel mio personalissimo caso non può essere quello a cui sono abituato, altrimenti ne distorco il messaggio. La trama quindi per me non ha più senso di essere considerata (non esiste più) e, per di più, la simbologia non è alla mia portata; mi resta soltanto l’approccio all’humus del concetto scenico. Di conseguenza anche il “modo” di vedere e giudicare un film per me/io (non per il mio prossimo, che può ovviamente seguire i piani di lettura che preferisce) deve essere diverso. Noi siamo abituati a dire “un bel film” oppure “una ciofeca”; magari lo sezioniamo e giustamente affermiamo: “avrei alleggerito quel pezzo” o “avrei cercato un finale”, ma questo vale in relazione al nostro imprinting, che non è quello della tradizione a cui appartiene l’autore dell’opera che stiamo vedendo. Ripeto, si può ed è giusto farlo, ma diventa scorretta traduzione del segno: un adattamento. Personalmente non conosco, ad esempio, la cultura dell’estremo oriente in quanto non ci sono mai stato, ma soprattutto non ci ho mai vissuto. Come faccio a capire quindi, semplicemente guardando un film sudcoreano, se quello che sta mostrando il regista sia una rottura della tradition, sia una evoluzione della stessa o sia semplicemente mera “piccola follia” fine a se stessa? Come fanno i sudcoreani a capire Bellocchio? Il tema è comune, ma il tessuto connettivo è diverso. Anche il concetto di “catarsi”, pur accadendo più o meno nello stesso momento scenico, ha significati e quindi sviluppi diversi nella cultura occidentale rispetto a quella orientale (il teatro Kabuki, giusto per capirsi, lo dimostra dal 1600). Se poi levo fisicamente chilometri (Netzer) la situazione cambia, ma non si avvicina più di tanto alla nostra “tradition”. Anche in questo caso non ho mai vissuto sotto “il tallone sovietico” e non ho vissuto quindi il relativo passaggio post rivoluzione; posso però riconoscere con soddisfazione che la tua affermazione: “il passaggio dal totalitarismo di Ceausescu al totalitarismo dei nuovi boiardi neo-ricchi e cafoni, non dissimili dai precedenti” sia la perfetta traduzione della mia “decadenza post decadentista” (da te detta meglio) riguardo a “Il Caso Kerenes”; ma qui sono costretto a fermarmi, e mi fermo esattamente come ho fatto con “Moebius”. Mi limito perciò all’humus e confronto solo le differenze sociologiche espresse da un soggetto (il regista), restando col dubbio che siano o meno espressioni reali della Sua cultura. Mi permetto soltanto, come piccolo lusso, una volta eliminate quindi le sovrastrutture estetiche, di provare a percepire la poetica (come ascoltare una musica molto bassa in sottofondo) ed immaginare se possa essa essere figlia (anche in questo caso nel complesso sapienziale del regista) della tradition o di una madre strega deviante (o meglio non integrata) e totalmente avulsa dal tessuto sociale e temporale del proprio luogo di provenienza.

                    • do minus gazza scrive:

                      Adesso a me; dico a ME, risultano più chiare le tue scelte.
                      In fondo, il solo film sud coreano non appare solo FUORI dai canoni conosciuti, ma è un film, che dopo averlo visto, rimane invedibile.
                      Una curiosità che purtroppo rimarrà tale, è quella di conoscere le reazioni al film del pubblico sud coreano.

                1. paperinik scrive:

                  se c’è una cosa che mi stupisce del Gazza è quel che da “antropologo” che permea sovente le sue riflessioni, cinema compreso. Forse avesse 30-40 anni lo capirei di più.A oltre 70 invece è ancora in cerca di risposte…Ha pazienza. Il cinema di cui si sta parlando un po’ mi spaventa e un po’ mi tedia.Non lo seguo.Ma per chi cerca qualcosa di dirompente in alcune scene consiglierei El Topo Messico primi 70 e Matador brasiliano dei giorni nostri, ma ambientato nei primi 900 in Sudamerica.

                  • Gazza scrive:

                    El Topo è un film di Jodorowsky del 1953 che tratta di uno strano rapporto padre e “figlio”.
                    Lo vidi cinquant’anni fa e non ne ricordo nulla, e anche questo è un segno.
                    Film un po’ stralunato, non ebbe successo nè di critica nè di pubblico.
                    Tuttavia ha i suoi amanti indefessi (pochi).

                    O’ Sombrero è un film recente prodotto da Netflix che non conosco.

                    p.s.
                    Papermoon, se non scoprissi continuamente cose della “bestia uomo” che non so e che mi interessano, mi ritirerei in un monastero.

                    • paperinik scrive:

                      mmmmm….del 70 che io sappia, ma ha poca importanza.Il film in questione è un culto, anche se non è per tutti.Ad ogni modo ho scritto che hai pazienza.È una qualità.Saludos

                      • Gazza scrive:

                        Mi correggo, “El TOPO” di Jodorowsky è del 1970, ed ebbe, tranne che per me, un buon successo di critica e, incredibilmente, anche di pubblico

                  • paperinik scrive:

                    piccola correzione: O Matador

                  1. protesta scrive:

                    Gazzini, le recensioni sono belle e saporite , ma lei ed altri proponete titoli di film interessanti magari, ma INTROVABILI!

                    • Gazza scrive:

                      Caro Protesta, hai ragione, almeno parzialmente.
                      Esempio: molti titoli sono reperibili alla Biblioteca Civica di Via Cappello (non certo MOEBIUS…) ma i Pugni in Tasca credo di si.
                      Per altri titoli difficili ci sono reti televisive che li trasmettono: Il Caso Kerenes e passato nel 2018 su Rai 5.
                      Per altri ancora più difficili bisognerebbe avere come amico un “nipote di Morgan il Pirata” che sappia cavalcare a dorso del “mule” o nuotare nel “torrent”.
                      La legge non è chiarissima coi “pirati”, quello che è vietatissimo è fare il “Pirata” e VENDERE il bottino.

                    1. Gazza scrive:

                      Credo non sia un caso che esista una vasta cinematografia, anche di qualità, che ha esplorato la complessità delle conseguenze, tenere o patologiche, del rapporto madre/padre e figli.
                      Si potrebbe partire da Psyco di Hitchcock, dove adirittura la madre non si vede (ah Grande Hitch!), ma si sente la voce “psicologicamente distruttiva” sul figlio Norman Bates (A. Perkins).
                      O i più recenti come “Il cigno nero”, “Tonya” (storia vera), o lo splendido “Good bye Lenin”, dove il figlio ricostruisce in casa la Germania dell’Est, dopo la caduta del Muro di Berlino per aiutare la madre in una acuta fase depressiva, o ancora Hitchcock con “Marnie”, “I Segreti di Osage County” dove le figlie vessate dalla madre sin dalla nascita, l’abbandonano anche se la madre è ammalata di cancro, il vecchio e terribile “Mammina cara” (1981), o un’analisi di crudeltà infinita da “VILLAGGIO GLOBALE” nei confronti di un non-figlio, che si può vedere nello splendido “The Truman Show”.
                      Vi sono altre decine e decine di titoli, anche di film che non ho (ancora) visto. il che testimonia che il rapporto genitori/e figli/o/a è inevitabilmente uno dei temi base dei film che non siano di puro intrattenimento.

                      Io ho citato alcuni titoli perchè talora vengono riproposti dalle varie reti, anche quelle “minori”.
                      Chi volesse aggiungere qualche titolo, lo spazio è libero.

                      • Niktv scrive:

                        Due film importanti di Marco Bellocchio:

                        “I pugni in tasca” e “Gli occhi, la bocca” (film, quest’ultimo, che riprende, per certi versi, i temi del primo).

                        “Il caso Kerenes” di Netzer.

                        “Moebius” di Ki-duk

                        Da sottolineare come, queste due ultime pellicole (entrambe del 2013), siano lontane anni luce dalla nostra idea di poetica. Sebbene la lirica del Netzer sia comunque di radice mitteleuropea, si nota un fondamento di “decadenza post decadentista”, che, appunto, molto si discosta dalla cultura occidentale.
                        Addirittura “Moebius” può definirsi un film “alieno”. Qui emerge veramente la distanza fisica e culturale con l’estremo oriente (in questo caso la Corea del Sud), dove la violenza e il sarcasmo (di cui il film è impregnato), vengono vissute ed assimilate in un modo quasi inconcepibile per i nostri classici canoni.

                      • cine scrive:

                        E’ notevole la quantità di film che tratta del rapporto madre e figlio nella cinematografia.
                        Chiaro indice di un tema importante e universale.
                        Come dimenticare Fanny e Alexander di Bergman che sfiora il capolavoro.
                        Il recentissimo Ben is Back, da vedere assolutamente, La chicca di UN Sogno Chiamato Florida, e altri che la memoria vetusta mi preclude pur sapendo che sono almeno un centinaio (di quelli che andrebbero visti).
                        Penso sia doveroso un sentito omaggio al dott.Gazzini che, come spesso accade, inizia un topic lentamente e talora fuorviante, per poi centrarlo su temi importanti.

                        • cine scrive:

                          Dimenticavo di scrivere che questa setimana su Sky verranno proposti il mitico Psyco e Tutto su mia madre di Almodovar.
                          Li ho messi in registrazione, ma non ricordo più le date.
                          Scusate.

                      • conato scrive:

                        Gazza mi scuso per il fuori tema, ma ho appena finito di leggere le vicende Borsellino-Falcone, sicuramente ancora attualissime.
                        E c’è il russo nostrano che continua a pensare ai “negher” e permettere di sparare dalla tua finestra se ti “senti!!! minacciato”.
                        Poi per distrarre il popolo fedele, afferma d’essere lui il bersaglio del razzo aria-aria sequestrato ai suoi amici nazi sdoganati da lui.
                        Eccolo il nuovo cavaliere dell’aria a cavallo del razzo, come il più ridicolo dei ridicoli personaggi di “Stranamore”.
                        Forza popolo sovranamente democratico spellatevi le mani dall’entusiasmo per il casciabal lombardo, purtroppo mio conterraneo.
                        Si Gazza, sono un tuo lettore milanese.
                        Con stima ciao.

                      1. paperinik scrive:

                        Stavo facendo un rapido conto….Ho sette conoscenze di fede teoricamente Musulmana, tre Evangelica, una Church of God distaccamento Nigeria e una Geova. Evangelica e Geova gente di origine italiana.Gli altri no come prassi.Sotto le armi il mio caporale di scaglione e capo-ronda era una guardia carceraria degli ultimi citati perché rifiutavano la leva militare.Sembra pazzesco dirlo nel 2019, ma in Italia 30 anni fa era ancora così. Se dovessi argomentare sul sesso, direi che i più liberi sono quelli della Church (ho assistito a un paio di funzioni), i più fedeli seguaci gli evangelisti, i più convinti i Geova, i più attenti alle donne (anche europee) i muslim.Ma a occhio sono tutti nemici di Milo Manara.Ahiaaa.

                        1. realità globale scrive:

                          Caro Gazzini, ho apprezzato molto il suo blog, le sue risposte, caute e sensibili, le pongo una domanda che per la difficoltà globale che comporta, la sua mancata risposta non combia una virgola del mio giudizio.
                          Ha parlato esclusivamente di consuetudini “negative” (per noi) di etnie prevalentemente cristiane, le chiedo: le risultano significative differenze dei comportamenti delle madri mussulmane nei confronti dei figli?
                          La ringrazio comunque per l’attenzione.

                          • Gazza scrive:

                            ‘Azz che domanda caro Globale.
                            Cominciamo col dire che quello che so riguarda la sola regione del Kenya, dove i musulmani sono una minoranza (10/12%) e maggioranza, poco oltre il 50% solo a Mombasa.
                            Aggiungo che della tua richiesta so di più di quello che “posso” scrivere.
                            La ragione?
                            Mi pare evidente.
                            La prima distinzione che si può fare riguarda il ceto economico sociale: più tolleranza tra i ceti meno abbienti, rigidità assoluta negli altri.
                            La “rigidità” nei confronti dei figli, maschi e femmine, è governata dalle madri che tendono ad imporsi su quasi tutto, tranne il “business”.
                            Le madri decidono, ad esempio, SE e CHI possa sposare un figlio o una figlia e talora incitano i figli al “ripudio” della moglie anche prima dei risultati scientifici di sterilità.
                            So di un caso di ripudio dove la responsabilità era attribuibile all’apparato riproduttivo del maschio, ma il ripudio è avvenuto lo stesso..
                            Non sono rari, tra i ceti benestanti, le “fughe” di figli o figlie,
                            Si Tenga presente che con la “fuga” perdono ogni diritto ereditario, quindi il “fuggir” deve avere grosse motivazioni.
                            Grande è anche il controllo delle madri sulla vita sessuale, massimamente sulle figlie, anche se sposate.
                            Chiudo con una metafora.
                            Penso sia noto a tutti ciò che avviene nelle prigioni maschili e femminili..
                            Chiaro che ognuno è pronto a giurare su ciò che ha di più caro che a lui/lei “quella COSA là non accadrebbe mai e poi mai…”.
                            La realtà poi è un bel tantino diversa.
                            Mi pare evidente che in una istituzione chiusa (la famiglia lo è) dove il rigore sessuale esercitato dalle madri è portato all’eccesso “certe cose” ACCADONO.
                            Anche nelle coppie sposate (riguarda in particolare le femmine).
                            Il motivo?
                            Beh mi fermo a quello che “posso” dire: dopo il matrimonio, i mariti tendono a fare um po’ quello che gli pare, e le femmine tendono a non intervenire con “mezzi urlati”, ma prendono un “altro giro”.
                            Chiudo: chiunque conosca discretamente Mombasa, non come turista della domenica, sa che nei pressi di Fort Jesus esiste una lunga via, con abitazioni talora molto raffinate, che si chiama KIBOKONI.
                            Ecco là Brad Pitt è più apprezzato di Charlize Theron.
                            E la stragrande maggioranza di chi vi abita appartiene alla stessa maggioranza che ho citato all’inizio parlando di Mombasa…
                            Poi vedi un po’ tu.

                            • Mr. seven scrive:

                              Dopo un post come quello del Gazza, di Mr. one c’è solo lui.

                              • lettore antico scrive:

                                Se sia il N°1 non lo so e son sicuro, da uomo intelligente qual’è, che non lo pensa neanche lui.
                                Diciamo che gira da quelle parti.
                                Di sicuro c’è che una risposta come la sua, acuta, ironica, difficile, la possono dare in pochi.

                          1. Gazza scrive:

                            ATTENZIONE

                            da registrare per i possessori di Sky, e imperdibili sul tema del Topic

                            - TONYA Domani, venerdi ore 20.30
                            - TUTTO SU MIA MADRE mercoledì 24 alle 08.30
                            - PSYCO (senza la H!) martedi 23 ore 13.30

                            Penso non serva ricordare che sono registrabili fino da ora

                            p.s.
                            grazie a Cine per avermi ricordato Fanny e Alexander, un film che segnò qualcosa dentro di me.

                            1. un figlio scrive:

                              Dopo cinque anni in analisi, a distanza di dieci anni dalla morte naturale di mia madre, questo è il quarto tentativo che faccio di riassumere la mia esperienza in un post.
                              Ciò è diventato possibile per la serietà del dott.Gazzini e altri, da lui sollecitati, che hanno scritto in modo ammirevole.
                              Sebbene i fatti siano tutti lì a dimostrarlo, faccio ancora fatica a definirmi una vittima perchè implicherebbe una verità sicura, ma dolente, che ancora rifiuto: mia madre come responsabile e la mia debolezza come incudine.
                              Continuo a pensare che il fatto che sia rimasta vedova a quarant’anni possa essere stata un’attenuante, anche se non lo è perche la nostra famiglia è più che benestante, mio padre era un solitario di pochissime parole o interventi,quindi nessun problema “materiale”.
                              Mia sorella, più anziana di me, capì tutto in anticipo e a venticinque anni se ne andò da casa rifiutando qualsiasi beneficio ereditario tranne l’appartamento che le intestò mio padre, forse intuendo cose che io non fui in grado di capire subito.
                              Le uniche due donne che presentai a mia madre col chiaro intento di sposarle, le fece fuggisre stressandole con i più sottili sotterfugi e sempre condizionandomi, per la mia debolezza, asserendo che volevano solo i miei soldi, sebbene una di loro, benestane e con un ottimo lavoro, era pronta a firmare una totale rinuncia ereditaria, convincendo anche me a tenere solo lo stretto indispensabile, perchè nel frattempo mi ero laureato ed avevo buone offerte di lavoro fuori Verona.
                              Il registro dei pretesti di mia madre cambiò e furono spostati sulla sua solitudine, su tutto l’affetto che mi aveva dato e quindi sulla mia ingratitudine.
                              Io avevo un carattere debole e mi trovai perduto in qualcosa che non capivo, nonostante un aiuto psicoterapeutico fatto di nascosto.
                              Chiudo perchè comincio a non sentirmi bene, nonostante pensassi il contrario, rivivendo tutto il mio passato.
                              Ora sono solo, anziano e invece di aver sperimentato una formazione lavorativa, mi trovo a curare i beni di famiglia che non andranno a nessuno perchè non è rimasto nessuno che possa ereditarli.
                              Tutta una vita, la mia, è racchiusa in queste righe.

                              • Subcomandante scrive:

                                Ciao figlio, Quanto dolore nelle tue parole. Scrivi che sei anziano e solo. Il mondo è pieno di persone buone e affettuose. Esci dal tuo isolamento, se puoi viaggia. Parla con gli sconosciuti, con la gente del posto, conosci nuove culture. Approcciati con amore a questa esperienza di vita, l’unica che ci sia concessa. Non voglio insegnarti nulla, solo dirti che non è finita. A ventisette anni sono entrato per la quinta sesta volta in una sala operatoria e non sapevo se ne sarei uscito con una o due gambe. Dopo c’era comunque da affrontare chemio e radio. Le aspettative di vita oltre i cinque anni erano del dieci per cento. Sono passati vent’anni e sono ancora qui, Testardo ed eccitato. La vita se te la giochi bene è una figata, ti assicuro. Butta giù quel muro, ostia!
                                PS: scrivere fatti personali a sconosciuti non serve, devi raccontarli di persona a chi ti vuole bene, solo a loro interessano veramente.

                                • Gazza scrive:

                                  Caro Subcomandante ciao, bentornato e auguri sinceri per il “futuro…”.
                                  L’onestà sicura del tuo post e del tuo modo d’essere, non ammettono discussioni, tu sei davvero quello che hai scritto punto.
                                  Però tu sai sulla tua pelle che in molti lati dell’esistenza esistono particolarità dolorose e assolute, sulle quali qualche babbeo (no, non parlo di qualche politico, quel dato è scontato) si metterebe a ridere (magari perchè deve “tirar su voti”, come il gesto di un bamboccio raffreddato fa col suo moccio nel naso) perchè le riterrebbe paturnie di chi non ha niente da fare, magari al ministero.
                                  Sono particolarità che se nemmeno un bravo Analista riesce a collocare al meglio possibile, non lo possono fare nemmeno “paesaggi da sogno” che ho visto con i miei occhi, dove ho parlato perchè un po’ di lingue le conosco e sull’arabo o alcuni dialetti m’aiutava mia moglie e anche perchè sono un “chiaccherone”, ma alcuni sassolini ruvidi e dal peso atomico enorme, sono rimasti al loro posto.
                                  Ho visto con questi occhi miserie indicibili, che sono servite ad una ZONA del mio cervello per migliorare, ma in QUELLA ZONA LA’, quella dedicata, non hanno potuto nemmeno sfiorarla.
                                  Caro Comandante, questo è il motivo perchè io ho ritenuto impossibile rispondere a “A son”, e credimi, non solo perchè siamo sigle quasi anonime.
                                  Fraternamente un saluto.

                                  • Subcomandante scrive:

                                    Ciao Nino, bentornato a te. In effetti il mio intento era solo un metaforico abbraccio fatto di parole ma poi, come purtroppo mi capita spesso, sono scaduto nella predica. Ahimè, non riesco proprio a rimanere indifferente di fronte a certe parole e mi illudo sempre di poter “essere utile” (reazione istintiva al mio terrore di “essere inutile”, come “essere” e come prodotto delle mie azioni terrene). In effetti l’esperienza mia e di “son” sono diverse e vissute diversamente. Spero di non essere stato invadente

                                    • Gazza scrive:

                                      Caro Comandante, credo che pochi, tra coloro che ho conosciuto, sappiano scrivere le cose come le scrvi tu.
                                      E non c’è bisogno di conoscerti personalmente per capire che al mondo non c’è bisogno di urlare “al neGro, al neGro”, poichè così facendo il dolore che ci circonda sia considerato, con grave colpa, trasparente.

                              1. compagno di strada scrive:

                                Mi viene spesso chiesto perchè il Nino non parla di politica nel suo blog.
                                A parte il fatto che chi SA LEGGERE tra le righe e nota il contrasto tra quello che gira in politica e quello che scrive lui, scoprirà che è POLITICA.
                                Ne parla in privato con rari amici o buoni conoscenti che hanno competenza politica.
                                Li fanno a fette quasi tutti, con ironia e competenza.
                                Ho detto “quasi” tutti perchè il Nino ha una sua personalissima stima per Giorgetti.
                                E poi, non scrivendo su nessun “social” (ma avendone letti più di qualcuno), dice che non vuole perdere tempo con i “braghéri bacaiòni”.
                                E qui ci vuole competenza dialettale che come il Nino ama ripetere “se non sai studia, in questo paese dove l’ignoranza è stata elevata a virtù, par tirar su voti”, come il moccio di un suo post precedente.
                                Saluti

                                • Gazza scrive:

                                  Companero, non sono un salumiere e quindi non faccio a fette nessuno.
                                  Dico solo che con tutto quello che NON hanno fatto (colpa degli altri) e quello che “hanno fatto” (dove , quando?), il popolo italiano DEMOCRATICAMENTE “sovrano” abbia perso il senso normale delle cose e quello di ridicolizzarli per la caterva di baggianate che DICONO, perchè fare mi pare pochino, (più quelle in cantiere).
                                  Su Giorgetti la spiegazione è semplicissima: avrebbe il ruolo che ha in qualsiasi partito del Parlamento.
                                  Amen

                                1. Niktv scrive:

                                  “Tradition”, regole sociali, ma soprattutto imprinting…
                                  La “Madre” può essere tutto questo. E quindi, come archetipo attualizzato (mai come stereotipo), vedo e ho vissuto questa figura, così fondamentale per tutti, come porto sicuro (?) di mare nel durante e “cantiere navale” all’inizio. Il padre può forse essere associato all’armatore, ma la nave “noi” è studiata, formata e destinata (imprinting appunto) sulle credenze, sulla cultura sociale e sulle tradizioni adottate dalla Madre.
                                  Se La Madre è il porto (tutti i porti), la nave deve prima o poi comunque tornarci. Può tornare dopo aver svolto pedissequamente il compito assegnato, può tornare dopo avere solcato mari sconosciuti e pericolosi ed aver aperto nuove rotte commerciali inimmaginabili (rottura della “tradition”), può tornare dopo avere, suo malgrado, incontrato tempeste che l’hanno ridotta ad un relitto informe (te l’avevo detto). In ogni caso, quando torna, la tassa portuale la deve pagare. E’ una tassa necessaria, ma non sempre ben digerita, in quanto talvolta davvero troppo cara… Se non la si vuol pagare, bisognerà avere il coraggio di attraccare su altri lidi, spiagge, conche selvagge, dove tornare a tagliare per la seconda e definitiva volta il cordone ombelicale. E’ lo stacco totale, è la rottamazione della “tradition”, è la fine di un rapporto che, spesso, sarebbe andato ben oltre la morte della Madre stessa.
                                  Nel cantiere navale, la Madre (solo se ovviamente è presente, nel senso che non ti ha lasciato neonato in una scatola da scarpe davanti ad un convento) forgia, fa crescere e decide del modo d’uso della nave in divenire. “Se sei un mercantile, come potrai partecipare all’America’s Cup?”. Questa è la domanda che muove la Madre e la inchioda successivamente alle Sue responsabilità.
                                  La Madre diventa “witch” quando ritiene che a questa domanda non ci sia che una sola risposta già ad essa intrinseca. La verità è che questa domanda copre, o vuole giustificare, gli istinti naturali più o meno biechi a cui è assoggettata. La tradition incombe, le regole sociali non vanno infrante, la persona, anche se di propria diretta emanazione, può quindi, in estrema sintesi, passare in secondo piano. Si emargina con la speranza, magari, di farla magari rientrare. Si fa leva sui sensi di colpa per non farla allontanare. Egoismo inconscio, dovuto e istituzionalizzato?
                                  L’amore costa. Il prezzo? Dipende da lei… solo da lei.
                                  P.s.: Forse perché stavo pensando a questo topic da qualche giorno o forse è stato un caso, ma stanotte ho sognato mia madre e mi sono subito svegliato. Con la mente nel dormiveglia ho cercato di capire se fosse ancora viva e se potessi tornare, magari per un solo giorno in quel porto. Quando ho realizzato il contrario, ho provato malinconia e rimorso per non aver mai versato una lacrima, poi, fortunatamente mi sono riaddormentato.

                                  • Gazza scrive:

                                    VOTO:
                                    dal 9 al 10 meno-meno
                                    E da discutere.

                                    • Niktv scrive:

                                      Il voto è palesemente immeritato, ma è vero che c’è da discuterne.
                                      Se il Lancan, a metà degli anni 70, si allontana da Saussure per arrivare al concetto che il segno è tale quando rappresenta per qualcuno qualcosa, lo fa in quanto egli si interessa di linguistica per applicarla alla psicoanalisi. Tale studio lo porterà a considerare il segno “Madre” soprattutto come significante. Esso è quindi avulso dal cangiante (storico e sociale) relativo significato ed esso quindi, in questo caso, assurge all’archetipo del femmineo, diventando di fatto (trattandosi di semiotica su semiotica) un concetto metasemiotico. Puoi capire quindi quanto sia ancestrale e forse addirittura totemico questo argomento. Fu infatti Freud, partendo dalla “sindrome della castrazione” che vide “l’invidia” delle bambine nel confronto dei maschi possessori di pene, sfociare nella speranza di avere figli maschi che surrogassero tale desiderio. E Lancan fa quasi sua questa visione, inserendo però la definizione di segno prendendo a piene mani dagli scritti di Hjelmslev e sulle sue dotte disquisizioni sulla forma/materia. Ma se il significato di una parola cambia (passando dal segno) in quanto cambiano la cultura, la prospettiva sociale, ecc. e, di conseguenza la psicoanalisi applicata al 1800 non può essere ribaltata, non tanto dal punta di vista terapeutico, ma ovviamente comportamentale, ai giorni nostri, è chiaro che, a questo punto, mi blocco a causa della mia lampante ignoranza in materia, perché non ho idea di quanto possa essere arrivato, per esempio, il 1968 (ma soprattutto quanto possa aver inciso) all’interno delle regole sociali e tradizionli di una regione come appunto quella in discussione e cioè il Kenya.

                                      • Gazza scrive:

                                        Caro NIK, intanto dovrai fare i conti con un tuo lapsus ripetuto, non esiste un “lancan”, ma si tratta di Jaques Lacan, psicoanalista e filosofo, come io dovrò farlo (in realtà l’ho già fatto) quando ho scritto ripetutamente “WICH mother” al posto di “wiTch mother”..
                                        Per quanto riguarda il Kenya, in relazione alle madri, molto dipende dall’Etnia d’appartenenza.
                                        C’è molto rispetto che a me è parso molto formale, figlio de “the tradition”.
                                        Le madri che ho potuto incontrare sono fuori dai nostri archetipi e i figli e le figlie, appena possono, se ne vanno da casa, e non mi è sembrato un caso.
                                        I figli sono visti più come “strumento possibile” di sostegno, anche se la storia di relazione madre e figlio di due nostri braccianti è DA BRIVIDO e peggio.
                                        E non è un caso che Nancy, mia moglie, sia riuscita, sostanzialmente ad affrancarsi da sua madre, diciamo dopo che le ho riassunto una sorta di “Bignami” sull’argomento, e dopo un momento di suo sbandamento, con pianto incorporato, mi ha detto “… adesso ho capito tutto…” io dico parzialmente, ma lascio che una settimana di mie spiegazioni ed esempi venga elaborata da lei, come si elabora un lutto.
                                        Ci vediamo presto nefico.
                                        Ciao.

                                  1. lettore antico scrive:

                                    Seguo questo blog dal primo anno di pubblicazione.
                                    Ammetto che all’inizio non ne capivo molto il senso, poi arrivarono splendididi topic di cazzeggio ironico e tutto fu più chiaro, anche della personalità del Dominus.
                                    Poi fu musica, cinema, attualità, sempre con una vena autoironica ed un coraggio di mettere “in piazza” la propria esperienza che lo hanno fatto diventare irrinunciabile, e parlo per me.
                                    Gazzini, mi permetto di scriverlo, non ha molto bisogno di complimenti, anzi mi sa tanto che li sopporta.
                                    Non lo conosco direttamente, ma qualche suo conoscente e lettore sì.
                                    E ognuno mi dice che lui è sostanzialmente ciò che scrive e solo ultimamente ha aperto zone “segrete” che scambia solo con 4/5 persone che considera veri Amici e ha chiuso alcune amicizie ultradecennali (non conosco i motivi, ma posso immaginarli).
                                    Ci sono stati topic medi e topic alti e Begbie, che suppongo lo conosca, afferma che il presente rappresenta il suo vertica (Gazzini ha scritto che vuole tornare un po’ al cazzeggio e dopo un topic sofferto come questo mi pare naturale.
                                    Guardate la sensibilità e la leggerezza con cui ha scritto a Subcomandante, è una perla che lo stesso non può non avere apprezzato.
                                    E il rispetto per “a son?”
                                    Nessuna sorpresa, Gazza è quello ed ha interiorizzato il suo post.
                                    Mia madre.
                                    Una madre normale, sostanzialmente buona, da amare, nonostante mi abbia creato più di qualche sofferenza anche per esercitare il suo “dominio” quando ero già adulto, stava per rovinare il mio matrimonio, ma lì mi imposi ed oggi sono sereno e una volta all’anno vado sulla sua tomba a chiaccherare (non sono credente).
                                    Grazie Gazza, hai fatto emergere con delicatezza cose che erano colpevolmente dormienti.
                                    Chiudo con un plauso al difficile post di NIKTV, alla terza lettura ho capito qualcosa, ma sento che è quasi perfetto (il “voto” del Gazza me lo conferma).

                                    1. paperinik scrive:

                                      Interessante come evoluzione il topic del Gazza. Molte madri italiane sono tra le più soggette al mondo alla tradizione cattolica intrinseca, anche non praticante e alterata. Con pregi e difetti.Oggi anche le più giovani seguono in molti casi le orme delle matrone vecchio stampo, quando conviene. Qualche esempio vicino ma non vicinissimo(meno male) ce l’ho anch’io.Ci sto lontano il più possibile….

                                      • paperinik scrive:

                                        Gazza…devo ammettere che stavolta mi aspettavo un riscontro, ma probabilmente mi sbagliavo….Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma matriarche pericolose ne ho viste diverse e ho visto esercitare il possesso e il dominio cerebrale su figli e figlie più volte. Al punto da non capire se è il figlio che parla con sua coscienza o la madre.Saluti.

                                        • Gazza scrive:

                                          Caro Papermoon, non hai notato che dopo il post di “A Son” mi sono preso tempo perchè chi ha letto questo Topic con onestà e, quelli come te che hanno avuto voglòia e coraggio di scrivere, non prevedevano mie risposte.
                                          Io questo Topic lo sto vivendo “dentro” e fa male pure a me, perchè quando finalmente nella vita ti poni DAVVERO ANCHE i problemi altrui, non c’è posto per il cazzeggio, almeno per ora, ma là ritorneremo pure.
                                          Quindi anche il tuo post, col portato del mio e altrui bagaglio in materia, ruma, graffia ed altro ancora.
                                          E so pure che alcuni che qui leggono avrebbero il loro “quaderno di doglianze materne”, ma liberamente han deciso di non scrivere.
                                          Ciao Paper, spero d’essere stato compreso.

                                      1. Begbie scrive:

                                        Ciao Gazza, è da mesi che non scrivo, soprattutto per poco tempo a disposizione (più lavoro = meno tempo libero). Ho quasi sempre letto i topic. Eh, niente… rompo il mio silenzio solo per dirti che questo è il tuo miglior topic ogni epoca. C’è tutto: sociologia, psicologia, antropologia, il tuo vissuto, quello di Nancy, soprattutto c’è amore. Grazie!

                                        • Gazza scrive:

                                          Molto lavoro, molto onore e oneri acclusi.
                                          San Drop, prenditi tempo per te, so cosa dico, quando te ne pentirai sarà tardi.
                                          Un abbraccio.

                                        1. sodale scrive:

                                          Caro Dott.Gazzini, seguo da tempo il suoi scritti e quello attuale mi sembra uno dei più pregnanti, difficili e ammirevoli.
                                          Credo che abbiamo fatto studi paralleli e, come età, balla forse un lustro.
                                          In primo luogo volevo complimentarmi con quella sua originale ed efficace sintesi della “WICH MOTHER” che non ho trovato da nessuna parte, a meno che lei non l’abbia trovata su qualche testo americano.
                                          Oltre alle “wich mothers”, vi sono anche le “vampire mothers”, distruttrici di personalità di molti più figli e figlie di quanto non si creda, sono le madri che fin da subito assegnano ai propri figli un unico obbiettivo: SE STESSE, e condizionano la figliolanza a dedicare la loro vita esclusivamente per tutelare la propria fino alla morte.
                                          Quel che rimane dopo, sono figli talmente condizionati nella loro mente che sono incapaci di ricostruire un loro percorso.
                                          E qui mi pongo e le pongo un quesito.
                                          Lei ha usato uno stile che le è tipico: mai “moraleggiare” sugli altri se prima non esponi con chiarezza parte della tua vita che abbia riguardato i fatti trattati.
                                          Le dico che talora, e non è solo la mia opinione, che lei arriva a vette che la maggior parte non racconterebbe neanche allo specchio.
                                          Non avendo, mi pare, ambizioni di alcun tipo e risultandomi che lei , oltre che amico, ha come primo ammiratore il Direttore Proprietario di Telenuovo, non può che trattarsi della sua personalità forte e consolidata e, azzardo, un rifiuto della ipocrisia e falsità che si fa strada man mano che il tempo passa.
                                          Capita anche a me.
                                          Il quesito dunque:
                                          perchè nonostante il clima aperto e comprensivo che lei ha creato con questo topic, NESSUNO ha ancora trovato il coraggio, protetto dall’anonimato, di parlare dei tormenti creati da qualche madre o, più raramente, da qualche padre.
                                          Sia chiaro, non mi riferisco ai complessi di Edipo o di Elettra, tutta un’altra cosa, pure complessa.
                                          Con chiara stima le porgo i miei omaggi.

                                          • Gazzini scrive:

                                            Caro Sodale, ti ringrazio per l’ottimo post e per le tue cortesi parole.
                                            Parlare onestamente e con sincerità delle Madri ed esprimere un giudizio completo, penso sia la cosa più difficile a farsi.
                                            Perfino quando le madri sono state di bontà e dedizione eccezionali.
                                            Sto naturalmente parlando della mia.
                                            Era talmente protettiva nei miei confronti prima e di mio fratello in seguito, chè a seguirla nelle sue indicazioni io non avrei avuto una vita professionale assai soddisfacente.
                                            Le mie scelte lavorative furono sempre oggetto di “scontro” con lei che voleva a tutti i costi che io avessi un POSTO (non un lavoro!) qualsiasi ma “sicuro”.
                                            Ma io avevo le mie “vie di fuga” e mi affrancai dalla sua amorevole tutela già a 18 anni, accettando un lavoro mediocre per mantenermi, ma iscrivendomi all’Università contro il suo volere.
                                            Per mio fratello, diciotto anni più giovane, fu molto più difficile e so che mi è grato per la mia presenza e contro-tutela nei confronti di mia madre.
                                            Sembrano banalità, ma vi sono davveto i momenti topici che segnano una strada invece di un’altra, chiaramente destinata ad essere mediocre.
                                            Mio fratello era stato promosso alle Medie con ottimi voti e si stava cercandoun regalo per lui significativo.
                                            Mia madre insisteva per dei… vestiti o al massimo una chitarra.
                                            Riunione di famiglia senza la presenza di mio fratello e lì “impongo” le scelte di mio fratello avversate da mia madre e mio padre.
                                            “La chitarra e qualche giubbino li compro io, voi gli regalate esattamente quello che chiede perchè con la sua passione io ci vedo un futuro.
                                            Chitarra e pianoforte suonato a due mani da autodidatta erano i segno di grande versatilità ma l’oggetto proibito era il SINCLAIR ZX-80.
                                            Dovetti cedere, non me lo perdonerò mai, sull’iscrizione alle superiori.
                                            Io lo ritenevo adatto al Liceo Scientifico, lo iscrissero comunque in un ottimo e selettivo istituto, il Galileo Ferraris dove fu sempre promosso con ottimi voti (chi lo ha frequentato capirà).
                                            Intanto lui proseguiva col suo SINCLAIR fino a diventare un ottimo informatico e vincere un concorso in Banca, unico diplomato tra 12 ingeneri.
                                            Tento con iniziale grande successo l’iscrizione ad Ingegneria a Milano, quando dopo tutti trenta e qualche lode s’imbattè in Analisi 1.
                                            Divenne un ossessione.
                                            Lo portai da un amico, genietto matematico che era assai stupito: “guarda che Andrea ha una preparazione da 27, 28, non può non farcela questa volta.
                                            Ma la sua scarsa cognizione e stima di se stesso, amplificata da mia madre che continuava a compararlo con me, fecero la frittata.
                                            Oggi lavora duro, ma nel suo campo solo il suo Capo ed amico è megliore di lui, per sua ammissione.
                                            La più importante Compagnia Mondiale che cura il suo settore, lo vorrebbe per 2/3 mesi all’anno, senza costi per la sua azienda, anzi con qualche incentivo, per tutte le migliorie che Andrea ha portato ad un programma che sembrava perfetto, ma oggi le Banche pensano ad altro, escluso a creare eccellenze nei settori tecnici.
                                            Mia madre?
                                            Mi trovo talora a piangere al suo ricordo, donna che ci diede il 110% di quello che aveva come bontà d’animo, ricevendo da me sì e no un 30% di ritorno.
                                            Indimenticabile ed indimenticata.

                                            • sodale scrive:

                                              E come spesso accade qui, un ennesimo post da manuale comunicativo, semplificato e mai banalizzato.
                                              Elementi di Sociologia della Famiglia e un’esperienza espressa in sintesi ma efficacissima.
                                              Niente altro da aggiungere, se non che mia madre “assomigliava” molto alla sua, con tutti gli eccesi protettivi del caso, eppure siamo qui con buoni studi e una discreta vita alle spalle (così almeno ho inteso dai suoi scritti).
                                              Con vera cordialità.

                                          1. Gazzini scrive:

                                            ____________________________________________________________________________________________________

                                            Per chi l’avesse conosciuta, questo è il mio addio ad una della donne più tenere e serie che ho mai incontrato in vita mia

                                            LOREDANA NEGRETTI in Spagnoli
                                            Sanzenata

                                            1. antropo scrive:

                                              Gent. dott. Gazzini, le chiedo cortesemente se la sua lunga visita e ricerca è avvenuta nel Kambaland che anch’io ho visitato.

                                              • Gazza scrive:

                                                Caro Antropo, sì si tratta del Kambaland dove da secoli è insediata l’Etnia Kamba o Akamba.
                                                Non ho mai potuto entrare in possesso di una Storia del Kenya scritta da un indigeno e comunque sarebbe sempre arduo conoscere la veridicità delle cose a causa del forte senso di appartenenza tribale, specie delle due Etnie maggioritarie: i Kykuiu e i Luya-Luo, acerrimi nemici senza sosta ancor oggi.
                                                Mentre il turista tradizionale, con finalita prettamente sessuali, è convinto che siano i Masai la tribù più significativa.
                                                Per chi conosce il Kenya sa che che è una fola molto folcloristica che riguarda una tribù pastorale nomade, sempre piu spinta ad Ovest dai coltivatori Kikuyu che hanno ereditato le fattorie inglesi.
                                                Per quanto riguarda gli Akamba che conosco meglio, si portano appresso una tradizione di “furbastri o furbi” mediatori da secoli.
                                                E furono loro a creare una “mitologia cruenta” dei “guerrieri(??) Masai” che si trovavano all’interno (Sud-Ovest) per far sì che i commercianti si fermassero nelle loro terre e non proseguire in direzione dei “feroci (???)” Masai.
                                                Questa doppiezza degli Akamba la potete sfiorare nel mio racconto personale che da origine al Topic.
                                                E non ho motivo di dubitare che quel loro continuo rimandare le relazioni interpersonali e soprattutto famigliari alla “TRADITION” e ritualità connesse sia parte della difficoltà ad averli come interlocutori sinceri.
                                                E qui si pone naturalmente, anche se nessuno lo chiederebbe, conciliare quanto sopra con mia moglie, Akamba da generazioni che si perdono nei secoli.
                                                Nei primi tre anni di nostra frequentazione assidua -lei passò complesivamente nove mesi in Italia ed io sei mesi in Kenya – qualcosa mi fu nascosta, ma assolutamente nulla di rilevante.
                                                Durante il matrimonio durato cinque anni fui io, a dir poco, a non dimostrarmi all’altezza delle sue difficoltà di ragazza di colore e villaggio, con un uomo più anziano e molto conosciuto in città.
                                                Naturalmente non mancarono parecchi conoscenti ed un caro amico che tentarono spudoratamente di “insidiarla” e io comisi il peggiore degli errori dicendole che in realtà cercavano di metterla a suo “agio” (!?!) dimostrandole il loro affetto.
                                                Ciò la mise in totale confusione ritenendo che io fossi disinteressato al suo onore (con annessi e connessi) e mi chiese la separazione per tornare a casa e, non conoscendo le nostre leggi e l’esistenza di una cifra legata al suo mantenimento, si “tutelò” asportando dalla cassa comune ben 300 Euro (figuriamoci…) sentendosi pronta, suo malgrado, a ricominciare una (impossibile) vita lavorativa nel suo paese.
                                                Sei mesi dopo le proposi di annullare la separazione e cominciare a costruirle un suo futuro in Kenya e la “risposai” con un rito Akamba.
                                                Da circa sei anni, nonostante la distanza, lei non potrebbe chiedere di meglio, e nemmeno io.
                                                Se si esclude la non semplice convivenza contigua con una madre “strega” ed esosa, un fratello e cognata, gelosi e dannatamente fasulli.
                                                Ma, perchè c’è un ma, prima di andarmene credo di aver messo un bel po’ di “cose a posto”, visti i risultati che mia moglie mi ha narrato.
                                                Prima di tutto ho rotto una delle loro più importanti “traditition”: ho rifiutato la cena di commiato con l’uccisione del capretto più pregiato (di mia proprietà e regalato a loro), affermando perentoriamente che non tolleravo rituali FASULLI con parenti che alle spalle denigravano mia moglie
                                                Quello di rifiutare la cena di commiato è un evento che mi si dice mai accaduto.
                                                Come seconda cosa ho ribadito che a casa mia e nel mio “compound”, nel rispetto delle leggi kenyane e dei regolamenti della contea, la TRADITION che si sarebbe applicata per il futuro sarebbe stata la mia e che mia moglie che la conosceva benissimo, aveva ogni autorità di farla rispettare in mia assenza.
                                                Ciò ha avuto, dopo la mia partenza, un effetto definito “incredibile e mai accaduto, a sentire mia moglie:
                                                Il padre, brava e timida persona, anche lui spesso vessato dalla moglie, ha convocato a casa sua TUTTI I PARENTS (è la famiglia diretta), con due figlie e relativi mariti abitanti a quasi 500 kilometri, dove ha parlato per tre ore, senza interruzioni di nessuno, durante le quali ha spiegato come dovevano cambiare i rapporti famigliari, dove venivano banditi pettegolezzi di qualsiasi tipo, in particolare per quanto riguardava mia moglie.
                                                La minaccia è stata accompagnata dalla perdita di ogni diritto ereditario e, nei casi più gravi, dal disconoscimento parentale (la peggiore punizione esistente nella tradizione kenyana).
                                                Villaggio parziale, ma globale.

                                              1. C & co. scrive:

                                                Caro Nino, alle superiori eri un capetto e quello ci sta, teorico delle berne MISTE!!! (niente biliardo chi veniva con te) e solo fino all’inizio del secondo trimestre.
                                                Però mica scrivevi così bene e fluido i tuoi temi, e il Gran Profe ti bistrattava per come scrivevi: “Gazzini guardi che lei non è James Joyce e cortesemente la smetta con tutte quelle DERIVATE! Anche se qualcuna è gustosa…”.
                                                Poi so che diventaste amici per la pelle, cacciatori, bevitori, cartai, e qualcosa di sicuro ti ha trasmesso.
                                                Anni fa, su tuo prezioso suggerimento ho cominciato a frequentare il Kenya “alla tua maniera” e nel tuo lungo topic è come avessi assistito a un film e tu sei quello lì, un pacchetto prendere o lasciare senza aprirlo.
                                                Credo che in pochi avrebbero avuto il coraggio di scrivere “sulle madri” come hai fatto tu.
                                                Su quello ritornerò,
                                                Un fraterno abbraccio.

                                                • Gazza scrive:

                                                  Ciao Vice Chief, vedo che continui a portare rispetto al tuo “capetto” e ciò non è male.
                                                  Scherzi a parte, hai ragione su tutto tranne cul giudizio nei miei confronti del Gran Profe, per me fratello, amico e Maestro.Una decina di giorni prima che se ne andasse gli portai un mio breve scritto di antropologia romanzata e il suo giudizio fu esattamente questo:
                                                  “Non te lo pubblicheranno mai, primo perchè NON CITI nessuno, e questo per “loro” è inaccettabile, secondo perchè continui ad aprire delle subordinate che concludi pagine dopo e questo può farlo solo Garcia Marquez!
                                                  Sei Garcia Marquez?
                                                  NO non lo sei, quindi punto.
                                                  Come vedi un Gran Profe fino in fondo.
                                                  E lì finirono le mie velleità.
                                                  A presto spero.

                                                1. Amigo scrive:

                                                  Ma insomma Gazza, con tutto quel casin che te si un sbrofon, smargiasso, eroe de carta a partir par l’Africa nele to condisioni, me par che te si tornà da galeto sveio o feto finta e te scrivi con do flebo ai brassi?
                                                  Dime qualcosa si no me preocupo :)

                                                  M’è piasù tuto quel che t’è scrito, che non se sbaiemo.

                                                  • Gazza scrive:

                                                    Ciao Lelo, guarda che tutto quel “casin” cui tu fai riferimento nasce solo da una valutazione “sprezzante” di uno che ho sempre considerato un caro amico (molto difficile) che non si è nemmeno preso la briga di prendere in mano il telefono per cercar di capire i motivi della mia (discutibile) scelta, e certe valutazioni fatte da uno che consideri amico ti fanno spesso perdere il senso della misura..
                                                    Poi ci ho messo del mio e ho detto cose sbagliate nella forma e alcune nella sostanza.
                                                    Se mai lo reincontrerò, mi scuserò di quelle.
                                                    Stop.

                                                  1. do minus gazza scrive:

                                                    Avevo già scritto che avevo omesso molto di ciò che è accaduto e che molto assomiglia al villaggio globale.
                                                    Una particolarità di cui avevvo fatto cenno: le relazioni interpersonali sono spesso fasulle, ma il sentimento dominante, anche sui social, non è l’ODIO come avviene da noi e che anticipai, col dissenso di qualcuno, almeno quattro anni fa (infatti si vede…), non l’odio dunque ma la gelosia, anche per il MODESTO benessere altrui.
                                                    L’esperienza, oltre alle Scienze Sociali, tuttavia insegnano che la gelosia prolungata tende a trasformarsi in odio.
                                                    Due curiosità sulla “gobalità”:
                                                    1) ho assistito alla raccolta del caffè ed ero incuriosito nel vedere Nancy e suo padre che giravano la piccola piantagione senza raccogliere nulla, mentre vedevo le raccoglitrici muoversi a disagio indossando enormi gonne, chiaramente inadatte.
                                                    Alla mia domanda sul perchè tutto ciò, la risposta fu la più semplice ed evidente.
                                                    Non è raro che le raccoglitrici nascondano qualche kilo di caffè in quelle gonne e che debbano essere controllate alla fine del raccolto.
                                                    Io so che “the tradition…” proibisce l’esposizione delle gambe nude e quindi mi sono permesso di suggerire l’uso di calzemaglia con gonne corte e “moralmente” idonee.
                                                    Niente da fare, contro “the tradition”, anche se rubereccia, non si va.
                                                    2) ho chiesto a mia moglie di occultare la vista del compound dei suoi genitori e per un bel effetto estetico con lunghe strisce di bambù maturo e trattato, unico legno che resiste alle voracissime termiti.
                                                    Curiosamente, finchè l’operaio sta lavorando con maestria, vedo mia moglie seguire i lavori con un sacchetto in mano.
                                                    Al rientro a casa le chiedo cosa mai ci fosse in quel sacchetto mai perso di vista: CHIODI, modesti ma costosi chiodi! che venivano forniti mano a mano che il lavoro proseguiva, e quelli storti NON si buttavano, ma alla fine venivano dati all’operaio che, statene sicuri, se li raddrizzava tutti per usarli a casa sua.
                                                    Questa “tradition” mi sta sempre più dando sui nervi,

                                                    1. old follower scrive:

                                                      Condivido il giudizio di Giara e aggiungo qualcosa visto che seguo il blog da quasi otto anni senza perdere una puntata.
                                                      Qualche volta “credo” di aver capito la personalità di Gazzini, forte, decisa e allo stesso tempo sensibile senza essere “vinto” dalla sua sensibilità.
                                                      Io non ho mai visto uno scrittore scrivere di se stesso le cose che i più tengono nascoste.
                                                      Caro Gazzini chissà se sei sempre stato così o, nei tempi passati avevi anche tu timori per il tuo futuro.
                                                      Dio come vorrei conoscerti e parlarti di persona anche solo mezzora.
                                                      Credo tu abbia scritto il miglior topic da quando ti leggo e chissà quante cose hai omesso.
                                                      Con tutta la stima possibile ciao grand’uomo.

                                                      1. El Giara scrive:

                                                        Complimenti Gazza, veramente uno spaccato di cultura keniana sconosciuta ai più che colpisce nel profondo.
                                                        E l’amore che trasuda dalle tue parole ti rende ancora più onore.
                                                        Per rispondere alla tua domanda finale:
                                                        non esiste il bianco o il nero,Ma TUTTE le sfumature di grigio che stanno in mezzo…

                                                        Ciao e ben tornato.

                                                        https://www.youtube.com/watch?v=fD_cA4M4sHE

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